INTERVISTA WILL’O’WISP – Paolo Puppo

Forti dell’ottimo responso del loro inatteso come-back “Kosmo”, i Will’O’Wisp, capitanati dal Paolo Puppo, tornano a stupire con un album che spinge ancor più in avanti i confini della loro musica. Se a questo aggiungiamo poi un concept intenso e profondo incentrato sulla complessa figura di Nicholas Roerich, i presupposti per un altro capolavoro ci sono tutti. Per questo motivo Hypnos Webzine si è lasciata guidare nell’ascolto del disco da un sempre disponibile ed entusiasta Paolo Puppo.

Ciao Paolo! E’ davvero un onore per noi averti ospite per un’altra chiacchierata e poter analizzare in dettaglio quel grande disco che è “Inusto”. Innanzitutto, come stai? Sei soddisfatto del lavoro svolto per questo nuovo lavoro dei Will’O’Wisp? Hai già ricevuto i primi feedback sull’album?

Paolo Puppo: Ciao! E’ un piacere grande anche per me e per noi poter essere ospitati sulle vostre pagine! Sinceramente siamo molto soddisfatti di come è “uscito” “Inusto”. I primi responsi sono onestamente molto buoni, speriamo che il lavoro continui ad essere apprezzato!

Sin dalla stupenda copertina che propone il dipinto “Treasure Of The World”, fai subito capire che “Inusto” è un disco totalmente ispirato alla straordinaria figura di Nicholas Roerich, un personaggio davvero a tutto tondo che, nella sua lunga vita a cavallo tra il XIX e XX secolo, si è dedicato non solo alla pittura, le cui opere sono riprodotte nel booklet, ma anche alla poesia, alla filosofia ed all’antropologia. La prima cosa che ti voglio domandare è in quale occasione sei venuto a contatto con Roerich e le sue opere e, di conseguenza, che cosa ti ha spinto a dedicare l’intero disco al suo pensiero, addirittura riadattando le sue poesie per i testi di “Inusto”.

Paolo Puppo: E’ stato un incontro casuale seppure totalizzante, un amore a prima vista. Ricordo di essermi imbattuto in un suo quadro girovagando per la rete. Mi ha fulminato. Così ho iniziato ad approfondire l’autore scoprendone l’universo. Come ben tu sottolinei, si tratta di una figura a tutto tondo dotata di un genio ed una profondità spirituale che oserei dire abbia avuto pochi simili nel XX secolo. Man mano che mi appassionavo alla sua vita, alle sue opere sia letterarie che pittoriche, sentivo un coinvolgimento sempre più totale. Alla fine mi è venuto istintivo e naturale dedicare a questo immenso artista un piccolo ma sincero tributo. Così è nato “Inusto”.

Dal momento che il sottoscritto non conosceva affatto la pittura di Roerich, puoi ben immaginare la mia meraviglia quando ho sfogliato per la prima volta il libretto di “Inusto”. Quadri come “Himalayas” o “Star Of The Hero”, sembrano trasmettere un grande senso di pace interiore, oltre che la determinazione, accompagnata con l’innocenza, nello scoprire, ma sopratutto interiorizzare, culture nuove e diverse dalle proprie. Credo inoltre che tutto questo si rifletta nei vari brani di “Inusto”. Sei d’accordo con me?

Paolo Puppo: Mi fa molto piacere che tu abbia apprezzato il booklet in sé. E’ stato uno sforzo notevole realizzarlo, ma mi era parso evidente che non si potesse scollegare nulla dell’opera di Roerich, ossia vi era bisogno di un qualche cosa che proponesse sia l’aspetto visivo che poetico assieme alla musica della band e che dunque ne guidasse idealmente la scoperta pagina dopo pagina, song dopo song. Spero che sia davvero così, che l’anima che abbiamo messo nella musica abbia “catturato” qualcosa dell’essenza di Roerich e del suo messaggio. E’ bello vedere come i suoi colori e le sue visioni siano così fortemente veicoli emotivi.

Leggendo i ringraziamenti di “Inusto”, sembra tu abbia avuto un grosso supporto dal N. Roerich Museum per la realizzazione del disco, cosa che ti ha permesso di poter utilizzare i suoi dipinti nel booklet. Ci potresti raccontare come è avvenuta questa collaborazione?

