ENISUM
“Seasons Of Desolation”

Dopo aver meritatamente raccolto consensi un po’ ovunque con “Arpitanian Lands” e aver calcato parecchi palchi in giro per la penisola e l’Europa, gli Enisum tornano a farsi sentire dopo neanche due anni con questo nuovo “Seasons Of Desolation”. Consolidata la formazione con l’ingresso in pianta stabile di Leynir al basso, Dead Soul dietro le pelli ed Ephiliin alla voce femminile, la band piemontese ha pubblicato un lavoro che, complice il titolo e le tinte scure della copertina, in netto contrasto coi colori luminosi del predecessore, mi aveva fatto temere ci fosse stata una virata verso sonorità in odore di Depressive. Per fortuna si è trattato di un timore che è durato giusto il tempo di ascoltare i primi minuti di “Autumn Of Melancholy”, traccia che apre “Seasons Of Desolation” offrendo una confortante continuità stilistica e compositiva che dissipa ogni dubbio e ripropone i punti forti delle sonorità degli Enisum. Continua a leggere

BUIOINGOLA
“Il Nuovo Mare”

Questo “Il Nuove Mare” è un lavoro destinato quasi certamente a finire sulla mia top list di fine anno, ed è veramente un peccato che il terzetto italiano, nonostante i buoni riscontri del disco, abbia già annunciato il proprio scioglimento. Infatti, la qualità delle idee presenti ed il suono particolare che avvolge i loro brani era la dimostrazione totale di una band decisamente molto al di sopra della media, che se ne fregava altamente degli steccati di genere, pur di raggiungere l’obiettivo, ossia sbatterti in faccia il proprio mal di vivere. La chitarra di Diego Chuhan ha forti retaggi Black, sia come suoni che come riffing, ma ad essa si oppongono i ritmi ferocemente tribali di Thomas Gianardi, che ricorre spesso a suoni e loop campionati. Continua a leggere

DARKENHÖLD
“Memoria Sylvarum”

La fascinazione verso un Medioevo idealizzato e carico di suggestioni epiche ha sempre trovato nel corso degli anni terreno molto fertile tra numerosi gruppi Metal, non da ultimi i Darkenhöld, una band francese che abbiamo già avuto modo di ospitare sulle nostre pagine virtuali e che ora ritorna a far sventolare in alto il proprio vessillo. Per chi tra di voi si fosse perso i loro precedenti lavori, i transalpini sono tra i più convincenti fautori di un Black Metal in bilico tra influenze Symphonic e slanci in odore di Epic, non disdegnando brevi passaggi acustici come pure fraseggi di pregevole fattura nei vari assoli che impreziosiscono le composizioni. Continua a leggere

LUCIFERA
“Preludio Del Mal”

C’è davvero poco da fare, quando ci arriva qualcosa dal Sud America con in copertina dei satanassi in bianco e nero e con dei titoli eloquenti in merito all’adorazione del demonio, va da sé che sarò io a occuparmene. Eccomi così alle prese con questo “Preludio Del Mal”, il terzo full length per i Lucifera, una band colombiana attiva da ormai quasi dieci anni che per un certo periodo ha visto tra le sue fila una line up interamente femminile, mentre ora può contare sulla fondatrice A. Blasfemia al basso e alla voce ed il chitarrista D. HellRazor e sui nuovi arrivati Acid Witch alla seconda chitarra e C. Commander dietro le pelli. Continua a leggere

BLACK FAITH
“Nightscapes”

Sono passati già ben quattro anni da quando parlai degli abruzzesi Black Faith e del loro interessante esordio in pura salsa Swedish “Jubilate Diabolo” che metteva in risalto un Black che risultava essere una buona rilettura degli stilemi musicali più ortodossi codificati dai maestri Marduk e Dark Funeral. Ora, dopo tutto questo tempo, la band capitanata da Snarl ritorna a farsi sentire con questo nuovo full length intitolato “Nightscapes”, uscito per la messicana Throats Productions. Supportati da uno stuolo di ospiti di tutto rispetto come Xes degli Infernal Angels (voci addizionali su “Culmination Of Injustice”), Mancan e Sicarius Inferni degli Ecnephias (rispettivamente voce e synth su “Intermezzo”), Triumphator degli Atavicus ed ex-Draugr (chitarra solista su “Throwback!”) e Kjiel, già conosciuta su queste pagine per le sue collaborazioni con Eyelessight e L.A.C.K. (clean guitar su “The Shadow Line” e nella title track), i nostri dan vita a dieci tracce, più outro conclusivo, che lasciano poco spazio all’immaginazione circa una possibile evoluzione verso soluzioni sonore lontane dagli esordi. Continua a leggere

