SCUORN
“Parthenope”

Anche se è andata smarrendosi sempre più per strada con l’esplosione del genere e la sua “globalizzazione”, una tra le peculiarità che rendeva per certi versi unico il Black Metal primigenio era l’esaltazione dei luoghi natii e della cultura e delle tradizioni ad essi legati. In tal senso, se già il titolo, il monicker ed il logo (ma anche l’artwork) lasciavano davvero ben pochi dubbi, ci pensa l’etichetta di “Parthenopean Epic Black Metal” a darci la certezza che questo debutto sulla lunga distanza della one man band Scuorn affondi le proprie radici nel culto di tutto ciò che ruota attorno a Napoli ed al Vesuvio. Nonostante si tratti, come detto, sostanzialmente di un esordio, “Parthenope” sembra essere stato covato sotto le ceneri decisamente a lungo, se è vero com’è vero che il factotum Giuliano Latte (alias Giulian) aveva dato vita alla forma germinale di alcuni pezzi già quasi otto anni or sono con il demo “Fra Ciel’ E Terr'”. Che sia stato forzato o meno, questo lungo periodo di silenzio non è però passato affatto invano, infatti il nostro lo ha sfruttato al meglio per mettere in piedi un gran bell’album in cui è confluito tutto l’amore per la sua terra e, dunque, anche il relativo retroterra musicale legato all’uso di strumenti tipici come il tamburello ed il triccheballacche o il putipù, senza per questo dovere cedere alcunché sul piano del Black vero e proprio, qui presente con massicce dosi sinfoniche. In prima battuta, l’accostamento per definire le coordinate stilistiche da cui prende le mosse il progetto Scuorn potrebbe portare a pensare ad un incrocio tra gli Inchiuvatu e i Dimmu Borgir, ma un tale paragone si rivela solo in parte vero e serve appunto soltanto per dare un’idea di massima, perché la one man band di Napoli per fortuna non sfiora mai i livelli di pacchianeria cui ultimamente ci hanno abituato Shagrath e soci, né del resto punta su un approccio crudo e scarno come quello dei siciliani. Da questo punto di vista, il tocco dei 16th Cellar Studios si sente bene, con una produzione potente e precisa, che di solito non amo molto, che qui fa il suo e che trova comunque piena giustificazione in un songwriting magmatico e impetuoso sempre in bilico tra frangenti tipicamente Black e contaminazioni con la cultura locale (vedi “Tarantella Nera” e “Sanghe Amaro”). In tutto ciò si incastra poi un cantato rigorosamente in napoletano che, una volta assimilato, dà quell’ulteriore tocco di fascino e unicità alle composizioni, dando vita a punte notevoli come “Fra Ciel’ E Terr’“, “Virgilio Mago”, “Sibilla Cumana” e “Sepeithos”. Insomma, anche se non siamo di fronte in tutto e per tutto ad un unicum della scena Metal, è innegabile che Giulian ed il suo progetto abbiano personalità da vendere, e questo “Parthenope” ne è la miglior dimostrazione.

BRIEF COMMENT: Scuorn is a Naples-based solo project led by Giulian, who describes his music as Parthenopean Epic Black Metal. Indeed, in his first full length “Parthenope” the italian guy has combined Black Metal with symphonic parts and with traditional sounds and instruments of his homeland, giving birth to a mesmerizing and impressive album.

Contatti: Sito Ufficiale
Etichetta: Dusktone
Anno di pubblicazione: 2017
TRACKLIST: 01. Cenner’ E Fummo; 02. Fra Ciel’ E Terr’; 03. Virgilio Mago; 04. Tarantella Nera; 05. Sanghe Amaro; 06. Averno; 07. Sibilla Cumana; 08. Sepeithos; 09. Parthenope; 10. Megaride
Durata: 48:24 min.

Autore: Iconoclasta

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