NANGA PARBAT
“Downfall And Torment”

Dopo un periodo di riposo post-recensioni Njiqahdda, volevo riprendere la nostra solita programmazione parlando dei Nanga Parbat, un nome che già da tempo che vedevo rimpallare in continuazione tra quei pochi siti Internet che seguo con costanza, ed uno YouTube talmente insistente che mi consigliava in continuazione la visione dei videoclip realizzate per le tracce “Demon In The Snow” e “Tidal Blight”. A dare poi il la a questa recensione è stata poi l’inaspettata richiesta di recensione da parte della Grand Sounds PR. Pur avendo in testa le recensioni positive lette su altre portali, ho cercato come mio solito di mantenere il mio cervello sgombro da qualsiasi tipo di pregiudizio, e lasciarmi andare all’ascolto di questo loro debutto “Downfall And Torment” senza alcun tipo di pressione o aspettativa. Onestamente, devo ammettere di essere rimasto piuttosto freddino dai primi ascolti, forse più per la produzione di Marco Mastrobuono, sicuramente moderna ed al passo con i tempi, ma troppo fredda e ripulita per i miei gusti personali, ma poi man mano che si avanzava nell’assimilazione delle singole tracce, tutta l’abilità della band romana è iniziata a venire fuori di prepotenza, regalandomi la chiave giusta per poter iniziare a gustarmi questo loro debutto. Innanzitutto, sfatiamo questa loro fantomatica somiglianza con i Dark Tranquillity, certamente hanno in comune una certa propensione ad infarcire una base di Melodic Death con elementi diciamo progressivi, e certamente qualche riff potrebbe riportare alla mente gli ultimi lavori della band del buon Stanne, ma per il resto non hanno altro da spartirsi. Infatti, la band rielabora la lezione svedese attraverso un gusto melodico per niente scontato, nonché attraverso una qualità tecnica che in molti casi sembrano volersi agganciare ai Symphony X più duri e muscolari. D’altronde, se guardiamo il curriculum dei componenti, non abbiamo di fronte musicisti debuttanti, ma gente ricca di esperienza, ed eccetto il batterista Giulio Galati, quasi tutta la band proviene da esperienze precedenti più vicine al Heavy e Power Metal, che a generi più estremi quali il Death o il Black. Questo si avverte moltissimo nel disco, e credo che sia proprio quel quid famoso che permette loro di potersi distinguere da altre band. Tra l’altro, il ricorso continuo a delle pompose orchestrazioni ad opera del chitarrista Edoardo Sterpetti, li avvicina in molti casi agli ultimi Septicflesh, paragone forse anche viziato dal profondo growl del bravo Andrea Peduzzi, bene anche nel cantato pulito seppur un filino monotono, che ricorda molto il vocione di Spiros. Comunque sia, paragoni vari a parte, “Downfall And Torment” merita davvero tutto il vociare virtuale che avevo sentito nei mesi precedenti, anche se continuo a non amare la sua produzione, con quelle chitarre così compresse ed una freddezza di fondo che non si riesce proprio ad eliminare, ma ripeto, questi sono gusti personali. L’unico altro appunto che faccio riguarda l’accoppiata “Curse Of The Thaw” e la title-track, che dopo parecchi ascolti ancora non riescono a convincermi pienamente. Piccole annotazioni che tuttavia non intaccano la qualità di questo “Downfall And Torment”, e dopo questa prima fatica, chissà quale altra vetta si riserveranno da scalare per il futuro.

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Etichetta: Sliptrick Records
Anno di Pubblicazione: 2021
TRACKLIST:01. The Edge Of An Endless Waterfall; 02. Through A Lake Of Damnation; 03. Blood, Death And Silence; 04. Tidal Blight; 05. Demon In The Snow; 06. Obscure Rains; 07. Curse Of The Thaw; 08. Downfall And Torment; 09. Breath Of The Northern Winds
Durata: 52:30 min.

Autore: KarmaKosmiK

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