ESOGENESI
“Esogenesi”

Il complimento più grande che potrei fare a questi Esogenesi è quello di dire loro di essere vecchi, o retro se proprio vogliamo mantenere un certo aplomb. Non fraintendetemi, il quintetto milanese guidato dal vocalist Davide Roccato è composto da ragazzi giovani e talentuosi, quello per cui ho utilizzato l’aggettivo vecchio riguarda la loro scelta di andare a ripescare delle sonorità Death Doom di inizio anni novanta, per intenderci quello che suonavano i primi My Dying Bride, Anathema o Paradise Lost, e non volerne affatto aggiornare il canone ai tempi moderni. Growl cavernoso e da manuale, batteria scandita, chitarre dalla distorsione secca ed un basso a puntellare con efficacia le trame chitarristiche, ma anche capace di trovare il proprio spazio. Tuttavia, questi Esogenesi, oltre ai già menzionati maestri del Death Doom inglese, mi ricordano tantissimo gli Isole, un gruppo da me venerato in gioventù, capaci di abbinare la lentezza esasperante del genere a delle melodie fortemente malinconiche. Non c’è nulla di veramente innovativo in questo debutto, eppure il sentire un lavoro di tale qualità, ci si rende conto di quanto mi mancava ascoltare cose di questo genere. Continua a leggere

EXHUMED
“Horror”

A due anni dall’uscita di quello che, nel frattempo, è diventato a tutti gli effetti il mio disco preferito dei californiani, gli Exhumed ritornano sul luogo del delitto con questo nuovo full length intitolato semplicemente “Horror”, scelta quantomai azzeccata visto che riassume in nuce tutti gli aspetti salienti di questo lavoro, ossia essenzialità e violenza. Abbandonate le atmosfere lugubri e la complessità strutturale di un concept come “Death Revenge”, i nostri questa volta hanno deciso di andare dritti per la giugulare dell’ascoltatore, catapultandoci in quindici tracce (più tre bonus) che fanno tornare indietro le lancette degli orologi al periodo di “Gore Metal” e “Slaughtercult”, riportandoci all’immaginario gore più esplicito alla primi Carcass, passando per un’urgenza compositivo/esecutiva che li allontana in parte dalle divagazioni Death/Thrash che sempre più piede avevano preso nei loro ultimi lavori. Continua a leggere

ROGGA JOHANSSON
“Entrance To The Otherwhere”

Avevo già avuto a che fare con il buon Rogga Johansson e la sua infinità prolificità, giusto un paio di estati fa, ed in particolare, con l’uscita di “Land Of Weeping Souls” dei suoi Paganizer. Sebbene l’esaltazione retrò dello Swedish Sound che si trova alla base di questo progetto non mi sia affatto dispiaciuto, tale lavoro non mi aveva però convinto fino a fondo. Poi, a fine luglio con la catalogazione di tutte le richieste arrivate nel corso dei due mesi precedenti, mi sono trovato i promo digitali di ben due progetti da parte del buon Rogga, entrambi rilasciati tramite l’etichetta Trascending Obscurity Records. Il primo è questo che porta il calce il suo nome, mentre l’altro è niente di meno che il nuovo Paganizer, la cui uscita è prevista per fine ottobre. Volendo dare una seconda chance al chitarrista svedese, ho deciso quindi di recensirli entrambi, partendo ovviamente dal primo, più che altro per capire meglio come il musicista svedese sia in grado di dividersi tra più progetti musicali.. Supportato solamente dal batterista Brynjar Helgetun, presente anche in altri progetti di Johansson, quali Megascanvenger e Johansson & Speckmann, questo “Entrance To The Otherwere”, sin dalla prima traccia “The Re-Emergers”, è un lavoro, che rispetto a quanto sentito con i Paganizer, mette in evidenza il lato melodico del suo compositore Continua a leggere

THRONE OF FLESH
“Dogma”

