HORNWOOD FELL
“Inferus”

Dopo un’evoluzione che li aveva portati, nel breve volgere di pochi anni, da un omonimo debutto incentrato su un Black Metal di chiara ispirazione norvegese ad un album, “My Body, My Time”, decisamente più sperimentale e rivolto verso lidi con ascendenze Avantgarde, gli Hornwood Fell tornano a bussare alle nostre porte con questo EP di tre tracce intitolato “Inferus”. Nonostante la loro naturale inclinazione all’evoluzione musicale non mi lasciasse poi molte possibilità di indovinare quali orizzonti sarebbero stati esplorati in questa nuova uscita, in tutta franchezza mi sarei sentito di escludere, o quantomeno di ritenere assai poco probabile, una sorta di ritorno sui propri passi. Continua a leggere

CHARUN
“Mundus Cereris”

Se proprio dovessi scegliere solo tre aggettivi per descrivere questo terzo lavoro a firma Charun, sceglierei affascinante, notturno e prevedibile. Certo, questi aggettivi piazzati così, senza alcun contesto di contorno, potrebbe far sembrare che il sottoscritto sia andato in contro a qualche crisi schizofrenica. Eppure, questa è in estrema sintesi la visione che mi sono fatto di questo “Mundus Cereris”, che vede il quartetto capitanato dal chitarrista Nicola Olla spostare il proprio Post-Metal sempre più verso lidi più tipici del Post-Rock, mettendo ancor più in evidenza l’alternanza tra momenti soffusi ed esplosioni ricche di gain di chitarra distorta. Continua a leggere

FUNERARY BELL
“Undead Revelations”

Al fine di preparare al meglio la recensione di questo atteso come-back dei finlandesi Funerary Bell, mi sono preso del tempo in più e sono andato a riascoltare il loro debut album “The Coven”, di cui parlai molto bene all’epoca degli albori di questa ‘zine. Questa cosa mi ha smosso qualcosa dentro, portandomi a riflettere su quanto questi nostri scritti siano legati indissolubilmente alla nostra vita reale. Quello che intendo dire, senza scivolare in pipponi filosofici noiosi da scrivere e da leggere, è il fatto che man mano che gli anni vanno avanti, cambiamo noi stessi e, di conseguenza, anche il nostro modo di vedere le cose, tra cui anche i nostri gusti musicali. Certo, non dico che di punto in bianco abbia mollato tutto e mi sia messo ad ascoltare Fedex e J-Ax, però sono convinto che se andassi a riascoltarmi album di cui scrissi anni fa per una ‘zine su cui collaboravamo precedentemente io e Iconoclasta, non mi ritroverei in un buon ottanta per cento di quello che pensavo a quel tempo. Continua a leggere

THE NIGHTLY DISEASE
“Smell Of Burning Wood”

“Immaginate una giornata nevosa. Gli ultimi raggi di luce filtrano attraverso i pini carichi di neve. Un vento incessante ulula una solitaria melodia…” Lo so, lo so, in queste righe che lo introducono sono condensati molti dei topos del Black Metal ed il tutto è corredato da una copertina e da un titolo altrettanto eloquenti, eppure questo “Smell Of Burning Wood” della misteriosa one man band italiana The Nightly Disease fortunatamente è qualcosa di diverso da un’accozzaglia di luoghi comuni e banalità. Se infatti mi sono inizialmente avvicinato con un po’ di sano scetticismo temendo di trovare un lavoro intriso degli stereotipati tipici del genere, è basto poco per rendermi conto che non era affatto così, finendo con il rimanere irretito nella mezz’ora e poco più di queste due tracce laconicamente intitolate “Part One” e “Part Two”. Continua a leggere

HADEON
“Sunrise”

