INTERVISTA SKIALYKON – Vulr

Fresco di debutto con la sua opera prima “Vestigio”, il solo project Skialykon torna sulle nostre pagine virtuali con questa lunga e piacevole chiacchierata con il mastermind Vulr.

Hail Vulr! Benvenuto su Hypnos Webzine e grazie della tua disponibilità per questa intervista! Come vanno le cose a distanza di qualche mese dalla pubblicazione del tuo lavoro di debutto “Vestigio”? Sei soddisfatto di come il disco è stato accolto da fan e critica?

Vulr: Hail KarmaKosmiK! Grazie a te per la splendida opportunità! Devo dire che sono piuttosto lieto di come è stato accolto il disco, molte persone sembrano aver interpretato nel migliore dei modi il messaggio e le emozioni che volevo far trasparire, e ciò non può fare altro che spronarmi a continuare su questa strada. Ovviamente non è stato esente da critiche, ma le ritengo sane e costruttive!

Vorrei iniziare chiedendoti il senso del nome Skialykon, che dovrebbe derivare dal greco e significare “L’ombra dei lupi”. In che modo questo monicker rappresenta il progetto musicale e come si rapporta alla tua persona?

Vulr: Sì, è esatto, la parola “skialykon” deriva dalla fusione e traslitterazione di due parole greche: “skia”, cioè “ombra”, e “lykos”, ossia “lupi”. I significati sono molteplici: innanzitutto ho scelto il Greco per omaggiare le mie origini mediterranee e magnogreche, poiché sono fortemente legato alla storia e all’antico. “Ombra dei lupi” è poi un modo per rappresentare la mia connessione con il mondo naturale, selvaggio. L’ombra di un lupo è fugace, ferale, misteriosa, terrificante.. ma al tempo stesso funge da specchio e rivela il lato più istintivo e primordiale di ognuno di noi. Da qui deriva anche il motivo per cui in “Ceimon kai nefos…” definisco i lupi custodi dei segreti arcani e della tradizione: altro non sono che protettori di un mondo dimenticato, che l’uomo moderno calpesta, distrugge e ripudia. A tutto questo si aggiungono le tematiche lunari, eternamente legate alla figura del lupo. In sintesi, è il nome più opportuno per esprimere l’identità del progetto.

Il progetto Skialykon mi risulta essere nato nel 2013, ma, senza aver fatto nessun tipo di demo o di promo, esordisci direttamente con un full-lenght per conto della Naturmacht. Come spieghi questo tuo venire fuori dal nulla, con un lavoro di tutto rispetto, aggiungo io.

Vulr: Beh, non esiste un’unica e reale motivazione a tale scelta, semplicemente nel corso degli anni mi sono ritrovato ad aver formulato diversi concept e composto molti pezzi in modo del tutto spontaneo e senza pretese, i quali sicuramente non avrebbero reso bene in un demo o un EP di pochi minuti. Per cui alla fine tutto questo ha preso forma attraverso il debut “Vestigio”. In passato, quando ero ancora molto giovane ed avventato, avevo un progetto ispirato al filone Viking Metal con il quale rilasciai gratuitamente un demo prima di dichiararlo concluso. Ciò mi è servito ad accumulare una esperienza fondamentale per la buona riuscita di “Vestigio”, ed è forse uno dei motivi per cui ho optato direttamente per il full lenght.

La musica presente in “Vestigio” si mostra ricca delle influenze più disparate, oltre che di sfaccettature inaspettate. La base su cui poggia è senza ombra di dubbio il Black Metal, ma poi ingloba anche passaggi dall’alto tasso di epicità o momenti più riflessivi. Cosa guida la tua ispirazione e quali sono le influenze che ti porti in dote con la tua esperienza?

Vulr: Ti dirò, io considero il Black Metal molto più di un mero genere musicale. La sua varietà è così immensa da non poterlo realmente condensare in una definizione o in uno schema musicale ben preciso; per quanto mi riguarda esso rappresenta innanzitutto la quintessenza dell’interiorità e dell’espressione filosofica. Proprio per tale ragione si presta bene a ricevere le influenze di altre correnti, formando di fatto un universo a se stante. In Skialykon tali influenze provengono ovviamente dal Black Metal di matrice atmosferica, riflessiva, come Drudkh, Burzum, Walknut e dal Dark Ambient, così come le parti più epiche sono di diretta ispirazione del maestro Quorthon e dei Summoning. Ma spesso sono ispirato anche da altre fonti meno comuni come varie OST, il Folk antico (amo le canzoni popolari un po’ di tutta Europa, o progetti come Wardruna, Daemonia Nymphe, ecc.) e il Martial/Industrial (qualcuno ha detto Triarii?). Altre volte penso semplicemente a qualcosa di leggendario, e nascono pezzi come “Ai Tempi di Crono”.

