NJIQAHDDA
“Nortii Maatu”

Terminiamo questa prima parte della carriera dei Njiqahdda con il parlare del singolo “Nortii Maatu”, uscito nel novembre del 2007 in una edizione ultralimitata a soli otto esemplari. Ovviamente non sono uno dei fortunati otto acquirenti, anche perché tale traccia verrà poi ripresa come opener del celebrato “Nji. Njiijn, Njiiijn.”, che uscirà nel giugno dell’anno successivo. Onestamente, non conosco nemmeno se vi sia qualche differenza sostanziale tra le due versioni, ma considerando che tale traccia non è presente in nessuna delle varie discografie della band presente sul Bandcamp della E.E.E. Recordings, posso solo suppore che possegga una produzione più grezza e meno curata rispetto a quella del full-lenght. Tuttavia, questo singolo è utile per anticipare quello che avverrà con le uscite dell’anno successivo. Infatti, con questo “Nortii Maatu”, il duo americano si rimette in scia a quanto fatto con “Aartuu Mortaa” e “Njimajikal Arts”, ossia riallacciare le radici Black degli esordi con la vena psichedelica esplosa con il celebrato terzo disco. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Almare Dosegaas Fyaltu”

Pur essendo uscito a soli due mesi di distanza da “Njimajikal Arts”, questo “Almare Dosegaas Fyaltu” si allontana notevolmente dalla sbornia psichedelica del suo predecessore. Infatti, sin dalle prime note della title-track è possibile notare un suono totalmente dominato dalla chitarra distorta di /, oltre che delle sonorità che si avvicinano molto al Funeral Doom. Totalmente assenti sia le vocals ultrafiltrate tipiche della band, che gli strani effetti sonori che hanno caratterizzato il lavoro precedente, mentre è presente un notevole lavoro sui reverberi della distorsione della chitarra, e che permette al duo di poter sviluppare su una lunga durata la melodia portante, senza però cedere nulla a livello di tensione. Si stenta quasi a riconoscere i Njiqahdda di “Njimajikal Arts”, anche nella loro versione più legata all’Ambient, che caratterizza la successiva traccia “Nostri di Consivint Mek“, quasi venti minuti di aspri suoni metallici che sembrano ricordare la partenza di un aereoplano. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Njimajikal Arts”

“Njimajikal Arts” può essere definito senza giri di parole il primo capolavoro del duo americano ed il primo step definitivo nella costruzione del proprio personalissimo sound. Uscito inizialmente in un formato doppio tramite autoproduzione con la loro Njimajikal Arts, in un packaging che comprendeva un bastoncino d’incenso e doni naturali di vario tipo (ghiande, fiori secchi, ecc…), questo lavoro è stato poi successivamente ristampato in un paio di occasioni. Ma, parlando dell’aspetto musicale, cosa ha di particolare questo “Njimajikal Arts” rispetto ai suoi predecessori? Ebbene, in questo terza uscita discografica, i Njiqahdda riescono a trovare la quadra della loro evoluzione. I suoni si fanno più puliti e definiti, il loro retaggio Black Metal inizia a diventare un elemento di secondo piano, permettendo al duo di potersi aprire ad altre influenze esterne quali il Prog od il Folk, che insieme alla psichedelia, ora presente in dosi massicce, riescono a fondersi in un unicum decisamente innovato. Difficile riuscire a restringere questo album all’interno di un’etichetta, dal momento che sin dalla prima traccia “Blister Within The Hive”, da notare anche la curiosa scelta di usare titoli in lingua inglese, ci si trova di fronte ad un brano decisamente ricco di sfumature e nel quale si possono individuare soluzioni sonore decisamente inaspettate, soprattutto se ripensiamo alla registrazione da cantina che possedeva il precedente “Aartuu Mortaa”. Continua a leggere

BRANT BJORK
“Tres Dias”

Pur amando alla follia la fulgida epopea dei Kyuss, mi porto addosso da anni la mancanza di non aver mai seguito la lunga e prosperosa carriera del suo batteria Brant Bjork. Certo, non nascondo di aver mai seguito più di tanto nemmeno i più conosciuti Queens Of The Stone Age dell’altra metà creativa dei Kyuss, ossia Josh Homme. Comunque sia, a colmare tale vuoto ci pensa la Heavy Psych Sounds, che ha avviato una prima serie di ristampe dell’intera discografia solista del nostro Brant. Non sapendo da dove iniziare, ho deciso di pescare un po’ a naso, e tra i vari dischi proposti dall’etichetta ho optato per “Tres Dias”. Per chi conosce l’artista americano, saprà certamente che questo “Tre Dias” è un disco un po’ atipico. Continua a leggere

