FOSCH
“Per Chi Èla La Nòcc”

Parlare oggi di un gruppo bergamasco, con i bollettini di guerra che arrivano in continuazione dalla Protezione Civile, non è affatto facile. Tenete anche conto che questi Fosch utilizzano il dialetto bergamasco nelle loro liriche, ed è quindi ben chiaro quanto forte e stretta sia l’appartenenza alla loro terra di origine. Parlare oggi della loro proposta musicale, quando abbiamo ancora vivida davanti ai nostri occhi le immagini della fila di camion piena di bare, è veramente complicato. Ho pensato se fosse il caso di rinviare ad altro periodo la scrittura di questa recensione, ma per qualche motivo irrazionale ho deciso di mettermi giù e scrivere. Non sarò certamente oggettivo al 100% nelle mie parole, però questo e quanto. Provando a ritornare negli scomodi panni del recensore, “Per Chi Èla La Nòcc” mostra il ritorno della band dopo ben sei anni dal precedente “Ghèra öna ölta…”. Purtroppo, non conoscendo i lavori passati del gruppo, che a discapito di una discografia non molto ampia, sembra essere in giro da almeno quindici anni, posso basare la mia recensione solo su questo lavoro. Beh, la mia sensazione più forte è che “Per Chi Èla La Nòcc” sia un disco allo stesso tempo molto ortodosso nella sua concezione, che richiama a piene mani riffs e stili del Black svedese, ma anche per qualche strana ragione abbastanza particolare. Continua a leggere

MAGNOLIA
“Cynthia”

Per farvi comprendere l’impatto che questo disco ha avuto su di me, vi basti pensare che ascoltato l’ho ascoltato tutto di un fiato il primo giorno di lockdown totale appena rientrato da lavoro. La struggente voce di Filipa Pinto mi ha riportato alla mente la desolante visione di una Roma completamente svuotata di macchina e persone, facendo vagare immediatamente la mente a poche settimane prima, quando avevo rivisto degli amici che non vedevo di persona da anni ed il conseguente ricordare situazioni e persone condivise anni e anni prima. L’anima di questo “Cynthia” risiede proprio qui, ossia nel ricordare con forza e disperazione qualcosa che è andato e che non tornerà più, e proprio per questo motivo l’omonima traccia “Magnòlia” è estremamente dolorosa da ascoltare in questo particolare momento storico. Se posso fare un paragone, l’unico brano capace di suscitare in me reazioni così devastanti è la meravigliosa “Aperlae” dei nostrani Ataraxia, presente sul loro capolavoro “Lost Atlantis”. Eppure, mentre il gruppo della stupenda Francesca Nicoli rievocava il passato con toni struggenti, ma comunque malinconici. I portoghesi caricano questa rievocazione con note dolenti e disperate. Si, capisco che questo esordio è per il sottoscritto abbastanza fuori dai miei canoni tradizionali, ma d’altronde il solo riuscire a suscitare in me tali emozioni deve farvi comprendere quanto è grande la forza espressiva dei portoghesi Magnòlia. Continua a leggere

VERTHEBRAL
“Abysmal Decay”

Avevo già parlato dei paraguaiani Verthebral circa un paio di anni fa a proposito del loro debutto presso Satanath Records ed intitolato “Regeneration”, descrivendo il loro Death Metal come un cantiere aperto, nel quale dominavano le influenze di Morbid Angel e Death. Passati sotto la protezione di una label esperta come la Trascending Obscurity, il quartetto originario di Ciudad Del Este inserisce nella propria line-up un nuovo batterista nella figura di Denis Viveros e ritorna in piesta con questo nuovo “Abysmal Decay”. Corredato da una immagine di copertina piuttosto brutta, i Verthebral sin dall’opener “Ancient Legion” mostrano di aver compiuto notevoli passi in avanti a livello di padronanza strumentale, con il nuovo drummer che si dimostra decisamente più vario e preciso del suo predecessore. Continua a leggere

FULCI
“Tropical Sun”

Bisogna assolutamente ringraziare la Time To Kill Records per aver ristampato in breve tempo questo “Tropical Sun”, secondo lavoro dei campani Fulci, e darmi così la possibilità di poter parlare di questo loro interessante lavoro. Infatti, avevo sentito parlare di loro più o meno la scorsa estate, incuriosito sia dal loro nome, ma soprattutto per il fatto di voler in qualche modo trasporre in musica l’opera del Maestro. Il bello è che, a parte l’interessante concept di fondo, l’ascolto su Spotify del disco mostrava una band che aveva anche molto dire a livello musicale. Ma purtroppo, come mio solito, non sono riuscito a dare alla band la giusta attenzione che meritavano. Per questo motivo, giunge proprio a puntino la notizia di una nuova ristampa, visto il rapidissimo sold out della prima edizione, poiché mi ha fornito finalmente l’occasione di poterlo approfondire e sviscerare con tutta calma. “Tropical Sun” è basato sul film “Zombi 2”, primo film horror in assoluto girato da Fulci, così come il precedente “Opening The Hell Gates” si basava sul famosissimo “Paura Nella Città Dei Morti Viventi”, e che potremmo definire come un Death Metal molto quadrato e ricco di Groove di stampo pienamente americano, avendo fortissimi richiami ai Dying Fetus degli esordi. Continua a leggere

