INTERVISTA SOLITVDO – D.M.

Uscito l’anno scorso, il full length di debutto “Immerso In Un Bosco Di Querce” del solo project Solitvdo ha saputo catturare la mia attenzione grazie ad una proposta che definire Black Metal è fin troppo riduttivo. Sentiamo da un loquace D.M. quali visioni si celano dietro a questa interessantissima one man band.

Ciao D.M., benvenuto su Hypnos Webzine! Prima di tutto vorrei congratularmi con te per “Immerso In Un Bosco Di Querce”, un lavoro che sta riscuotendo parecchi consensi un po’ ovunque. Ti aspettavi un così grande interesse?

D.M.: Salve, grazie a te per l’ interesse e per la bella recensione di “Immerso In Un Bosco Di Querce”. A quanto pare la proposta di Solitvdo sta ricevendo ottimi consensi e una buona vetrina in quasi tutte le zine e webzine dove è stato recensito. Per essere un esordio, ha suscitato un interesse superiore alle mie previsioni, quindi non posso che esser felice ed orgoglioso, nonostante non fosse e non sia mio scopo o fine ultimo il mero “successo discografico” e /o l’affermazione “quantitativa” del progetto.

Direi che per iniziare potresti raccontare un po’ la storia con la quale si è formato questo tuo personale progetto. Solitvdo è partita fin da subito come una one man band o c’era inizialmente la volontà di creare un vero e proprio gruppo?

D.M.: La biografia del progetto di per se non è particolarmente interessante, non avendo niente di originale rispetto al resto delle band passate e presenti. Semplicemente, intorno all’autunno del 2011, ho sentito la necessità di mettere in musica tutto ciò che in linea di massima doveva essere esteriorizzato, un percorso che dal mio “interno” mirava ad “esternare” appunto ciò che ero e sono, rendendo “materia” e “azione” un’idea. Mi risultò naturale usufruire del Black Metal quale mezzo per questo fine, quindi, trovata la “via maestra” resi concreto il progetto componendo quello che poi è diventato il demo d’esordio e confermando le intenzioni alcuni anni più tardi con il full “Immerso In Un Bosco Di Querce”. Ovviamente, questo significa che Solitvdo è e rimarrà un progetto solista, che potrà si avvalersi di partecipazioni “esterne” come avvenuto nella demo, ma che mai potrà trasformarsi in qualcosa di diverso da quello per cui è nato.

Il tuo primo lavoro è stato “Demo MMXIII”, che, se confrontato con “Immerso In Un Bosco Di Querce”, risulta avere un sound decisamente differente. Infatti, in quel esordio la componente Black risultava essere molto predominante, mentre adesso viene stemperato in una miriade di influenze che rendono il tuo sound molto più intimo e personale. Come consideri il tuo operato sul demo e cosa ritrovi di esso nella tua ultima fatica?

D.M.: La demo è l’embrione da cui ha preso forma e vita Solitvdo. La forma scelta per musicare il concetto, l’idea alla base del progetto era proprio il Black Metal, scelta del tutto naturale considerando il mio trascorso quale musicista di svariate band Black Metal, oltre ad esser letteralmente cresciuto e maturato ascoltando questo genere. Le cinque canzoni che compongono la demo sono state composte in un brevissimo arco di tempo, avendo pronte già da alcuni mesi le ossature dei brani. Ma, come detto, essendo un embrione, questa risultò patire tutte le insicurezze, indecisioni, incomprensioni interne a me stesso su quale forma definitiva utilizzare, risultando impreciso in molti passaggi, oltre a palesare una costante sensazione di incompletezza che pervade il lavoro in tutte le sue tracce. La demo è stata però di fondamentale importanza per il proseguo, perché da esso ho capito come muovermi e come riuscire a concretizzare le intenzioni e rendere decisivo ciò che prima era solo un tentativo, divenendo un banco di prova da cui partire per arrivare a comporre, sia a livello concettuale che musicale, quello che è poi “Immerso In Un Bosco Di Querce”, un album che sicuramente non ha, sia a livello lirico che musicale, alcuna associazione o similitudine con la demo, a cui deve comunque molto per quanto detto.

Prima di entrare nel dettaglio, volevo parlare con te della distribuzione dell’album. Come mai è uscito inizialmente in pochissime tape per la Eremita Produzioni e solo in seguito in versione digi-cd per la tedesca Naturmacht? La cosa interessante è che nonostante la limitata tiratura di queste due edizioni, “Immerso In Un Bosco Di Querce” sembra essere girato parecchio grazie ad un buon passaparola. Come ti spieghi questo fatto?

