SOUL DISSOLUTION
“Pale Distant Light”

Può un album esaltare ma al tempo stesso lasciarti con un lieve amaro in bocca? Per quanto possa sembrare paradossale, questa è stata l’impressione che ho avuto a mano a mano che mi addentravo nell’ascolto di “Pale Distant Light”, prima fatica sulla lunga distanza per i Soul Dissolution, duo belga attivo dal 2012 e con alle spalle un solo demo (“Cold Rays And Grey Waves”) e una militanza comune nei L’Hiver En Deuil, di cui tale combo doveva essere inizialmente solo un side project. Ma concentriamoci su questo “Pale Distant Light” e vediamo come mai non ha saputo conquistarmi in tutti i suoi aspetti, o meglio, come mai mi ha lasciato la sensazione di un album a cui manca ancora qualcosa per essere quasi perfetto. Forse una prima causa potrebbe essere attribuibile allo scomodo “paragone” che si portava dietro dall’infosheet, visto che si parlava di un gruppo che si ispirava, tra gli altri, agli Agalloch, circostanza che già aveva alzato la mia dose di aspettative. In effetti, di per se stesso è innegabile che il suono dei Soul Dissolution risenta dell’influenza della band di Portland, ma questo non è certo l’unico tratto distintivo del loro sound, dato che nell’economia dei nove brani, più una cover, un peso importante ce l’ha anche il Post-Black, sia quello più intimistico e di chiara matrice Alcest, sia quello più “urlante” e “lamentoso” ed assimilabile alla nuova tendenza portata avanti da gruppi come i Deafheaven, che già dagli aggettivi usati capite bene non sia certo tra i miei ascolti preferiti. Ecco, l’utilizzo del cantato è sicuramente l’aspetto che più ho faticato a digerire, perché se è vero che in molti brani la mediazione tra la musica, sempre spettacolare e coinvolgente, e questo tipo di scream è avvenuta nel migliore dei modi, penso in primis alla splendida opener “Waiting”, in altri ciò avviene solo parzialmente e non convincendo in toto, dando così l’impressione che la band avrebbe forse potuto fare qualcosa di più. Intendiamoci, presi da soli questi episodi non sono certo peggio di tanta parte di materiale Post-Black che si trova in giro, anzi, ma d’altra parte è anche vero che, avendo avuto una lunga gestazione e contenendo materiale che è stato rielaborato a più riprese, questo “Pale Distant Light” non sempre riesce a celare completamente questa sua eterogeneità di fondo. Ad ogni buon conto, al netto di questa marginale sbavatura e del mio personalissimo gusto sulla stile della voce, siamo di fronte ad un album che è senza ombra di dubbio ben al di sopra degli standard a cui, ahimè, siamo abituati e che, proprio per questo, merita tutta la vostra attenzione. Se poi nei prossimi lavori i Soul Dissolution sapranno sistemare anche questi pochi difetti, che è quasi ingeneroso chiamare tali, allora l’uscita in grado di fare il botto potrebbe davvero essere dietro l’angolo.

BRIEF COMMENT: Started as a side project and soon turned into an actual band, Belgian duo Soul Dissolution has just released its first full length “Pale Distant Light”, an album that has somehow puzzled me since it’s almost close to perfection at a musical level but lacks of a fully impressive vocal part. Surely it depends on my personal taste that doesn’t make me appreciate most of Post-Black scream, but I have to say there are some songs in which vocals and music mixed perfectly up. Thus, “Pale Distant Light” is an excellent release that I can’t but recommend you, but I’m pretty sure Soul Dissolution have all that it takes to do even better.

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Etichetta: Throats Productions
Anno di pubblicazione: 2016
TRACKLIST: 01. Waiting; 02. This Red Painting In The Sky; 03. And Every Single Step; 04. Anchor; 05. Immanence Of Unfulfillment; 06. The Final Dissolution, Part 1 – Hatred Spawned From Longing; 07. The Final Dissolution, Part 2 – Fields Of Stone; 08. The Final Dissolution, Part 3 – Pale Distant Light; 09. Echoes Of Dissolution; 10. Sweetness Dies (October Tide Cover)
Durata: 51:45 min.

Autore: Iconoclasta

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