INTERVISTA HERETICAL – Azmeroth

Uscito ormai un anno fà, “Dæmonarchrist” ha riportato in auge il nome degli Heretical, una delle band più longeve del panorama Black Metal italiano. Sentiamo direttamente dal mastermind Azmeroth com’è andato questo ritorno e quali sono le aspettative e i progetti per il futuro.

Ciao Azmeroth, benvenuto su Hypnos Webzine. Partiamo dall’inizio, ossia dal 1993 quando hai creato gli Immolator. Ripensando alle aspettative e alle speranze che avevi allora, sei soddisfatto del cammino che avete fatto? C’è qualche momento o scelta che credi sia stata fondamentale per farvi diventare come siete ora?

Azmeroth: Non credo proprio di poter dire di essere soddisfatto, sfido qualunque altra band italiana a dire il contrario. Purtroppo dopo tanti anni ho preso coscienza di come il grande male del Metal italiano sia proprio il popolo italiano. Onestamente, a chi interessa nel 2015 in Italia l’uscita di un album Black Metal? La nuova generazione è il massimo del menefreghismo. Questo è un discorso lungo, quindi meglio lasciare perdere. Una scelta fondamentale per gli Heretical? Credo sia stata quella di aver deciso di registrare il nuovo album all’estero.

Una cosa che mi ha colpito molto in positivo è che, nonostante un lungo silenzio, interrotto solo da un EP, un singolo ed un demo, non hai mai mollato. Come mai è passato così tanto tempo tra un’uscita e l’altra? C’è mai stato un momento in cui sei arrivato vicino a mettere la parola fine al progetto Heretical? Se si, cosa ti ha permesso di non alzare bandiera bianca?

Azmeroth: La perseveranza e la passione mi hanno spinto ad andare avanti in tutti questi anni, non ho mai mollato e non mollerò mai. In questi anni gli Heretical hanno cercato di sopravvivere ad una scia di eventi dolorosi che hanno funestato la band. La tragedia più devastante che ha colpito la band è stata la morte del nostro chitarrista-cantante e fratello Rob Abgorth (a cui il nostro ultimo lavoro è dedicato). In mezzo ci sono stati vari problemi, la difficoltà nel trovare musicisti seri in zona (ciò che ci ha reso famosi per l’instabilità della nostra formazione), l’impossibilità di provare in maniera decorosa, ecc…

Come ho scritto in sede di recensione, il vostro Black Metal mi ha ricordato ora il riffing diretto e senza troppi fronzoli dei Marduk, ora la maestosità degli Emperor o la pomposità, nell’accezione più positiva del termine, dei primissimi Dimmu Borgir. Quali sono le band e gli album che ritieni siano stati effettivamente essenziali per l’evoluzione della vostra musica? Con il passare degli anni siete rimasti fedeli ad una certa “ortodossia sonora” o vi siete aperti a nuove contaminazioni?

Azmeroth: Siamo sempre stati aperti a nuove contaminazioni, senza però scadere nel ridicolo o nel commerciale, siamo e resteremo sempre una band Black Metal. Di sicuro non faremo mai un finto album “TRUE” registrato di merda, giusto per nascondere i propri limiti tecnici. Ogni album degli Heretical è diverso dai precedenti. Non mi piace ripetermi, perciò possibilmente il prossimo lavoro sarà totalmente differente da “Dæmonarchrist”. L’importante però è che abbiamo una nostra personalità, riconoscibile al primo ascolto.

Continuando a parlare dell’album, ho apprezzato molto il fatto che avete saputo rimescolare più volte le carte, senza appiattirvi su un unico canovaccio che, alla lunga, forse avrebbe potuto risultare prevedibile e ripetitivo. Questa peculiarità dei brani è stata una scelta ponderata a tavolino o è venuta fuori in modo naturale in fase di songwriting?

Azmeroth: Tutto è avvenuto in modo assolutamente naturale, niente di programmato. Per “Dæmonarchrist”, ho composto un bel numero di brani, ci siamo potuti permette il lusso di scartare brani e decidere di inserire solo quelli che per noi erano veramente vincenti.

Vista la natura eterogenea di “Dæmonarchrist”, qual’è il brano che ritieni vi possa rappresentare al meglio? Quanto all’album nella sua interezza, come si pone nella discografia degli Heretical? Sei soddisfatto del risultato finale e del modo in cui è stato accolto?

Azmeroth: Assolutamente soddisfatti, abbiamo avuto solo critiche positive, siamo anche stati inaspettatamente Top Album su Metalitalia. L’album ha un grande potenziale, certo l’unica pecca è che sia uscito sotto il nome Heretical. Mi spiego meglio, se sulla copertina ci fosse stato il logo dei Satyricon o Watain, sarebbe stato un capolavoro, ahahahah. Il brano che ci rappresenta al meglio? Difficile dirlo, forse “I Bleed Black”.