BLAZE OF SORROW
“Astri”

Da quando l’ho scoperto ed iniziato a seguire con il suo splendido “Echi”, il progetto Blaze Of Sorrow non mi ha mai deluso grazie soprattutto alla spiccata maturità compositiva del suo mastermind Peter, che non si è mai fossilizzato sullo stesso copione ma di volta in volta ha saputo rinnovare il proprio stile, rendendolo sempre più personale e riconoscibile. Con questo quinto lavoro sulla lunga distanza intitolato “Astri” la storia si ripete, con la band (ormai diventata di fatto un duo a tutti gli effetti con la presenza in pianta stabile di N. dietro alle pelli) che ha dalla sua una freschezza ed una poliedricità a livello di songwriting davvero invidiabile. Continua a leggere

ANAMNESI
“La Proiezione Del Fuoco”

Inutile nasconderlo, dopo aver apprezzato quel gioiellino che risponde al nome “Erimanto”, ero davvero curioso di vedere se Emanuele Prandoni sarebbe stato in grado di ripetersi ad alti livelli con il suo solo project Anamnesi. Come avevo avuto modo di dire in quella recensione, il poliedrico musicista sardo non si era infatti solo limitato a ricalcare abbastanza fedelmente i classici stilemi degli Spite Extreme Wing, ma li aveva interiorizzati in modo così convincente da assurgerne a loro erede spirituale, raggiungendo vette davvero di rara intensità. Con questo “La Proiezione Del Fuoco”, quarto lavoro sulla lunga distanza per la one man band isolana, la storia si ripete, con il nostro che ancora una volta ci delizia con una nuova perla a cui è difficile, se non quasi impossibile, trovare qualche difetto. Continua a leggere

FORGOTTEN WOODS
“As The Wolves Gather + Sjelv Av Natten”

Sarò sincero, all’inizio, per questa scintillante ri-edizione di “As The Wolves Gather” rilasciata da ATMF, avevo l’intenzione di riprendere e di riadattare una mia vecchia recensione pubblicata per una vecchia webzine con cui collaboravo anni fa in occasione di un tributo ai grandi Forgotten Woods. Poi, riascoltando di nuovo dopo tanti anni il disco, ho deciso di lasciare perdere e di sfruttare questa ristampa per lasciarmi nostalgicamente andare a ricordi e sensazioni. Infatti, ho sempre avuto un debole non da poco per la band di Rune Vedaa e Olav Berland, e sono state davvero tante le volte che ho messo su nel mio stereo “The Curse Of Mankind” per poi lasciarmi assorbire completamente dall’ascolto della lunghissima “The Starlit Waters / I, The Mountain”, assaporandone, come se fosse un ottimo vino, le vocal burzumiane, gli arpeggi malinconici e quel retrogusto Rock che loro si son sempre portati dietro di nascosto. Ma d’altronde, i Forgotten Woods non son davvero mai stati facilmente inquadrabili come un gruppo Black Metal. Spesso ignorati dai più per via di un’immagine assolutamente anonima e priva di qualsiasi eccesso, anzi definiti diverse volte come un derivato di seconda mano di Burzum. Continua a leggere

FEN
“Winter”

Anche se li ascolto già da diverso tempo, per un motivo o per l’altro non ho mai parlato su queste pagine virtuali dei Fen, un gruppo inglese attivo ormai da una decina d’anni che è andato sempre più ritagliandosi un proprio spazio nell’affollato panorama musicale, scrollandosi via via di dosso l’ingombrante “spettro” degli Agalloch. Che i nostri abbiano mandato a memoria la lezione impartita dall’ormai ex band di Portland è, per carità, innegabile, ma album dopo album hanno saputo declinarla in forme e modi che, di fatto, han permesso loro di ampliare i propri orizzonti sonori e di assumere una propria fisionomia ben definita. Continua a leggere

