SAMAEL
“Passage”

Non so se siete d’accordo, ma il bello di queste reissue, considerando il mio punto di vista privilegiato da scribacchino, è la possibilità di poter parlare di opere fondamentali del passato mettendo insieme le proprie esperienze di vita vissuta con il numeroso bagaglio di recensioni fatte in quasi vent’anni di onorato e “gratuito” servizio. Un giochino tutto sommato intellettualmente stimolante, tanto più se viene applicato ad una band decisamente unica e particolare come i Samael. Dico subito che non sono un profondo conoscitore degli svizzeri, anzi l’unico cd che posseggo è proprio “Passage”, anche se è da una vita che mi dico di voler approfondire la loro discografia, cosa che ovviamente difficilmente farò per la mia cronica mancanza di tempo. Il motivo di questo mia scarsa conoscenza è proprio da riferirsi a questo disco, che comprai dopo aver visto da qualche parte il video di “Jupiterian Vibe” e successivamente stregato dalla splendida luna schiaffata in copertina. Non ho idea di come un tale brano abbia potuto far breccia dentro il me ragazzetto, anche perché “Jupiterian Vibe” è quanto di più distante dal tipico suono Black Metal dell’epoca. Basta sentire le percussioni tribali che danno il via alla traccia, per capire quanto i Samael arrivassero veramente da un altro pianeta. Continua a leggere

THERION
“Theli”

Difficile dire se sia il qui presente “Theli”, o il seguente “Vovin”, a meritarsi la palma del miglior full length della carriera dei Therion. Personalmente, vi posso dire che il cuore mi dice “Theli”, essendo questo il primo lavoro ascoltato della band svedese, mentre la testa propende maggiormente per “Vovin”, a causa di quell’atmosfera più malinconica e riflessiva che ben si adattava all’idea musicale dei Therion. Comunque sia, riprendendo il filo della storia, i Therion riscossero un gran successo con “Beauty In Black”, cosa che permisi loro di poter avere anche un maggiore budget per la registrazione del nuovo disco, potendo così arruolare tutta una serie di cantanti lirici, per non parlare della presenza alle vocal di Dan Swano, permettendosi anche di avvalersi per la prima volta di una vera e propria orchestra, la The Bambek Symphony Orchestra. Continua a leggere

BATHORY
“Blood On Ice”

Visto il gelo che imperversa sulla nostra penisola, noi di Hypnos Webzine abbiamo deciso di chiudere questo 2014 nel migliore dei modi andando a ripescare uno dei classici firmati Quorthon, ovverosia “Blood On Ice”, un disco che arrivò sul mercato nell’ormai lontano 1996 quando il nome Bathory era ormai in piena decadenza, scalzato dalle nuove e rampanti leve del Black Metal. La poco riuscita sterzata Death dei precedenti “Requiem” e “Octagon”, oltre che il non certo memorabile disco solista Pop/Rock di Quorthon, non avevano di certo giovato all’immagine della band, anzi semmai tutto il contrario, e dunque poche persone si aspettavano di ritrovare con questo “Blood On Ice” un’opera in grado di rivaleggiare ad armi pari con i seminali dischi Viking del passato, “Hammerheart” in primis. Continua a leggere

AURA NOIR
“Black Thrash Attack”

Correva l’anno 1996 e in Norvegia l’ondata Black Metal che aveva travolto ogni cosa all’inizio del decennio iniziava a scemare con release sempre meno ispirate e memorabili. Fu in quel periodo di “stagnazione” che come un fulmine a ciel sereno irruppero gli Aura Noir con il loro primo album “Black Thrash Attack”, dopo due demo e un EP usciti nel biennio precedente. Continua a leggere

ISVIND
“Dark Waters Stir”

In tutti i generi ci sono formazioni che, pur trovandosi geograficamente e cronologicamente nel punto esatto dell’esplosione di una scena, finiscono per rimanere più o meno confinati nell’anonimato, diventando una sorta di merce rara più per fini cultori che non per ascoltatori occasionali. Gli Isvind, duo composto da futuri membri di Tsjuder e Orcrist, rientrano senza alcun dubbio in questa categoria: attivi fin dai primissimi anni ’90 in una Norvegia che vedeva l’imporsi del Black Metal non solo come trend musicale ma anche come fenomeno sociale, i nostri inspiegabilmente non riuscirono a ritagliarsi un posto al sole, rimanendo di fatto pressoché sconosciuti al grande pubblico. Continua a leggere