LIVE REPORT – PHILIP GLASS KOYAANISQATSI performed by PHILIP GLASS ENSEMBLE, ORCHESTRA e CORO dell’ACCADEMIA NAZIONALE di SANTA CECILIA and directed by MICHAEL RIESMAN
Auditorium – Parco della Musica (Roma) – 13/11/21

E’ davvero un grande piacere quello di poter riscrivere un live report dopo oltre un anno e mezzo, un piccolo passo verso una normalità che ancora fatichiamo a ritrovare. Inoltre, per il sottoscritto, non poteva esserci occasione migliore che avere l’opportunità di godere dal vivo la meravigliosa colonna sonora scritta da Philip Glass nel 1983 per l’altrettanto assurdo film di Godfrey Regio, “Koyaanisqatsi”. Ovviamente presenti la Philip Glass Ensemble, gli unici autorizzati a suonare dal vivo le musiche del maestro, e l’orchestra e coro del Santa Cecilia, diretti da Michael Riesman, che si occupò della conduzione orchestrale originale del film. La serata è stata un grande evento, non solo per aver assistito finalmente ad un evento musicale dal vivo, ma anche perché nutro per questo film un attaccamento molto personale, non solo per il film in se, di cui più avanti darò la mia personale interpretazione, ma anche per alcuni ricordi personali, ossia di quando un dodici-tredici anni fa frequentavo con costanza il cinema Azzurro Scipioni di Silvano Agosti, famoso per presentare nei suoi meravigliosi locali numerosi film d’essai. Non sono mai stato un cinefilo, ma di natura sono comunque curioso e devo ammettere che da lì, dopo una visione totalizzante de “Il Posto Delle Fragole”, è nata una totale devozione verso Ingmar Bergman, che mi ha portato ad avere tutta la sua filmografia in DVD. Tornando a “Koyaanisqatsi”, ricordo ancora come se fosse oggi, il giorno in cui andai a vedere a “La Montagna Sacra” di Jodorowsky ed il tizio alla cassa mi disse la seguente frase: “Perché dopodomani non torni e ti vieni a vedere “Koyaanisqatsi”? Non lo trasmettiamo spesso e se vuoi un mio parere, bisogna vivere per vedere questo film”. Ovviamente la frase mi colpì molto, e non ho resistito a tornare per vedere questo film. Ovviamente, l’impatto che ebbe su di me fu enorme, sebbene creda di aver compreso molti dei messaggi di Regio, solo adesso dopo aver assistito a questo film concerto. D’altronde, come non avere la pelle d’oca con quel koyaanisqatsi ripetuto tipo mantra con voce da basso sopra quella frase d’organo celestiale, e sotto le immagini ravvicinate ed estremamente rallentate dell’accensione di un razzo. Oppure, come non rimanere storditi da quel crescendo sonoro composto da un minimale arpeggio di sintetizzatore che accelera lentamente fino a raggiungere velocità da infarto totale, mentre Regio ci stordisce fino alla nausea con le immagini di una New York frenetica ed impazzita.  Ho scritto di aver compreso solo adesso, pur avendolo visto nuovamente un paio di volte dopo quella prima volta, semplicemente perché si può capire solo dopo essere entrati pienamente nel mondo del lavoro, o semplicemente nell’età adulta, dove la nostra vita viene scandita quasi totalmente dai nostri ritmi lavorativi e dai nostri impegni personali. Una corsa continua, solo raramente interrotta durante i giorni ferie, durante il quale i giorni passano spesso con quella velocità inaudita con la quale Glass arriva praticamente a stordirci durante il film. Inoltre, se vogliamo dare un altro punto di vista al film, sembra piuttosto ovvio come Regio avesse ben chiaro come il rapporto uomo ambiente fosse ormai definitivamente compromesso, e non è un caso che la prima metà del film abbia suoni calmi e rilassanti, con quelle immagini aeree meravigliose e stordenti per i loro colori brillanti, per poi incupire di colpo la musica all’apparire di un enorme scavatore e dare così inizio alla corsa distruttiva che terminerà con la ripresa della distruzione del razzo Atlas-Centaur. C’è davvero tanto in “Koyaanisqatsi”, ed il mio consiglio è proprio lo stesso che mi diede all’epoca il tizio dello Scipione, ossia vivere il film, nella sua unione totale tra musica e immagini. Arrivato a questo punto, mi rendo conto di aver parlato poco del concerto, ma ovviamente credo sia scontato dire che fosse tutto perfetto, anzi oserei dire di aver assistito ad uno dei fantomatici concerti della vita. Che altro dirvi, se non quello di rimediarvi il film, o magari l’intera trilogia Qatsi, o anche solo ascoltarvi la colonna sonora di Glass, anche se, per quanto stupenda sia, non avrà mai l’impatto che fornisce quando unito alle immagini di Regio.

Da Wikipedia:

the hopi word koyaanisqatsi (Hopi pronunciation: [kojɑːnisˈkɑtsi]) is defined as “life of moral corruption and turmoil” or “life out of balance”. The prefix koyaanis– means “corrupted” or “chaotic”, and the word qatsi means “life” or “existence”, literally translating koyaanisqatsi as “chaotic life”. The film also defines the word as “crazy life”, “life out of balance, “life in turmoil”, “life disintegrating”, and “a state of life that calls for another way of living.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.