Osservando i dettagli con cui è stato confezionato sia il digipack che il libretto di questo “Sunrise”, debutto interamente autoprodotto pubblicato dal giovane quintetto italiano a nome Hadeon, si può ragionevolmente pensare di avere a che fare con una realtà assolutamente conscia delle proprie capacità. Infatti, tutto l’artwork si presenta come un elegantissimo diario personale, nel cui interno troviamo i testi scritti con un font che richiama una bella scrittura fatta mano, e degli ottimi disegni, di cui sono presenti informazioni relativi all’artista che li ha fatti, che vanno a evidenziare il tema principale di ogni singola traccia. Questo “Sunrise” è un viaggio che tocca, attraverso diverse storie concepite dal vocalist e tastierista Federico Driutti, gli aspetti più controversi e duri della realtà umana, come per esempio la malattia mentale in “Lightline”. Gli Hadeon interpretano queste storie affidandosi ad un Prog Metal di chiara e forse troppo ingombrante influenza Dream Theater, con il fantasma di “Metropolis Pt. 2 – Scenes From A Memory” emerge continuamente dai solchi di questo debutto. Continua a leggere

THE REPTILIAN SESSION
“The Reptilian Session”

Nonostante il mio interesse per quella che viene definita archeologia misteriosa a cui ho accennato varie volte, ho sempre avuto pochissimo interesse per le varie teorie cospirative su ipotetici accordi tra i nostri governi e non meglio specificate razze aliene. Tra queste, la più malvagia sarebbe quella dei famosi rettiliani, feroci conquistatori ma anche abilissimi a nascondersi sotto sembianze umane. Sarebbe quindi lecito domandarsi se questo trio chiamato The Reptilian Session rappresenti una sorta di manifesto sonoro di questa razza, o sia semplicemente formato da tre giovani romani con il pallino della fantascienza. Continua a leggere

DEADLY CARNAGE
“Through The Void, Above The Suns”

Anche se ad esser sincero non sono mai riuscito ad apprezzarlo fino in fondo, il Post-Black in tutte le sue varie contaminazioni rimane un ascolto che di tanto in tanto mi concedo volentieri. L’idea di andare a sentire una band che con le precedenti uscite aveva ricevuto dei giudizi positivi un po’ da tutte le parti quindi mi stuzzicava, al punto che mi sono avvicinato con più di qualche aspettativa a questo “Through The Void, Above The Suns”. In questo loro quarto full length i Deadly Carnage, a dispetto di un monicker che sembrerebbe promettere ben altro e che riflette i loro inizi in territori prettamente Black, si cimentano appunto in un Post-Black intriso di influenze Doom e Post-Rock formalmente ineccepibile e ambizioso, essendo stato il tutto sviluppato tra l’altro come un concept album. Continua a leggere

VISIONOIR
“The Waving Flame Of Oblivion”

C’è poco da fare, questo 2018 è alquanto foriero di sventura per il sottoscritto per quanto riguarda l’informatica. Infatti, quella che state leggendo è praticamente la terza stesura che faccio di questo debutto a nome Visionoir. Purtroppo, è anche un po’ colpa mia, vista la mia ostinazione a volere scrivere le recensioni usando il blocco note e non Word. Fatto sta che per due volte, a recensione quasi terminata, il PC ha deciso di impallarsi in maniera brutale, buttando nel cesso tutto quello che avevo scritto. Comunque sia, tornando a parlare di cose più serie, dietro al monicker Visionoir troviamo il polistrumentista friulano Alessandro Sicur, che ha fondato questo progetto ben vent’anni fa. Continua a leggere

TOWARDS ATLANTIS LIGHTS
“Dust Of Aeons”

Antiche rovine di una civiltà oramai scomparsa sotto il lento accumularsi di sabbia e terra, che conducono questi miseri ultimi resti verso l’oblio della memoria. Potrei tranquillamente terminarla qui, ed avreste racchiuso in pochissime parole il senso di questo “Dust Of Aeons”, debutto del quartetto italo-britannico che risponde al nome di Towards Atlantis Lights. Creati nel 2017 come progetto solista di Ivan Zara dei Void Of Silence, a cui si sono aggregati in poco tempo il batterista Ivano Oliveri ed il bassista degli Aphonic Threnody Riccardo Veronesi, chiudendo poi la line-up, a mo’ di ciliegina sulla torta, con il talentuoso vocalist e tastierista Kostas Panagiotou, Pantheist e Landskap tra i suoi progetti più recenti, i Towards Atlantis Lights propongono un evocativo incrocio tra le lentezze esasperanti del Funeral Doom ed i fraseggi melodici di piano e synth di Panagiotou. Continua a leggere

