IMMORTAL
“Northern Chaos Gods”

Lo ammetto, la notizia di un nuovo album da parte degli Immortal, il primo dopo la rottura col buon Abbath, non è che mi avesse fatto nascere chissà che febbrile attesa, e questo a prescindere dalla assenza o meno dell’istrionico frontman. Il singolo di anticipazione uscito sul finire di maggio aveva però riacceso qualche speranza in più per questo nuovo “Northern Chaos Gods”, un lavoro che, in misura ancora maggiore del suo predecessore “All Shall Fall”, avrebbe dovuto chiare in modo definitivo se il gruppo di Bergen avesse ancora qualcosa da dare o se fosse inevitabilmente destinato a una triste pensione come già accaduto a molte realtà storiche accasatesi alla corte della Nuclear Blast, una sorta di garanzia quando si tratta di mettere una pietra tombale alla creatività di un gruppo. Continua a leggere

DÉLÉTÈRE
“De Horae Leprae”

Senza voler addentrarmi in scomodi paragoni, da parecchi anni a questa parte la scena Black Metal canadese, specie quella di matrice francofona, ha raggiunto livelli di tutto rispetto sfornando diverse realtà parecchio interessanti, come testimoniato più volte su queste stesse pagine. Questa volta è il momento di concentrare la nostra attenzione sui Délétère, un duo attivo da una decina d’anno, in cui troviamo tra l’altro Atheos dei Monarque, che sembra avere un debole per il latino ed i morbi pestilenziali che flagellavano la popolazione medievale. Titoli come quello dell’album di debutto, “Les Heures De La Peste”, o dell’EP che me li ha fatti conoscere, “Per Aspera Ad Pestilentiam”, sono più che una dichiarazione d’intenti, e questo “De Horae Leprae”, con buona pace di Cicerone (ma sono in ottima compagnia), ne è la naturale continuazione. Continua a leggere

BLACK MASS OF ABSU
“Complete Discography 1995-2000”

Non ricordo di preciso come conobbi i The Black Mass Of Absu, probabilmente li scaricai per puro caso ai tempi di quando ero studente all’università durante una delle mie frequenti scorribande su DC++ alla ricerca dei gruppi più sconosciuti ed improbabili del mondo. In seguito, mi capitò poi di acquistare il loro 7″ “Looting The Tomb Of The Aramathean” su qualche mailorder a costo quasi zero. D’altronde, non era possibile resistere ad un gruppo che intitolava uno dei suoi brani “Homosexual Orgy On The Gravesite Of Alastair Crowley” oppure “Mercury Thermometer Shattered Within The Urethra Of Christ”, o che vantava di avere come vocalist un tale che si faceva chiamare Absu Himself. Sebbene i The Black Mass Of Absu possano sembrare in apparenza dediti al Black Metal più grezzo e becero, in realtà difficilmente potevano essere accostati al Black. Continua a leggere

UADA
“Cult Of A Dying Sun”

Dopo aver sentito con colpevole ritardo “Devoid Of Light”, uno dei migliori debutti degli ultimi anni giunto come un fulmine a ciel sereno riscuotendo consensi pressoché unanimi, attendevo l’uscita di questo nuovo lavoro a firma Uada con una certa impazienza e con un bel carico di aspettative. Il fatto che questa recensione arrivi quasi un mese dopo la pubblicazione di “Cult Of A Dying Sun” è solo in minima parte imputabile ai “tempi tecnici” di scrittura, a maggior ragione dal momento che mi ero preso un po’ di tempo per occuparmene subito, anzi devo candidamente ammettere che si è trattato piuttosto di una mia difficoltà ad entrare subito in sintonia con esso. Intendiamoci, anche questo secondo full length degli Uada veleggia su standard decisamente ben al di sopra della media ma rispetto all’esordio è meno immediato e, a conti fatti, la title track pubblicata in anteprima aveva finito per sembrarmi un buon esercizio di stile ma niente di più. Continua a leggere

HORNWOOD FELL
“Inferus”

Dopo un’evoluzione che li aveva portati, nel breve volgere di pochi anni, da un omonimo debutto incentrato su un Black Metal di chiara ispirazione norvegese ad un album, “My Body, My Time”, decisamente più sperimentale e rivolto verso lidi con ascendenze Avantgarde, gli Hornwood Fell tornano a bussare alle nostre porte con questo EP di tre tracce intitolato “Inferus”. Nonostante la loro naturale inclinazione all’evoluzione musicale non mi lasciasse poi molte possibilità di indovinare quali orizzonti sarebbero stati esplorati in questa nuova uscita, in tutta franchezza mi sarei sentito di escludere, o quantomeno di ritenere assai poco probabile, una sorta di ritorno sui propri passi. Continua a leggere