D.M.: Appena terminato il master di “Immerso In Un Bosco Di Querce” misi in giro un promo del lavoro alla ricerca di qualche label interessata alla produzione. Trovai subito in Robert della Naturmacht Prod. la persona giusta per la pubblicazione del full. Si mostrò estremamente interessato e affascinato dalla mia proposta e mi garantì totale disponibilità e professionalità da parte sua per la produzione del cd, che venne fissato, per vari motivi economici legati alla label, a Dicembre. Nel mentre, essendo da tempo in stretto rapporto di amicizia con Stefano della Eremita Produzione, non ebbi alcuna difficoltà ad accordarmi con lui per l’uscita della versione tape, un formato ancora molto affascinante, con tiratura limitatissima; la versione in cassetta venne poi pubblicata a Settembre, in accordo con la Naturmacht, per non incrociate le uscite ed avere, entrambe le label, lo spazio temporale necessario per la gestione della produzione, senza imporre tassative date di scadenza o altre rotture simili. Non so come siano andate le vendite del full, quante copie le etichette siano riuscite a distribuire o vendere, ma sicuramente un motivo per cui oggi molti progetti musicali, compreso il mio, trovano così tanto spazio è dato dalla massificazione dei canali comunicativi, la rete globalizzata e onnivora dei social network che portano a galla ogni realtà. Ma se da una parte posso sfruttare questo sistema, che mi aiuta a raggiungere le persone affini al progetto, che sanno apprezzare fin in fondo Solitvdo, dall’altra mi ritrovo accerchiato, inondato da personalità e soggetti del tutto estranei a ciò che è Solitvdo, incapaci di capire anche una singola virgola dell’idea motrice del progetto. Bisogna saper accettare questo sistema e renderlo utile al fine, non rendere il sistema un fine.

Uno dei sicuri pregi di questo lavoro è l’estrema personalità della proposta. Quali ritieni essere le influenze musicali che puoi aver riversato inconsciamente nella composizione della release?

D.M.: Fondamentalmente non mi piace pormi limitazioni o “recinti compositivi”, non sono solito apprezzare chi si nasconde dietro ad una etichetta per definire, stabilizzare e quindi STANDARIZZARE la propria proposta musicale. Qualcuno non ha apprezzato quanto ho fatto perché non definibile o non etichettabile come Black Metal, ma per mia fortuna la stragrande maggioranza delle webzine ha apprezzato questo aspetto variegato, rivelandosi per nulla interessate all’etichetta e andando a sviscerare la proposta musicale per quello che è, musica! Sono solito definire “Black Metal” la proposta di Solitvdo, non tanto per attirare gli ascoltatori di questo genere o per inserirmi in un contesto musicale ben definito ove potermi accomodare, ma semplicemente perché dal Black Metal ha preso forma l’embrione primordiale che via via s’è evoluto, arricchendosi di tutti gli altri aspetti che sono parte integrante del mio background musicale, senza per questo eliminare completamente quella prima fase compositiva che, a mio modesto parere, resta fondamentalmente Black Metal per come lo si può intendere INTELLIGENTEMENTE nel suo totale. In quanto ad influenze palesi, sono obbligato a nominarti band come Spite Extreme Wings, Drudkh, Ulver, giusto per citare i primi tre gruppi che, a mio giudizio, hanno lasciato una decisa “impronta” su Solitvdo. Poi sicuramente ho riversato tanto del mio interesse per band Neofolk come Rome, Forseti, Of The Wand And The Moon, anche qui per citarti i primi tre nomi che mi vengono in mente, nella scrittura delle parti acustiche. Credo sia noioso andare a citare tutte le band che mi hanno influenzato nell’arco della mia vita, sicuramente variano in base ai momenti dell’esistenza, sarebbero troppe per cercare i vari aspetti che sono stati inconsapevolmente o meno inseriti nel lavoro, anche perché ognuno poi sentirà le più svariate influenze in base al proprio background musicale.

Un altro dei punti di forza del lavoro è sicuramente l’attenzione rivolto ai testi che, nonostante il tuo growl, risultano essere piuttosto comprensibili. Quello che mi ha più colpito è “Immerso In Un Bosco Di Querce”, poiché trasmetti molto bene una tipica scissione dei nostri tempi, ovverosia quella della paura del futuro e dei suoi cambiamenti e di una sorta di idealizzazione del passato, a cui si aggiunge anche qualche riferimento al devastante problema ambientale dei giorni nostri. Questa è un po’ una mia interpretazione del testo, ma sono interessato a saperne di più.

