PARCO LAMBRO
“Parco Lambro”

Proporsi di suonare Jazz Rock sulla scia di gruppi storici come Area e Soft Machine e scegliersi un nome impegnativo come Parco Lambro, il parco milanese che nella metà degli anni settanta ospitò lo storico Festival del Proletariato Giovanile, può essere visto come un segno di totale arroganza o di completa fiducia nei propri mezzi. Per fortuna, l’omonimo debutto di questo quintetto bolognese è senza ombra di dubbio un capolavoro con la c maiuscola. Le loro composizioni sembrano essere uscite da un portale temporale direttamente dagli anni settanta, con schegge di Jazz Rock che si scontrano in maniera furiosa con la Psichedelia ed un acido Prog Rock che chiama in causa direttamente maestri come King Crimson o Magma. I Parco Lambro mostrano in queste loro lunghe tracce di avere grinta e personalità da vendere, per niente spaventati di voler suonare una musica così rétro, ma allo stesso tempo così viva e pulsante tra tripudi di moog e farfisa, sciabolate di chitarre elettriche e stoccate feroci di sax. Continua a leggere

HADEON
“Sunrise”

Osservando i dettagli con cui è stato confezionato sia il digipack che il libretto di questo “Sunrise”, debutto interamente autoprodotto pubblicato dal giovane quintetto italiano a nome Hadeon, si può ragionevolmente pensare di avere a che fare con una realtà assolutamente conscia delle proprie capacità. Infatti, tutto l’artwork si presenta come un elegantissimo diario personale, nel cui interno troviamo i testi scritti con un font che richiama una bella scrittura fatta mano, e degli ottimi disegni, di cui sono presenti informazioni relativi all’artista che li ha fatti, che vanno a evidenziare il tema principale di ogni singola traccia. Questo “Sunrise” è un viaggio che tocca, attraverso diverse storie concepite dal vocalist e tastierista Federico Driutti, gli aspetti più controversi e duri della realtà umana, come per esempio la malattia mentale in “Lightline”. Gli Hadeon interpretano queste storie affidandosi ad un Prog Metal di chiara e forse troppo ingombrante influenza Dream Theater, con il fantasma di “Metropolis Pt. 2 – Scenes From A Memory” emerge continuamente dai solchi di questo debutto. Continua a leggere

THE REPTILIAN SESSION
“The Reptilian Session”

Nonostante il mio interesse per quella che viene definita archeologia misteriosa a cui ho accennato varie volte, ho sempre avuto pochissimo interesse per le varie teorie cospirative su ipotetici accordi tra i nostri governi e non meglio specificate razze aliene. Tra queste, la più malvagia sarebbe quella dei famosi rettiliani, feroci conquistatori ma anche abilissimi a nascondersi sotto sembianze umane. Sarebbe quindi lecito domandarsi se questo trio chiamato The Reptilian Session rappresenti una sorta di manifesto sonoro di questa razza, o sia semplicemente formato da tre giovani romani con il pallino della fantascienza. Continua a leggere

VISIONOIR
“The Waving Flame Of Oblivion”

C’è poco da fare, questo 2018 è alquanto foriero di sventura per il sottoscritto per quanto riguarda l’informatica. Infatti, quella che state leggendo è praticamente la terza stesura che faccio di questo debutto a nome Visionoir. Purtroppo, è anche un po’ colpa mia, vista la mia ostinazione a volere scrivere le recensioni usando il blocco note e non Word. Fatto sta che per due volte, a recensione quasi terminata, il PC ha deciso di impallarsi in maniera brutale, buttando nel cesso tutto quello che avevo scritto. Comunque sia, tornando a parlare di cose più serie, dietro al monicker Visionoir troviamo il polistrumentista friulano Alessandro Sicur, che ha fondato questo progetto ben vent’anni fa. Continua a leggere

HOLYPHANT
“Holyphant”

Seguire il sacro verbo di Tony Iommi al fine di riportare il Metallo nella sua forma più pura ed incontaminata, ritengo che sia questo il compito che gli Holyphant si siano imposti al momento della loro creazione. Tuttavia, sebbene il terzetto capitanato dal cantante e chitarrista Bale veda nel sommo maestro di Birmigham il punto vitale su cui incentrare le composizioni di questo loro omonimo debutto, non è assolutamente possibile liquidare gli Holyphant semplicemente come cover band. I rimandi all’opera omnia dei Black Sabbath sono presenti ed evidenti sin dal primo ascolto, eppure gli Holyphant riescono in qualche maniera a fare uscire prepontemente la propria personalità compositiva. Continua a leggere