MY DYING BRIDE
“A Map Of All Our Failures”

In questi roventi giorni d’estate che stanno attraversando la nostra penisola, con l’occasione di poter sfruttare la pausa estiva che Hypnos Webzine ha deciso di prendersi dal numeroso materiale arrivato da recensire, il sottoscritto sta riprendendo in mano diversi lavori che sono stati macinati a lungo negli ultimi sei-sette mesi. Tra questi non poteva mancare anche l’ultimo full-lenght in studio dei My Dying Bride, una band che nonostante non rilasci release entusiasmanti da ormai diversi anni, continuo comunque a seguire con estrema fedeltà, con la nascosta speranza di un deciso colpo di coda da parte del combo capitanato dal carismatico vocalist Aaron Stainthorpe. Facendo un po’ il riassunto delle puntate precedenti, li avevamo lasciati con il poco riuscito “For Lies I Sire”, un’uscita che peccava di eccessivo manierismo e di poca ispirazione, per poi passare all’interessante esperimento autocelebrativo di “Evinta” (in realtà un lavoro per synth composto e suonato da Johnny Maudling e avente alcune inedite declamazioni di Aaron), fino ad arrivare all’inaspettato recupero del Death Metal degli esordi nell’ultimo EP monotraccia “The Barghest o’ Whitby”, ben accolto da pubblico e critica. Se a tutto ciò si aggiungono le diverse dichiarazioni della band sul recupero dell’utilizzo del violino in alcuni nuovi pezzi, mi sembra palese come l’interesse verso questo “A Map Of All Our Failures” possa essere schizzati velocemente verso l’alto.

In realtà, dopo tutto questo fomento traspirato dalla rete, l’ascolto di questo dodicesimo album in studio della Sposa Morente mi ha lasciato molto amaro in bocca. Non basta un pezzo forte come “The Poorest Waltz”, nel quale la band richiama in causa quel romanticismo emerso da un album come “Like Gods Of The Sun”, o le asfissianti ed evocative atmosfere ancestrali di “Hail Odysseus”, i cui pattern di chitarra mi ricordano diverse cose di “The Light At The End Of The World”, a risollevare un disco che non riesce ad andare oltre i classici schemi consolidati della band inglese. Aaron si lamenta come suo solito, mentre la coppia Andrew Craighan/Hamish Glencross sciorina tutto il campionario di melodie decadenti, rallentamenti soffocanti e intrecci di chitarra. Poco determinante risulta essere il tanto esaltato lavoro del violino, per nulla decisivo a fini del brano. Insomma, nonostante sia evidente una piccola ripresa rispetto a “For Lies I Sire”, i My Dying Bride non riescono ancora una volta ad uscire dai propri clichè e dai loro classici schemi musicali, risultando in un paio di occasioni, “Abandoned As A Christ” su tutte, decisamente ammorbanti. Certo, in momenti di maggiore riflessione personale, il disco acquista qualche punto in più, ma in generale non posso che ritenere questo loro nuovo full-lenght niente più che sufficiente.

BRIEF COMMENT: Even if the announcement of “A Map Of All Our Failures” has generated a fair interest, this new My Dying Bride album doesn’t rise the band from the mediocrity and compositional stagnation encountered in their last records, so much so neither a strong track like “The Poorest Waltz” nor the obscure tragedy of “Hail Odysseus” are enough to elevate this release towards an high level of appreciation.

Etichetta: Peaceville Records
Anno di Pubblicazione: 2012
TRACKLIST: 01. Kneel Till Doomsday; 02. The Poorest Waltz; 03. A Tapestry Scorned; 04. Like A Perpetual Funeral; 05. A Map Of All Our Failures; 06. Hail Odysseus; 07. Within The Presence Of Absence; 08. Abandoned As Christ
Durata: 63:44 min.

Autore: KarmaKosmiK

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