EXPERIOR OBSCURA
“Iter In Nebula”

Se in passato, specie in ambito Black Metal, era facile imbattersi in band che volevano rimanere nell’anonimato per alimentare un alone di mistero, complice l’avvento di internet da un bel po’ di anni a questa parte si è oramai affermata una tendenza radicalmente opposta, con una ricerca sempre più spasmodica di un briciolo di visibilità tramite i vari canali comunicativi che la rete ha messo a disposizione. Un simile preambolo serve per introdurre gli Experior Obscura, che rappresentano una parziale eccezione alla regola, ponendosi a metà strada tra questi due atteggiamenti: se infatti i nostri hanno una pagina su quasi tutti i social network a carattere musicale, d’altra parte in nessuna di queste potrete trovare troppe informazioni che li riguardano, salvo che la mente di tutto è Nefastus, già noto per essere attivo nei Malvento. Continua a leggere

GRAFVITNIR
“Venenum Scorpionis”

Quando l’anno scorso, più o meno di questi tempi, mi ero imbattuto nell’eccellente “Keys To The Mysteries Beyond” degli svedesi Grafvitnir, mi ero ripromesso di tenerli d’occhio, perciò eccomi qua a parlare del loro nuovo lavoro sulla lunga distanza intitolata “Venenum Scorpionis”. Fedeli a quanto da sempre fatto, salvo questa volta pubblicare il loro lavoro a febbraio dopo aver fatto uscire con metronomica precisione ogni loro altro album in dicembre, i nostri continuano su di una strade che attinge a piene mani dalla lezione impartita da Dark Funeral, Marduk e Necrophobic, tanto che, ad essere sincero, forse farei prima a fare un copia/incolla della recensione del loro precedente lavoro. Continua a leggere

OPERA IX
“The Gospel”

Dopo una pausa forzata per cause lavorative, ritorno finalmente a buttar giù inchiostro virtuale per Hypnos Webzine andando a parlare dell’atteso ritorno degli Opera IX. Fallito per qualche motivo il rapporto con la precedente vocalist Abigail Dianaria, con la quale la band piemontese aveva riregistrato diversi brani storici finiti poi nella recente raccolta “Back To Sepulcro”, l’inossidabile Ossian ha deciso di affidarsi ad una vocalist decisamente più esperta quale Moerke, qui nelle vesti di Dipsas Dianaria, per portare a compimento il settimo sigillo degli Opera IX, il qui presente “The Gospel”, ispirato quasi completamente agli scritti de “Il Vangelo Delle Streghe” dello studioso inglese Charles Godfrey Leland, il quale racconta di aver ricevuto nella Toscana del 1886, da una strega di nome Maddalena, un manoscritto contenente tutta la dottrina della stregheria italiana. In tale ambito, la scelta di Moerke si rivela decisamente vincente, dato che la musicista romana si trova assolutamente a suo agio sia nello screaming che nelle parti a voce pulita, dove più che la tecnica, era assolutamente indispensabile riuscire a creare la giusta atmosfera per poter riversare in musica quanto scritto nel tomo di Leland. Continua a leggere

AARA
“So Fallen Alle Tempel”

Quando arriva una richiesta dalla Naturmacht, oramai mi viene istintivo aspettare di trovarmi alle prese con un gruppo che veleggia tra l’Atmospheric Black Metal e l’Ambient. Anche con questi Aara, un duo elvetico formatosi l’anno scorso e alla prima esperienza sulla lunga distanza, è andata così, ma una volta che sono andato a dare un’occhiata più da vicino a questo loro “So Fallen Alle Tempel” sul Bandcamp della label tedesca mi sono balzati all’occhio due particolari che in qualche modo mi hanno incuriosito e attratto magneticamente: da una parte l’artwork, con quella che sembra proprio essere una rielaborazione grafica del duomo di Milano, dall’altra un commento che faceva riferimento ad un non meglio precisato connubio tra il Black e i canti gregoriani. Sarà che certe copertine mi riportano inevitabilmente al “De Mysteriis Dom Sathanas”, sarà che in questi giorni ho dato una possibilità, però poi pentendomene, alla nuova trasposizione sul piccolo schermo de “Il Nome Della Rosa”, fatto sta che mi sono trovato nella giusta disposizione di spirito per andare a scoprire cosa si celasse dietro questo nuovo progetto. Continua a leggere

NEMUS
“See – Mensch”

“On the bottom of the lake. Hiding in the dark. There is a creature, that was never meant to be. Once a human being, now a chimera, a fish-man, guarding the depth. A story of self hatred, agony and at some point acceptance.” Non so voi lettori, ma leggere questa introduzione e vederla associata a questa splendida copertina, mi ha fatto subito scattare un interesse irrazionale verso questo “See – Mensch”, secondo lavoro della one-man band tedesca Nemus. Questa inspiegabile spinta interna mi ha anche portato ad ascoltare il disco in questione, senza nemmeno concedermi quel minimo di riflessione interiore su come potesse poi effettivamente suonare questo progetto. Continua a leggere