Paolo Puppo: E’ accaduto non appena è nata l’idea del lavoro. Mi faceva piacere che tutto fosse curato al massimo livello ed al contempo per correttezza ho voluto chiedere se ci era possibile riprodurre le poesie ed i quadri nel nostro lavoro. Il direttore Mr.Daniel Entin si è dimostrato una persona sensibile ed estremamente collaborativa. Non solo abbiamo ottenuto i permessi, ma si è anche fatto carico di farci inviare i file ad alta definizione che sono stati poi usati per la riproduzione dei quadri scelti. E’ quindi paradossalmente bastato uno scambio di mail!

Una piccola curiosità personale. Come mai per il fronte e il retro della confezione del disco non hai usato un dipinto di Roerich, bensì delle opere dell’artista Alice Elizabeth Chiarelli?

Paolo Puppo: Perché c’era l’idea del sovracartonato, che come hai giustamente detto è “Il tesoro del mondo”. Quel dipinto ha una valenza simbolico spirituale immensa. Potrebbe rappresentare da solo il disco in sé, ed infatti volevamo che una volta aperto, l’ascoltatore si trovasse poi di fronte ad una immagine “nostra” che simboleggiasse cosa era “Inusto” per noi. Quindi poi, riaprendo il booklet, rientra meravigliosamente l’arte di Roerich a fare da guida al viaggio musicale. Per quanto riguarda Elisabeth lavoriamo con lei dai tempi di “Kosmo”. E’ un’artista dotata di una visionarietà straordinaria, coglie quello che vedi nella mente ed ha un uso davvero strepitoso dei colori. Non vedo sinceramente per noi altra collaborazione possibile, senza nulla togliere ai tanti straordinari artisti che ci sono!

Ultima domanda su Roerich, e poi passiamo a parlare della musica di “Inusto”. Mi dici qual’è il quadro che ti ha colpito di più e se c’è una sua frase che inquadrare perfettamente il tuo lavoro di ricerca musicale e non presente su “Inusto”. Inoltre, qual’è il significato di “Inusto” e in che modo questa parola riunisce tutto il lavoro di ricerca da te svolto per la realizzazione dell’album?

Paolo Puppo: Onestamente sono più di uno, ma ti indicherò proprio “Treasure Of The World”, se noti è ripreso anche all’interno del booklet. Di frasi davvero ve ne sono molte profonde e meravigliose, ma ti riproporrò quella che puoi leggere all’inizio del booklet: “To the ocean tides of the spirits arts are one”. “Inusto” è una parola arcaica che deriva dal latino. Significa “ciò che è stato impresso/marchiato dalla forza del fuoco”. “Inusto” è un disco di fuoco spirituale che si ricollega all’insegnamento dell’AGNI YOGA. E’ la forza che forgia e plasma, il fuoco cosmico e spirituale.

Passiamo finalmente ai Will’O’Wisp in quanto band. Sin dai primi ascolti, quello che più ho notato è che, nonostante la musica sia tutta scritta da te, la band mostra una maggior unione e compattezza. Per esempio Deimos, che avevo bacchettato nella precedente release per una certa monotonia in fase di esecuzione, sembra quasi essere un altro vocalist, mostrando molta più aggressività e personalità in fase di interpretazione dei brani. Lo stesso Jacopo Rossi dimostra un gusto notevole per gli arrangiamenti e una tecnica strumentale davvero sbalorditiva, come negli assoli jazzati sulla stupenda “The Calling One”. Lo hai notato anche tu? Puoi dirci come è avvenuta la scrittura ed il successivo coinvolgimento della band?.

Paolo Puppo: Mi fa piacere che tu abbia colto questi aspetti. E’ proprio così. Ai tempi di “Kosmo” la formazione si assemblò molto dopo che i pezzi erano stati scritti. Deimos registrò le sue parti al volo e non ebbe modo di provare soluzioni diverse. Ora la band ha qualche anno alle spalle con questa formazione e naturalmente si è creata una specie di empatia, si entra tutti sempre di più nella creatura e quindi si riesce a tirare fuori il meglio di noi. Jacopo è un bassista di gusto immenso, è musicale. Questo per me viene prima della tecnica. Oggi tutti pensano a sbalordire, a mostrare quanto muovono le dita e quante suonano. La tecnica è un mezzo, non un fine. La musica dovrebbe sempre vincere, l’idea dovrebbe dominare l’atto esecutivo. Ecco Jacopo ha questo dono non comune, possiede i mezzi ma li sa dominare, li usa per essere funzionale a quanto occorre, non per mettersi in mostra. La scrittura è partita già da prima delle registrazioni di “Kosmo” in fase molto embrionale. Ci sono spunti che risalgono al 2010. Alla fine ci sono voluti quasi 5 anni di arrangiamento e coagulazione delle idee; è stato veramente bello ma sinceramente molto dispendioso in termini di energia psichica. Ti confesso che al termine ero davvero stanco mentalmente.

