INTERVISTA VEXOVOID – Band

Tra le sorprese più interessanti dell’anno appena trascorso ci sono sicuramente i Vexovoid, che con il loro debutto sulla lunga distanza “Call Of The Starforger” hanno dimostrato di saperci fare alla grande e di avere tutte le carte in regola per lasciare il segno. Inevitabile quindi andare ad approfondire la loro conoscenza con questa piacevole chiacchierata.

Ciao ragazzi, benvenuti su Hypnos Webzine. Per iniziare, vorrei sapere quale è stata la molla che vi ha spinto a creare i Vexovoid e quali ambizioni avevate e avete tuttora?

Band: Ciao e intanto grazie per lo spazio che ci dedicate. Beh, naturalmente l’idea alla base della nascita dei Vexovoid è stata “Oh che fottuta bomba sono i Vektor, mettiamo su un gruppo cosi!”. Scherzi a parte, l’idea era quella di mettere su una band Thrash Metal, ma che si discostasse un po’ dal trend classico anni ’80 della Bay Area, del quale ormai il mercato è saturo con band di ottima qualità anche qui in Italia. La battaglia sarebbe stata persa in partenza, quindi abbiamo optato per differenziarci, prendendo spunto da quelle band un po’ borderline del genere, come erano i Voivod negli anni ’80 e i Vektor oggi.

Per quanto riguarda il vostro monicker, fin da subito l’ho inconsciamente associato proprio a quelli di Vektor e Voivod. C’è qualche motivo particolare dietro a questa scelta?

Band: In realtà l’aneddoto che ci piace sempre raccontare a proposito del nostro nome è ancora più ridicolo, ahahah. Inizialmente avevamo pensato di chiamarci Portal, visto che sembrava un nome azzeccatissimo per un gruppo dalle tematiche sci-fi. Scoprimmo poco dopo l’esistenza di una band già attiva proprio con quel monicker e, come avremmo scoperto in seguito, era pure una band davvero conosciutissima (tranne da noi ignoranti) e con un vastissimo seguito. Era troppo tardi per fermarci sul nome Portal, ma non per rubare il titolo del loro album più famoso, “Vexovoid”. Appena aperta la pagina facebook ci venne a chiedere il motivo del nostro nome proprio l’insospettabile chitarrista dei Portal che, dopo uno scambio di battute e qualche risata, ci ha concesso il permesso di tenere il nostro monicker, accettando il furto. Però ancora oggi, quando vogliamo darci un tono, diciamo che il nostro è un omaggio alla band cult australiana, ahahah.

Se Vektor e Voivod sono quindi due influenze innegabili, sia musicalmente che a livello di testi, ci sono anche altre band o album che ritenete siano state fondamentali nella vostra crescita musicale?

Band: Si certo, Vektor e Voivod sono fra le maggiori influenze che abbiamo, ma poi siamo gente cresciuta a pane e Thrash Metal, quindi dagli Exodus, ai Sodom, Testament, Sepultura ecc. Poi beh, naturalmente divoriamo anche un sacco di Heavy Metal classico e Death Metal come Pestilence, Death, Nocturnus, Cynic e Obscura.

Parlando di “Call Of The Starforger”, vi aspettavate un’accoglienza così positiva? Come ho scritto nella recensione, il pezzo che più mi ha colpito è stato senza dubbio “Galaxy’s Echoes“. Se doveste scegliere un brano per descrivere questo lavoro, voi su quale puntereste e perché?

Band: Beh, quando registri un disco sei sempre un po’ pronto a tutto, speri negli apprezzamenti, ma ti prepari anche alle peggiori critiche. Questa volta ci è andata bene, dai! In effetti abbiamo lavorato molto a questo full length, cercando di non lasciare niente al caso e dando tutti il massimo che potevamo dare. Anche se il lavoro non fosse piaciuto, noi saremmo stati comunque soddisfatti perché abbiamo fatto quanto di meglio potevamo fare ed è già un buon risultato personale. Si, “Galaxy’s Echoes” è una brano che piace molto anche a noi, anche se l’abbiamo capito solo ascoltando il disco dopo averlo registrato, inizialmente non eravamo cosi entusiasti e non sapevamo come la gente lo avrebbe recepito, visto che è il brano più particolare e lungo dell’intero album. Invece il pezzo che secondo noi rappresenta al meglio il disco è la conclusiva “The Starforger” in cui, avendola concepita un po’ come title track dell’album, abbiamo cercato di fare un sunto di tutto quello che sono stati i Vexovoid in questi tre anni. Non si smette mai di imparare e di crescere, perciò in futuro cercheremo di avere sempre qualcosa in più da offrire e di migliorarci rispetto alla volta precedente.

