INVERTED MATTER
“Detach”

Strani. Fottutamente strani. Questo il mio primo pensiero su questo debutto autoprodotto intitolato “Detach” creato dal combo italo-americano che risponde al nome di Inverted Matter. Formatasi nel 2007 col nome di Cyanide Christ come duo con Gianluigi Giacon (voce) ed Andrea Tocchetto (chitarra, basso e drum machine), la band ha nel corso degli anni subito ben due radicali mutazioni che han trasformato questo piccolo progetto della provincia trevigiana in un corazzata che vede tra le proprie file nientemeno che Michael Smith, lo storico batterista dei Suffocation, oltre al chitarrista Jason Nealy, già in forza nei Bleeding Eyes, ed al bassista Livio “Lispio” Langaro. Nonostante la presenza di un peso massimo come Smith in formazione, questo esordio intitolato “Detach” è uscito lo scorso aprile stranamente come autoproduzione disponibile all’ascolto ed all’acquisto tramite Bandcamp. Continua a leggere

VERTHEBRAL
“Regeneration”

Era da un po’ che non riprendevo in mano la mia amata pseudo-rubrica, simpaticamente intitolata “Pechino Express”, nella quale vado a recensire e presentare dei gruppi provenienti dalle nazioni più inconsuete ed esotiche. Quest’oggi tocca quindi al giovane quartetto paraguaiano Verthebral, al suo debutto con questo “Regeneration”, uscito lo scorso fine giugno per conto della Satanath Records. All’inizio, forse a causa di un ascolto piuttosto frettoloso o forse per l’opener “Place Of Death”, li avevo scambiati per un giovane clone dei Morbid Angel. Poi, riascoltando con più attenzione questo “Regeneration”, mi sono reso subito conto del mio errore di valutazione. Certo, qua e la’ richiami al buon Trey e compagnia radikult saltano ovviamente fuori, ma la vera stella polare dei Verthebral sono a mio avviso i Death di “Leprosy”. Continua a leggere

PERVERSITY
“Idolatry”

Avevo già accennato di striscio ai Perversity in occasione della recensione dei loro connazionali, nonché compagni di etichetta, Gloom, dato che il loro quinto full-lenght intitolato “Idolatry” faceva parte dello stesso promo pack. Avendo alle spalle un’esperienza più che ventennale, i nostri cinque slovacchi si dimostrano sin dalle note dell’opener “Blackmoon Offerings” piuttosto abili nel riuscire ad interpretare in maniera convincente un Death Metal di chiara derivazione americana, con particolare riferimento ad un gruppo come i Morbid Angel, ma anche Cannibal Corpse e Hate Eternal. Continua a leggere

HAEMORRHAGE
“We Are The Gore”

Con buona pace di chi vorrebbe che il Metal si prendesse sempre fin troppo sul serio, la nostra musica preferita non ha mai lesinato di regalarci dei gruppi in grado di trattare con un qual certo humour la materia. Senza scomodare la lucida follia della buonanima di Seth Putnam e dei suoi Anal Cunt ed Impaled Northern Moonforest o band come i Cannabis Corpse che parodizzano titoli e tematiche dei più importanti album Death, ho sempre avuto un debole per quelle realtà Goregrind capaci di conciliare buone doti creative con spiccate dosi di dissacrante (auto)ironia. Prima dei Torsofuck e dei To Separate The Flesh From The Bones, chi aveva saputo incarnare perfettamente questa mia fissazione erano stati gli Haemorrhage, conosciuti per caso ai tempi di “Morgue Sweet Morgue”. Continua a leggere

CEMETERY WINDS
“Unholy Ascensions”

Vista la sua provenienza, quando sono andato ad ascoltare il debutto assoluto di quella che si è poi rivelata esser una one man band che risponde al nome di Cemetery Winds, pensavo che mi sarei trovato alle prese con un tutto sommato classico album di Black Metal finlandese. Janne Lukka, la mente che sta dietro a questo progetto e che per l’occasione si è fatto aiutare da Kari Kankaanpää e Marko Ala-Kleme alla voce e Juho Manninen al basso, con questo “Unholy Ascensions” ci porta invece su territori in bilico tra il Death ed il Black Metal, con sette pezzi che, per molti dei loro aspetti, potrebbero essere visti come il risultato di un’ideale jam session tra gli Entombed ed i Dissection. Continua a leggere

