VAN HALEN
“Live: Right Here, Right Now”

Sono stato diversi giorni indeciso sul fare o meno questa recensione quale personale tributo all’appena scomparso Eddie Van Halen. Onestamente non sono mai stato un grande fan della band, anzi se devo proprio essere onesto fino in fondo, l’unico disco ascoltato in vita è stato proprio questo live del 93, che ascoltai da giovanissimo, in un periodo in cui avevo ero stato appena fulminato dall’ascolto di “For Whom The Bell Tolls” da parte di un mio cugino più grande. Prima di questo vera e propria epifania, non ero molto interessato alla musica, e lo scoprire qualcosa come i Metallica, e successivamente Guns ed Iron Maiden, può essere visto come una vera e propria rinascita. Continua a leggere

THERION
“Symphony Masses: Ho Drakon Ho Megas”

Poco dopo l’uscita di “Beyond Sanctorum”, i Therion subiscono una importante rivoluzione a livello di line-up. Infatti, per motivi di salute Peter Hansson è costretto a lasciare il gruppo, seguito poco tempo dopo da Oskar Forss. Per far fronte ad un tour lungo l’Europa centrale, Christofer Johnsson recluta alla batteria il mitico Piotr Wawrzeniuk, già nel suo side project Carbonized, ed due amici di vecchia data, quali Andreas Wahl al basso e Magnus Barthelsson alla seconda chitarra. Con tale formazione, i Therion registrano quello che è unanimemente ritenuto il punto cardine della loro discografia, ossia “Symphony Masses: Ho Drakon Ho Megas”. Infatti, da questo lavoro in poi il sound della band svedese si avvia lungo il sentiero del Symphonic Metal, culminando nei due capolavori assoluti “Theli” e “Vovin”. Inoltre, anche i testi iniziano ad incentrarsi su tematiche esoteriche, dedicando persino il titolo del disco all’ordine magico del Dragon Rouge, di cui Johnsson era membro attivo. Continua a leggere

SPINA BIFIDA
“Ziyadah”

Ottima e saggia decisione quella della label Memento Mori di andare a ripescare l’unico full-lenght pubblicato da questa oscura band olandese che porta l’inquietante nome di Spina Bifida. Infatti, questo “Ziyadah” risulta essere, insieme al demo “Symphony Of Indictment”, l’unica testimonianza di un quintetto che, a mio avviso, aveva di sicuro molto altro da dare. Datemi del povero nostalgico, ma sono e continuo ad essere molto legato a tutti quei gruppi che, a partire dalla prima metà degli anni ’90, iniziarono ad inserire pesanti rallentamenti Doom all’interno di un matrice di solido e rabbioso Death Metal. Continua a leggere

ABSU
“Barathrum V.I.T.R.I.O.L.”

Gli Absu saranno ricordati da molti come il primo gruppo Black Metal americano in grado di raggiungere importanti consensi a livello internazionale, mantenendo questo status di culto fino all’esplosione dell’USBM (Xasthur & co. ) avvenuta a cavallo del nuovo millennio. Il gruppo texano è stato inoltre tra i primi in assoluto ad utilizzare in maniera approfondita nei propri testi, oltre alla mitologia celtica, anche quella meno conosciuta dei Sumeri e Babilonesi. Nati sotto il nome di Dolmen nel 1989, con una line-up che presentava già Shaftiel ed Equitant Ifernail, e diventati poi definitivamente Absu nel 1991, con questo nick vengono rilasciate le due demo “Immortal Sorciery” e “Return Of The Ancients”, oltre al famoso 7″ “The Temples Of Offal”, che fa’ conoscere la band nei circuiti underground internazionali, anche se c’è da dire che lo stile del gruppo era ancora legato più al Death Metal che non al Black, ed i famosi inserti acustici che faranno la fortuna della band erano ancora lontani a venire. Dopo l’uscita del 7″ avviene infine il famoso cambio di line-up che risulterà fondamentale per la crescita e maturità degli Absu, ossia l’entrata di Sir Prosciptor MacGovern dietro le pelli. Continua a leggere

EMPEROR / ENSLAVED
“Emperor / Hordanes Land”

Correva l’anno 1993 quando apparve questo split che coinvolse due delle band che poi sarebbero risultate fondamentali per la scena Black Metal internazionale. La Candlelight Records fece uscire inizialmente le due release come EP separati per poi, un mese dopo, sancire una delle più devastanti e seminali “alleanze” in terra norvegese, quella tra Emperor ed Enslaved. Continua a leggere

CARCASS
“Heartwork”

Passato quel fatidico Rubicone che era il meraviglioso “Necroticism – Descanting The Insalubrious”, e forse anche spinti dalla fusione che avvenne in quel periodo tra la Earache e la potente EMI, i Carcass spostarono ulteriormente l’asticella verso un sound ancora più melodico ed accessibile, e quello che poteva risultare un grosso rischio per la band inglese, si trasformò nuovamente in un immenso e memorabile capolavoro, ossia lo stra-celebrato “Heartwork”. Continua a leggere

DARKTHRONE
“Under A Funeral Moon”

Pur essendo passati vent’anni esatti dalla sua uscita, “Under A Funeral Moon” continua ad essere una pietra miliare del Black Metal, quasi un’idea platonica alla quale tante band, nel corso di questi anni, si sono ispirate. Quella dei Darkthrone è un’opera che, insieme a quelle di Mayhem, Emperor, Burzum e pochi altri, ha introdotto migliaia di appassionati al genere, e la presenza di un pezzo con un titolo eloquente come “Unholy Black Metal” non è un caso. Continua a leggere

DEATH
“Individual Thought Patterns”

Mi sento quasi in imbarazzo a dover affrontare la recensione di un mostro sacro quale “Individual Thought Patterns”, ritenuto da molti (e non a torto) l’apice compositivo assoluto della band di Chuck Schuldiner. La stessa line-up si dimostra essere ad altissimo livello tecnico, con l’arrivo alla chitarra di Steve Larocque, uno dei miei chitarristi preferiti di sempre, direttamente dai King Diamond, la conferma di Steve Di Giorgio al basso, e poi l’arma letale per eccellenza, sua maestà Gene Hoglan alla batteria. Continua a leggere