CRYPTAE
“Vestigial”

Senza ripetere quanto scritto nella recensione degli Old Forest su quello che penso della scena attuale Black Black Metal, devo ammettere che sono rimasto abbastanza incuriosito da questa lunghissima traccia del duo olandese Cryptae. Infatti, questa lunga “Vestigial” cerca di riportare il Black Metal al suo grado zero, non solo a livello di produzione, ma anche, e soprattutto, a livello di atmosfere. Le chitarre sono cupissime, come se fossero in realtà dei bassi distorti, mentre la batteria, nella semplicità dei suoi patterns, sembra quasi voler mostrare un aspetto ritualistico dell’intera composizione. La voce, invece, si prodiga in growling vocals bassissimi, più adatti ad un Brutal sanguinolento, che al Black. Insomma, un miscuglio allucinante in cui fanno anche capolino piccoli momenti noise o vaghi richiami al Burzum del debutto omonimo, ed il tutto incastrato in soli venti minuti scarsi, che rendono questo “Vestigial” un lavoro decisamente bizzarro e fuori dagli schemi. Continua a leggere

ATOM MADE EARTH
“Severance”

I nostri lettori più affezionati sanno bene quanto spazio e rilevanza ho dato in passato agli anconetani Atom Made Earth, rimanendo folgorato sia dal loro debutto “Border Of Human Sunset”, capace di contenere Progressive di stampo Pinkfloydiano, Post-Rock e persino richiami allo Stoner, che dall’ottimo seguito “Morning Glory”, meno diretto e d’impatto del suo predecessore, ma certamente più rifinito ed elaborato nelle sue singole tracce. Ora, a distanza di quasi poco più di tre anni, eccoli riapparire all’improvviso con un lavoro nuovo di zecca intitolato “Severance”, che mostra un cambio di line-up, con l’entrata di un nuovo batterista nella figura di Daniele Duranti, oltre che del tastierista Nicolò Borgognoni, ed soprattutto un ritorno all’autoproduzione. Nonostante questo, il mastermind Daniele Polverini ed i suoi compari riescono comunque nell’ardua impresa di migliorarsi ulteriormente. Infatti, questo “Severance” riesce sicuramente a recuperare l’istintività del debutto, ma filtrata attraverso l’esperienza acquisita nel corso degli anni, e canalizzandola in un qualcosa di pienamente personale. Questa rinnovata abilità di espressione si traduce quindi nell’impossibilità di riuscire ad inquadrare le tracce di “Severance” all’interno di una determinata categoria musicale. Continua a leggere

OLD FOREST
“Black Forest Of Eternal Doom”

I miei pochi, ma spero affezionati lettori, sanno che negli ultimi tempi, a parte lo specialone natalizio sui Njiqahdda, scrivo decisamente poco di Black Metal. Ogni tanto tendo a chiedermi come mai e gli unici motivi che sono riuscito a trovare sono essenzialmente due: una scena attuale che non rientra nei miei gusti personali, a cui si abbina anche una questione di età. Prossimo alla soglia dei quarant’anni, e con vari aspetti della vita reale con cui dover fare continuamente i conti, riuscire ad immergersi nelle atmosfere di un disco Black come facevo vent’anni addietro è certamente molto più difficile. Inoltre, trovo noiosissimi i Deathspell Omega e tutto quel Black Metal colto ed iperstrutturato che pare andare tanto in voga oggigiorno, il War Metal (o Metal Of Death che dir si voglia) l’ho esplorato in lungo e largo una decina di anni fa, mentre i cloni dei Darkthrone, per quanto piacevoli e simpatici possano essere, alla lunga stancano. Tuttavia, ed ammetto che questa è già la seconda volta che succede, questi Old Forest riescono sempre a mandare a gambe all’aria tutti questi discorsi appena accennati. Continua a leggere

EDITORIALE N°15
“Best Of 2019”

Prima di archiviare il 2019, Hypnos Webzine traccia l’usuale bilancio di fine anno con le classifiche personali dei membri dello staff. Con l’occasione, ringraziamo ancora una volta ogni band ed etichetta che ci ha inviato il proprio materiale, ricordando a tutti gli interessati che potete contattarci via mail o sulla nostra pagina Facebook.