FUNERARY BELL
“Undead Revelations”

Al fine di preparare al meglio la recensione di questo atteso come-back dei finlandesi Funerary Bell, mi sono preso del tempo in più e sono andato a riascoltare il loro debut album “The Coven”, di cui parlai molto bene all’epoca degli albori di questa ‘zine. Questa cosa mi ha smosso qualcosa dentro, portandomi a riflettere su quanto questi nostri scritti siano legati indissolubilmente alla nostra vita reale. Quello che intendo dire, senza scivolare in pipponi filosofici noiosi da scrivere e da leggere, è il fatto che man mano che gli anni vanno avanti, cambiamo noi stessi e, di conseguenza, anche il nostro modo di vedere le cose, tra cui anche i nostri gusti musicali. Certo, non dico che di punto in bianco abbia mollato tutto e mi sia messo ad ascoltare Fedex e J-Ax, però sono convinto che se andassi a riascoltarmi album di cui scrissi anni fa per una ‘zine su cui collaboravamo precedentemente io e Iconoclasta, non mi ritroverei in un buon ottanta per cento di quello che pensavo a quel tempo. Continua a leggere

THE NIGHTLY DISEASE
“Smell Of Burning Wood”

“Immaginate una giornata nevosa. Gli ultimi raggi di luce filtrano attraverso i pini carichi di neve. Un vento incessante ulula una solitaria melodia…” Lo so, lo so, in queste righe che lo introducono sono condensati molti dei topos del Black Metal ed il tutto è corredato da una copertina e da un titolo altrettanto eloquenti, eppure questo “Smell Of Burning Wood” della misteriosa one man band italiana The Nightly Disease fortunatamente è qualcosa di diverso da un’accozzaglia di luoghi comuni e banalità. Se infatti mi sono inizialmente avvicinato con un po’ di sano scetticismo temendo di trovare un lavoro intriso degli stereotipati tipici del genere, è basto poco per rendermi conto che non era affatto così, finendo con il rimanere irretito nella mezz’ora e poco più di queste due tracce laconicamente intitolate “Part One” e “Part Two”. Continua a leggere

THE REPTILIAN SESSION
“The Reptilian Session”

Nonostante il mio interesse per quella che viene definita archeologia misteriosa a cui ho accennato varie volte, ho sempre avuto pochissimo interesse per le varie teorie cospirative su ipotetici accordi tra i nostri governi e non meglio specificate razze aliene. Tra queste, la più malvagia sarebbe quella dei famosi rettiliani, feroci conquistatori ma anche abilissimi a nascondersi sotto sembianze umane. Sarebbe quindi lecito domandarsi se questo trio chiamato The Reptilian Session rappresenti una sorta di manifesto sonoro di questa razza, o sia semplicemente formato da tre giovani romani con il pallino della fantascienza. Continua a leggere

SOJOURNER
“The Shadowed Road”

A neanche due anni di distanza dal sorprendente esordio con “Empires Of Ash”, non posso certo nascondere che ero piuttosto curioso di andare a sentire se il progetto Sojourner sarebbe stato in grado di ripetersi ancora a così alti livelli. Ampliata ulteriormente l’internazionalizzazione con l’arrivo in line up dell’italiano Riccardo Floridia dietro le pelli, i nostri si sono subito rimboccati le maniche e, come detto, in breve tempo hanno dato vita a questo “The Shadowed Road”. Se già la copertina tra il Fantasy e l’onirico lascia suggerire più di una vicinanza con il precedente full length, bastano già le prime note dell’opener “Winter’s Slumber” per dissipare ogni altro eventuale dubbio, con i Sojourner che sembrano non essere mai usciti dallo studio di registrazione. Continua a leggere

FUNERAL WINDS
“Sinister Creed”

Anche se magari a tanti di voi il monicker Funeral Winds dirà poco o nulla, specie se non siete dei patiti del Black Metal, per quello che mi riguarda rimane un nome a cui per certi versi sono legato. Finita la scoperta dei lavori dei maestri scandinavi del genere, la band olandese è stata infatti una delle prime realtà che ho scoperto per conto mio, con “Godslayer Xul” che per un certo periodo diventò un vero e proprio tormentone, forse ben al di là dei suoi comunque oggettivi meriti. Passata questa sbornia iniziale, “Koude Haat” e il successivo “Nexion Xul – The Cursed Bloodline” non mi fecero certo lo stesso effetto tanto che, complice anche il lungo silenzio, avevo ormai perso la speranza di sentirne parlare di nuovo. Continua a leggere

BEGERITH
“A.D.A.M.”

