OLD FOREST
“Black Forest Of Eternal Doom”

I miei pochi, ma spero affezionati lettori, sanno che negli ultimi tempi, a parte lo specialone natalizio sui Njiqahdda, scrivo decisamente poco di Black Metal. Ogni tanto tendo a chiedermi come mai e gli unici motivi che sono riuscito a trovare sono essenzialmente due: una scena attuale che non rientra nei miei gusti personali, a cui si abbina anche una questione di età. Prossimo alla soglia dei quarant’anni, e con vari aspetti della vita reale con cui dover fare continuamente i conti, riuscire ad immergersi nelle atmosfere di un disco Black come facevo vent’anni addietro è certamente molto più difficile. Inoltre, trovo noiosissimi i Deathspell Omega e tutto quel Black Metal colto ed iperstrutturato che pare andare tanto in voga oggigiorno, il War Metal (o Metal Of Death che dir si voglia) l’ho esplorato in lungo e largo una decina di anni fa, mentre i cloni dei Darkthrone, per quanto piacevoli e simpatici possano essere, alla lunga stancano. Tuttavia, ed ammetto che questa è già la seconda volta che succede, questi Old Forest riescono sempre a mandare a gambe all’aria tutti questi discorsi appena accennati. Il precedente “Dagian” aveva interrotto temporaneamente una serie negativa di ascolti Black, ed ora tocca a questo nuovo “Black Forests Of Eternal Doom” a provare a fare lo stesso. Lo ammetto, i primi ascolti sono stati abbastanza disastrosi, soprattutto a causa delle prime due tracce “Subterranean Soul” o “Wastelands Of Dejection”, che sembravano essere quasi una brutta copia dei Dimmu Borgir di “Spiritual Black Dimensions” con aggiunti dei cori in voce pulite direttamente estratti dai Caladan Brood, il duo americano ispirato ai magnifici romanzi di Steven Erikson e capaci di rilasciare diversi anni fa un piccolo gioiellino come “Echoes Of Battle”. Poi, all’improvviso, arrivati alla title-track, ecco ricomparire gli Old Forest che tanto avevo apprezzato in passato. Dilatati con tempi quasi al limite del Doom, al punto che su “A Spell Upon Thee” sembra quasi di ascoltare i My Dying Bride, riescono anche ad affiancarci un’atmosfera epica ed arcana allo stesso tempo. Bellissima ed assolutamente mai banale anche “Shroud Of Dreams”, tutta costruita su dei semplici arpeggi di chitarra acustica, dove Kobold riesce a mettersi in mostra con delle ottime clean vocals. Insomma, a parte le prime due tracce, che poi a forza di ascolti iniziano anche a piacere, “Black Forests Of Eternal Doom” è un davvero un ottimo lavoro. Molti di voi obietteranno che gli Old Forest non saranno poi Black Metal tout court, ma alla fine della fiera chissene frega. Il disco è stupendo e questo per me è sufficiente, se poi cercate l’ultima big thing islandese potete rivolgervi altrove.

BRIEF COMMENT: “Black Forest Of Eternal Doom” is a pleasant confirmation from the British trio Old Forest, after being impressed by their previous work “Dagian”. Their Black Metal is shaped with influences arriving from Doom and Gothic Metal, to create something arcane and epic atmospheres. A great comeback.

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Etichetta: Dusktone
Anno di Pubblicazione: 2019
TRACKLIST: 01. Subterranean Soul; 02. Wasteland Of Dejection; 03. Black Forest Of Eternal Doom; 04. Shroud Of My Dreams ; 05. A Spell Upon Thee; 06. Hang’ed Man
Durata: 45:02 min.

Autore: KarmaKosmiK

   

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