STILLA
“Synviljor”

Che gli Stilla non fossero un gruppo semplice, lo si era ben capito dal loro precedente “Skuggflock”, il cui ascolto aveva preso praticamente l’intera estate. A due anni e passa da quel periodo, eccoli tornare sulla scena con un nuovo full length dal titolo “Synviljor”. Anche in questo caso, sono almeno un paio di mesi che mi concentro quasi esclusivamente sull’ascolto di questo lavoro, e nonostante tutto non riesco ancora a farmene un’opinione personale. Infatti, se da una parte sono presenti dei brani veramente spettacolari, come la doppietta che apre le danze “Frälsefrosten”“Skogsbrand”, capaci di ricreare in un sol colpo le atmosfere del Black Metal norvegese dei bei tempi d’oro, fatte di chitarre sporche e crepuscolari aperture di synth, dall’altra tendo puntualmente a perdermi nella seconda parte del lavoro. Continua a leggere

AZAGHAL
“Valo Pohjoisesta”

A lungo ho associato il nome Narqath ai soli Wyrd ed Hellkult, venendo a sapere relativamente più tardi che l’eclettico musicista finlandese aveva le mani in pasta anche in parecchie altre band, su tutte gli Azaghal, il suo progetto principale. L’occasione, o per meglio dire l’input, per andare oltre un ascolto veloce e conoscere più da vicino la loro vasta discografia è arrivata molti anni dopo con lo speciale curato da KarmaKosmiK, che mi ha fatto apprezzare alcune cose messe forse troppo frettolosamente da parte, su tutti “Of Beast And Vultures”. L’uscita di questo “Valo Pohjoisesta”, l’undicesimo full length per i nostri, mi stava però passando sotto il naso senza che me ne accorgessi, salvo averlo recuperato all’ultimo grazie al singolo anticipatore, la title track, un bel biglietto da visita che mi ha preso subito bene forse anche per il suo riff iniziale che mi ha ricordato in qualche modo gli Enslaved di “Blodhemn” (vedi “I Lenker Til Ragnarok “). Continua a leggere

NACHTLIEDER
“Lynx”

Quando ormai più di qualche anno fa mi son imbattuto in “The Female Of The Species” restandone più che piacevolmente sorpreso, il dubbio di fondo che mi era però rimasto era che l’assenza di aspettative avesse contribuito a farmelo apprezzare oltre i suoi oggettivi meriti. L’uscita di questo “Lynx” diventava quindi un vero e proprio banco di prova per testare la solidità del progetto Nachtlieder, non fosse altro, per l’appunto, per un discreto carico di attese che questa volta sì si erano venute a creare. Anticipando il giudizio finale, non posso che elogiare il lavoro fatto da Dagny Susanne che è riuscita, anche grazie all’ormai affiatato sodalizio con Martrum dietro le pelli, a limare e correggere i pochi difetti del precedente album dando vita ad un gioiellino di puro Black Metal scandinavo. Continua a leggere

MORTUARY DRAPE
“Necromantic Doom Returns”

Chi ci segue da tempo, conosce bene la mia piccola perversione di andare a pescare di tanto in tanto delle ristampe di demo, per lo più di gruppi italiani, in bilico sull’oblio del tempo. Non so quale sia l’origine di tale mia curiosità, ma credo centri il fatto che per tanti anni, pur avendo dato i natali a band di importanza storica, eravamo ripiombati in una sorta di grigio underground dell’underground. Insomma, una sorta di terzo mondo del metallo, se mi passate un po’ questa definizione. Arrivando a questo “Necromantic Doom Returns” dei Mortuary Drape, di cui spero non servano parole introduttive, possiamo dire di essere praticamente nella preistoria del Metal italiano e non solo. Infatti, questa raccolta edita dalla Iron Tyrant raccoglie due demo della band piemontese, “Necromancy” del 1987 ed il successivo “Doom Return” posteriore di circa un paio di anni, più alcune tracce live estrapolate chissà da quale polveroso live tape. Giusto per farvi avere un miglior quadro temporale, pensate che “Deathcrush” dei Mayhem è uscito nello stesso anno, forse antecedente solo di qualche mese a “Necromancy”, e potrete trarre da questo la reale importanza che la band di Wildness Perversion riflette a livello mondiale. Continua a leggere

GRAVESPELL
“Frostcrown”

