INTERVISTA HATE & MERDA – Unnecessary 1 & Unnecessary 2

Autori di un disco, “L’Anno Dell’Odio”, che si è rivelato come una spietata ed impotente critica ai comportamenti e paranoie del mondo attuale, Hypnos Webzine non poteva che andare ad approfondire le tematiche apparse sul lavoro d’esordio degli Hate & Merda. Sempre nascosti sotto spesse calze nere, i due membri della band si sono mostrati ben disposti verso la nostra webzine, regalandoci un’interessante intervista, nella quale viene perfettamente fuori tutta la loro profondità di pensiero, unita ad una divertente vena ironica e ad una inaspettato grande senso di umiltà nei riguarda della propria musica e dei propri ascoltatori. Ma lasciamo spazio ai due “non necessari”…

Ciao ragazzi! Benvenuti su Hypnos Webzine e grazie per aver accettato questa intervista. Per rompere il ghiaccio, vorrei iniziare chiedendovi se vi sareste mai aspettati un così grande interesse per questo vostro progetto musicale, che vi ha portato anche ad avere un piccolo trafiletto su “La Repubblica”.

UNN1: Sono rimasto stupito per tutta questa attenzione, devo però dire che per me i pezzi che abbiamo registrato e pubblicato sono validi, e sin dai primissimi concerti il riscontro è stato molto buono. E’ difficile capire quanto valga un tuo progetto musicale e quanto siano interessanti i tuoi brani, vivendoti la cosa dall’interno, con mille inquietudini ma anche con centomila speranze e curiosità. Però quando ho ascoltato per la prima volta i file del disco mi sono entusiasmato e ho pensato che valeva davvero qualcosa.
UNN2: Decisamente no, non mi aspettavo niente di simile. Il progetto è nato più per una nostra esigenza d’espressione che per una ricerca di prospettive future. E’ stato un po’ come una sfuriata improvvisa, istintiva, in cui non c’era spazio per un ‘domani’. Ma è vero, ascoltare il disco per la prima volta dopo averlo inciso è stata una rivelazione anche per noi. Poi passa un anno e una mattina un amico mi scrive per dirmi che mentre faceva colazione al bar aveva trovato quel trafiletto su “Repubblica”. E ci hanno pure censurato la parola Merda, ma li perdoniamo.

Come ho scritto nella recensione, già dal vostro nome, assolutamente perfetto per descrivere il vostra tipo di musica, vi proponete di shockare ed andare diretti all’ascoltatore. Da dove è venuta fuori l’idea di chiamarvi in questo modo? E poi, perché la scelta di usare mettere la parola odio in inglese?

UNN1: Io e UNN2 abbiamo gravitato nello stesso ambiente musicale fiorentino per anni, collaborando, scambiandoci opinioni, sogni e incazzature. Per cui, all’uscita di un negozio che porta le stesse iniziali del duo, gli ho detto che se un giorno avremmo fatto un gruppo insieme lo dovevamo chiamare proprio così. Hate & Merda. Mi sembrava un nome che spaccava, per quanto grezzo.
UNN2: Avevamo fatto scorta di mutande per l’inverno ed è stata una vera epifania. Ci abbiamo scherzato su per settimane prima di deciderci davvero a prendere in mano gli strumenti per fare un concerto senza aver neppure mai provato (true story). Più tutti ci dicevano che il nome era orribile e più ci pareva perfetto.

In che modo sono nati gli Hate & Merda, e perché la decisione di ridurre all’osso l’organico della line-up?

UNN1: Siamo nati grazie a FeMale Fou, che sia lodato il suo nome e il suo riverbero. Dovevamo improvvisarci come gruppo serio e misterioso prima di un suo live a Firenze. Il nome, appunto, c’era già. Non esiste per me una formazione tipica per fare musica: dal pop all’Elettronica al Punk, credo sia importante suonare con chi ti va, non con chi suona uno strumento preciso. Siamo io e lui e bastiamo, e in più riusciamo a viaggiare con una macchina sola.
UNN2: Abbiamo improvvisato per 20 minuti senza la minima esitazione. Con il tempo abbiamo imparato a interpretare le nostre espressioni anche da sotto le calze ma quella prima serata è stata unica nel suo genere, un vero battesimo mistico, anche se di mistico nel nostro piccolo microcosmo c’è davvero poco o niente.