D.M.: La tua interpretazione rimane valida perché è un tuo punto di vista che io non posso e non voglio cambiare. Ognuno leggerà nei testi, cosi come dicevo della musica, quello che culturalmente si porta dietro come individuo, quindi le loro interpretazioni sono varie cosi come vario è il “pubblico” che li leggerà. Detto ciò, il concept dietro Solitvdo è un’idea precisa che “brilla a chiare lettere” anche nei testi del full, difficilmente travisabili per chi, vicino al mio “percorso”, intende la vita e l’umano. Soffermandoci in questo caso alla tua domanda e alle tue impressioni riguardo al testo di “Immerso In Un Bosco Di Querce”, mi piacerebbe eliminare la tua visione di “idealizzazione del passato”, perché l’idealizzare è immaginare qualcosa come lo si vorrebbe, connotando il concetto di aspetti positivistici e ammantandoli d’oro, mentre in realtà, ciò che tratto nel testo, per il sottoscritto è vivo e presente, è una idea che si tramuta in azione in quanto vita vissuta e, quindi, nonostante questo sia “immerso” e “dimenticato” dai più, non significa comunque che sia passato e quindi morto. Il tuo evidenziare una “scissione” però è più che corretto, seppur non si basi su una “paura del futuro e del cambiamento” e quindi, come detto poc’anzi, l’idealizzazione di un tempo passato; in tutti i testi, questa scissione è base di disamina che si tramuta in “critica” da una parte del “mondo moderno”, ove l’uomo, orfano e schiavo degli idoli dorati, “cerca nel fango e scala montagne ormai erose” alla ricerca di se stesso. A questo si contrappone la “Tradizione”, da me tratteggiata malinconicamente nel testo qui esaminato che, “immersa in un bosco di querce”, sparisce ai più, sommersi come sono dalle rovine che li circondano. Ovviamente questa è una semplicistica e grossolana chiave di lettura che ho voluto però chiarire per il gusto di valorizzare un piccolo, ma importante, aspetto del testo. Non essendo io un maestro o divulgatore di siffatti concetti, lascio a colui che, incuriosito ed interessato nel leggere queste parole o i miei testi, vorrà approfondire nel modo a lui più congeniale questa “via”.

I testi di “Al Tramonto Il Cielo In Fiamme” e “Nella Solitudine Il Divino” sembrano essere legati da una ricerca interiore che determina anche una sorta di rinascita spirituale (“Un tempo ero morto, ma or son risorto / trovando la via, dopo lunga agonia”) che giunge a compimento con il pieno contatto con la natura (“Muore e rinasce il sole nel cielo / eterni ritornan l’alba e il vespro / tutto finisce e rinizia in eterno / or ergiti e canta nella solitudine, il divino…). Da questo sembra emergere un tuo credo panteistico della natura, è davvero così? Qual è il tuo rapporto con la religione o con la fede in qualcosa di superiore?