Sebbene abbia più volte dimostrato di avere una mentalità aperta a qualsiasi genere ed anche di mostrare sempre il massimo rispetto verso tutti i gruppi e le label che nel corso degli anni ci hanno spedito del materiale, capita purtroppo anche a me che vi siano dei casi in cui il gusto personale finisca per sovrastare la mia “professionalità”, in nome della quale cerco di mantenere un giudizio quanto più possibile obiettivo. Tutto questo inutile ma necessario preambolo mi serve per dire in maniera più onesta possibile che, per quanto io possa aver ascoltare questo disco dei Begerith, un quartetto russo trapiantato in Polonia, non riesco ad andare oltre una forte sensazione di noia. Non me ne vogliano i quattro che, per carità, il loro Black Death di totale derivazione Behemoth, a cui si aggiungono qua e là anche qualche speziatura a là Nile, lo portano a casa senza problemi. Continua a leggere

NECROPHOBIC
“Mark Of The Necrogram”

Anche se magari non sono tra i primi nomi che mi vengono in mente quando si parla del panorama estremo svedese, i Necrophobic sono un gruppo che è in giro ormai da davvero tanto tempo e che, per quel che mi riguarda, è riuscito a ritagliarsi un meritato spazio con “The Nocturnal Silence” e “Darkside” prima di iniziare a perdersi un po’ per strada con i successivi album. Questa loro ottava fatica sulla lunga distanza intitolata “Mark Of The Necrogram” non era quindi magari una di quelle uscite che attendevo con chissà quale impazienza o aspettative, in particolare dopo l’anonimo “Womb Of Lilithu”, ma l’ascolto era quantomeno obbligatorio visto anche il ritorno in formazione degli storici Sebastian Ramstedt e Anders Strokirk, pronti ad affiancare nuovamente il buon Joakim Sterner. Continua a leggere

BEORN’S HALL
“Estuary”

A parte qualche eccezione, le derive Epic/Folk in campo Black non mi han mai affascinato granché, tanto che approccio sempre senza chissà quali aspettative le uscite ascrivibili a queste correnti. Nel caso dei Beorn’s Hall, di cui pure già avevo sentito qualche pezzo in occasione del debutto, la cautela è stata addirittura maggiore dal momento che, per quello che mi riguarda, se ti scegli un monicker così “furbo” (vedi alla voce Tolkien, per chi non fosse un appassionato del mondo di Arda), di sicuro non mi aspetto chissà che di troppo originale nemmeno per quanto riguarda il lato prettamente musicale. Il duo americano in questo secondo full length intitolato “Estuary” però qualcosa di buono riesce a farlo vedere, su tutte le ottime “Dark Wood-Black Marsh” e “Blood For Wotan”, e si può notare che, rispetto al precedente “Mountain Hymns”, un passo in avanti è stato fatto, anche se qua e là emerge ancora la sensazione di essere alle prese con un album in cui è rimasta qualche zona d’ombra. Continua a leggere

GRAFVITNIR
“Keys To The Mysteries Beyond”

Ormai è un classico. Aspetto fino all’ultimo istante per stilare la classifica di fine anno e, non appena viene pubblicata, ecco saltare fuori un lavoro che meriterebbe di farne parte. Ma che cosa ha poi di tanto speciale questo “Keys To The Mysteries Beyond” dei Grafvitnir, una band svedese attiva dal 2007 alla quinta fatica sulla lunga distanza in meno di cinque anni e di cui, in tutta franchezza, non avevo mai sentito parlare prima d’ora? Da un punto di vista prettamente musicale, nulla di così rivoluzionario, visto che quello che propongono è un Black Metal canonico che si rifà alla lezione dei Marduk di “Opus Notturne” e “Nightwing” e la coniuga con l’innato senso per la melodia, se così possiamo definirlo, di gruppi come Dark Funeral, Sargeist o Behexen. Ma è il modo in cui tali influenze vengono concretizzate che dà una marcia in più a questo lavoro e che lo fa emergere dalla sterminata schiera di emuli che infesta la scena. Continua a leggere