Un aspetto della vostra musica che ho particolarmente apprezzato è il fatto che, pur potendo contare su un’ottima tecnica individuale, i vostri brani non sembrano costruiti per farla emergere ad ogni istante e ad ogni costo, come spesso invece succede a molti altri gruppi Technical. Da questo punto di vista, cosa ci potete dire sul processo di scrittura dei brani? Lasciate che sia l’ispirazione a guidarvi o partite già con un’idea di massima da seguire?

Band: Diciamo che il gruppo internamente è diviso in due fronti: da un lato c’è Leonardo, grande cultore del Progressive Thrash e Death e della sperimentazione musicale in generale, quindi parliamo appunto di gruppi come Vektor, Obscura, Cynic, Watchtower ecc, mentre dall’altro c’è Danny, che viene da una scuola più “ignorante” Thrashcore, Thrash teutonico e Bay Area, quindi Exodus, Municipal Waste, Sodom e così via. Questo dona un buon bilanciamento a livello musicale, né troppo Prog, né troppo “dritti”. E forse questo è proprio uno dei nostri punti di forza. Poi c’è Mattia, che cerca di accontentare un po’ entrambe queste due parti per mantenere l’equilibrio nella Forza.

Per quanto riguarda i testi, l’approccio sci-fi è stato ben chiaro sin dal vostro EP di debutto. Come mai avete puntato decisi su questa direzione e quali sono le vostre fonti di ispirazione?

Band: Scenr di guerra, violenza, critica sociale, emarginazione, ribellione, politica, cose anni ’80 e feste devastanti racchiudono più o meno il 90% dei testi Thrash ascoltabili ovunque. Affrontare la parte compositiva in una maniera più ragionata e particolare, per poi cantarci sopra una cosa qualunque, non ci sembrava proprio la decisione più saggia. Volevamo tracciare una linea che accomunasse Voivod e Vektor per poi proseguire a livello locale con noi anche come contenuto tematico. Perché non prendere parte e diffondere questa nuova corrente sci-fi che nel Death Metal di un certo tipo abbonda ma che nel Thrash fatica ad attecchire? Nel caso si diffondesse davvero un giorno, sai che figata poter dire di essere stati tra i primi in Italia? Ahahah. Da avidi amanti della fantascienza, perché cercare argomenti nuovi di cui parlare, quando basta trasformare in testo film, libri, videogiochi e le storie che tiriamo fuori quando viviamo la nostra vita da amici di ogni giorno.

Anche se in effetti forse è ancora un po’ presto per parlarne, non posso non chiedervi se avete già iniziato a buttar giù qualche idea per dei nuovi brani. Cosa ci dobbiamo aspettare dai Vexovoid per il futuro?

Band: Con piacere possiamo dire di essere già al lavoro sul secondo disco, ma è ancora un po’ presto per dire cosa vi dovrete aspettare. Di certo è nelle nostre intenzione discostarci un pochino dalle nostre influenze solite e proporvi qualche soluzione forse più interessante. La formula non cambierà di molto perché i pezzi con i quali ci avete conosciuto sono ciò che amiamo suonare, ma siamo decisi a esplorare alcune zone d’ombra che in questo disco abbiamo solo accennato, per regalarvi un’esperienza diversa rispetto a quello che avete ascoltato fin’ora.

Giusto qualche settimana fa avete suonato dal vivo “Call Of The Starforger”. Come è andata e come descrivereste la vostra dimensione nei live? Sentite di esprimere al meglio la vostra personalità nella calma dello studio o su di un palco?

Band: Il release party di “Call Of The Starforger” è stato effettivamente un bel successo, abbiamo riempito un locale dell’Emilia Romagna di fan e amici, vecchi e nuovi: i nostri grandi aficionados, ragazzi mai visti prima che ci hanno scoperto da poco, amici che non vedevamo da anni e da tutti abbiamo ricevuto un sacco di calore. È stato molto bello ed intenso, non ce lo aspettavamo ad essere onesti. Si certo, in studio puoi permetterti suoni molto più puliti e una maggior qualità sonora, ma quando sei sul palco ci metti tutta l’energia che hai dentro e anche se a volte i suoni non sono come vorresti e qualche imprecisione qua e là può pure scapparci, i fan la sentono questa energia e rispondo di conseguenza, ed è proprio questa connessione che si crea fra band e fan che ci stimola e ci sprona a fare di meglio. Questo è il nostro mondo.

Questa era l’ultima domanda. Grazie ancora per la disponibilità. A voi l’ultima parola.

Band: Grazie ancora a voi ragazzi di Hypnos Webzine per averci dedicato questo spazio, e anche a voi lettori per esservi soffermati a leggere queste righe. Inoltre vi invitiamo a supportare e a tenere viva tutta la scena Metal underground italiana, che ne ha sempre un gran bisogno. Lunga vita e prosperità!

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