LIVE REPORT – JETHRO TULL
Auditorium Conciliazione – 11/02/2022

Saranno almeno dieci anni, o forse anche qualcosa in più, che mi rincorro con il buon vecchio Ian Anderson ed i suoi Jethro Tull. Un concorso di cause e sfighe che in tanti anni mi ha impedito di poter assistere ad un loro concerto, e che solo adesso, speriamo in coda a questa maledetta pandemia, sono riuscito a colmare. E pensare che non sapevo nulla di questo tour, anche se ero a conoscenza dell’uscita del loro nuovo lavoro “The Zealot Gene”, ed è solo per un fortuito caso che tale data romana mi è spuntata sotto il naso, per di più all’Auditorium Conciliazione che si trova piuttosto vicino a casa mia. Perciò, nonostante avessi tempo prima letto di uno Ian Anderson non più a suo agio come cantante, me ne sono altamente fregato ed ho acquistato i biglietti. D’altronde, per diversi anni sono stato un fan sfegatato della band, sin da quando fanciullo scovai tra i dischi di mio padre la versione giornale di “Thick As A Brick” e “Songs Of The Woods”, e diciamo che pur avendo come preferito “Minstrel In The Gallery” non trovo grosse pecche qualitative nella produzione, almeno fino a “Stormwatch”, poi i restanti li conosco onestamente poco. Quello che mi è sempre piaciuto dei Tull era il loro riffing nervoso ed imprevedibile e che magicamente si apriva verso tonalità folk o di stampo prettamente classico. Uno stile praticamente unico e che, a meno a mia conoscenza, non ha ancora trovato un erede diretto. Tornando al concerto, sebbene non ci fosse il soldout visto con i King Crimson anni prima, l’Auditorium Conciliazione era ben affollato e l’accoglienza a Ian ed ai suoi sodali è stata sempre molto calorosa. Buoni i suoni, sebbene ogni tanto il basso del bravo David Goodier venisse un po’ sopraffatto dall’irruenza delle distorsioni di chitarra del giovane Joe Parrish, e sebbene la voce di Ian, con questo suo timbro stridulo e nasale, non fosse proprio il massimo, il concerto è stato molto divertente. Ian si conferma un simpatico giocherellone, e nonostante le quasi settantacinque primavere sul groppone continua a divertire e, soprattutto divertirsi, ed il pubblico romano sembra averlo capito e supportato senza risparmiarsi. La scaletta è stata per certi versi inaspettata, e nonostante alcuni classiconi intramontabili come “Living In The Past”, una versione estremamente ridotta del loro capolavoro monotraccia “Thick As A Brick”, la famosa versione del classico di Bach “Boureè”, ed ovviamente le due canzoni più famose dell’altro loro masterpiece “Aqualung”, ossia la title-track e “Locomotive Breath”, quest’ultima fatta nell’encore finale, il buon Ian è andato a ripescare tracce da dischi minori, o comunque meno conosciuti dal pubblico, come “Spiral” and “Hunt By Numbers” tratte da “J-Tull Dot Com” del 1999, oppure “Clasp” da “The Broadsword And The Beast”, per non parlare del controverso “A” rappresentato da un’ottima versione di “Black Sunday”. Un assaggio del loro lavoro è stato dato con la title-track, un brano piuttosto gradevole, e che mostra in pieno le caratteristiche di questa versione attuale dei Jethro Tull, sebbene eccetto il giovane Parrish, autori di un sound di chitarra a tratti quasi Heavy, suonano tutti con Ian da una decina di anni. Le canzoni erano inoltre correlate ad alcuni video che scorrevano sullo sfondo del palco e che ben si accordavano alle tematiche dei singoli brani. Insomma, un concerto ben preparato e ben suonato, e che ha senza dubbio risollevato il morale di tutti gli spettatori, incluso il mio, dopo la lunga astinenza da concerti, perciò lunga vita a Ian ed ai suoi Jethro Tull.

SETLIST: Set 1: Nothing Is Easy; Love Story; Thick As A Brick (excerpt); Living In The Past; Hunt By Numbers; Bourèe In E Minor (J.S. Bach cover); Black Sunday; My God Set 2: Clasp; Wicked Windows; The Zealot Gene; Pavane In F-Sharp Minor (G. Faurè cover); Songs From The Wood; Aqualung Encore: Locomotive Breath; The Dambusters March (E. Coates cover)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.