Live Report – BLACK MOUNTAIN & SOVIET SOVIET
Villa Ada (Roma) – 04/07/2016

A distanza di alcuni mesi dal concerto degli Amorphis all’Orion, torno ad assistere ad un evento live, questa volta nella splendida e fresca cornice di Villa Ada. Ad esibirsi in questo contesto estivo ci sono i canadesi Black Mountain, con l’inattesa ma gradita presenza del gruppo Post-Punk pesarese Soviet Soviet come supporting act. Fortunatamente, l’organizzazione, tenendo presente che era un lunedì sera, ha scelto un ottimo orario per il concerto, le 21.30, permettendomi di arrivare con tutta calma dandomi così la possibilità di poter ascoltare anche i Soviet Soviet.

Onestamente, non conoscevo affatto questi Soviet Soviet, sebbene il loro nome non mi suonasse nuovo, ma alla fine, nonostante una resa sonora non proprio perfetta, mi hanno tutto sommato interessato a tal punto da essermi poi andato ad ascoltare alcuni dei loro lavori in studio. Il loro Post-Punk è molto influenzato dalla scena Dark britannica di inizio anni ’80, Joy Division su tutti, con il basso di Giometti a dominare la scena. Il loro è stato un concerto molto fisico, col frontman Giometti a dimenarsi come un ossesso durante l’esecuzione dei brani, non risparmiandosi nel sfoderare una prestazione molto intensa. Peccato per la quasi inesistenza della chitarra di Alessandro Costantini, sovrastata dalla grossa distorsione del basso. Discorso a parte riguarda la voce di Giometti, molto aspra e a tratti simile a quella di Brian Molko dei Placebo. L’esibizione è durata una mezz’ora abbondante, con il trio che ha avuto modo di presentare anche un paio di nuovi pezzi che dovrebbero far parte del loro nuovo album in uscita il prossimo autunno.

Soviet Soviet Live

Una ventina di minuti più tardi, dopo il cambio di attrezzature, salgono sul palco un po’ alla spicciolata i vari componenti dei Black Mountain, intenti a dare un ultimo check ai propri strumenti. Poi. senza alcun tipo di preavviso o d’introduzione, parte il sampler di synth che introduce “Mother Of The Sun”, l’opener del loro ultimo e meraviglioso lavoro “IV”. Subito l’atmosfera si fa’ rarefatta e lisergica, con Amber Webber subito a mostrarsi tanto perfetta quanto statica sul palco, con gli altri membri completamente immersi nell’esecuzione dei brani. A seguire, i nostri propongono una rockeggiante “Florian Saucer Attack”, resa ancor più trascinante e meno psichedelica che su disco. Ottima introduzione di “Stormy High”, l’opener del secondo album “In The Future”, che rende felice tutti noi vecchi stooneroni, sempre pronti a zompettare sulle tipiche cavalcate Sabbathiane che influenzano il pezzo. Le atmosfere cambiano nuovamente con “Cemetery Breeding”, una specie di brano Folk psichedelico, che per il sottoscritto è uno dei gioiellini dell’ultimo “IV”, piccolo momento intimista prima di riaccendere il fuzz con la mitica “Tyrants”.

Clack Mountain Live

Si continua poi con l’ipnotica “You Can Dream”, seguita dal’acustica “Line Them Up”, con Amber a sfoggiare una prova vocale assolutamente da rimarcare. Da qui alla fine, si viaggia in piena trance psichedelica con un quartetto di tracce da brivido, a partire dalla doppietta del precedente “Wilderness Heart”, da cui vengono prese proprio la stessa title-track e “Rollercoaster”, passando per l’incredibile “Wucan”, per poi raggiungere il massimo della tensione con l’assolo finale di McBean su “Space To Bakerfield”. Così come è iniziato, il concerto termina senza alcun saluto da parte della band, lasciando anche un po’ sbigottiti per la mancanza di un encore, magari proponendo la mia amatissima “The Hair Song” o una “Old Fangs”. Come a dire, l’incantesimo è finito e torniamo tutti quanti alle nostre vite quotidiane, con il loro concerto che è stato quasi solo un sogno. In attesa di assistere al ritorno dei Maiden in Italia al Sonisphere tra un paio di settimane e ai Testament nell’infuocatissimo fine luglio, questo è al momento il migliore concerto che ho visto quest’anno, superando di poco quello dei Public Service Broadcasting. Buona anche l’affluenza di pubblico, certo non da grandi occasioni, ma comunque degna di nota. Ottima l’acustica, anche se ogni tanto la voce di McBean non usciva ben definita come quella di Amber. Ma sono sottigliezze. E’ stata una notte magica.

Clack Mountain Live

SETLIST: 01. Mothers of the Sun; 02. Florian Saucer Attack; 03. Stormy High; 04. Cemetery Breeding; 05. Tyrants; 06. You Can Dream; 07. Line Them All Up; 08. Rollercoaster; 09. Wilderness Heart; 10. Wucan; 11. Space To Bakersfield

Autore: KarmaKosmiK

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