D.M.: Tutto il lavoro lirico ed il principio di base che stanno dietro Solitvdo sono mirate ad una ricerca interiore, essendo questo progetto mezzo per una mia ricerca interiore atta a esteriorizzare ciò che sono. Niente di quello che facciamo è valido se interiormente non siamo nient’altro che spiritualità inerme, o peggio ancora, materia! Sicché, tutto il concept che sta dietro a “Immerso In Un Bosco Di Querce” è una esemplificazione della ricerca interiore, V.I.T.R.I.O.L.! In particolare i testi che hai citato si rifanno apertamente a questo aspetto; il tramonto, coagulazione finale, la “veste di Fuoco” che non uccide, il “veleno” che rende “immortali”, la via regale! “Di rosso ammantato, incedo sicuro perché dal mio volere sono stato incoronato”. La raggiunta regalità trova compimento finale nell’ascesi voluta ma anche forzata, una solitudine “Divina” quale coronamento di un percorso divinizzante, dove niente sarà più familiare per chi è uscito da questo mondo, senza averlo però lasciato fisicamente, “…estraneo a ruggiti d’un mostro c’avanza di là dalla vista…”. Ci si inebria finalmente nel e con il divino, estasi dionisiaca perenne. Essere asceti interiormente, la roccia immobile nel fiume tempestoso, una colonna immobile con alla sommità il fuoco sacro di Vesta, eternamente acceso. La Natura è sicuramente una base di partenza, ma non si confonda questo aspetto con quello materialistico, immanente, che in Occidente oggi, anche in quelle correnti che si professano spirituali e anti-moderne, è riscoperto e sacralizzato. Qualsiasi concetto di natura che non sia propriamente “trascendentale”, non porterà a nient’altro che a felici scampagnate familiari o a malinconiche idealizzazioni per disadattati. Di per sé, trovo erroneo anche l’utilizzo semantico del termine “Natura” in tali contesti; questa non è un ente distante dall’uomo, un aspetto esterno, separato, come lo si potrebbe intendere nel caso del Dio giudeo/cristiano. Non mi piace quando sento parlare dell’uomo E della natura. L’uomo E’ natura, la natura E’ l’uomo; quello che va eliminando l’uomo dei tempi moderni e che idealisti, poeti, ambientalisti dell’oggi denunciano, non è la “divinità Natura” che ci circonda, che ci ha creato e che ora ci ha lasciati a camminar soli nei nostri viali di cemento, succube del nostro atteggiamento virale e distruttivo… quello che l’uomo moderno va eliminando è l’uomo stesso, elimina se stesso in quanto UOMO e quindi con esso muore anche la natura, che è parte integrante del suo essere. Come detto, qualsiasi visione che non sia trascendentale della natura, sarà sempre inconciliabile con il pensiero Solitvdo; cosi anche una visione panteistica che oggi va tanto di moda, che riprende terminologie e divinità del passato, ma che niente comprende di quello che queste divinità erano nel mondo Tradizionale e che, anzi, sembra essere più un ennesimo rantolo materialista e superstizioso che un profondo aspetto spirituale utile alla formazione di Sé…invece di elevare l’uomo, queste mitizzazioni affossano sempre più l’essere nel fango e nel vuoto che li ha creati. Quindi, sì, potrei definirmi vicino a “visioni panteistiche della natura” se queste si basano sul simbolismo atto al raggiungimento di un equilibrio del Microcosmo. Concludo e completo la risposta alla tua ottima domanda; ritengo che sia obbligo dell’uomo differenziato credere e ricercare qualcosa di “superiore”, ponendo se stesso al centro di questa ricerca, mirante ad una rivoluzione dall’alto verso il basso, e soprattutto realizzatrice di un Essere trascendentale che non sia un mero e astratto “soggetto gnoseologico”, ma Individuo Assoluto, Immortale.

Stai già lavorando a qualche nuova composizione? Ci puoi dare una qualche anticipazione su quella che sarà il tuo prossimo lavoro?

D.M.: In cantiere per ora ho solo due brani per lo split di futura uscita tra Solitvdo, Infamous e Warnungstraum. Sarà un ottimo split con due gruppi che sinceramente apprezzo molto e che invito, per chi fosse interessato, a cercarsi e ascoltare.

Hai mai pensato di portare on stage i Solitvdo con l’ausilio di qualche sessionmen o ritieni che la tua musica non sia adatta per essere ricreata dal vivo?

D.M.: Assolutamente, Solitvdo non verrà mai proposto in sede live, primo perché ritengo i live, specialmente quelli Black Metal, fastidiose e ridicole manifestazioni carnevalesche e in secondo luogo, decisamente motivo più importante del precedente, perché Solitvdo si basa per un 70% sui testi per motivare la propria esistenza! Non riuscirei a sentirmi a mio agio sopra ad un palco, davanti a dieci, venti, cento ragazzini ubriachi o meno, incapaci di capire una sola parola dei miei testi.

Tu provieni dalla Sardegna, una regione che, pur in maniera meno appariscente di altre, ha un grosso sottobosco di band dedite al Metal estremo e non (mi vengono in mente i Vultur, Locus Morti ed Urna). Esiste una vera scena? Sei in contatto con qualche band della tua zona?

D.M.: Mi viene difficile parlare di scena sarda. Sicuramente esistono molte band, tra loro per lo più in contatto; ma per parlare di scena vera sarebbe d’uopo che buona parte di queste band presentasse molti aspetti simili, che siano lirici o stilistici, e cosi non è. Detto ciò, conosco varie band della mia regione, gli Infamous sono sicuramente tra i primi che mi vengono in mente, visto anche l’amicizia che mi lega con S.A. Poi sicuramente gli Urna sono un’ottima band, cosi come Anamnesi, che reputo un valido progetto sardo. Ci sono molte altre band ma sinceramente queste tre sono quelle che più di tutte ritengo valide di interesse per chi magari ancora non le conoscesse.

Ok! Ci siamo, questa era l’ultima domanda! Grazie ancora per la tua disponibilità nei riguardi di Hypnos Webzine! Come nostro solito, ti lascio chiudere l’intervista nel modo che preferisci.

D.M.: Grazie a te per lo spazio concessomi, per il tuo interesse e per le belle domande. Non sono un uomo da proclami, quindi non ne farò; invito solo chi interessato ad ascoltare Solitvdo tramite la pagine bandcamp.

Autore: Iconoclasta

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