LIVE REPORT – ULVER
Teatro Quirinetta (Roma) – 23/11/2017

Pur avendo apprezzato parecchio la famosa svolta elettronica di “Perdition City”, è ormai un po’ di tempo che ho smesso di seguire gli Ulver. L’ultimo loro lavoro che ascoltai fu “War Of The Roses”, e ricordo solo tanta noia. Poi, tra una cosa e l’altra, le varie uscite che si sono susseguite negli anni sono praticamente passate senza che me ne accorgessi. C’è voluto questo inatteso concerto al centralissimo Quirinetta per riappacificarmi con Garm e soci, e la cosa assurda è che il recente “The Assassination Of Julius Caesar” è davvero un signor disco. Per una volta, gli Ulver decidono di prendersi una pausa dalla ricerca spasmodica del nuovo a tutti i costi e decidono di guardare indietro alla gloriosa New Wave degli anni ’80, buttandosi a capofitto in una specie di Dark Pop che ha portato a dei risultati assolutamente inaspettati.

Ulver

Ad accompagnare la band nel corso di questo tour troviamo come chitarrista Stian Westerhus, che apre il concerto con una breve esibizione in solitaria. Il Quirinetta è discretamente pieno, e sono rimasto più o meno stupito dall’enorme varietà di gente presente all’evento. Partendo da qualche giovane pischello con magliette di gruppi Black Metal, passando per un gran numero di trenta-quarantenni, tra cui il sottoscritto, in tenuta da post-lavoro, fino ad arrivare addirittura anche a qualche over cinquanta. Un bel risultato per Garm & soci che, pur avendo rinunciato da lungo tempo al Metal, sono comunque riusciti a mantenere un solido zoccolo di fan pronti a seguirli nella loro incessante ricerca sonora. L’apertura del concerto spetta in solitaria a Stian Westerhus, che, sulla base di alcuni droni creati con la sua chitarra tramite una loop station, presenta alcuni suoi brani personali. Se alcune tracce sono risultate essere molto emozionanti, anche per via di una voce veramente incredibile, altre mi sono sembrate più che altro un cazzeggio. Niente di offensivo, ma certe scelte sonore francamente ho fatto fatica a capirle. Tuttavia, dopo una mezz’oretta di esibizione, Stian imbraccia l’archetto e su quell’accordo tenuto entrano i restanti Ulver, con Kristoffer ultimo a comparire sulla scena, seminascosto da una felpa con cappuccio. L’attacco è assolutamente da paura con “Nemoralia”, opener dell’ultimo disco, subito seguita da un altro pezzo da novanta quale “Southern Gothic”. I suoni, pur essendo meno maestosi che su disco, sono molto nitidi e puliti, ed anche la voce di Kristoffer sembra reggere davvero bene i complessi arrangiamenti vocali dei brani, mostrando giusto qualche incertezza di troppo su “Rolling Stone”, ma in generale la sua prestazione è stata davvero da incorniciare. Si prosegue poi con la malinconica e depechemodiana “1969”, fino a giungere all’esplosione di “So Falls The World”, la vera killer track del nuovo “The Assassination Of Julius Caesar”. Tra laser sparati a tutto andare ed un video con il testo del chorus, si raggiunge uno dei punti di massimo coinvolgimento del live, con tanto di gente danzante sul finale martellante.

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Per questo motivo, o forse per la mancanza della seconda voce femminile, “Rolling Stone” non mi ha convinto come su disco, ma ci pensa la nuovissima “Echo Chamber (Room Of Tears)”, primo estratto dal recentissimo EP “Sic Transit Gloria Mundi”, a risollevare la tensione del pubblico. Un brano di pura e maestosa New Wave anni ’80, condita da una prestazione di Kristoffer davvero perfetta. Si prosegue poi con “Transverberation” e “Angelus Novus”, passando poi al secondo estratto dell’EP, la meno interessante “Bring Out Your Dead”, concludendo con la cavalcata elettronica di “Coming Home”. Tempo qualche minuto, Kristoffer risale sul palco annunciando l’ultimo brano della serata, una emozionantissima cover “The Power Of Love”, famosissima cover dei Frankie Goes To Hollywood, ulteriormente arricchita da un assolo pazzesco di Stian Westerhus. Potrà pure essere stata una pacchianata, ma ho visto e sentito praticamente tutti cantarla a squarciagola. Si conclude quindi, sull’onda dell’emozione, questa ora e mezza di concerto della band.

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C’è poco altro da aggiungere a questa mia narrazione. Nonostante la band abbia praticamente suonato solamente brani dall’ultimo “The Assassination Of Julius Caesar”, il concerto è stato assolutamente emozionante. Poi sarà che adoro la voce di Kristoffer e che l’ultimo loro lavoro mi sta piacendo davvero tanto, fatto sta che sono rimasto davvero soddisfatto. Loro sicuramente ci stanno credendo molto in questa svolta Dark Pop, se così vogliamo chiamarla, e forse anche per questo hanno preferito eseguire completamente tutto l’ultimo lavoro, senza andare a pescare da qualunque altra parte. E comunque, e con questo chiudo, con tutta la scenografia a base di laser, sembrava realmente di essere ritornati indietro agli anni ottanta. Back to the future…

Setlist: Nemoralia, Southern Gothic, 1969, So Falls The World, Rolling Stone, Echo Chamber (Room Of Tears), Transverberation, Angelus Novus, Bring Out Your Dead, Coming Home; Encore: The Power Of Love (Frankie Goes To Hollywood Cover)

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