NJIQAHDDA
“Initiation”

“Initiation” si differenzia molto dal tipico EP che la band fa normalmente uscire fuori immediatamente dopo ad un full-lenght importante, dove vengono proposte una manciata di tracce aventi il medesimo stile proposto in quella uscita. Infatti, “Initiation” mostra delle variazioni già nell’organizzazione della scaletta, dove tre strumentali, il terzetto “Elder Oceanus”“Skyadh”“Etherisis”, vanno ad alternarsi a due soli brani cantanti, ossia “Initiation Human And Solar” e “Cosmic Fire In Seven Rays”, mostrando una notevole varietà di stile. Infatti, l’opening track e quella di chiusura, dove prevalgono field recordings e delicate manipolazioni sonore, potrebbe tranquillamente essere un brano dei Njiijn, mentre la lunga “Skyadh” potrebbe arrivare direttamente dal ripescaggio di alcune sessioni di registrazioni del controverso “Disciples Of The Flames (Agni Yoga)”. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Serpents In The Sky”

“Serpents In The Sky” rappresenta per il sottoscritto una specie di punto volta, poiché questo lavoro dei Njiqahdda fu una delle prime recensioni caricate sul nostro sito quasi nove anni fa e che di conseguenza ha messo in moto una serie di pensieri relativi allo scorrere del tempo. Per questo motivo ho preferito scrivere una recensione da zero, ma allo stesso tempo lasciare pubblicata anche quella vecchia, un piccolo esperimento, che forse ripeterò in futuro, per vedere come il mio pensiero possa variare con il passare degli anni. Tralasciando questi pensieri personali, e concentrandoci sul disco in sé, “Serpents In The Sky” è un lavoro che effettivamente nel tempo ha acquisito una notevole importanza nell’ambito della monumentale discografia del duo americano. Infatti, mi è capitato diverse volte di veder consigliato questo lavoro come un importante punto d’entrata nell’ingarbugliato mondo dei Njiqahhda. In effetti, sebbene i due veri capolavori siano effettivamente “Nji. Njiijn. Njiiijn.” e “Yrg Alms”, ma il cui stile è piuttosto risulta essere piuttosto particolare, “Serpents In The Sky” è un lavoro che punta su una maggiore accessibilità e fruibilità. All’epoca mi sa che parlai di Progressive Death, e di diverse influenze da parte dei Dark Tranquillity o comunque il Melodic Death svedese. Mmm si, forse non sono così peregrine come descrizioni, ma è certo che questo disco, alla luce di tutte le recensioni scritte sulla band negli ultimi anni, è una piccola rivoluzione. Certo, si erano viste delle anticipazioni su “Towers And Tides”, ma un cambio repentino di stile di questo tipo non era proprio preventivabile, soprattutto pensando che l’anno prima il duo aveva rilasciato un lavoro di Black Metal incasinatissimo (“The Path Of Liberation From Birth And Death”). Eppure, al netto di una produzione forse troppo asciutta e monodimensionale, il disco è più bello di quanto ricordassi. Continua a leggere

OAKS OF BETHEL
“Endless Illusion”

Uscito nell’agosto del 2012 e praticamente in contemporanea a “A Silent Inquisition”, “Endless Illusion” rappresenta l’ultima release pubblicata dal duo in quell’annata. Rispetto alla precedente release, questo nuovo EP anticipa la tendenza degli Oaks Of Bethel, ma vedremo che la medesima cosa verrà attuata sia con i Njiqahdda che con i Njiijn, di suddividere le loro lunghe suite in diverse pubblicazioni. Tuttavia, nel brano in questione, questa suddivisione si mantiene relegata al suddetto disco, ma è comunque la prima volta che avviene un qualcosa del genere da parte degli Oaks Of Bethel, che in quanto a lunghezza delle proprie opere non hanno mai scherzato. Questo EP mostra anche delle piccole novità a livello musicale, introducendo dei piccoli spunti psichedelici, quasi Post-Rock, che si alternano al classico wall-of-sound del progetto, o anche passaggi al limite della stasi che sembrano andare verso il Funeral Doom. Anche la stessa produzione viene migliorata e resa leggermente più pulita e controllata, dando possibilità di poter seguire senza troppi patemi le sue evoluzioni. Insomma, questo “Endless Illusion” non sarà il loro capolavoro, forse il migliore rimane ancora “Starfire, Chasms And Enslavement”, ma siamo comunque li. Piacevole sorpresa.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: EEE Recordings
Anno di Pubblicazione: 2012
TRACKLIST: 01. Endless Illusion (Part I, II & III)
Durata: 34:24 min.

Autore: KarmaKosmiK

OAKS OF BETHEL
“A Silent Inquisition”

“A Silent Inquisition” è il secondo dei tre EP monotraccia pubblicati sotto il nome Oaks Of Bethel in questa annata ed onestamente non c’è veramente molto di cui parlare. Trentatrè minuti esatti del loro solito miscuglio di low-fi Black Metal, segmenti più rallentati vicini al Doom ed un po’ di Noise buttato nella mischia. Diciamo che in questo EP si parte subito a razzo con il loro informa Black ultratirato, e tale velocità viene mantenuta per gran parte del disco, inframezzata da passaggi più lenti, che in una occasione mi hanno fatto venire in mente addirittura i My Dying Bride. Per il resto, non c’è molto altro da dire, “A Silent Inquisition” lo ascolterete una volta, per poi archiviarlo per sempre.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: EEE Recordings
Anno di Pubblicazione: 2012
TRACKLIST: 01. A Silent Inquisition
Durata: 33:00 min.

Autore: KarmaKosmiK

HORSEBACK \ NJIQAHDDA \ VENOWL \ CARA NEIR
Split

Questo terzo split dell’anno in casa Njiqahdda è certamente un lavoro interessante, non tanto per la traccia rilasciato dal duo americano, “Towers Constructed To Break The Sky” già vista su “Towers And Tide”, ma per la presenza di tre progetti a me totalmente ignoti, che invece si sono rivelati piuttosto bizzarri e particolari. Infatti, si inizia subita in maniera allucinata con questi Horseback, progetto americano con a capo Jenks Millers e che alle spalle una lunga e ben nutrita discografia, il cui ultimo lavoro del 2016 “Dead Ringers” è uscito addirittura sotto Relapse Records. Il brano qui presente è la lunga “Heathen Earth”, a cui è assolutamente impossibile associare una qualsiasi etichetta o definizione. Abbiamo una base di percussioni assolutamente minimale e ripetitiva, a cui di volta in volta si associano e sovrappongono i suoni più disparati, addirittura una specie di flauto completamente fuori tonalità, e che lentamente costruisce una atmosfera fortemente atmosferica e psichedelica, a cui si aggiungono anche delle harsh vocals nel finale. Un insieme certamente spiazzante, ma che mi ha affascinato molto. Continua a leggere