Nati nell’estate del 2018 dall’incontro di tre veterani della scena Death Metal nazionale, ossia il chitarrista Flavio Tempesta (Disease, ex-Sudden Death ed altri gruppi), il growler Joseph Di Porto (ex-Bestial Vomit) ed il bassista Giuseppe Tato Tantangelo (Glacial Fear, Antipathic e Zora), i Throne Of Flesh giungono in pochi mesi all’esordio con questo demo autoprodotto intitolato “Dogma”, avendo come obiettivo primario quello di ricreare un Death old school assolutamente puro e privo di qualsiasi contaminazione. Non a caso la band mette in bella vista tra le proprie influenze sulla loro pagina Bandcamp, maestri come Morbid Angel, Deicide, Entombed o Autopsy. Continua a leggere

MORTAL SCEPTER
“Where Light Suffocates”

Questi Mortal Scepter sono un quartetto francese con qualche anno di onesta militanza alle spalle che arriva al debutto sulla lunga distanza con questo “Where Light Suffocates”, un album che sembra rivedere la luce direttamente da quel periodo a cavallo di fine anni ’80 ed inizio ’90 in cui un certo tipo di Thrash/Speed si andava ad imbastardire con corpose dosi di sonorità di stampo Death. Fin qui niente di originale dunque, sono d’accordo, ma liquidare questa uscita e i nostri come degli inguaribili nostalgici arrivati fuori tempo massimo sarebbe quanto di più sbagliato possibile. Il motivo è presto detto, e rappresenta anche la ragione per cui questo full length difficilmente vi passerà davanti senza lasciare un segno: per quanto “Where Light Suffocates” attinga a piene mani dalla tradizione, esso risulta dannatamente coinvolgente e fresco. Continua a leggere

GRAVESPELL
“Frostcrown”

Come spesso mi è capitato da quando sono su queste pagine virtuali, anche questa volta ho dovuto mettere mano all’ultimo alla classifica dell’anno appena messo alle spalle. Se alcune settimana fa erano stati gli Hoth a scalare posizioni su posizioni, da qualche giorno a questa parte sono i Gravespell che hanno iniziato a minare le mie certezze e a puntare decisamente alle posizioni di vertice. Ma andiamo con ordine. Scoperto ormai come al solito per puro caso andando a sentire qualche album anonimo di non ricordo più quale band che ci aveva inviato la propria richiesta, questo “Frostcrown” mi aveva magneticamente attratto fin dal suo titolo e dall’artwork, che mi sembravano gridare Scandinavia e anni ’90 da ogni lato. Se si esclude il non marginale aspetto che i nostri arrivano da San Diego, le mie aspettative non erano poi neanche troppo sbagliate, perché questi cinque americani mettono sul piatto un’ora abbondante di Blackened Death Metal che in primissima battuta mi ha in qualche modo fatto pensare ad un riuscitissimo incrocio tra gli Opeth degli esordi e gli Emperor e gli Enslaved dei primi lavori, soprattutto per l’uso fondamentale ma mai invadente e pomposo delle tastiere. Continua a leggere

CORPSEFUCKING ART
“Splatterphobia”

È davvero impossibile per me poter parlare in termini negativi dei Corpsefucking Art, veri e propri alfieri del Brutal Death italiano. Mi pare di averli visti dal vivo più volte quand’ero un giovane studente universitario e mi capitava di frequentare piuttosto assiduamente serate Metal e concerti. Se non ricordo male, un paio di volte mi capitò anche di scambiare qualche chiacchiera con Andrea, e farmi dare anche qualche dritta su gruppi da ascoltare e cose di questo genere. Certo, ammetto che l’unico lavoro che possiedo della band è “War Of The Toilet Gear” targato 2005, ma questo non diminuisce il rispetto che possiedo per questo gruppo storico romano. “Splatterphobia” arriva a quasi quattro anni dal precedente “Quel Cimitero Accanto Alla Villa”, e vede l’innesto di Mario Di Giambattista proveniente dai Devangelic alla seconda chitarra e di Southern Bastard, già nei Southern Drinkstruction, in qualità di nuovo vocalist. Continua a leggere