Una delle vostre peculiarità è quella appunto di mantenere accuratamente celate le vostre identità sotto spesse calze nere. In che modo questa vostra scelta si collega al messaggio nichilista espresso dalla vostra musica?

UNN1: La calza che copre il viso è l’annullamento del musicista. Può esserci qualsiasi persona sotto ai connotati cancellati. Ci piacerebbe che la calza venisse indossata anche dal pubblico in modo che risulti parificato al nostro piano espressivo. Magari fare salire sul palco qualcuno (se c’è un palco) e ritualizzare la sconfitta tutti insieme.
UNN2: Le pose plastiche e le facce da duri le lasciamo ai rockers di professione. Non c’è spazio per l’ego in Hate&Merda. Non si tratta di nascondere la nostra identità, ma proprio di non darle importanza, in questi tempi di autoscatti compulsivi ed egomania da social network. Allo stesso modo nella musica che facciamo non c’è alcuna autocelebrazione o barocchismo. C’è solo ciò che serve, il resto, appunto, non è necessario.

Un altro aspetto che mi ha subito colpito del disco è senza alcun dubbio la cover, con la faccia di quel ragazzo estraniato che mi ha ricordato la subumanità del film “Gummo”, ma anche il forte disagio vissuta dalla gioventù odierna. Dove avete scovato tale immagine e quale era la vostra idea su come essa dovesse integrarsi con il contenuto de “L’Anno Dell’Odio”?

UNN1: Quella è la foto di un nostro amico, in arte Coito Negato, disegnatore e copertinista di varie produzioni di UTU Conspiracy e Dio))Drone, risalente a quando aveva 17 anni e viveva in un paesino di provincia toscano molto simile come dinamiche umane a quelle del film che hai nominato. La stessa persona la trovi pure nell’inserto dell’LP, anni dopo. Abbiamo pensato che il suo viso carico di odio e di malattia fosse perfetto per il concept del disco, un misto di furia e di intimistico malessere.
UNN2: Ci piace utilizzare per il nostro immaginario cose che troviamo per caso e che riflettono le nostre intenzioni senza alcun artifizio. Ho percepito l’incredibile forza di quella foto al primo sguardo. C’è dentro tutto quello che volevamo esprimere.

I brani che più mi hanno colpito de “L’Anno Dell’Odio” sono sicuramente “Pietà” e “L’Eternità Di Un’Estate Terribile”, sia a livello emotivo, che a livello musicale, essendo tracce che valicano i confini di diversi generi musicali. Riferendomi ora solo a “Pietà”, sono rimasto incantato dal fatto che avete lasciato la “parte vocale” a dei dialoghi campionati, che ben interpretano quell’atmosfera raccolta ed intima creata con gli accordi di clean guitar. Da dove sono tratti questi dialoghi e cosa volevate esprimere con questa traccia?

UNN1: Penso che sia molto chiaro il senso testuale del brano: non c’è amore, è soltanto pietà. Scavando nei sentimenti, anche la positività e la complessità di tale stato d’animo possono essere un’illuminazione su cosa ti puoi aspettare dalle persone e cosa loro si possono aspettare da te.
UNN2: Il disco inizia energico e arrabbiato e traccia dopo traccia si spegne sempre più fino a perdersi nella desolazione. “Pietà” parla di disillusione, e di quando ci si arrende completamente ad essa. Non aveva senso per me urlarci sopra, ma il dialogo finale de “La Notte” di Antonioni è riuscito a parlare a posto mio, come non sarei mai riuscito probabilmente a fare. Suoniamo rarissimamente in sede live questo pezzo, credo sia il momento più vulnerabile dell’album.

L’ascolto dell’altro brano menzionato nella domanda precedente, ossia “L’Eternità Di Un’Estate Terribile”, è stato per me un colpo emotivo fortissimo, visto che in un periodo fortunatamente breve della mia adolescenza ho vissuto quelle sensazioni. Come siete arrivati alla composizione del testo e cosa volevate rappresentare con quella meravigliosa alternanza tra momenti più intimisti e soft e sfuriate implacabili di chitarra e batteria?

UNN1: Il testo di questo brano è stato composto da UNN2 durante il periodo estivo dei suoi scleri esistenziali. Quella via ora è marcata dalle scritte di qualche seguace fanatico di Hate & Merda. Insomma, Diamante Street come Santiago di Compostela.
UNN2: Diamante Street è un luogo che tutti conoscono ma che probabilmente ognuno di voi chiama in modo diverso. L’alternarsi di stati di tensione e furia rispecchia lo stato d’animo di quel momento, quando tocchi il fondo e inizi a perlustrarlo avanti e indietro per cercare di scenderci a patti.

