OAKS OF BETHEL
“River Of Tears”

Come già scritto nell’ultima recensione dedicata agli Oaks Of Bethel, “River Of Tears” è il naturale seguito di “Lakes In The Dry Season”, il cui approccio viene ulteriormente estremizzato pur mantenendo il medesimo sound. Infatti, eccetto che per un breve passaggio dove compaiono le tipiche chitarre acustiche strimpellate dei Njiqahdda ed un finale di totale silenzio riempito giusto da qualche delicato field recordings, i ritmi sono martellanti e senza respiro, ma dal cui muro sonoro emergono semplice e ripetitive frasi sonore, credo eseguite con i synth, creando un effetto che ti manda totalmente in pappa il cervello. Ad un certo punto sono quasi convinto che si senta anche il rumore di un aereo di passaggio, il cui rimbombo si va a sommare al caos di fondo, creando un effetto di totale alienamento verso il povero ascoltatore. Insomma, “River Of Tears” è un brano totalizzante, che deve essere vissuto più che ascoltato. Con queste parole, chiudiamo temporaneamente le recensioni qui dedicate all’annata del 2013, per poi riprendere il racconto dell’anno ad Aprile, e poi chiuderlo con le tradizionali recensioni agostane. Detto questo, non mi resta che farvi i rituali auguri di buon 2022.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: EEE Recordings
Anno di Pubblicazione: 2013
TRACKLIST: 01. River Of Tears
Durata: 39:56 min.

Autore: KarmaKosmiK

NJIQAHDDA
“Firmaments And The Upper Air”

Ero molto curioso di poter ascoltare questo “Firmaments And The Upper Air”, poiché consiste di un EP di tre tracce risalenti al 2008, originariamente composti per una release poi cancellata, i cui brani sono stati poi ripresi e nuovamente registrati cinque anni più tardi. Per i più sbadati, ricordo che in quell’anno i Njiqahdda fecero uscire il loro lavoro più famoso, ossia il da me spessissimo citato “Nji. Njiiijn. Njiiijn.”, ed ecco il motivo per il quale mi ero segnato con particolare attenzione la recensione di questo EP. In realtà, basta ascoltare la prima traccia “Oscillion” per capire subito che quei tempi sono decisamente lontani, e che tali brani sono stati fortemente reinterpretati secondo lo stile analizzato su “Serpents In The Sky”. Infatti, “Oscillion” è un mid-tempo stranissimo, con delle docili tastiere in sottofondo, responsabili di quel feeling malinconico di sottofondo, ed una batteria\drum-machine con doppia cassa in primo piano. Il risultato finale è un brano molto intenso, quasi ipnotico oserei direi, che sembra anche portarsi dietro degli umori Newwave. Comunque sia, di Black Metal non c’è assolutamente nulla; quindi, non so se già il duo aveva in mente di fare qualcosa di diverso dal percorso musicale intrapreso, e di esempi in tal caso ne abbiamo visti tanti, o se il risultato di questo “Firmaments And The Upper Air” sia il frutto della rielaborazione di alcune delle idee originali. Continua a leggere

OAKS OF BETHEL
“Lakes In The Dry Season”

“Lakes In The Dry Season” si potrebbe definire quasi un punto di svolta nella discografia degli Oaks Of Bethel. Certo, lo stile è sempre il loro Black Ambient che abbiamo imparato a conoscere, oltre che ad amare o odiare a seconda dei casi, nel corso di questi anni di recensioni dedicate alla loro enorme discografia, ma in questo caso sembra che il progetto abbia finalmente trovato il proprio sound.  Infatti, il wall-of-sound che contraddistingue le loro produzioni sin dagli esordi si rende più rifinito e compatto, generando un effetto ipnotico, che verrà maggiormente esplorato nel successivo e gemello “River Of Tears”. Per il resto, nei suoi quaranta minuti di durata, abbiamo il muro di chitarre sorretto da un instancabile batteria in sottofondo, a cui si alternando sporadici passaggi in mid-tempo che danno modo all’ascoltatore di respirare un pochettino. Certo, continuo a ritenere la sua durata troppo esagerata, ma non posso nascondere di essermi approcciato all’EP in maniera decisamente positiva.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: EEE Recordings
Anno di Pubblicazione: 2013
TRACKLIST: 01. Lakes In The Dry Season
Durata: 38:30 min.

Autore: KarmaKosmiK

NJIQAHDDA
“Initiation”

“Initiation” si differenzia molto dal tipico EP che la band fa normalmente uscire fuori immediatamente dopo ad un full-lenght importante, dove vengono proposte una manciata di tracce aventi il medesimo stile proposto in quella uscita. Infatti, “Initiation” mostra delle variazioni già nell’organizzazione della scaletta, dove tre strumentali, il terzetto “Elder Oceanus”“Skyadh”“Etherisis”, vanno ad alternarsi a due soli brani cantanti, ossia “Initiation Human And Solar” e “Cosmic Fire In Seven Rays”, mostrando una notevole varietà di stile. Infatti, l’opening track e quella di chiusura, dove prevalgono field recordings e delicate manipolazioni sonore, potrebbe tranquillamente essere un brano dei Njiijn, mentre la lunga “Skyadh” potrebbe arrivare direttamente dal ripescaggio di alcune sessioni di registrazioni del controverso “Disciples Of The Flames (Agni Yoga)”. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Serpents In The Sky”

“Serpents In The Sky” rappresenta per il sottoscritto una specie di punto volta, poiché questo lavoro dei Njiqahdda fu una delle prime recensioni caricate sul nostro sito quasi nove anni fa e che di conseguenza ha messo in moto una serie di pensieri relativi allo scorrere del tempo. Per questo motivo ho preferito scrivere una recensione da zero, ma allo stesso tempo lasciare pubblicata anche quella vecchia, un piccolo esperimento, che forse ripeterò in futuro, per vedere come il mio pensiero possa variare con il passare degli anni. Tralasciando questi pensieri personali, e concentrandoci sul disco in sé, “Serpents In The Sky” è un lavoro che effettivamente nel tempo ha acquisito una notevole importanza nell’ambito della monumentale discografia del duo americano. Infatti, mi è capitato diverse volte di veder consigliato questo lavoro come un importante punto d’entrata nell’ingarbugliato mondo dei Njiqahhda. In effetti, sebbene i due veri capolavori siano effettivamente “Nji. Njiijn. Njiiijn.” e “Yrg Alms”, ma il cui stile è piuttosto risulta essere piuttosto particolare, “Serpents In The Sky” è un lavoro che punta su una maggiore accessibilità e fruibilità. All’epoca mi sa che parlai di Progressive Death, e di diverse influenze da parte dei Dark Tranquillity o comunque il Melodic Death svedese. Mmm si, forse non sono così peregrine come descrizioni, ma è certo che questo disco, alla luce di tutte le recensioni scritte sulla band negli ultimi anni, è una piccola rivoluzione. Certo, si erano viste delle anticipazioni su “Towers And Tides”, ma un cambio repentino di stile di questo tipo non era proprio preventivabile, soprattutto pensando che l’anno prima il duo aveva rilasciato un lavoro di Black Metal incasinatissimo (“The Path Of Liberation From Birth And Death”). Eppure, al netto di una produzione forse troppo asciutta e monodimensionale, il disco è più bello di quanto ricordassi. Continua a leggere