Nella precedente domanda non ho menzionato Oinos perché ne voleva parlare in maniera più approfondita. Sbaglio o secondo me su questo “Inusto” è riuscito a dare sfogo a tutta la sua creatività? Non parlo soltanto di questione di pura tecnica strumentale, ma anche e soprattutto del livello di influenze esterne al Death che è riuscito a mettere dentro il disco, arricchendo notevolmente il risultato finale.

Paolo Puppo: Anche in questo caso hai colto nel segno. Quando ormai avevo un buon nucleo di songs complete gli dissi : questo è il tuo disco. Lui ha preso il materiale e ci è entrato letteralmente. La composizione della varie parti di batteria gli ha preso oltre un anno, ed ogni colpo ed ogni fill è vissuto funzionalmente al cambiare del pezzo. Credo che, artisticamente parlando, su questo album abbia dato il meglio di tutta la sua meravigliosa carriera artistica.

Sempre a proposito di Oinos, visto che le sue tastiere sono presenti ovunque, in che modo avete affrontato il processo di arrangiamento? Gli hai lasciato pieno campo libero, o hai sempre cercato di dare delle indicazioni di massima?

Paolo Puppo: Le tastiere le ho scritte io, ma, suonandole lui, chiaramente ha interpretato le parti con la sua sensibilità. I due bellissimi soli sono invece totalmente opera sua. Sono due vere canzoni nelle canzoni! Quello su “Kanchenjunga” gli ha di nuovo richiesto una immersione totale, ma quando lo ascolti, a mio avviso, sei davvero proiettato sulle vette Himalayane.

Credo che uno dei picchi del disco sia senza dubbio “The Calling One”, un brano dove hai saputo combinare quasi alla perfezione elementi progressivi e melodici (l’apertura di pianoforte o l’assolo jazzato di Jacopo, per non dire poi del finale con tanto di violino) con un riffing Death molto minimale e brutale. A questo brano poi accosterei anche la strumentale “Lower Than The Depths”, nella quale mostrate un fantastico tocco tribale, dimostrando anche come si possa essere “Heavy” pur non suonando Metal. Cosa mi puoi dire di questi brani?

Paolo Puppo: “The Calling One” è un brano molto sentito. Il tema di violino finale ed i piani sono frutto di una esperienza personale molto difficile. E’ un brano che ha alcuni passaggi discretamente complessi, altri invece più immediati. “Lower” è ispirata ad un quadro dal medesimo titolo e porta nel cuore del disco. E’ la discesa nelle caverne. Tutto “Inusto” rappresenta un viaggio fisico e spirituale. E’ una tappa molto importante e volevamo un qualcosa che trasmettesse l’aspetto etnico del luogo ma anche il senso di mistero che si prova addentrandosi nelle viscere segrete della terra.

Son curioso di sapere quali sono le tracce di “Inusto” che senti maggiormente tue o che in fase compositiva ti hanno tramesso qualche sensazione particolare.

Paolo Puppo: Non considerarmi banale, ma ti direi tutto. E’ stato totalizzante, immersivo, spossante.Se proprio devo scegliere qualche momento, ti direi la parte centrale di “Path To Shambhala”, i violini ed i piani di “The Calling One” ed il secondo solo di “Sacred Signs”.

Per la produzione avete fatto affidamento ancora una volta su Tommy Talamanca e i suoi Nadir Studio. Com’è andato il rapporto con Tommaso in fase di registrazione e produzione? E’ riuscito ad andare subito in sintonia con le vostre richieste, oltre che comprendere il profondo senso dell’album?