NECROWRETCH
“Satanic Slavery”

C’è poco da fare. Quando hai una band feticcio, è quasi impossibile che ti possa riservare qualche delusione. E questo anche, o soprattutto, se con il passare degli anni continua a proporre più o meno sempre lo stesso tipo di sonorità. Ecco, basterebbero già queste poche righe per illustrare compiutamente questa terza fatica sulla lunga distanza dei francesi Necrowretch, un gruppo del quale ormai posso scrivere con il pilota automatico e per cui rimangono sempre valide le parole spese in occasione delle recensioni dei precedenti “Putrid Death Sorcery” e “With Serpents Scourge”. Continua a leggere

ZEAL AND ARDOR
“Devil Is Fine”

Ironia della sorte, giusto poco tempo fa avevo constatato come, negli ultimi anni, i gruppi in grado di dare vita ad un qualcosa di originale si potessero contare sulle dita di una mano. Neanche fatto a tempo a scriverlo ed ecco arrivare nel mio stereo questo “Devil Is Fine” ad opera di Zeal and Ardor, un progetto nato su un forum come un divertissement senza tante pretese per volontà dello svizzero-americano Manuel Gagneux. Il suo tentativo, a prima vista totalmente folle e improbabile, di coniugare il Black Metal con lo Spiritual ed il Gospel nella sua mente trova piena giustificazione in virtù del legame tra l’imposizione del cristianesimo agli schiavi afro-americani (ma anche alle popolazioni nordiche) e l’uso del Black Metal come strumento di opposizione alla religione stessa, elementi che lo hanno dunque portato a chiedersi cosa avrebbe potuto accadere se gli schiavi si fossero ribellati e, in buona sostanza, come avrebbero potuto suonare dei loro ipotetici “spiritual satanici”. Continua a leggere

PILLORIAN
“Obsidian Arc”

Quando un gruppo si scioglie e i suoi componenti danno vita ad altre realtà, è inevitabile, magari anche soltanto a livello inconscio, far un raffronto con ciò che è stato. Nel caso dell’ex Agalloch John Haughm e della sua nuova creatura Pillorian, messa in piedi grazie all’aiuto, tra gli altri, del batterista degli Uada, tutto ciò viene ancora più naturale proprio per la presenza della sua inconfondibile voce, che giocoforza dona una ulteriore contiguità tra le due band più di quanto già non faccia la musica stessa. Con questo “Obsidian Arc” siamo quindi alle prese con un clone dei lavori di una tra le band che più ha influenzato la recente evoluzione della scena Black? Continua a leggere

TODESSTOß
“Ebne Graun”

Non so bene perché, ma se mi avessero chiesto cosa avrebbe potuto tirar fuori il buon Martin Lang dopo le tre lunghe tracce proposte nel precedente ed interessante lavoro “Hirngemeer”, avrei di sicuro scommesso sulla composizione di un solo lunghissima brano. Infatti, con questo “Ebne Graun”, traducibile vagamente come “il piano dell’orrore”, Martin si lancia in una piece teatrale, di circa tre quarti d’ora, in cui riversare completamente tutti i propri deliri ed incubi interiori. Aiutato dal vocalist Flesh Of L. e dal bassista Euer Gnaden, il pazzoide tedesco continua il proprio viaggio psichico attraverso quella mistura fatta di plumbee atmosfere Depressive, dove si sente davvero molto l’influenza dei grandissimi Bethlehem, soffocanti momenti Doom, sfuriate Black e brevi aperture melodiche in salsa Post-Rock Continua a leggere

INSONUS
“Nemo Optavit Vivere”

A tenere le fila di questo progetto musicale nato da poco e che risponde al nome di Insonus, troviamo una nostra vecchia conoscenza, cioè Acheron, il padre-padrone dei L.A.C.K., che abbiamo già ospitato varie volte su queste nostre pagine virtuali. Affiancato dal secondo chitarrista R., l’attivissimo Acheron trova in questa nuova sede una enorme valvola di sfogo che gli consente di cimentarsi con un Black più violento ed ortodosso. L’EP di debutto, intitolato “Nemo Optavit Vivere”, è stato praticamente composto e pubblicato in tempi piuttosto rapidi sotto l’egida della label messicana Throats Productions, e vede la presenza di quattro lunghe tracce, che alternano riff spasmodici e tirati a momenti più riflessivi in cui dei passaggi con evidenti richiami al Post-Black e al Depressive creano un ponte diretto tra gli Insonus e i già citati L.A.C.K.. Continua a leggere

