INTERVISTA HORNWOOD FELL – Marco Basili

Dopo l’ottimo esordio uscito lo scorso anno, i laziali Hornwood Fell sono tornati subito al lavoro dando vita a “Yheri”, un album che ha ulteriormente messo in mostra tutto il loro talento. Come di consueto, abbiamo approfittato dell’occasione per una chiacchierata con Marco Basili, il leader della band assieme al fratello Andrea.

Ciao Marco, benvenuto su Hypnos Webzine. Prima di iniziare a parlare in dettaglio degli Hornwood Fell, vorrei sapere qualcosa di più sui progetti in cui siete tuttora coinvolti e i motivi che vi hanno portato ad intraprendere, appunto, questa nuova avventura sotto un nuovo monicker.

Marco Basili: Ciao! In questo momento sto lavorando con Estratti Dal Rogo, un progetto di Teatro-Musica ispirato alla letteratura Horror con cui proponiamo spettacoli itineranti all’interno di residenze storiche; mio fratello Andrea sta invece lavorando a un side project di musica elettronica. Per quanto riguarda gli Hornwood Fell, io e Andrea abbiamo deciso di prendere di nuovo in mano quella che era già stata, negli anni novanta, la nostra prima, vera, passione musicale. Ai tempi, entrambi suonavamo in un progetto chiamato Hastur Evocation ed eravamo molto ispirati dalla scuola norvegese, anche se poi lo stile ibridava con altri generi. In effetti, ancora oggi, dopo molte avventure, il Black Metal è lo stile che mi appassiona di più perché trovo in esso la possibilità di suonare in modo istintivo, “con lo stomaco”, e mi piace moltissimo poter esplorare i suoni in modo sensoriale – emotivo piuttosto che intellettuale. Il Black mi dà la possibilità di proiettare emozioni e lavorare su un piano musicale dove l’aspetto immaginifico è di elevata importanza.

Essendo fratelli, quanto senso ha parlare di gruppo? Voglio dire, riuscite a tenere ben separati gli ambiti familiari e musicali, oppure vi trovate a parlare della vostra musica anche al di fuori dei momenti a lei dedicati?

Marco Basili: Beh, è molto difficile tener separate le due cose. Essendo anche gemelli, in realtà, in passato, quando suonavamo od eravamo immersi nella vita di tutti i giorni, ci ritrovavamo ad essere quasi come un’unica entità. Fortunatamente con la crescita siamo riusciti a raggiungere un maggior equilibrio che ci permette di avere la giusta distanza l’uno dall’altro e una più adulta gestione delle nostre dinamiche, perché gli insiemi sono poi tre: famiglia, gemelli (una famiglia dentro la famiglia) e band, cosa non facile da gestire e che ci ha procurato un bel po’ di problemi in passato. È tanto facile fare musica insieme quanto entrare in un vortice fatto di intrighi emotivi che attraversano le tre situazioni. Si, spesso ci troviamo a parlare del da farsi anche al di fuori dell’ambito creativo dei suoni; una voce che ogni tanto ci avverte che stiamo esagerando, ci aiuta a staccarci dalla penombra della ripetizione; una voce che nel tempo si è rafforzata e ci tiene uniti ma allo stesso tempo autonomi.

Avendo alle spalle varie esperienze in altri gruppi, quanta influenza credete esse abbiano avuto sul vostro modo attuale di vedere e proporre la musica e quali sono gli album e le band che hanno davvero giocato un ruolo fondamentale nella vostra crescita? C’è un filo comune che si dipana attraverso i vecchi ed i nuovi lavori o considerate i vari progetti delle entità mutualmente estranee?

Marco Basili: Non è possibile, a mio avviso, separare l’ultimo lavoro dai precedenti. Le nostre esperienze passate vivono, per forza di cose, in quello che facciamo o che faremo. Con alle spalle diversi anni di esperienze musicali policrome, la visione oggi è molto più chiara su quello che è per me dar forma a un nuovo album: curare le piccolezze, limare gli arrangiamenti e i passaggi sono diventate azioni più veloci. Mi sembra che la pratica mi abbia permesso di acquisire un approccio più lucido anche nell’analisi di pregi e difetti. L’esperienza e la pratica rendono la visione del momento un canovaccio fatto di immagini molto più chiare, facilitano l’avvicinamento di suoni e sensazioni: una strada fatta da due corsie che seguono la medesima direzione. Ci sono stati tanti dischi che ci hanno ispirato come musicisti, sarebbe davvero un elenco molto lungo anche solo citarne alcuni, però sicuramente ti posso dire che una cosa che mi ha fatto crescere molto da un punto di vista tecnico/compositivo è la musica colta. Per me è stata una scuola di comprensione della polifonia. La musica colta genera nell’ascoltatore una specie di ingorgo fatto di suoni che hanno molteplici direzioni. Dare un’ordinata a quella matassa aggrovigliata, soprattutto se ci si rivolge al secolo scorso, come la scuola russa e via dicendo, mi ha permesso di entrare in quell’alchimia e di trovare tanta ispirazione. Dall’altra parte ho trovato nel Metal immagini forti, un approccio più libero, istintivo, estremo e più esplicito.

Passando a parlare degli Hornwood Fell, i due lavori che avete rilasciato a stretto giro han riscosso parecchi consensi un po’ ovunque. Vi aspettavate un così forte interesse? Dato che la vostra musica, soprattutto alla luce di “Yheri”, può essere definita Black Metal solo per semplicità, come vi descrivereste?