Come spesso mi è capitato da quando sono su queste pagine virtuali, anche questa volta ho dovuto mettere mano all’ultimo alla classifica dell’anno appena messo alle spalle. Se alcune settimana fa erano stati gli Hoth a scalare posizioni su posizioni, da qualche giorno a questa parte sono i Gravespell che hanno iniziato a minare le mie certezze e a puntare decisamente alle posizioni di vertice. Ma andiamo con ordine. Scoperto ormai come al solito per puro caso andando a sentire qualche album anonimo di non ricordo più quale band che ci aveva inviato la propria richiesta, questo “Frostcrown” mi aveva magneticamente attratto fin dal suo titolo e dall’artwork, che mi sembravano gridare Scandinavia e anni ’90 da ogni lato. Se si esclude il non marginale aspetto che i nostri arrivano da San Diego, le mie aspettative non erano poi neanche troppo sbagliate, perché questi cinque americani mettono sul piatto un’ora abbondante di Blackened Death Metal che in primissima battuta mi ha in qualche modo fatto pensare ad un riuscitissimo incrocio tra gli Opeth degli esordi e gli Emperor e gli Enslaved dei primi lavori, soprattutto per l’uso fondamentale ma mai invadente e pomposo delle tastiere. Continua a leggere

HOTH
“Astral Necromancy”

Se tentare di decifrare un gruppo dal nome scelto è un po’ come cercare di farsi un’idea di un libro basandosi solamente sul titolo, è anche vero che alcuni monicker più di altri possono orientare e, in un certo qual modo, svelare le intenzioni di una band. Nel caso degli Hoth, un duo nato dalle menti di Eric Peters e David Dees, l’uso di un nome che rimanda apertamente all’universo di Star Wars, ed in particolare al gelido pianeta su cui si trovano i nostri prodi all’inizio de “L’Impero Colpisce Ancora”, di sicuro indirizza verso tematiche sci-fi. A differenza di quanto erroneamente pensavo accingendomi a sentire questo “Astral Necromancy”, loro terza fatica sulla lunga distanza che segue il tutt’altro che disprezzabile “Oathbreaker”, musicalmente i nostri non sono però vicini ai territori esplorati dai Voivod o dai Vektor, muovendosi piuttosto in quella zona d’ombra che è a metà strada tra il Black Metal ed il Melodic Death. Continua a leggere

SELVANS
“Faunalia”

Pur non avendolo recensito essendomi capitato tra le mani un bel po’ di tempo dopo la sua uscita, il debutto dei Selvans non era decisamente uno di quegli album che passano via indifferenti, vuoi per la sua intrinseca bellezza vuoi per la maturità compositiva decisamente sopra la media, in questo aiutati dall’esperienza fatta già in altre band (vedi Draugr). Per quanto personale e affascinante, “Lupercalia” rimaneva comunque un full length profondamente legato ad un Black Metal di stampo tradizionale che lasciava intravvedere solo in minima parte l’enorme potenziale che i nostri sono riusciti a mettere sul piatto con questo “Faunalia”. Parlare di questo secondo lavoro sulla lunga distanza dei Selvans non è però per nulla facile, anzitutto perché questo “Faunalia” è molto più che un semplice album, è un’esperienza sonora eclettica ed intrisa di lucida follia che ci porta, a partire da una base Black, per altro meno marcata rispetto all’esordio, su territori non tanto mai esplorati, ma difficili da trovare fusi nello stesso contesto. Continua a leggere

DEWFALL
“Hermeticus”

Tra le varie richieste giunte nella nostra redazione nel corso di questi ultimi mesi, avevo trovato fin dall’inizio particolarmente attraente quella riguardante proprio il presente “Hermeticus” dei pugliesi Dewfall. Come sono solito fare, mi annoto i vari nomi che ritengo più papabili per una possibile recensione, confidando in tempi migliori per poter affrontare infine l’ascolto e la recensione. Poi, qualche tempo fa ho parlato con una persona che era stata al recente concerto romano dei Taake e che mi aveva detto di essere rimasta impressionata da una delle band di apertura, di cui al momento non ricordava affatto il nome. Facendo rapidamente una ricerca, ecco che risalta fuori il nome dei Dewfall, facendo balzare di colpo il mio interesse nei loro riguardi. Quello che è certo è che i Dewfall si meritano senz’altro tutto questo picco di attenzione, dal momento che questo loro “Hermeticus” è un lavoro che, nonostante un calo piuttosto evidente nella seconda metà del disco, merita senza dubbio totale supporto. Continua a leggere

NOMURA / NULLA+
“Impronte / Lacrime”

