SENTENCED “Amok”

Dopo “Passage” dei Samael, prendo spunto da questa nuova ristampa firmata MDD Records per parlare delle mie personali sensazioni relative a quel capolavoro che risponde al nome di “Amok”, non solo per farne una piccola celebrazione, ma anche per raccontarvi del mio vissuto contradditorio con i Sentenced. Allora, per farla breve, la situazione è questa, io adoro “Amok” ed il successivo ed ancora più strabiliante EP “Love & Death”, vero e proprio canto del cigno dell’era Taneli Jarva, ma non ho la più pallida idea di come suonino i lavori precedenti e non sono mai riuscito a sopportare più di tanto lo scarto stilistico avvenuto con l’entrata in formazione di Ville Laihiala e la pubblicazione di “Down”. Per quanto riguarda i lavori pre-“Amok”, ho un vaghissimo ricordo di aver ascoltato millenni fa “North From Here” e non mi era piaciuto, anche se probabilmente il mio giudizio era stato in qualche modo condizionato dal compare di università che mi passò “Amok”, il quale considerava inascoltabili i primi due lavori della band finlandese. Certo, diceva anche la stessa cosa per gli Edge Of Sanity, dove per lui l’unico ascoltabile era “Purgatory Afterglow” e al limite “Crimson”; quindi, non so quanto si possa ritenere affidabile. Completamente diverse sono invece le mie sensazioni sul periodo Laihiala. “Down” e “Frozen” li ho ascoltati, ed ebbi anche la possibilità di vederli un paio di volte dal vivo, ma non ci fu niente da fare. Non erano cosa per me, li trovavo troppo mosci e spenti. Apprezzavo qualche brano singolo, ma niente di più, anche se il loro canto del cigno “The Funeral Album”, che la stragrande maggioranza ritiene una schifezza, continuo a considerarlo per lo meno ascoltabile. Poi, diventato più vecchio e saggio (?!), ho capito che il mio problema con i Sentenced deriva proprio da “Amok”. Per me il vero sound dei Sentenced è questo, punto. D’altronde, credo sia impossibile dare una etichetta a questo disco. Pur avendo punti di contatto con l’allora esplosiva scuola di Goteborg per l’approccio melodico, non c’è molto altro di vagamente paragonabile. Anzi, dirò di più, per me non c’è nemmeno da parlare di Death Metal, poiché di durezza, eccetto le vocals sguiate di Taneli Jarva, ce ne ben pochina. Si potrebbe parlare di Gothic per via delle melodie malinconiche che fanno sovente capolino, ma i Sentenced non sono ancora i depressoni cronici di “Down”, ma hanno tanta cazzimma da tirare fuori. Il disco è pieno di cavalcate a rotto di collo, assoloni tamarri e ripartenze a fulmicotone. Insomma, una particolare contrapposizione che raggiunge il perfetto equilibrio nella famosissima “Nepenthe” e che, a mia umile memoria, nessuno ha mai provato a ricreare in nessun modo. Ecco “Amok” è un disco praticamente unico, e forse la mia unica sfortuna con la band dello scomparso Miika Tenkula è stato proprio quella di aver subito un fascino incondizionato da codesto lavoro e non riuscire a comprendere che forse cose di questo tipo ti riescono solo una volta nella vita. Dai, come promessa per il nuovo anno, se dovessero capitarmi tra le mani le richieste di recensione per qualche altra ristampa dei Sentenced, prometto di prenderla in considerazione e vedere di ampliare la mia visione sulla band finlandese.  

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Etichetta: Century Media Records, MDD Records (Reissue)
Anno di Pubblicazione: 2021
TRACKLIST: 01. The War Ain’t Over!; 02. Phoenix; 03. New Age Messiah; 04. Forever Lost; 05. Funeral Spring; 06. Nepenthe; 07. Dance On The Graves (Lil’ Siztah’); 08. Moon Magick; 09. The Golden Stream Of Lapland
Durata: 43:30 min.

Autore: KarmaKosmiK

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