HOSTIL
“Infernal Rites”

Se sei una band in giro da ormai quasi vent’anni e, a parte un demo uscito nel 2004, arrivi solo ora all’esordio sulla lunga distanza, non ti si può certo accusare di non credere in quello che fai. D’altra parte, non conoscendo le ragioni di una militanza tanto lunga quanto silenziosa, il dubbio di essere alle prese con un gruppo non proprio imperdibile è più che comprensibile ed in effetti, finito l’ascolto di questo esordio degli Hostil, di sicuro “originale” non è l’aggettivo che per primo viene spontaneo associare a “Infernal Rites”, che come vedete brilla d’inventiva fin dal suo titolo. Eppure, se sono qui a parlarvene qualcosa di buono ci deve pur essere. Continua a leggere

HOLYPHANT
“Holyphant”

Seguire il sacro verbo di Tony Iommi al fine di riportare il Metallo nella sua forma più pura ed incontaminata, ritengo che sia questo il compito che gli Holyphant si siano imposti al momento della loro creazione. Tuttavia, sebbene il terzetto capitanato dal cantante e chitarrista Bale veda nel sommo maestro di Birmigham il punto vitale su cui incentrare le composizioni di questo loro omonimo debutto, non è assolutamente possibile liquidare gli Holyphant semplicemente come cover band. I rimandi all’opera omnia dei Black Sabbath sono presenti ed evidenti sin dal primo ascolto, eppure gli Holyphant riescono in qualche maniera a fare uscire prepontemente la propria personalità compositiva. Continua a leggere

KAZAH
“Feed Your Beast”

È davvero un bel puzzle complicato riuscire a fare “reverse engineering” sulle influenze che hanno portato i cinque baldi ungheresi che rispondo al nome Kazah a sfornare questo debutto intitolato “Feed Your Beast”. Infatti, la definizione datane dalla loro label non va oltre ad un genericissimo Hardcore/Metal, ed è quindi compito mio riuscire a descrivere il loro potente wall-of-sound. Allora, iniziamo col dire che alla base di tutto c’è di sicuro l’influenza Groove dei Pantera, dovuta soprattutto alla produzione, che pone in primo piane chitarre estremamente muscolari e granitiche, ma anche in parte a livello compositivo, dove una “Straight Ahead” risente molto dello stile di Dimebag e soci. Continua a leggere

SOJOURNER
“The Shadowed Road”

A neanche due anni di distanza dal sorprendente esordio con “Empires Of Ash”, non posso certo nascondere che ero piuttosto curioso di andare a sentire se il progetto Sojourner sarebbe stato in grado di ripetersi ancora a così alti livelli. Ampliata ulteriormente l’internazionalizzazione con l’arrivo in line up dell’italiano Riccardo Floridia dietro le pelli, i nostri si sono subito rimboccati le maniche e, come detto, in breve tempo hanno dato vita a questo “The Shadowed Road”. Se già la copertina tra il Fantasy e l’onirico lascia suggerire più di una vicinanza con il precedente full length, bastano già le prime note dell’opener “Winter’s Slumber” per dissipare ogni altro eventuale dubbio, con i Sojourner che sembrano non essere mai usciti dallo studio di registrazione. Continua a leggere

NIHILTRONIX
“Homesongs”