MAERORMID
“XIII”

Ad oramai cinque anni da “Zenit”, tornano sulle nostre pagine col loro secondo lavoro sulla lunga distanza i perugini Maerormid, una band che non ha mai fatto dell’immobilismo sonoro la propria cifra stilistica. In questo loro vecchio/nuovo “XIII”, si tratta infatti di un album uscito nel maggio 2016 ma ripubblicato di recente dalla label polacca Via Nocturna, i nostri si addentrano in lidi Black/Doom in cui compaiono anche vaghe influenze Death alla primissimi Katatonia, quando non ascendenze dal sapore Dark Ambient. L’idea di ricorrere anche all’ausilio di un violino per accompagnarci in questo viaggio in cui a farla da padrone sono le sonorità cupe e soffocanti si rivela, se non originale, quantomeno efficace nel dare al tutto quel tocco in più di inquietudine e di malata atmosfera, non suonando infatti come un abbellimento pomposo ma avvicinandosi più agli stranianti lamenti, passatemi il termine, riproducibili con un theremin. Continua a leggere

CRUELTY FORCE
“Cruelty Void”

Capisco che in un panorama ormai dominato da produzioni sempre più perfette e plasticose, molti gruppi tendano a tornare ad un suono più “nudo e crudo” con il quale rivendicare la propria integrità stilistica e musicale. Ma nel caso dei qui presenti Cruelty Force credo proprio che ci si sia spinti un po’ troppo oltre. Infatti, il duo romano formato da Angelo (chitarra e voce) e Mario (batteria) nel loro voler presentare la propria interpretazione di uno Speed/Thrash venato da qualche passaggio Black, in questa demo autoregistrata ed autoprodotta “Cruelty Void” hanno scelto di adottare un sound assolutamente grezzo e spartano, che ricorda da vicino alcune demo/rehearsal degli anni ’90 che si ascoltavano più per fare i completisti di qualche determinata band, che per vero e proprio merito musicale. Continua a leggere

A PALE DECEMBER
“The Shrine Of Primal Fire”

Sarà che il loro monicker mi evocava quei “Pale Folklore” e “Requiem Of December” che, pure nella loro diversità, ho sempre amato o forse, più poeticamente, sarà che pareva esser perfetto per descrivere quel giorno in cui li ho ascoltati per la prima volta, fatto sta che mi ero fatto, più o meno inconsciamente, parecchie aspettative su questi A Pale December, un giovane duo milanese nato e portato avanti da Riccardo “Korpsvart” Di Bella ed Ernesto “Ymir” Ciotola. Quando questo accade, il rischio di rimanere deluso si nasconde sempre dietro l’angolo, specie se ci si trova alle prese con il debutto sulla lunga distanza di una band che si cimenta in uno tra i generi più inflazionati da un po’ di anni a questa parte, ovverosia l’Atmospheric Black Metal. A dispetto di tutto ciò, questo “The Shrine Of Primal Fire” va invece nella direzione opposta, rivelandosi un full length sì derivativo, ma solido e completo sotto parecchi punti di vista. Continua a leggere

MALAURIU
“Semper Ad Mortem Cogitantes”

Era ormai un po’ di tempo che non avevo notizie dei Malauriu, il cui valido EP di debutto “Presagi Di Morte” mostrava un interessante connubio tra Black Metal norvegese e spunti riconducibili alla tradizione siciliana. In seguito ad una breve serie di split, la band del mastermind Asmodeus riesce ad arrivare a pubblicare, sotto l’egida della piccola etichetta War Commando Records, il suo primo lavoro sulla lunga distanza “Semper Ad Mortem Cogitantes”. Ad accompagnarlo in questo viaggio funebre, troviamo due musicisti sempre impegnati in multiple collaborazioni, come Ant (Frentrum ed Orcrist), e Frozen (Arcanum Inferi, Krowos). Aperto da una mortifera intro composta dallo stesso Ant, “Semper Ad Mortem Cogitantes” si apre con “Iusta Funebria”, un brano bello tirato che mostra quanto i Malauriu rimangano saldamente ancorati al Black Metal Scandinavo. Continua a leggere