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LE PIETRE DEI GIGANTI
“Abissi”

Dopo la sbornia natalizia di Black Ambient con lo speciale dei Njiqahdda, torniamo a bomba sulla nostra attività ordinaria parlando del debutto dei fiorentini Le Pietre Dei Giganti. Il quartetto guidato dal cantante e chitarrista Lorenzo Marsili si è dimostrato una bella sfida per il sottoscritto, che ha dedicato numerosi ascolti a questo “Abissi” prima di poter giungere a questa recensione. Infatti, a dispetto di un nome che potrebbe richiamare l’epopea d’oro dello Spaghetti Prog di metà anni settanta, la band propone uno strano miscuglio tra Post-Grunge, dove numerosi richiami ad Alice In Chains e Soundgarden, velleità cantautorali e qualche passaggio Stoner che compare qua e là nel corso del lavoro. Pur essendo piuttosto facile cogliere riferimenti sulle influenze che hanno portato alla composizione di questo disco, in generale risulta essere piuttosto complicato racchiudere la band sotto una singola etichetta. Continua a leggere

SUOMI FINLAND PERKELE
Aegrus – Sarastus – Sargeist

Ed eccoci, come promesso, alla prima parte di una carrellata che andrà a mettere sotto la lente d’ingrandimento tutta una serie di uscite che, colpevolmente, non sono riuscito ad ascoltare o a proporvi al momento della loro uscita ma che, d’altra parte, non potevo non prendere in considerazione. Continua a leggere

WINDSWEPT
“The Onlooker”

Come ogni anni quando si avvicina l’ora di stilare la classifica delle uscite che a nostro avviso più hanno lasciato il segno, ecco che anche questa volta sono saltati puntualmente fuori dei recuperi last minute che, per un motivo o per l’altro, non erano ancora finiti tra le mie mani. A costo di svelare già il mio giudizio finale, non posso che iniziare questa carrellata con quel che è l’ascolto che ha monopolizzando queste mie ultime settimane, ovvero il secondo lavoro dei Windswept, un monicker che quasi sicuramente non vi dirà molto ma che raccoglie idealmente in spiritu il testimone della tradizione Black Metal est-europea. La cosa non deve stupire più di tanto dal momento che la line up è composta da tre quarti di quella dei Drudkh, con il testa il buon Roman Saenko a garanzia della qualità del progetto, anche se poi la miglior risposta arriva dalla musica, un furioso e ammaliante Black Metal che, a dire il vero, mi ha ricordato più quello di altre realtà legate alla scena est-europea e anche ai Drudkh, come gli Hate Forest e gli Astrofaes. Continua a leggere

JUGLANS REGIA
“Memorie Dal Presente”

Prima di sospendere temporaneamente le attività della webzine per la pausa natalizia, nonostante sia in serbo un nuovo specialone per tutti voi fedeli lettori, sono qui oggi per parlare di questa band fiorentina chiamata Juglans Regia, termine latino per noce reale. Nonostante questo “Memorie Dal Presente” sia un breve EP di quattro tracce, il quintetto di Sesto Fiorentino ha una lunga e complessa storia alle spalle, che vede la fondazione della band nell’ormai lontano 2002 con la nascita della prima incarnazione del gruppo sotto il nome di Raising Fear ad opera del cantante Alessandro Parigi, del batterista David Carretti e del bassista Massimiliano Dionigi. Dopo un paio di anni, complice anche la scelta di abbandonare il cantato in lingua inglese, il nome cambia nell’attuale Juglans Regia. Questo “Memorie Dal Presente” arriva dopo ben quattro demotape e tre full-lenght, l’ultimo dei quali “Visione Parallele” risale al 2008, fu anche il preludio ad un lungo periodo di sospensione durato di fatto quasi otto anni. Continua a leggere

DANIELE MAMMARELLA
“Past, Present And Let’s Hope”

Dopo l’interessante lavoro Alessandro Angelone, recensito su queste pagine virtuali la scorsa estate, ritorniamo a parlare di talentuosi chitarristi fingerstyle con il pescarese Daniele Mammarella, che sempre tramite la Music Force, riesce a debuttare con questo “Past, Present And Let’s Hope”. Sebbene entrambi i musicisti si affidino unicamente alla propria chitarra acustica, a livello stilistico ci notevoli divergenze fra i due. Infatti, mentre Angelone andava alla scoperta del proprio essere interiore, mostrando anche un buon gusto nelle melodie ed arrangiamenti, Mammarella è un chitarrista decisamente più fisico ed esuberante, con l’opener “Danny’s Blues” a dare un buon esempio della sua grande energia, nonché più interessato ad abbracciare stili molto diversi. Continua a leggere