Non sono propriamente un esperto di Industrial, anzi come scrissi in qualche recensione passata, fino a qualche anno fa ne ero completamente a digiuno. Nessun preconcetto, ma semplicemente ritengo che per ogni tipo di musica ci sia bisogno di quell’artista o di quel disco chiave che ti faccia scattare il famoso “clic” necessario per portarti ad approfondire un genere piuttosto che un gruppo in particolare. In maniera specifica, per l’Industrial tutto questo non mi è ancora accaduto, sebbene qualcosa di Industrial Metal mi è comunque capitato di sentirlo. Nel caso di questo ensemble francese chiamato Nihiltronix, ho accettato di scrivere la recensione di questo loro “Homesongs”, più che altro perché incuriosito dalla sua copertina. Continua a leggere

NERATERRÆ
“The NHART Demo[n]s”

Dopo l’ottimo album d’esordio del solo project La Tredicesima Luna, autore d’un affascinante Dark Ambient dai toni fiabeschi, passiamo a parlare di una altra realtà nostrana sulla carta decisamente interessante, i Neraterræ. Dietro questo monicker altrettanto evocativo, si cela anche in questo caso un’unica mente che risponde al nome di Alessio Antoni. Sebbene “The NHART Demo[n]s” sia a tutti gli effetti l’esordio discografico del progetto, tra l’altro disponibile gratuitamente al download su Bandcamp, in realtà i brani in essi contenuti provengono da tre diversi demo mai pubblicati, registrati tra il 2009 ed il 2010 sotto il nome Nhart. Possiamo quindi vedere questo lavoro come una sorta di antologia, o meglio ancora un percorso sonoro, che Alessio ha percorso nel corso di questi ultimi anni. Continua a leggere

夢遊病者 (SLEEPWALKER)
“5772”

Inizialmente pubblicato sul finire 2016 in maniera autonoma dalla stessa band, questo “5772” è poi stato successivamente ristampato su tape e vinile nel novembre dell’anno scorso da Sentient Ruin Laboratories, con la collaborazione della etichetta italiana Annapurna per la distribuzione europea. Bisogna quindi ringraziare la label americana, che dopo l’incredibile canto del cigno dei Buioingola riesce a scovare questo misterioso trio il cui nome è rappresentato dagli ideogrammi 夢遊病者, la cui traduzione è Sleepwalker, e che risulta formato da musicisti provenienti da tre diversi angoli del pianeta, ossia Stati Uniti, Giappone e Russia. Continua a leggere

FUNERAL WINDS
“Sinister Creed”

Anche se magari a tanti di voi il monicker Funeral Winds dirà poco o nulla, specie se non siete dei patiti del Black Metal, per quello che mi riguarda rimane un nome a cui per certi versi sono legato. Finita la scoperta dei lavori dei maestri scandinavi del genere, la band olandese è stata infatti una delle prime realtà che ho scoperto per conto mio, con “Godslayer Xul” che per un certo periodo diventò un vero e proprio tormentone, forse ben al di là dei suoi comunque oggettivi meriti. Passata questa sbornia iniziale, “Koude Haat” e il successivo “Nexion Xul – The Cursed Bloodline” non mi fecero certo lo stesso effetto tanto che, complice anche il lungo silenzio, avevo ormai perso la speranza di sentirne parlare di nuovo. Continua a leggere

BEGERITH
“A.D.A.M.”

Sebbene abbia più volte dimostrato di avere una mentalità aperta a qualsiasi genere ed anche di mostrare sempre il massimo rispetto verso tutti i gruppi e le label che nel corso degli anni ci hanno spedito del materiale, capita purtroppo anche a me che vi siano dei casi in cui il gusto personale finisca per sovrastare la mia “professionalità”, in nome della quale cerco di mantenere un giudizio quanto più possibile obiettivo. Tutto questo inutile ma necessario preambolo mi serve per dire in maniera più onesta possibile che, per quanto io possa aver ascoltare questo disco dei Begerith, un quartetto russo trapiantato in Polonia, non riesco ad andare oltre una forte sensazione di noia. Non me ne vogliano i quattro che, per carità, il loro Black Death di totale derivazione Behemoth, a cui si aggiungono qua e là anche qualche speziatura a là Nile, lo portano a casa senza problemi. Continua a leggere