“L’Anno Dell’Odio” è uscito grazie alla collaborazione tra ben tre etichette, Toten Schwan, UTU Conspiracy e Dio))Drone. Come mai tutta questa unione di forze per poter pubblicare il disco?

UNN1: Sono un tris di etichette gestite da amici e musicanti, tutte della zona fiorentina e limitrofa. Piccole realtà che si sono messe insieme per marcare il segno di questi anni sul territorio toscano e italiano.
UNN2: Se non fosse per Marco di Toten Schwan Records probabilmente non saremmo qui a scambiare questa chiacchierata. Ha creduto nel nostro progetto molto prima che iniziassimo a crederci noi stessi ed ha insistito perché mettessimo su disco quello che aveva ascoltato durante il nostro primissimo concerto e, soprattutto, ci ha fatto capire che il nostro messaggio aveva qualcosa di universale e contemporaneo. La collaborazione con UTU e Dio))) è stata naturale, sono tra le pochissime realtà che si danno da fare nel circuito fiorentino per dare spazio a certe sonorità.

Con che aggettivi descrivereste un vostro live? C’è spazio per improvvisare nei vostri concerti o preferite suonare i brani così come suonano su disco?

UNN1: Non sta a noi definire un nostro live, visto il conflitto di interessi; io lo definirei potente, malato e marcio. Siamo nati come dal vivo, per cui i brani registrati suonano simili ai nostri live. Certo è che dal vivo la nostra componente emotiva è molto forte, per cui credo che diamo il meglio in quelle occasioni. C’è spazio per l’improvvisazione. Gli accordi si sbagliano, un passaggio di batteria lo posso provare a cambiare se ne sento la necessità: “Pioggia di Cicatrici e Sogni Negati” a volte diventa velocissima, e “L’Eternità di Un’Estate Terribile” ora è una vera e propria suite dove improvvisazione e scomposizione diventano la forza live del pezzo: a volte è rarefatta, a volte la batteria è loopata, a volte è urlata o sussurrata. Ma ad ogni modo segue il canovaccio del brano registrato.
UNN2: E’ vero, lo stato d’animo del momento conta tantissimo e traspare dal modo in cui suoniamo. Ci sentiamo del tutto liberi di esprimerci cogliendo l’attimo e ogni volta i pezzi assumono piccole o evidenti sfumature diverse. “L’Eternità” chiude quasi sempre i nostri concerti e ogni volta ci abbandoniamo molto all’istinto. A volte il testo si allunga, mentre altre lasciamo parlare chi ci sta guardando. E’ come una sorta di trappola, ci siamo tutti dentro finché non finisce.

Quali sono i vostri piani per il futuro? C’è qualche nuova uscita in vista?

UNN1: Non stiamo certo a crogiolarci nel poco che abbiamo fatto e sul buon riscontro del pubblico. Per cui stiamo componendo brani nuovi, un paio già li suoniamo live, e faremo prima o poi uno split e il disco nuovo. E ovviamente suoneremo; abbiamo un bel po’ di date per l’estate in gran belle occasioni, tra le quali: Rottura del Silenzio, Rock Valley Festival (Ekidna, Carpi), Cusso Summer Fest (circolo S.Albini, Saludecio), Solare|Tetro Festival (al mitico Barcsòn Vècc in provincia di Modena) e il Pukkelpop in Belgio.
UNN2: Dopo “L’Anno Dell’Odio” è uscito “Live And Destroy”, un live split solo su tape che abbiamo condiviso con i nostri compagni di strada Loia, trio spaccaculi della nostra odiata città. A breve il nostro album, originariamente uscito solo in vinile e cassetta, sarà disponibile anche in CD, ma non passerà molto prima di pubblicare del materiale nuovo. Siamo iperattivi e dovrete sopportarci finché non avremo finito di dire la nostra.

Questa era l’ultima domanda! Grazie mille per la vostra disponibilità. Come nostro solito lasciamo a voi il compito di chiudere l’intervista.

UNN1: Grazie a te, non so chiudere le interviste per cui scrivo banalmente di venirci a vedere dal vivo, magari indossando una calza da 40 denari.
UNN2: Noi ridiamo e scherziamo, ma al mondo c’è Padre Jaques.

Autore: KarmaKosmiK

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.