VOMIT
“Deathlike Vomit”

Iniziare il nuovo anno in quarantena prolungata non è proprio il massimo come inizio 2022, ma per fortuna ci hanno pensato questi simpatici cileni, dall’altrettanto delicato nome di Vomit a farmi compagnia con lo sporco e puzzolente Thrash Death. Infatti, il quartetto originario della cittadina di Concepciòn tira fuori con questo breve “Deathlike Vomit” un ordigno di rara potenza, capace di mettere insieme l’adrenalinità degli Slayer, il marciume dei primi Sepultura e la cattiveria dei Possessed. Basta l’ascolto della sola “Final Judgement” e sentirsi a casa. Zero tecnicismi e zero atmosfera, lasciate perdere trigger o trucchetti da studio, ai Vomit interessa suonare solo ad elevate velocità e possibilmente con un suono il più sporco possibile. Poi, che i riffs siano triti e ritriti e le sorprese siano pari a zero, non credo sia un loro problema e francamente nemmeno mio. Preferisco questi zoticoni cileni, a chi spaccia per Death Metal quelle orribili produzioni moderne ultrarifinite e cesellate. D’altronde, non a caso diedi la palma di disco dell’anno passato ad un gruppo come gli  Eternal Rot. Detto questo, regalatevi dei sani momenti d’ignoranza e sparatevi a tutto volumi questi Vomit.

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Etichetta: Deathrune Records
Anno di Pubblicazione: 2021
TRACKLIST: 01. Final Judgement; 02. Carrion; 03. The Unsane; 04. Realm Of The Goat; 05. Judge Death (Terminal Death cover); 06. Resurrected
Durata: 20:26 min.

Autore: KarmaKosmiK

HORSEBACK \ NJIQAHDDA \ VENOWL \ CARA NEIR
Split

Questo terzo split dell’anno in casa Njiqahdda è certamente un lavoro interessante, non tanto per la traccia rilasciato dal duo americano, “Towers Constructed To Break The Sky” già vista su “Towers And Tide”, ma per la presenza di tre progetti a me totalmente ignoti, che invece si sono rivelati piuttosto bizzarri e particolari. Infatti, si inizia subita in maniera allucinata con questi Horseback, progetto americano con a capo Jenks Millers e che alle spalle una lunga e ben nutrita discografia, il cui ultimo lavoro del 2016 “Dead Ringers” è uscito addirittura sotto Relapse Records. Il brano qui presente è la lunga “Heathen Earth”, a cui è assolutamente impossibile associare una qualsiasi etichetta o definizione. Abbiamo una base di percussioni assolutamente minimale e ripetitiva, a cui di volta in volta si associano e sovrappongono i suoni più disparati, addirittura una specie di flauto completamente fuori tonalità, e che lentamente costruisce una atmosfera fortemente atmosferica e psichedelica, a cui si aggiungono anche delle harsh vocals nel finale. Un insieme certamente spiazzante, ma che mi ha affascinato molto. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Towers And Tides”

L’anno 2012 è stato per i Njiqahdda piuttosto difficile e complicato, se non mi sbaglio a causa di alcuni problemi economici che affliggevano la loro personale etichetta EEE Recordings, e che ha comportato un netto ridimensionamento sulle uscite discografiche annuali del gruppo. Infatti, in questo periodo di magra sono stati rilasciati giusto una manciata di EP a nome Njiqahdda e Oaks Of Bethel, un paio di split con dentro le tre diverse anime del duo, e quindi anche l’altro progetto Njiijn, ed un altro split con gli sconosciuti Horseback, Cara Neir e Venowl. Fortunatamente questo periodo si risolverà presto e l’anno successivo verranno pubblicati ben ventidue lavori tra Njiqahdda, Oaks Of Bethel e Njiijn, utilizzando la formula da me battezzata EP a puntate. Per questo motivo, ho deciso di utilizzare questo special natalizio per fare non solo l’anno 2012, ma anche qualcosa del 2013 in modo da anticipare un po’ i tempi ed iniziare a scalare questa enorme montagna di pubblicazioni. Dopo questo preambolo iniziale, iniziamo a parlare con questo “Towers And Tides”, le cui tracce finiranno in parte sul successivo split con Horseback, Cara Neir e Venowl, oltre che sulla tape ad edizione limitata “To Escape The Tide”, uscita a cura della Ivory Antler Edition. Continua a leggere

INFECTED CHAOS
“Dead Aesthetics”

Gli austriaci Infected Chaos non sono proprio dei perfetti sconosciuti per la nostra webzine, ed i nostri lettori più affezionati forse si ricorderanno una mia recensione di ormai ben sei anni fa del loro interessante debutto “The Wake Of Aries”. Tale lavoro mostrava un’ottima propensione nell’inglobare il Death Metal di cui scuola svedese e rielaborarlo in una serie di brani dai quali trasparivano buona capacità tecniche unite ad una discreta personalità. Mi sono poi perso per strada il suo successore, “Killing Creator” del 2017, a cui fa seguito il qui presente “Dead Aesthetics”, uscito in autoproduzione lo scorso settembre. Tuttavia, la loro proposta non sembra essere cambiata molto dagli esordi, poiché gli Infected Chaos fanno letteralmente incetta di qualsiasi sonorità risulti uscita dalla Svezia negli anni Novanta, mostrando addirittura echi dei Dissection su “Gehenna”, ma con una tendenza a virare ben volentieri verso lidi più Thrash. Continua a leggere

NUNSLAUGHTER
“Red Is The Color Of Ripping Death”

Come non volere bene ai Nunslaughter, veri e propri veterani dell’underground e soprattutto veri e propri alfieri del Death Metal più truce e marcio possibile, la cui discografia è in grado di rivaleggiare per corposità e prolificità con quella sterminata degli Agathocles. Diversi anni fa, dopo aver ascoltato lo splendido “Hells Unholy Fire”, riuscii a prendere qualche loro uscita del periodo, tra cui l’ottima compilation “Waiting To Kill Christ”, ma poi rinunciai a starci dietro visto l’enorme numero di uscite ed uno stile che bene o male rimaneva sempre uguale a sé stesso. Ora, a distanza di diversi anni dal precedente “Angelic Dread”, il buon Don Of The Dead torna a sorpresa con un nuovo full-lenght per conto della Hells Headbangers Records, intitolato “Red Is the Color of Ripping Death”, e che presenta pezzi inediti, mescolati a nuove versioni di vecchie tracce pescate dal loro immenso catalogo, tra cui una “Banished” risalente addirittura ad un rehearsal 2007 intitolato “Eastern Illusion”. La caratteristica del disco che maggiormente salta all’orecchio non è tanto la qualità dei brani, che si assestano sul loro solido Death Metal speziato con qualche slancio thrashettone o addirittura punk, ma la produzione. Continua a leggere