MARDUK
“Serpent Sermon”

Pur avendo imboccato il viale del tramonto già da alcuni anni, i Marduk erano sempre riusciti a realizzare lavori che, pur vivendo più sul mestiere e l’esperienza che non sulla mera ispirazione, rimanevano comunque coerenti con il loro tentativo di esplorare nuove direzioni sonore nella speranza di continuare a ritagliarsi un posto al sole nell’odierno panorama Black Metal. Va da sé che questa parte della loro carriera sia quella su cui più si sono divisi critica e fan, al punto che ogni nuova release del combo svedese è sempre un pretesto per riaccendere l’infinita e inconcludente diatriba tra aficionados e detrattori irriducibili.

L’uscita di questo “Serpent Sermon”, dodicesima fatica dei nostri sulla lunga distanza, non potrà che accentuare questi onanismi mentali in virtù del suo essere scontata ma al tempo stesso inattesa. L’album pulsa infatti di una doppia natura francamente difficile da conciliare: da una parte vive l’anima degli ultimi Marduk, quelli del funereo e claustrofobico “Wormwood”, dall’altra torna prepotentemente alla ribalta quella della furia devastatrice dell’era “Panzer Division Marduk”. Håkansson e soci si trovano così alle prese con il non facile compito di far convivere questi due così spiriti differenti, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: i pezzi che riescono veramente nell’impresa sono pochi e, guarda caso, si rivelano essere anche i migliori del lotto (le trascinanti “Serpent Sermon”, “Souls For Belial” e la conturbante bonus track “Coram Satanae”), mentre gli altri episodi si distribuiscono nell’album come entità mutualmente estranee, ritrovandoci così a passare da pezzi veloci e tirati (“Messianic Pestilence” e “Gospel Of Worm” su tutte) a brani più lenti e oscuri (“Temple Of Decay” e “World Of Blades”), senza che vi sia un reale filo comune a tenerli uniti. Queste pericolose fluttuazioni finiscono però per inficiare anche gli spunti degni di nota, che si ritrovano infatti affossati in una ripetitività di fondo dovuta ad un songwriting strutturato su uno schema monocorde che lascia a desiderare: accelerazioni intervallate da rallentamenti e ripartenze ancor più violente. Perché questo è il punto essenziale di un lavoro come “Serpent Sermon”: anche dopo averlo sentito parecchie volte, i momenti memorabili che rimangono impressi sono veramente troppo pochi, e l’ascolto stesso, pur non risultando mai troppo noioso, finisce per lasciare un retrogusto amaro e un senso di insoddisfazione. Per l’appunto, un album imprevisto e allo stesso tempo scontato, visto il suo voler riproporre soluzioni ormai fin troppo abusate e per l’aver abbandonato un cammino che, pur tra alti e bassi, aveva il merito di mostrare una band che non aveva paura di rimettersi in gioco.

BRIEF COMMENT: “Serpent Sermon” has two souls that seldom combine properly, turning out to be too often an expectable album composed of fairly similar songs that, in the end, overshadow its few good ideas.

Etichetta: Century Media Records
Anno di pubblicazione: 2012
TRACKLIST: 01. Serpent Sermon; 02. Messianic Pestilence; 03. Souls For Belial; 04. Into Second Death; 05. Temple Of Decay ; 06. Damnation’s Gold; 07. Hail Mary (Piss-soaked Genuflexion); 08. M.A.M.M.O.N.; 09. Gospel Of The Worm; 10. World Of Blades ; 11. Coram Satanae (Bonus Track)
Durata: 54:25 min.

Autore: Iconoclasta

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