TOBLAKAI
“Puritans Hand”

La scelta di un moniker come Toblakai, preso da una delle razze più assurde uscite dalla penna di Steven Erikson nella sua lunghissima saga dei Malazan, mi ha portato subito a ripensare agli stupendi Caladan Brood ed al loro unico lavoro “Echoes Of Battle”, incredibile copia americana dei Summoning ma totalmente immersa nei mondi e nelle storie dello scrittore canadese. Tuttavia, appena si preme play e parte questo “Puritans Hand”, si capisce fin dalle prime note quanto il campo di gioco tra le due band sia totalmente distante, dal momento che il trio austriaco in questione si propone in uno sporco e ruvido mix di Heavy e Black, vagamente contornato da un alone di epicità. Continua a leggere

WITCHRIDER
“Electrical Storm”

Pur avendo sbaragliato la concorrenza per il premio di peggior copertina dell’anno con questo “Electrical Storm”, primo lavoro per l’etichetta dei Truckfighters, ossia la Fuzzorama Records, questi Witchrider sono stati una vera e propria scoperta per il sottoscritto. Inizialmente adocchiati per l’orribile cover con il lupo aviatore, ma soprattutto per il fatto che il promoter li spacciasse come un gruppo Stoner ed in quel momento avevo sinceramente voglia di ascoltare qualcosa del genere. In realtà, sin dalle prime note dell’opener “Shadows”, risulta subito chiaro come questi baldi austriaci centrino ben poco con lo Stoner, eccetto qualche assonanza con i Queens Of The Stone Age più melodici. Infatti, le distorsioni delle chitarre sono ben addomesticate e decisamente lontana dalla distorsione grassa e colante tipica del genere, ed il centro di tutte le loro composizioni è relativo alla stupenda voce del cantante, dal timbro caldo ma non scevra di una certa nota malinconica. È quindi chiaro di trovarci davanti ad un sound piuttosto soft, per non dire radiofonico, dove in alcuni passaggi è possibile anche azzardare qualche similitudine con i Foo Fighters dei primi due dischi, come per esempio nella meravigliosa title-track. Continua a leggere

GLOBAL SCUM
“Odium”

Sebbene un nome come Global Scum possa far subito pensare ad un gruppo dedito al Grind-Death stile ultimi Napalm Death, la realtà è pur troppo ben distante da quanto realmente propone il polistrumentista austriaco Manuel Harlander. Infatti, bastano i primi secondi di “Feared” per comprendere la linea di tiro di questo “Odium”, nel quale oltre ad assistere ad una intro che è praticamente un plagio diretto dei Fear Factory, si capisce immediatamente che il punto di riferimento del disco sia senza alcun dubbio “Chaos A.D.” dei Sepultura, con Harlander impegnato anche a cercare di imitare la voce (dell’epoca) del buon vecchio Max. Proseguendo negli ascolti, non ci vuole poi molto per riconoscere qua e là altri richiami ben evidenti verso Machine Head, Slipknot e persino Korn, vedasi una “Back Beats” estratta direttamente da “Follow The Leader”. Continua a leggere