FALLS OF RAUROS
“Vigilance Perennial”

Quando ormai qualche mese fa mi è arrivata l’anteprima di questo nuovo lavoro dei Falls Of Rauros, mi ci sono buttato a capofitto con la piena convinzione di trovare un album che doveva esser come o meglio dei precedenti. Anche se poi così effettivamente è stato, chissà perché il primissimo approccio con “Vigilance Perennial” non mi aveva soddisfatto del tutto, tanto che ho sentito come il bisogno di lasciarlo decantare per un po’, mettendolo da parte nell’intima speranza che, ad un nuovo ascolto, potesse darmi ancora qualcosa di più. In un certo senso era come se avessi bisogno di metabolizzare la nuova metamorfosi subita dalla band americana, o quantomeno questa è l’impressione imputabile alla marcata differenza di percezione che ho avuto quando sono andato a riprendere in mano dopo qualche settimana questa loro quarta fatica sulla lunga distanza. Continua a leggere

EVOCA
“Val D’Inverno”

Un debutto decisamente ambizioso il qui presente “Val D’Inverno” della one-man band veneta Evoca. Questa tape, limitata soltanto ad ottantanove copie autoprodotte e corredata da un artwork molto accattivante, presenta un unico brano della durata di quasi mezz’ora. Le uscite monotraccia, ma in generale anche i brani dalla durata esagerata, si sa che sono delle brutte bestie da pelare, sia da parte di chi recensisce, ma soprattutto dalla parte del compositore, che deve riuscire a trovare un perfetto equilibrio tra organicità strutturale e variazioni, cosa che è tutt’altro che semplice da realizzare. Indubbiamente ad S., la mente dietro al progetto, coadiuvato nelle parti di batteria dal session man P., non si può certo dire che manchi il coraggio per poter affrontare una tale sfida, a cui si aggiunge l’ulteriore e innegabile difficoltà dovuta al fatto che questo “Val D’Inverno” è interamente strumentale. Continua a leggere

NUCLEAR CTHULHU
“Desecration”

Andando a setacciare la rete alla ricerca di informazioni relative a questi Nuclear Cthulhu, salta fuori che dietro i particolari nomi di questo terzetto ci sono praticamente nascosti tutti i membri dei ben più conosciuti blackster russi Blackdeath, che han messo in piedi questo side project con lo scopo di esplorare i confini esistenti tra la lentezza del Doom e la brutalità del Black. Dotato di una splendida cover che si adatta molto bene alle tematiche da incubo di H.P. Lovecraft che sono al centro dei loro testi, ed edito in sole 300 copie dalla piccola label tedesca Black Bunker Productions, il qui presente “Desecretion” è un tentativo parzialmente riuscito di innestare su un’unica matrice questi due generi piuttosto distanti fra loro. Continua a leggere

SCUORN
“Parthenope”

Anche se è andata smarrendosi sempre più per strada con l’esplosione del genere e la sua “globalizzazione”, una tra le peculiarità che rendeva per certi versi unico il Black Metal primigenio era l’esaltazione dei luoghi natii e della cultura e delle tradizioni ad essi legati. In tal senso, se già il titolo, il monicker ed il logo (ma anche l’artwork) lasciavano davvero ben pochi dubbi, ci pensa l’etichetta di “Parthenopean Epic Black Metal” a darci la certezza che questo debutto sulla lunga distanza della one man band Scuorn affondi le proprie radici nel culto di tutto ciò che ruota attorno a Napoli ed al Vesuvio. Nonostante si tratti, come detto, sostanzialmente di un esordio, “Parthenope” sembra essere stato covato sotto le ceneri decisamente a lungo, se è vero com’è vero che il factotum Giuliano Latte (alias Giulian) aveva dato vita alla forma germinale di alcuni pezzi già quasi otto anni or sono con il demo “Fra Ciel’ E Terr'”. Continua a leggere