Come accennato in precedenza, “Dæmonarchrist” è uscito a ben oltre dieci anni di distanza da “De Occulta Philosophia” e “Ars Infera”. Quali sono i punti in comune e quali le differenze tra questi album? In sede di scrittura dei pezzi, vi siete sentiti in qualche modo vincolati al vostro passato o si è trattato di una sorta di “nuovo inizio”?

Azmeroth: Se analizzi con attenzione “De Occulta Philosophia” e lo paragoni con “Ars Infera”, trovi delle evidenti differenze. Come ho già detto prima, non amo ripetermi. Molti recensori hanno scritto che siamo radicalmente cambiati rispetto al passato, la cosa non mi dispiace affatto, anzi. Secondo le mie impressioni, ho constatato che molti tuoi colleghi non si sono accorti che sono trascorsi più di dieci anni da “Dæmonarchrist” ad “Ars Infera”. Non fanno altro che parlare di cambiamento, come se si trattasse per forza di una caratteristica negativa. Io al contrario credo che sia un fattore assolutamente positivo non essere rimasti stilisticamente fermi. Siamo cresciuti, ed ora siamo decisamente molto più professionali che in passato.

Passando ai testi, quali sono le tematiche che amate affrontare? Da dove prendete l’ispirazione per la loro scrittura e quanto ritieni siano effettivamente importanti nell’economia globale dell’album?

Azmeroth: I nostri testi e le nostre concezioni sono “aperte” a molteplici interpretazioni, ma non ci consideriamo messaggeri e neppure predicatori! Il nostro obiettivo non è, come potrebbe sembrare a prima vista, profanare i sacri riti del culto cristiano, cerchiamo solo di ridefinire il simbolismo cristiano ed occulto, contrapponendo l’uno all’altro. Questo è anche il concept del nostro nuovo album.

Prima hai accennato ad un nuovo album. Avete già pianificato o scritto qualcosa o dovrà passare anche questa volta un bel po’ di tempo prima di potervi risentire? Cosa ci dobbiamo aspettare per il futuro?

Azmeroth: Abbiamo diversi progetti da valutare, vorremo dare giustizia al nostro passato, ripubblicare il nostro primo lavoro “Shub-niggurath”, perso nei meandri dei nostri ricordi, successivamente una compilation di tutto il lavoro degli Immolator negli anni ‘93-’96 più una serie di pezzi inediti. Poi magari penserò al nuovo album.

Per quanto riguarda i concerti, avete avuto o credi ci sarà la possibilità di vedervi portare dal vivo i pezzi di “Dæmonarchrist”? Nel caso, suonerete anche qualcosa della vecchia produzione o vi focalizzerete esclusivamente sul nuovo materiale?

Azmeroth: Suonare dal vivo non è semplicissimo per noi. Purtroppo in questo momento siamo sprovvisti di batterista, quindi non ho idea se riusciremo mai a fare un dignitoso ritorno on stage. Di sicuro suoneremo i brani più rappresentativi della nostra carriera.

Prima di concludere, visto che hai avuto modo di vivere sulla tua pelle quegli anni, volevo chiederti un parere sull’evoluzione della scena Metal, in particolare quella Black. Il fatto che al giorno d’oggi anche il materiale delle band più di nicchia sia diventato a portata di click pensi abbia in qualche modo snaturato il concetto di “underground” e di “culto”? Riteni che Bandcamp, Youtube e simili siano più una risorsa o un qualcosa che ha fatto perdere genuinità e vera passione al genere?

Azmeroth: Si è perso il vero senso della parola Underground. Io non amo particolarmente le nuove forme di comunicazione, di conseguenza non ho molta simpatia per i social ma abbiamo dovuto adeguarci, altrimenti saremmo stati tagliati fuori da tutto questo nuovo sistema. Devo dirti però che tramite Facebook abbiamo conosciuto molta gente che ci apprezza, anche in luoghi impensabili per noi. Come tutte le novità ci sono sempre dei pro e dei contro. La cosa che non mi piace per niente è la svalutazione totale del mercato musicale. Molte band, compresa la nostra, hanno grandi difficoltà a vendere cd.

Questa era l’ultima domanda, ti lascio la parola per concludere come preferisci.

Azmeroth: “Dæmonarchrist” è un calcio in culo a tutti gli stronzi che negli anni hanno sperato che ci sciogliessimo. Siamo ancora qui!!!!!!!! Fuck!!!!!!!!!!

Autore: Iconoclasta

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