JOHNNY CASH
“American Recordings”

Johnny Cash non ha bisogno di presentazioni. Nei suoi quasi cinquant’anni di carriera ha lasciato un segno indelebile nella musica Country, passando per il Rockabilly, il Blues, il Gospel e il Folk. La sua vita avventurosa, piena di luci e ombre (abuso d’alcool e amfetamine), è a noi nota grazie anche alla sua autobiografia (sulla quale si ispira l’ottimo film “Walk The Line” del 2005) e, per ultimo, alla biografia scritta dal figlio John Carter Cash e contenuta nel volume “House Of Cash: The Legacies Of My Father, Johnny Cash” uscito nel 2011.

E’ proprio la testimonianza di John Carter Cash che ci permette di capire l’importanza di “American Recordings” e quanto esso rappresenti un ritorno inaspettato per Johnny Cash:

“Anche se (Johnny) non smise mai di essere creativo e continuava a fare sold-out ai concerti, erano lontani i tempi delle hits e del successo di pubblico come avveniva negli anni ’50 e ’60. Poi nel 1993, un uomo dai capelli lunghi e dalla barba ancora più lunga si presentò nel backstage del Rhythm Café di Santa Ana (California) dove papà stava suonando. Si chiamava Rick Rubin. Il manager di mio padre, Lou Robin, aveva già avvisato Johnny del fatto che Rick volesse parlargli. Secondo la versione di Lou, Rick e mio padre si fissarono per circa due minuti senza proferire parola. Papà pensava che Rick fosse venuto semplicemente per proporre un breve tour ad un artista affermato. Al contrario, Rubin offrì qualcosa che mio padre aveva sempre sognato ma che nessuno, fino a quel momento, aveva fatto: un contratto. Entrare in studio con Rick e fare la musica che avrebbe sempre voluto fare; seguire il suo cuore; registrare con o senza band; sedersi davanti a un microfono e cantare le canzoni come voleva. Per mio padre era una boccata d’aria fresca rispetto alle offerte ricevute sia a Nashville, sia da diversi produttori in tanti anni di carriera”.

E’stato proprio Rick Rubin a segnare la rinascita di “The Man In Black” grazie ad una produzione che esalta le doti vocali di Cash e della sua Martin: un’atmosfera minimale ma intima, che avvicina indissolubilmente artista e ascoltatore. Nei tredici brani presenti nell’album troviamo nuovi arrangiamenti di vecchi pezzi dello stesso Cash (come “Let The Train Blow The Whistle” o “Like A Soldier”), canzoni di colleghi illustri come “Bird On A Wire” di Leonard Cohen o “Why Me Lord” di Kris Kristofferson e altre scritte appositamente per Johnny come “Thirteen” di Glenn Danzig o “Down There By The Train di Tom Waits.
Tra questi spicca senz’altro l’opener “Delia’s Gone”” (apparsa per la prima volta nel LP “The Sound Of Johnny Cash” del 1962), grazie ad una veste molto più riflessiva e quasi grottesca (il mood quasi rilassato stride in modo sublime con quanto viene detto nel testo) rispetto all’originale; la già citata “Thirteen”, tetra e nostalgica: la voce calda e inimitabile di Cash incarna una sensazione di inesauribile tormento interiore e smarrimento. Ottime anche “Tennessee Stud” e “The Man Who Couldn’t Cry” registrate dal vivo al Viper Room e “Why Me Lord” e “The Beast In Me”, brani dalla forte ascendenza religiosa: tematica non nuova per Cash, un credente che aveva affrontato il problema della fede (insieme ad altri aspetti correlati) in molte canzoni del passato. Ma è tutto l’album a scorrere liscio come l’olio e pronto ad essere ri-ascoltato non appena finisce perché non si è mai stanchi di ascoltare le storie di un Johnny Cash ispirato come non mai accompagnato dalla sua chitarra.

“American Recordings” segna l’incipit del sodalizio artistico tra Johnny Cash e Rubin, un unione che ha permesso a “The Man In Black” di uscire dal “dimenticatoio” in cui era caduto dalla fine degli anni ’70. Un totale di sei album, di cui due postumi, con i quali Cash è riuscito sia ad avvicinare una nuova fetta di pubblico sia ad esaltare la “vecchia guardia”. Le cover, grazie ai nuovi arrangiamenti e al tocco personale di Cash, sembrano pezzi ex-novo, tant’è che l’album vinse nel 1995 come “Best Contemporary Folk Album”.

BRIEF COMMENT: “American Recordings” marks the return of Johnny Cash to commercial success and critical acclaim. The album, produced by Rick Rubin, contains new versions of previously released tracks such as “Delia’s Gone” and “Drive On”, covers as “Bird On A Wire” and “The Beast In Me”, and songs written expressly for him as “Thirteen” by Glenn Danzig. Thanks to Cash’s powerful voice, acoustic guitar and inspired songs, this album won a Grammy Award for “Best Contemporary Folk Album” in 1995.

Etichetta: American Recordings
Anno di pubblicazione: 1994
TRACKLIST: 01. Delia’s Gone; 02. Let The Train Blow The Whistle; 03. The Beast In Me; 04. Drive On; 05. Why Me Lord; 06. Thirteen; 07. Oh, Bury Me Not (Introduction: A Cowboy’s Prayer); 08. Bird on A Wire; 09. Tennessee Stud; 10. Down There By The Train; 11. Redemption; 12. Like A Soldier; 13. The Man Who Couldn’t Cry
Durata: 42:45 min.

Autore: Nivehlein

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