MARS RED SKY
“The Task Eternal”

Dopo l’avvincente Stoner Rock dei Duel e l’avvolgente Death Doom degli Esogenesi, quest’oggi è il momento di rendere omaggio al quarto lavoro dei francesi Mars Red Sky, ennesimo lavoro che conferma l’ottima annata per tutti gli amanti del Black Sabbath sound. Infatti, questo “The Task Eternal” è un grandioso esempio di Stoner Doom a forti tinte psichedeliche. Infatti, se la parte strumentale pesca a piene mani dai maestri inglesi attraverso delle sonorità cupe e rallentate, la sola voce del chitarrista\cantante Julien Pras, cosi sottile e raffinata, riesce a creare un incredibile effetto estraniante. In certe parti, come per esempio nel chorus della magnifica “Collector” ho avuto quasi l’impressione di sentire dei forti richiami ai Beatles più psichelici. Per certi versi, come stile non siamo poi molto lontani dagli Uncle Acid & The Dead Beats, ma è pur vero che l’uso dell’effettistica da parte dei francesi è decisamente più elevata, oltre al fatto che in questo “The Task Eternal” manca quella forte impronta orrorifica che caratterizzava i loro lavori. Continua a leggere

PAGANIZER
“The Tower Of The Morbid”

Come promesso in occasione della recensione del disco solista di Rogga Johansson, eccomi qui a parlare del nuovo lavoro dei Paganizer, che con codesto “The Tower Of The Morbid” raggiungono quota l’invidiabile quota di undici full-lenght in poco di più di vent’anni di carriera. Ovviamente, dopo tutti questi anni di onorata carriera votata all’adorazione dei canoni più ortodossi ed intransigenti del Death svedese, è impossibile pensare a variazioni di sorta, ed infatti, anche in questo caso la formula risulta un viaggio totale in quel tipo di sonorità, dove le influenze portate in campo sono le medesime già citate nella recensione del precedente “Land Of The Weeping Souls”. Eppure, se andiamo ad analizzare e confrontare da vicino i due lavori, si riescono a scorgere delle palesi differenze. Continua a leggere

DUEL
“Valley of Shadows”

A noi poveri recensori capita spesso di stare là a lambiccarci il cervello, domandosi che strada possa aver imboccato il Metal al giorno d’oggi e che tipo di evoluzioni possa ancora fare in futuro. Oppure, ancor più banalmente, si perde tempo a fare confronti con il passato e a ricordare tempi andati e che sicuramente non torneranno più. Tuttavia, fortunatamente esistono gruppi come i Duel che se ne sbattono altamente di tutte queste cose e con la loro musica ci fanno ritornare con i piedi per terra. Alla fine, si torna sempre alla lezione dei Ramones, ossia, noi possiamo inventarci tutto quello che vogliamo per creare tutte le nuove forme musicali che vogliamo, ma alla fine della fiera, ci bastano solo pochi accordi ficcati in serie per farci muovere il culo e farci stare bene. La stessa cosa vale per i Duel, il gruppo capitanato dal cantante e chitarrista Tom Frank, che insieme al bassista Shaun Avants, facevano in passato parte della prima incarnazione degli Scorpion’s Child, rockband americana di cui parlai in occasione di un live report degli Uncle Acid & The Deadbeats. Continua a leggere

ESOGENESI
“Esogenesi”

Il complimento più grande che potrei fare a questi Esogenesi è quello di dire loro di essere vecchi, o retro se proprio vogliamo mantenere un certo aplomb. Non fraintendetemi, il quintetto milanese guidato dal vocalist Davide Roccato è composto da ragazzi giovani e talentuosi, quello per cui ho utilizzato l’aggettivo vecchio riguarda la loro scelta di andare a ripescare delle sonorità Death Doom di inizio anni novanta, per intenderci quello che suonavano i primi My Dying Bride, Anathema o Paradise Lost, e non volerne affatto aggiornare il canone ai tempi moderni. Growl cavernoso e da manuale, batteria scandita, chitarre dalla distorsione secca ed un basso a puntellare con efficacia le trame chitarristiche, ma anche capace di trovare il proprio spazio. Tuttavia, questi Esogenesi, oltre ai già menzionati maestri del Death Doom inglese, mi ricordano tantissimo gli Isole, un gruppo da me venerato in gioventù, capaci di abbinare la lentezza esasperante del genere a delle melodie fortemente malinconiche. Non c’è nulla di veramente innovativo in questo debutto, eppure il sentire un lavoro di tale qualità, ci si rende conto di quanto mi mancava ascoltare cose di questo genere. Continua a leggere