DEWFALL
“Hermeticus”

Tra le varie richieste giunte nella nostra redazione nel corso di questi ultimi mesi, avevo trovato fin dall’inizio particolarmente attraente quella riguardante proprio il presente “Hermeticus” dei pugliesi Dewfall. Come sono solito fare, mi annoto i vari nomi che ritengo più papabili per una possibile recensione, confidando in tempi migliori per poter affrontare infine l’ascolto e la recensione. Poi, qualche tempo fa ho parlato con una persona che era stata al recente concerto romano dei Taake e che mi aveva detto di essere rimasta impressionata da una delle band di apertura, di cui al momento non ricordava affatto il nome. Facendo rapidamente una ricerca, ecco che risalta fuori il nome dei Dewfall, facendo balzare di colpo il mio interesse nei loro riguardi. Quello che è certo è che i Dewfall si meritano senz’altro tutto questo picco di attenzione, dal momento che questo loro “Hermeticus” è un lavoro che, nonostante un calo piuttosto evidente nella seconda metà del disco, merita senza dubbio totale supporto. Continua a leggere

AUTOTHEISM
“Clstvm – Dogma Sculptured In The Flesh”

Nati nel 2016 come side project di stampo Death che riunisce nostre vecchie conoscenze già nei Blessed Dead, Cerebral Extinction, Riexhumation ma anche (Echo), gli Autotheism esordiscono in breve tempo tramite autoproduzione con “Hives MMXVII”, un EP contenente due singole tracce. Non passa nemmeno un anno, che il quintetto tenta una carta ancora più azzardata con il rilascio di questo “Clstvm – Dogma Sculptured In The Flesh”, monotraccia di diciassette minuti ascoltabile tramite il Bandcamp del progetto, nel quale gli Autotheism cercano di trovare una fusione tramite Death Metal, Post Metal e Dark Ambient. Una folle ed opprimente colonna sonora di una umanità in piena decadenza dei propri principi sia filosofici che morali, imprigionati in un dogma che li guiderà inevitabilmente verso l’autodistruzione. Un concept senza dubbio impegnativo ed ambizioso quello dei nostri, che però a mio avviso non riesce ad essere del tutto convincente. Continua a leggere

FUNERATUS
“Accept The Death”

Partito con l’idea di sentire l’ultimo Deicide per vedere se la band di Glen Benton fosse finalmente uscita dal pantano in cui si era andata ad arenare con le ultime opache proestazioni, dopo un paio di brani del loro nuovo “Overtures Of Blasphemy” mi sono ritrovato a spulciare per manifesta noia tra i correlati che youtube mi aveva messo lì di fianco a disposizione, finendo per imbattermi in questi brasiliani. E no, questa volta non sono qui a presentarvi l’ennesima band sudamericana alle prese con un Black/Death blasfemo ed ignorante come di solito accade quando vi parlo di qualche gruppo proveniente da quelle zone. Nonostante il nome Funeratus mi sia completamente nuovo, i nostri hanno alle spalle una lunga ed onorata militanza nel Death Metal più canonico, anche se nel corso di ormai venticinque anni di carriera le uscite non sono poi state così numerose, specie nell’ultimo periodo. Questo “Accept The Death”, loro terza prova sulla lunga distanza, è il classico disco che, ascoltato senza nessuna aspettativa particolare, finisce per prenderti bene pur non proponendo niente che non sia già stato sviscerato da band ben più famose. Continua a leggere

NASTY SURGEONS
“Infectious Stench”