THERION
“Gothic Kabbalah”

Non so sia stato già accennato in precedenza su qualche altra precedente recensione dei Therion, ma per me questo “Gothic Kabbalah” rappresenta il culmine della seconda parte della carriera della band svedese. Ben più degli ottimi “Lemuria” e “Sirius B”, “Gothic Kabbalah” riesce a plasmare e modellare tutte le varie intuizioni avute dal suo mastermind nel corso di questi ultimi anni, ed a riproporle in uno stile più fresco e moderno, creando anche un certo distacco dal classico suono sinfonico che ha sempre contraddistinto i Therion. Infatti, compaiono in questo disco numerosi riferimenti al Folk (la title-track) e al Gothic (la meravigliosa “The Perennial Sophia” con uno splendido duetto tra Katharina Lilja e Mats Leven), adottando un songwriting piuttosto elaborato che in certi casi potrebbe richiamare il Progressive (la stupenda suite conclusiva di “Adulruna Rediviva”). In generale, il suono è certamente meno potente rispetto al passato, con le chitarre che perdono la loro supremazia in fase di mixing, ma il complesso impasto vocale tra voci, cori ed altri strumenti è certamente più che ottimizzato. Continua a leggere

DARKTHRONE
“F.O.A.D.”

Fuck Off And Die. Sono queste semplici parole a racchiudere l’essenza dei Darkthrone modello 2007. Una band sempre più svincolata da qualsiasi forma di compromesso o cedimento e ben decisa ad intrapendere una propria e personale strada, totalmente incurante del proprio glorioso passato musicale. Un modo di fare che come attitudine è Black Metal al cento per cento, ma che per molti continua a risultare indigesto, soprattutto a causa della cosidetta svolta “black’n’roll” avvenuta a partire dalla precedente release. Continua a leggere

DARKESTRAH
“Epos”

Dopo il maestoso “Sary Oy”, opera prima che univa alla perfezione Black Metal e sonorità della loro terra d’origine, e il non esaltante e prevedibile “Embrace Of Memory”, album troppo accademico e con pochi spunti degni di nota, i Darkestrah giungono con ”Epos” al fatidico terzo album. E lo fanno mettendosi in gioco e rischiando, dando alle stampe un lavoro composto da un’unica traccia di oltre 30 minuti, per l’appunto “Epos”, un racconto incentrato sulla figura del lago Issyk-Kul e della città che la leggenda vuole sia celata dalle sue acque. Continua a leggere

MEMBARIS
“Into Nevermore”

Come si può essere originali ma fedeli alla tradizione, violenti e allo stesso tempo mantenere quella vena melodico-malinconica Black? Credo sia impossibile riuscire a teorizzare un summa di cotanti qualità così a parole, l’unica cosa che si può dire è che servono certamente quantità smisurate di talento e che solo durante l’ascolto è possibile riuscire finalmente a figurarsi realmente come tutto ciò sia davvero possibile. Continua a leggere

BLASPHEMOPHAGHER / NECROHOLOCAUST
”Triumph Of Abominations”

Penso che non ci sia titolo più eloquente per presentare nel modo più efficace ed immediato possibile questa blasfema collaborazione italo-canadese nel segno del Black-Death Metal più marcio e brutale. Due canzoni a testa per una durata di poco più di dieci minuti ma che lasciano effetti tangibili sulla pelle (e soprattutto nelle orecchie). Continua a leggere

DRUDKH
“Enstrangement”

“Estrangement”, ossia alienazione, così si intitola questo sesto full-lenght di Saenko & soci, un lavoro dal minutaggio abbastanza risicato, 36 minuti scarsi, distribuiti in quattro tracce. Se nelle due precedenti uscite, “Anti Urban” e “Songs Of Grief & Solitude”, i Drudkh hanno cercato di cambiare un po’ le carte in tavola, in questo release, la band decide di ritornare su sentieri già battuti in quel capolavoro che risponde al nome di “Blood In Our Wells”. Continua a leggere