Paolo Puppo: Lavoriamo assieme a Tommy ormai dal 1993. Ci consociamo benissimo e sappiamo subito intenderci. Non abbiamo paradossalmente gusti troppo comuni su certe soluzioni musicali, ma lui è una persona dotata di una sensibilità artistica sbalorditiva ed una perizia tecnica e professionale davvero profonda. E’ bello in studio confrontarsi con la massima elasticità. Io penso che qualunque band quando realizza un disco debba essere la mente che decide, alla fine lo studio ed il fonico sono dei mezzi, ma al contrario sarebbe sciocco non fidarsi della persona con cui lavori o non sfruttare le loro doti. Nei Nadir ci troviamo a casa e ci è sempre stata fornita una professionalità ed una perizia fuori dal comune da parte di Tommy. Registrare con lui è un’ esperienza veramente soddisfacente per un musicista, ogni volta lavorando con lui si impara o si acquisisce qualcosa.

Nonostante sia decisamente presto per parlare di un nuovo album, visto il gran bel risultato ottenuto con “Inusto”, c’è già qualcosa che potrebbe darti ispirazione per una futura release? Oppure, rigirando la domanda, c’è un qualche artista (pittore, poeta o scrittore) con il quale ti piacerebbe confrontarti per la realizzazione di un nuovo album firmato Will’O’Wisp?

Paolo Puppo: Sinceramente il nuovo disco è quasi finito. Sarà un lavoro molto diverso e molto pionieristico. “Inusto” rappresenta il culmine di un certo percorso dei Will’O’Wisp. Oltre, su quella strada, non mi sento di poter proporre altro. Sarebbe solo un ripetersi che nella migliore delle ipotesi sfocerebbe in un disco di mestiere, che è proprio quello che ho sempre cercato di evitare. Il nuovo lavoro spero riuscirà a mantenere lo stile della band, ma musicalmente sarà molto diverso, diciamo modernamente melodico ove per melodia intendo l’andare contro la melodia convenzionale. Ci sarà molta ma molta sperimentazione nelle parti, sarà un lavoro ostico e mi sento di dire coraggioso, ma è quanto sentiamo di dover esplorare ora. Ti anticipo che resteremo sempre dalle parti del Tibet ma sarà un concept filosofico.

Nonostante abbia già in mente la risposta, io ti ridomando nuovamente se non ti è venuta voglia di portare on stage i Will’O’Wisp. Capisco che riprodurre dal vivo un disco complesso come “Inusto” sia particolarmente complicato, però la speranza è l’ultima a morire.

Paolo Puppo: In tutta sincerità, riprodurlo sarebbe il minore dei problemi. Tralasciando le spesso penose situazioni in cui gli ottimi gruppi italiani debbono muoversi proprio in questi contesti vedendo sminuito se non ridicolizzato il proprio impegno, la propria passione e la professionalità, la difficoltà base è di essere sparsi per l’Italia con Oinos a Milano, Jacopo a Piacenza, Deimos a Roma ed io a Genova… Come intuirai non è così banale incastrare il tutto… D’altra parte c’è però l’idea di proporre il prossimo lavoro in una unica data dalla location suggestiva per ottenere una registrazione video live che celebri per noi un ricordo da conservare negli anni e per chi ha seguito la band offra una testimonianza “reale”. Ecco questo potrebbe accadere per quanto i costi siano un elemento da valutare, ahimè, con estrema attenzione.

Questa era l’ultima domanda. Ti ringrazio per l’enorme disponibilità nei confronti della nostra ‘zine e spero di poter in futuro scambiare con te quattro chiacchiere di musica, magari anche di persona perché no? Come al solito, sei libero di chiudere l’intervista nel modo che preferisci.

Paolo Puppo: Innanzi tutto siamo noi che ringraziamo Te per la grande disponibilità che ci hai sempre mostrato. Farebbe piacere anche a me incontrarci magari chissà a qualche concerto! Chiuderei con un duplice invito. “Inusto” è disponibile ovunque ma è richiedibile direttamente anche alla band. Se i pezzi vi piacciono (in rete si può sentire), supportateci e acquistatelo, è il solo vero supporto che possiamo ricevere! I complimenti sono davvero graditi, ma qualche piccola entrata che ripaghi parzialmente le spese sostenute sarebbe di enorme aiuto! L’altro suggerimento è quello di approfondire l’opera di Nicholas Roerich, magari iniziando dalla visita al sito del museo di NY. L’album nasce per trasmettere il suo messaggio e fare conoscere la sua persona, ecco questo ci farebbe veramente piacere. Grazie ancora e ciao!!!

Autore: KarmaKosmiK

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