Ho trovato molto bella la copertina scelta per “Vestigio”, che riproduce il dipinto “Erlkönig” del pittore Julius Sergius Von Klever. Ritengo che quel cielo nuvoloso e nero, con al centro un debole chiarore lunare, sia una bella metafora pittorica del tuo stile musicale. A parte questo, quali collegamenti troviamo tra quest’opera ed il contenuto dell’album?

Vulr: Ti ringrazio. L’opera pittorica rappresenta per l’appunto il mito dell’Erlkönig, una storia realmente accaduta che narra di un uomo che, nel disperato tentativo di salvare il proprio figlio malato, lo porta con se a cavallo attraverso le foreste per raggiungere il villaggio più vicino. Durante il viaggio, il figlio dice di assistere alla visione del Re degli Elfi; infine egli muore fra le braccia del padre. Il collegamento metaforico è molto forte con “Vestigio”: il concept ruota attorno alla nostalgia verso le civiltà perdute e l’antichità; il Re degli Elfi è metaforicamente un guardiano delle glorie passate, la cui funzione è quella di vegliare sul presente e riportare gli equilibri naturali; purtroppo però fallisce, non riesce a comunicare, presagendo i sintomi dell’imminente fallimento delle civiltà moderne: degenerate, inette e moralmente assenti, la cui morte figurativa è suggerita dalla malattia letale del bambino. Il padre a cavallo dà invece il senso di moto, di corsa contro il tempo, di eterno procedere sfiancante verso il nulla, un sentimento che io stesso ho percepito mentre davo forma a “Vestigio”. In generale però ciò che mi ha colpito subito del dipinto e l’ha reso una scelta necessaria è l’aura d’eternità trasmessa dal chiarore lunare con le nubi circostanti, perfetta per far entrare l’ascoltatore nel mondo che ho ideato.

Leggendo le tue liriche, emerge subito una forte nostalgia nei riguardi del passato, ed una profonda critica della nostra storia attuale. Per esempio su “Guardiani” è presente questa frase che mi ha colpito molto: “Guardiani di Tempi Remoti / non abbiate pietà del presente / osservando la decadenza/ spezzateci.” In cosa ritieni superiori i tempi passati, rispetto al nostro decadente presente? Cosa ha formato questo tuo forte guardare al passato?

Vulr: Questa domanda mi piace particolarmente, anche se è difficile rispondere in modo esaustivo. Il periodo cui mi rivolgo è soprattutto quello dell’Europa pre-cristiana, quando le popolazioni pur essendo fisicamente frammentate fra loro, condividevano un’unica cultura paneuropea rivelatasi un substrato fondamentale della mentalità dell’epoca, basata sullo stoicismo, il naturalismo e l’intellettualità; le stesse mitologie d’Europa sono sempre state fortemente interconnesse e le differenze fra di loro sono per lo più nominali. Il Paganesimo è stato per millenni una fonte di equilibrio imprescindibile fra l’Uomo e la Natura, fra la sua razionalità e il suo lato barbaro, animalesco, istintivo. In seguito è arrivato il cristianesimo, sancendo l’inarrestabile declino, la sottomissione totale a una moralità aliena. A differenza di quanto propugnato dalla propaganda cristiana, il Paganesimo aveva un suo significato intrinseco di “religione” totalmente diverso da quello attuale; il Paganesimo rappresenta il lato più scientifico e intelligente dell’essere umano, ogni suo mito va interpretato secondo le leggi fisiche e secondo la ciclicità degli eventi naturali. Non c’è finzione e non ci sono, in senso moderno, veri “dei”, parola il cui significato al tempo era molto più simile all’attuale “divi” di quanto non sembri (non per nulla condividono l’origine dalla radice latina “divus”). Di villaggio in villaggio erano vari i personaggi a cui venivano attribuiti i nomi degli dei, essi stessi erano la manifestazione della società elitaria e meritocratica di quelli che io chiamo Tempi Remoti. Adesso se ti dico che il presente va in direzione opposta, avvelenato dalla retorica cristiana, capirai perché ritengo la società moderna flebile ed inferiore a quella del passato. Ovviamente ciò non vuol dire che non abbia comunque portato con sé qualcosa di buono, ma questo è un altro discorso.