A poco più di un anno e mezzo dal loro interessante esordio con “Exhumation Requiem”, ecco ritornare i quattro macellai di Burgos che rispondono al nome di Nasty Surgeons. “Infectious Stench” è il loro nuovo attacco sonoro, fatto di undici tracce che confermano il loro totale amore per il Carcass sound. In effetti, c’è davvero ben poco di aggiungere a quanto già scrissi in occasione del loro precedente lavoro, se non il fatto che la band ha compiuto il passo definitivo verso la completa Carcass-izzazione del proprio sound, mettendosi ormai in piena scia di gruppi come Exhumed o Impaled, perdendo quasi completamente quelle piccole incursioni nel Death di scuola svedese che avevo tanto apprezzato in “Exhumation Requiem”. Ovviamente non sto dicendo che il disco sia brutto o quant’altro, e comunque un clone dei Carcass non si rifiuta mai a prescindere, ma più che altro si potrebbe dire il disco ruoti intorno alle sonorità di “Symphony Of Sickness” riviste sotto gli occhi degli Exhumed, dove le tonnellate di riffs riversate da Raul Weaver e Gonzalo Dalle vengono spesso e volentieri riempiti con brevi assoli di discreta fattura. Continua a leggere

AURORA BOREALIS
“Apokalupsis”

Arrivati alla soglia dei venticinque anni di attività, gli americani Aurora Borealis dell’immarcescibile Ron Vento tornano a distanza di quattro anni da “Worldshapers” con questo loro settimo sigillo intitolato “Apokalupsis”. Sempre accompagnato dal fedele bassista Jason Ian-Vaughn Eckert, insieme a Ron sin dai tempi del debut “Praise The Archaic Lights Embrace”, e dal batterista Mark Green, in questo nuovo lavoro, il cantante e chitarrista americano si lancia in un particolarissimo concept album che vuole mescolare in maniera piuttosto singolare science-fiction e religione. Infatti, partendo dalla caduta degli angeli ribelli, il buon Ron immagina che questi simpatici scocciatori venissero rinchiusi dal buon dio all’interno di stelle lontanissime, e che dopo secoli e secoli alcuni di loro fossero in grado di scappare dalla loro prigione. Continua a leggere

LELAHELL
“Alif”

In concomitanza con la ripartenza del programma TV “Pechino Express”, da cui molto umilmente ho tratto il nome per questa mia fantomatica rubrica che racconta di gruppi provenienti dalle aree più inaspettate del pianeta, scendiamo anche noi nel Nord Africa, e più precisamente in Algeria, per parlare di questo secondo album dei Lelahell dal titolo “Alif”. Uscito per Metal Age Productions, “Alif” ci mostra un Death dal taglio prettamente moderno in cui a dettare i tempi ci sono la chitarra affilatissima del suo mastermind Redouane Aouameur, e il bombardamento a tappeto d’un mostro di tecnica come il batterista Hannes Grossmann (ex Obscura e Necrophagist, nonché da poco anche drummer dei Tryptikon di sua divinità Tom G. Warrior). La band adotta uno stile estremamente veloce e tecnico, nel quale fanno spesso capolino brevi riffs o assoli che provano ad innestare il background algerino di Aoumameur all’interno delle composizioni del disco. Continua a leggere

OXYGEN DESTROYER
“Bestial Manifestations Of Malevolence And Death”

Prendete un Death Metal di chiara ispirazione old school, aggiungeteci qualche lieve reminiscenza Brutal e imbastardite il tutto con pesanti influenze Thrash. Sulla carta niente di troppo complicato, ma all’atto pratico questa formula spesso ha dato origine ad un pastone informe difficile da digerire, specie se supportato da delle produzioni che, con l’intento di dare un tocco rétro, finiscono invece per affossare definitivamente il tutto. Nel caso di questi Oxygen Destroyer, evidentemente dei fanatici di Godzilla, il risultato è per fortuna di segno opposto grazie a “Bestial Manifestations Of Malevolence And Death”, loro debutto sulla lunga distanza dopo una serie di demo e split, un album che, pur senza troppi picchi, veleggia costantemente con un buon passo e lascia intravvedere buoni spunti ed una certa abilità in fatto di songwriting. Continua a leggere

VERANO’S DOGS
“Summoning The Hounds”