RESURRECTED
“Resurrected”

Direi che l’uso della famosa locuzione latina nomen omen sia perfetto per aprire la recensione di questi tedeschi Resurrected, che infatti non a caso han deciso di intitolare il loro primo full-lenght dopo otto anni proprio con il loro nome. Un ritorno dal mondo dei morti verrebbe quasi da dire, dal momento che la band tedesca ha alle spalle una storia più che ventennale, ed una nutrita discografia, che però ha di colpo subito un brusco rallenatamento nel corso degli ultimi anni, limitando la propria produzione ad un paio di EP. Francamente, nonostante non sia dunque un gruppo di primo pelo, questi Resurrected sono a me completamente sconosciuti. Continua a leggere

PAGANIZER
“Land Of Weeping Souls”

Era da qualche tempo che avevo voglia di ascoltare almeno uno dei tanti progetti nei quali è impegnato Rogga Johansson. Il biondo chitarrista svedese ha infatti all’attivo decine e decine di progetti, tra cui i Megascavenger e Johansson & Speckmann, assieme al mastermind dei Master. Dal momento che l’etichetta indiana Transcending Obscurity ci ha proposto la recensione dell’ultimo nato sotto il nome Paganizer, non mi sono fatto assolutamente scappare l’occasione. Pur non conoscendo la precedente ed estremamente nutrita discografia della band, posso immaginare che i Paganizer abbiano da sempre proposto un Death Metal svedese dai suoni e riff totalmente devoti al genere. Infatti, questo “Land Of Weeping Souls” è un concentrato di riff che mandano evidenti richiami ai maestri del genere, ossia Grave, Dismember ed Entombed. Continua a leggere

ANTIPATHIC
“Autonomous Mechanical Extermination”

Davvero curioso come, pur occupandoci solo di rado di Brutal e derivati, la nostra lista di richieste sia sempre invasa da gruppi che propongono tali sonorità. Come se non bastasse, a queste si aggiungono pure i promo, che prima o poi dovremo iniziare seriamente a filtrare come tutto il resto, in cui a farla da padrone è ancora una volta questo genere. Ecco spiegato il motivo per cui mi trovo a scrivere del qui presente “Autonomous Mechanical Extermination”, EP di debutto assoluto di un progetto internazionale portato avanti dall’italiano Tato, già negli Zora e qui alla voce ed al basso, e dallo statunitense Chris, che in questo lavoro si occupa delle chitarre e della batteria. Sulla carta gli Antipathic dicono di voler fondere Death, Slam, Grind e Blackened Thrash ma, all’atto pratico, si trova ahimè poco o nulla di questi ultimi generi, con le tre tracce che si concentrano invece soprattutto sugli altri due aspetti, con la classica voce gutturale che si fa strada tra prevedibili stacchi Slam e ripartenze che soltanto nella title track riescono ad uscire un minimo dall’anonimato. Continua a leggere

NASTY SURGEONS
“Exhumation Requiem”

Nipotini bastardi dei Carcass. Potrei tranquillamente non aggiungere altro e chiudere qui la recensione, avendo la certezza di avere già inquadrato e descritto nel migliore dei modi il debutto di questo giovane quartetto spagnolo che risponde al nome di Nasty Surgeons. Eppure, se ci si ferma ad ascoltare con maggiore attenzione i dieci brani proposti in questo “Exhumation Requiem”, non sono nemmeno così rari ed ininfluenti dei rallentamenti e dei passaggi più melodici che vanno a pescare a piene mani nella migliore tradizione del Death di matrice svedese. Certo, i Carcass e i loro diretti discendenti come Exhumed e Impaled, ma mettiamoci anche i primi Haemorrhage visto che siamo in Spagna, sono senza alcun dubbio la fonte di ispirazione primaria per i Nasty Surgeons, con il pedale dell’acceleratore sempre ben premuto per tramandare in piena coerenza il sacro verbo del Grind Death. Continua a leggere