Avevo già parlato in passato dei Nulla+ e del loro debutto “Stornelli Distopici”, un album nel quale un caotico Black Metal ferale veniva ulteriormente infarcito di reminiscenze Punk ed HC. Ora il duo ritorna in scena con questo interessante split dal titolo “Impronte/Lacrime”, condiviso insieme ai baresi Nomura. Proprio a questi ultimi tocca il compito di aprire la release con la loro “Salice”, una traccia spezzata in due parti. La loro proposto musicale mi ha ricordato un misto tra i Void 00 e i miei adorati Hate & Merda, dove momenti brutali e totalmente fuori controllo, da cui fanno capolinea anche piccole sfumature derivanti dal Death Metal, vanno ad alternarsi a dei momenti più cupi e opprimenti tipici del Post-Hardcore, generando un’atmosfera totalmente funerea. Continua a leggere

SARGEIST
“Unbound”

Preparando questa recensione del nuovo full length, il quinto, dei Sargeist sono andato a risentirmi “Let The Devil In” e “Feeding The Crawling Shadows”, non tanto per riannodare le fila del discorso, ma più che altro per vedere quanto il mio giudizio fosse mutato. Anche se il loro ricordo era ancora abbastanza vivo pur non avendoli quasi più ascoltati per intero, col tempo quei quattro o cinque pezzi risentiti qua e là mi avevano messo la classica pulce nell’orecchio, ed ora devo ammettere che il mio parere si è quasi ribaltato. La cosa di per se non sarebbe poi così rilevante, eppure questo mio “pentimento” mi ha portato ad avvicinarmi a questo “Unbound” con un approccio più equilibrio e meno umorale e, in buona sostanza, scevro da aspettative da fan. Continua a leggere

AURORA BOREALIS
“Apokalupsis”

Arrivati alla soglia dei venticinque anni di attività, gli americani Aurora Borealis dell’immarcescibile Ron Vento tornano a distanza di quattro anni da “Worldshapers” con questo loro settimo sigillo intitolato “Apokalupsis”. Sempre accompagnato dal fedele bassista Jason Ian-Vaughn Eckert, insieme a Ron sin dai tempi del debut “Praise The Archaic Lights Embrace”, e dal batterista Mark Green, in questo nuovo lavoro, il cantante e chitarrista americano si lancia in un particolarissimo concept album che vuole mescolare in maniera piuttosto singolare science-fiction e religione. Infatti, partendo dalla caduta degli angeli ribelli, il buon Ron immagina che questi simpatici scocciatori venissero rinchiusi dal buon dio all’interno di stelle lontanissime, e che dopo secoli e secoli alcuni di loro fossero in grado di scappare dalla loro prigione. Continua a leggere

KYTERION
“Inferno II”

Letteratura e Metal non formano certo un binomio così insolito, basti anche solo pensare alle legioni di band ispirate dagli scritti di Tolkien e Lovecraft. Anche per la poesia, per quanto in misura minore, non mancano degli esempi, vedi i vari Baudelaire, Coleridge, Blake, Milton o il nostro Dante, che più di qualche spunto lo ha offerto con la Divina Commedia. Questo connubio però non è tuttavia sempre stato sinonimo di qualità, anzi talvolta ha dato vita a concept pacchiani se non al limite del ridicolo. Quando mi sono capitati tra le mani i Kyterion ed il loro “Inferno II”, secondo capitolo di una ambiziosa trilogia incentrata per l’appunto sulla prima cantica dell’opera dantesca, non nascondo che la curiosità si mescolava a qualche dubbio, anche perché il già arduo compito in cui questi bolognesi si erano cimentati prevedeva un ulteriore grado di difficoltà dato dall’utilizzo diretto dei versi del poeta fiorentino. Continua a leggere

OUBLIETTE
“The Passage”

Sarà mai possibile mescolare l’epica feralità tipica dei Dissection con quelle gemme semi-acustiche che gli In Flames erano in grado di regalarci anni fa? A questa domanda che può sembrare tanto di un Frankenstein sonoro impossibile da conciliare, provano a rispondere gli Oubliette, un sestetto a stelle e strisce proveniente da una cittadina del Tennessee, con questo loro secondo full length intitolato “The Passage”. A chiamare in causa le due band svedesi non è il sottoscritto, bensì la stessa label, la The Artisan Era, capace di attirare la mia attenzione con la scritta in neretto “For fans of Dissection and In Flames”. Certo, scritta così la cosa potrebbe sembrare anche ridicola, però se ci pensate, l’ultimo lascito di Jon Nödtveidt, il controverso “Reinkaos”, fu un lavoro che richiamava fortemente i dettami del Melodic Death svedese. Tornando a parlare di questi Oubliette, non soltanto tentano di riportare in vita il Dissection sound, ma provano a farlo utilizzando una screamer alla voce, tale Emily Low. Una scelta sulla carta molto rischiosa, ma che in realtà si rivela piuttosto azzeccata. Continua a leggere