Marco Basili: Se parliamo del primo album “Hornwood Fell”, sicuramente le parole che mi vengono in mente sono: streghe, lupi e boschi, quindi, senza dubbio, si parla di Black Metal. Per quel che riguarda “Yheri”, lo definirei un disco Black Metal con un approccio Avant-Rock che lascia molto riemergere i Kailash. Il buonissimo feedback ricevuto ci spinge a fare molto altro ancora e siamo onorati e grati per aver ricevuto spazi, consensi e proposte.

Come hai detto, nel vostro omonimo debutto vi siete concentrati quasi del tutto su un Black Metal diretto, senza troppi fronzoli e debitore della lezione impartita dai maestri scandinavi, mentre con il vostro ultimo lavoro avete messo in mostra molte più sfaccettature grazie a stacchi acustici e momenti in odore di Avantgarde, e non solo. Pur essendo rimasta una base comune, da cosa nasce questo cambiamento e quali orizzonti lascia aperti per il futuro?

Marco Basili: Mi è sempre molto difficile rimanere sugli stessi binari in tutto e per tutto, per non parlare di mio fratello, che soffre molto questa cosa. Non so se questo è un bene. Tempo fa mi chiedevo, ascoltando dischi di alcune band, come si possan fare tanti album rimanendo sempre sulla stessa direzione, anche se molti gruppi riescono nell’intento e lo fanno in modo magistrale. Mi sono reso conto di non essere capace di portare avanti una cosa di questo tipo anche da un punto di vista emotivo. Suonare sempre la stessa cosa, anche se, appunto, bene, richiede un’energia, una costanza ed una totale devozione che non fa parte di me. Per me sarebbe come vivere sempre nella stessa stanza: spostare i mobili, pitturare i muri di un altro colore non mi farebbe sentire meno “costretto”, eppure a me sembra che molti riescano a starci in una tale condizione di appagamento, e credo sia una grande fortuna e richieda di sicuro una bravura di cui non tutti sono dotati. Visto quel che ho detto poco fa, il nuovo album avrà sicuramente delle differenze. L’unica costante sarà quella sensazione di ruvido e una buona dose di cattivo gusto, che poi è la cosa che mi affascina di più nel Metal. Queste rimarranno ben agganciate al progetto.

Visto che in “Yheri” avete saputo mescolare più volte le carte senza appiattirvi su un unico canovaccio, qual’è il brano che ritieni riesca a rappresentare al meglio la vostra idea di musica? Questa intrinseca varietà è frutto di una scelta ponderata a tavolino o è venuta fuori in modo naturale in fase di songwriting?

Marco Basili: È difficile dire quale sia il brano che rappresenti al meglio quanto fatto in “Yheri”. Dipende dai giorni. Alla fine delle registrazioni il pezzo che ci piaceva di più era “The Rebellion”, poi con l’ascolto sono cambiate le cose, anche se quello rimane, a mio avviso, uno dei pezzi che mi entusiasmano di più, e sembra che la cosa valga anche per mio fratello. Quella di scrivere pezzi che abbiano varietà l’uno con l’altro e metterli nello stesso album è il nostro modo di fare musica, basta ascoltare le cose fatte con i Kailash per rendersi conto di questo. Infatti fare il primo degli Hornwood Fell, in un certo senso, è stato quasi più difficile, è stato un lavoro meno istintivo. Il concept di “Yheri” ci ha dato la possibilità di sviluppare un percorso musicale sicuramente più variopinto rispetto al primo album.

Entrando un po’ più in dettaglio sul concept alla base di “Yheri”, cosa ci puoi dire sul suo contenuto e su quel che l’ha ispirato? Dal momento che avete inserito nel booklet non solo i testi veri e propri, ma anche la “cornice” che li ospita, quanto ritieni siano effettivamente importanti nell’economia globale dell’album? Riguardo all’artwork, veramente molto curato e ricercato, sei d’accordo che il bianco e nero tipico del Black Metal ha fatto il suo tempo ed è giunta l’ora di andare oltre anche nella dimensione visiva del genere?

Marco Basili: Ti dico subito che per “Yheri” sia il concept che la cornice che Tryfar ha creato con le immagini è di assoluta importanza. L’album andrebbe ascoltato leggendo i testi. La musica segue la storia in tutto e per tutto dall’inizio alla fine. I passaggi musicali sono stati costruiti in base agli avvenimenti di cui la storia racconta. In effetti non leggere i testi e non nutrirsi delle immagini in questo caso vuol dire fruire il lavoro solo al 50%. Non racconterò il pitch della storia, potrei rovinare la sorpresa e poi trovo che le sintesi tolgano magia. Quanto all’immaginario visivo tipico del Black, non disdegno il bianco e nero, ma sono assolutamente affascinato dai colori e trovo che siano perfettamente corrispondenti con la musica di “Yheri”.

Dato che fin qui siete stati molto attivi, avete già pianificato o scritto qualcosa di nuovo? Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Marco Basili: Abbiamo già un bel po’ di materiale pronto per il nuovo Hornwood Fell. Stiamo lavorando molto per dare una nuova veste alla band, cercando però di mantenere quell’aspetto ruvido che è parte del genere. Tutto sembra venire fuori molto velocemente e questo ci da modo di pensare che non passerà poi molto tempo prima di un nuovo album.

Avete avuto l’opportunità di supportare l’uscita di “Yheri” con qualche live? Nel caso, riuscite a ricreare abbastanza fedelmente le atmosfere dell’album anche dal vivo o, giocoforza, siete costretti a scendere a qualche compromesso?

Marco Basili: Preferiamo mantenere, per ora, un’attività da studio album. Vedremo cosa ci riserva il futuro.

Questa era l’ultima domanda, ti lascio la parola per concludere come preferisci.

Marco Basili: Ti ringrazio molto per averci concesso questo spazio, è stato un piacere rispondere alle tue domande! Alla prossima.

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