NECROWRETCH
“Satanic Slavery”

C’è poco da fare. Quando hai una band feticcio, è quasi impossibile che ti possa riservare qualche delusione. E questo anche, o soprattutto, se con il passare degli anni continua a proporre più o meno sempre lo stesso tipo di sonorità. Ecco, basterebbero già queste poche righe per illustrare compiutamente questa terza fatica sulla lunga distanza dei francesi Necrowretch, un gruppo del quale ormai posso scrivere con il pilota automatico e per cui rimangono sempre valide le parole spese in occasione delle recensioni dei precedenti “Putrid Death Sorcery” e “With Serpents Scourge”. Continua a leggere

VENENUM
“Trance Of Death”

Dopo l’eccellente esordio con un EP uscito nel 2011 che mostrava una band totalmente a proprio agio nel dar vita a delle piccole perle di puro Death, i tedeschi Venenum sembravano spariti dalla circolazione e tornano solo ora a farsi vivi con questo “Trance Of Death”. Il timore che una gestazione così lunga potesse essere imputabile ad una scarsa vena compositiva viene però fortunatamente spazzato via sin dalle prime battute di “Merging Nebular Drapes”, che dopo la coinvolgente intro “Entrance” ed i suoi archi ci catapulta direttamente nella nuova dimensione dei Venenum. Non uso a caso questo termine perché infatti i nostri, pur non avendo stravolto il proprio suono, hanno saputo introdurre dei piccoli ma sostanziali elementi che lo rendono ancora più intrigante e personale. Continua a leggere

BLASPHEMER
“Ritual Theophagy”

Se a fine marzo mi trovate a parlarvi di un album uscito nell’ottobre dell’anno scorso non è perché all’improvviso hanno smesso di arrivarci richieste, ma semplicemente perché si tratta di una release che mi sento in dovere di segnalarvi. Sotto i nostri riflettori questa volta c’è “Ritual Theophagy” dei nostri connazionali Blasphemer, una band attiva già da quasi vent’anni e con un buon esordio alle spalle (“On The Inexistence Of God”, uscito però parecchio tempo fa, nel 2008) che, a dispetto del nome, non si dedica ad un Black Metal tutto satanassi e caproni ma piuttosto ad un Brutal Death di chiara matrice americana. Continua a leggere

HASTUR
“The Black River”

Dopo alcuni giorni di assenza forzata a causa di motivi prettamente tecnici, torno a macinare recensioni per voi lettori di Hypnos Webzine parlando del tanto sospirato debutto dei genovesi Hastur. Attivi sin dalla prima metà degli anni novanta, i nostri non devono aver avuto molta fortuna con la loro carriera dal momento che han dovuto attendere più di vent’anni per arrivare a pubblicare il loro primo full-lenght intitolato “The Black River”. Tutto ciò per merito della costanza e della tenacia del batterista Hayzmann, unico superstite della formazione originale, che è riuscito a rimettere in pista il gruppo con l’innesto di due ex membri dei Sacradis, Napalm (voce e chitarra) e Grinder (basso), e di Docdeath alla seconda chitarra. Continua a leggere

DAEMONIAC
“Spawn Of The Fallen”

Anche se ho sempre cercato di seguire la scena Metal con una certa attenzione, soltanto da quando ho iniziato a scrivere per delle ‘zine mi sono davvero reso conto di quante realtà siano alla ricerca di un posto al sole al suo interno. La scrematura che giocoforza vado a fare per decidere chi andare a recensire mi porta sempre più ad una divisione che distingue tra gruppi originali, “proposte interessanti ma simili a…” e “pessime copie di…”. Detto che finora nella prima categoria sono finite davvero ben poche band, devo purtroppo constatare che il grosso della roba finisce nel calderone dei pessimi cloni, con solo una minima parte che riesce a trasmettere qualcosa che vada al di là della noia e del già ampiamente sentito. Continua a leggere