Da quando abbiamo dato vita a Hypnos Webzine non ricordo di aver mai preso delle grosse pause tra una recensore e l’altra. Generalmente il mese di agosto lo usavo per togliermi qualche sfizio e scrivere di intere discografie, vedasi il lavoro fatto su Azaghal e Therion, ma quest’anno, complice alcune situazioni lavorative, ho deciso di non fare praticamente nulla. Pur avendo tonnellate di roba da ascoltare, ho limitato i miei ascolti per future recensioni solo a questi Verano’s Dogs ed agli strani Hyena Ridens, di cui presto leggerete su queste pagine. Per il resto ho voluto spaziare tantissimo, sebbene la parte del leone quest’anno l’abbiano fatta i CCCP, che ho ascoltato praticamente in ogni giorno di ferie. Continua a leggere

INTERVISTA WILL’O’WISP – Paolo Puppo

Lungamente atteso dal sottoscritto, il nuovo lavoro a firma Will’O’Wisp intitolato “Mot” è stato sicuramente uno dei dischi che più ho ascoltato negli ultimi mesi. Sanguinario e ferale, la band del chitarrista genovese Paolo Puppo tira fuori in questo contesto, l’opera più violenta della propria carriera. Come ho ampiamente scritto in sede di recensione, “Mot” si mantiene un lavoro certamente sopra le righe, sebbene continui a rimanermi qualche dubbio sull’effettiva riuscita di alcune tracce. Un motivo in più per contattare il sempre disponibile Paolo per una nuova intervista. Continua a leggere

WILL’O’WISP
“Mot”

Dopo un lavoro fantastico come “Inusto”, non deve essere stato proprio facile per il mastermind della band Paolo Puppo decidere verso quali lidi portare i Will’O’Wisp. Già dalla ultima intervista che mi rilasciò il chitarrista ligure, era ben chiaro che qualcosa sarebbe dovuto necessariamente cambiare a livello di composizione, dal momento che “Inusto” rappresentava per forza di cose un punto di arrivo decisamente insuperabile in fatto di Technical Death. Tuttavia, tra i vari film che mi ero fatto, l’unica cosa a cui non avevo affatto pensato era quello di imbruttimento e semplificazione del loro sound. Infatti, “Mot” mostra il lato carnale e sanguinolento dei Will’O’Wisp, attraverso composizioni più brevi e violente ottenute scarnificando il proprio sound al fine di ricreare una atmosfera ferale e selvaggia. Sembrerà forse un po’ ridicolo, ma la prima immagine che mi si è formata in testa durante il primo ascolto di questo “Mot” è stata la scena della fuga di Indiana Jones attraverso la miniera in “Indiana Jones E Il Tempio Maledetto”. Detto così potrebbe far sorridere, e sicuramente la cover dell’album avrà suggestionato in qualche modo questo mio ricordo d’infanzia, però in effetti su “Mot” non c’è un momento di respiro, la band aggredisce senza sosta l’ascoltatore, lasciando gli unici scampoli melodici agli assoli di Puppo, con il buon Deimos assolutamente credibile nelle vesti di officiatore di qualche antico culto sanguinario. Continua a leggere

SADISTIK FOREST
“Morbid Majesties”

Ricordo perfettamente che venni a conoscenza di questi Sadistik Forest diversi anni fa, quando un mio amico mi disse di ascoltare due gruppi che a loro modo considerava una buona riproposizione del tipico Swedish sound. Le band in questione erano ovviamente proprio i Sadistik Forest, che in quel periodo avevano appena pubblicato il loro omonimo album d’esordio, e i Tribulation, freschi di debutto col loro acclamatissimo “The Horror”. Anche se rimasi più attratto verso i secondi, nonostante poi smisi di seguirli già dal successivo “The Formula Of Death”, il debutto del quartetto finnico mostrava già una totale dedizione alla causa ed una serie di pezzi tutto sommato abbastanza godibili. Continua a leggere