Un altro aspetto che emerge dai testi e da quanto dici è una profonda conoscenza dei miti antichi, ed in particolare di quelli greci. Cosa ti affascina maggiormente di tali miti? Quanto ritieni essere influenzato dalla tua terra di origine, la Calabria?

Vulr: La Calabria è una terra meravigliosa che trova sempre il modo di generare in me uno stupore sconfinato. Ha mille facce diverse e non possiede un unico vero volto, ha una natura immensa e mutevole, basti pensare alla bellezza dei suoi appennini o delle sue foreste, così come dei mari cristallini che si possono trovare nel versante ionico: i suoi paesaggi ispirano epicità come pochi altri luoghi al mondo. Non per nulla da questa terra è nato il nome Italia, da qui è passato Ercole, da qui sono nati i miti di Scilla e Cariddi, da qui è nata la cultura italica per mano dei greci! Come si fa a non essere ispirati dalle leggende greche, dall’Odissea, dal mito Iperboreo, dalle vicissitudini degli dei dell’Olimpo? Nell’area mediterranea restano tutt’oggi pochi i progetti che decantano le lodi alla nostra cultura, e ciò è un male! Ragion per cui ho scelto di trattare questi temi, e di farlo in modo ancora più deciso.

Skialykon è una one-man band e tu ne sei il vero e proprio deus ex machina. Pensi in futuro di avvalerti di qualche collaborazione esterna? Non senti mai il bisogno di suonare con altre persone?

Vulr: Skialykon è il mio progetto personale e rimarrà sempre tale, per cui non vi saranno mai altri membri effettivi. Forse un giorno ci sarà un guest in qualche traccia, così come forse potrebbe esserci uno split, chi lo sa. Ma lo status di one man band non cambierà mai, questo te lo posso garantire. Per quel che riguarda il bisogno di suonare con altre persone, sto portando avanti altri progetti molto interessanti con alcuni amici miei, di cui non posso rivelare nulla al momento, eheh!

Hai già in cantiere dei nuovi brani? Puoi darci qualche anticipazione di quello che farai nei prossimi lavori?

Vulr: Sì, ho già composto parecchio materiale per il prossimo lavoro. Ancora è troppo presto per poterne parlare, posso soltanto dire che sarà qualcosa di tremendamente più intenso ed oscuro di “Vestigio”. Per il resto, vigerà il silenzio fin quando opportuno.

Questa domanda la sto facendo a tutti quelli che intervisto e riguarda la presenza o meno di scene musicali nelle regioni italiane. Una sorta di piccolo censimento, diciamo. Qual’è la situazione musicale a Reggio Calabria? Sei in contatto con altre realtà musicali della zona?

Vulr: Sì, sono in contatto con la scena musicale della mia città, per quanto questo voglia ormai significare. Fino a qualche anno fa la scena regalava parecchie soddisfazioni ed il Metal underground era vivo e vegeto nonostante fossimo una cerchia veramente molto ristretta di persone. Ultimamente purtroppo sembra che la scena si sia sfaldata ed abbia perso il suo vigore originario, lasciando ben pochi gruppi all’attivo. E’ tuttavia singolare il fatto che in una città così estremamente diversa e incompatibile con la natura del Metal estremo abbiano trovato terreno fertile dei progetti molto validi e originali che seguo con piacere.

Con questo abbiamo concluso! Grazie nuovamente per la tua disponibilità! Lascio a te la parola per concludere l’intervista nella maniera che ritieni più opportuna.

Vulr: Concludo ringraziando per prima cosa te ed Hypnos Webzine per questa piacevole intervista e per il supporto mostrato! Inoltre vorrei ringraziare la Naturmacht Productions per aver creduto sin dal principio nel mio progetto e per avermi aiutato a portarlo avanti; Robert Brockmann, il proprietario, è davvero una persona eccezionale e fuori dal comune, raramente se ne incontrano così. Grazie di nuovo, ad maiora!

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