DETERIOROT
“In Ancient Beliefs”

Come già detto in occasione della ristampa/compilation degli Hybernoid, è assolutamente da lodare il lavoro di ristampe da parte della Xtreem Music, abile nell’andare a rovistare tra le uscite di gruppi minori degli anni ’90 per riproporle con un artwork nuovo di zecca e l’aggiunta di qualche rarità. In questa recensione, vado ad occuparmi di questi misconosciuti, almeno per quanto mi riguarda, Deteriorot. Questo quartetto americano, capitanato dal cantante/chitarrista Paul Zavaleta, nonostante sia attivo sulla scena da quasi trent’anni, possono contare su una discografia decisamente limitata, in cui spiccano solamente due full-lenght: il qui recensito “In Ancient Beliefs”, rilasciato originariamente dalla Repulse nel 2001, e “The Faithless”, uscito quasi dieci anni dopo per la Xtreem Music. Continua a leggere

PROFANAL
“Supreme Fire”

Anche se non lo avevo recensito io, il precedente album dei Profanal me li aveva fatti conoscere come una delle più interessanti realtà emergenti del nostro paese. Con “Black Chaos”, questo il titolo di quel lavoro, la band di Cecina era infatti riuscita a proporre un valido esempio di come sia possibile suonare un Death Metal di chiara derivazione svedese senza per questo essere dei meri epigoni senz’anima dei gruppi che han codificato questo genere. La curiosità e le aspettative per questa seconda fatica sulla lunga distanza del quintetto italiano sono state sicuramente ripagate da questo “Supreme Fire”, un album che riprende quanto di buono sin qui mostrato anche grazie ad un songwriting che alterna sempre più sapientemente momenti tirati e rabbiosi a parti più soffocanti e cariche di cupezza. Continua a leggere

RIPPER
“Experiment Of Existence”

Proprio quando ero ormai convinto di aver stilato la mia classifica definitiva di fine anno, ecco irrompere inattesi a scombussolare ogni mia certezza questi Ripper, un giovane quartetto cileno attivo da quasi dieci anni e con alle spalle un solo full length oltre a qualche demo, EP e split. Avendo ascoltato solo a posteriori l’ottimo debutto “Raising The Corpse”, una release che vi consiglio di recuperare, la sorpresa per me è arrivata con il recente “Experiment Of Existence”, un concentrato di Thrash con forti spunti Death in puro spirito old school che non mi ha dato scampo fin dalle sue primissime battute. Il suono dei nostri, ma in definitiva anche il loro songwriting, sembra uscire direttamente da un’incestuosa unione tra i Kreator di “Pleasure To Kill” e i Death dell’era “Scream Bloody Gore” e “Leprosy”, anche se non mancano dei frangenti in cui mi è sembrato di cogliere influenze in odore dei Merciless di “The Awakening” piuttosto che dei Demoliton Hammer di “Tortured Existence” o, perché no, dei primi Sepultura. Continua a leggere

ZORA
“Scream Your Hate”

Anche se non me ne posso certo definire un fanatico, il Brutal Death non è uno di quei generi da cui giro al largo a priori, anzi ho sempre la speranza di incappare prima o poi, tra le tante richieste che ci arrivano, in un gruppo che sappia catturare tutta la mia attenzione come a suo tempo seppero fare i Cryptopsy o i Suffocation. Se su queste pagine ne parlo poco è dovuto essenzialmente al fatto che ben poche delle realtà che mi sono passate tra le mani mi han fatto scattare la voglia di scriverne, cosa che purtroppo si ripete anche con questi Zora, una band calabrese attiva dal 2003 e con alle spalle un full length oltre che un paio tra demo ed EP e vari singoli e split. In effetti se ve ne parlo è giusto perché ci hanno mandato il promo fisico di “Scream Your Hate”, loro secondo lavoro sulla lunga distanza, che non è neanche così noioso, ma semplicemente un platter nella media, senza infamia e senza lode. Continua a leggere