LIVE REPORT – FRANK ZAPPA played by ENSEMBLE GIORGIO BERNASCONI and directed by PETER RUNDEL
Auditorium Parco Della Musica (Roma) – 10/10/2018

Credo di aver più volte ribadito nei miei vari articoli la grande predilezione che nutro nei confronti nell’opera omnia di Zappa. Tuttavia, sebbene le mie preferenze vadano verso il periodo delle Mothers Of Invention ed il periodo “jazzato” di fine anni sessanta inizio anni settanta con album come “Hot Rats” o “Waka/Jawaka”, non ho mai più di tanto approfondito il Zappa più dedito alla classica contemporanea. Ricordo ancora la definizione che sentii fare ad un commesso di un vecchio negozio di usato a San Lorenzo, oggi purtroppo chiuso, che definì questi lavori come suoni di orchestrine impazzite. In effetti, un po’ questa cosa mi è sempre rimasta addosso, ma quando la scorsa estate venni a sapere della riproposizione del suo ultimo lavoro “The Yellow Shark”, con tanto dell’originale direttore di orchestra dell’epoca Peter Rundel, non ci pensai due volte ad acquistare il biglietto.

Nonostante il traffico infernale sul Lungotevere, arrivo in sala in tempo per una interessante intervista dello stesso Rundel da parte del giornalista di Repubblica Ernesto Assante, nel quale sono stati approfonditi il rapporto del conduttore tedesco con il genio americano e le varie fasi di lavorazione del progetto. Tempo qualche minuto per liberare il palco, ed ecco salire i ragazzi dell’Ensamble Giorgio Bernasconi del Teatro Della Scala, tutti quanti giovanissimi ed in completo bianco con bretelle nere, e poi alla fine Rundel in completo nero e bretelle bianche, quasi a creare un contrasto tra loro. Il programma segue fedelmente l’ordine originale del disco, e la prestazione è stata molto apprezzata dal pubblico in sala, con numerosi applausi alla fine di ogni traccia. Certo, non c’era il pubblico delle grandi occasioni, ma forse qualche persona in più avrebbe potuto esserci per questo evento. Personalmente, mi sono veramente goduto il concerto, dandomi la possibilità di capire e comprendere meglio la grande massa di stili che Zappa ha riversato in questo suo ultimo lavoro. Si passa da momenti di pura anarchia sonora, a passaggi strumentali di fortissima intensità, fino ad arrivare alle sue orchestrine impazzite della famosa “G-Spot Tornado”. Riascoltando il disco a distanza di qualche giorno dalla performance, mi sembra che “Food Gathering In Post-Industrial America” e la feroce satira di “Welcome To The United States”, che prendeva in giro i questionari da compilare all’ingresso in America, siano stati parecchio modificati. O almeno, sulla seconda traccia, non era presente la parte parlata. Tra i momenti clou dello spettacolo, il bellissimo affresco sonoro di “Outraged At Valdez”, che rimane anche il mio pezzo preferito del disco, il notturno per piano di “Ruth Is Sleeping”, le pistolettate di “Questi Cazzi Di Piccione” ed il gran finale con la già citata “G-Spot Tornado”. Poi la band ha eseguito nei bis un paio di brani che non sono riuscito a riconoscere, anche se il secondo credo fosse una specie di medley di vari pezzi di Zappa. Purtroppo, non mi sono segnato le citazioni che sono riuscito a riconoscere, e la memoria è piuttosto breve. Ricordo solamente di non essere riuscito a ricordare il ritmo iniziale, che è parte di un brano famosissimo di Zappa, e su cui sto ancora sbattendo la testa. A parte questo, è stata veramente una gran bella serata, per gli Zappiani e non.

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