OAKS OF BETHEL
“The Ghosts That We Are”

Ho dedicato a questo doppio album degli Oaks Of Bethel ben tre mesi filati di ascolto, arrivando anche ad ascoltare un singolo a brano al giorno, al fine di trovare il classico bandolo della matassa su come affrontare la recensione di questo mastodontico “The Ghosts That We Are”. Alla fine, dopo tanto penare sono arrivato al punto di aver trovato giusto due sole modalità su come poter descrivere questo album: la prima è riprendere le mie precedenti recensioni dove ho bastonato per bene il progetto parallelo dei due membri dei Njiqahdda, l’altra è fare come i cercatori d’oro, ossia armarsi di santa pazienza e mettersi a spulciare come il sottoscritto i singoli brani, cercando di andare oltre gli strati di distorsione che affossano senza pietà le varie tracce presenti. Infatti, la doppietta iniziale formata da “The Ghosts That We Are” e “Cyclic” non è affatto male, sarà pure che avrò dedicato loro un maggior numero di ascolti, ma riescono a combinare in maniera anche interessante Black, Doom e Noise, oltre che creare delle atmosfere assolutamente da non sottovalutare. Il problema però è sempre la durata, dove l’ascolto della conclusiva “Anthelion”, dalla durata di quasi cinquanta minuti, è veramente sfiancante, soprattutto se mi piazzi ben dieci minuti di noise senza senso. Se proprio volete dare un’ascoltata a questo lavoro, lasciate perdere il secondo cd e concentratevi solo sul primo, e poi se trovate del pane per i vostri denti, allargatevi anche al secondo.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: EEE Recordings
Anno di Pubblicazione: 2011
TRACKLIST: Disc 1 01. The Ghosts That We Are; 02. Cyclic; 03. Fading Stars In Our Skies; 04. With No Home To Speak Of; 05. Echoing A Thousand Voices Disc 2 06. Shed Tears For Thirsting Lakes; 07. Again… Like It Once Was; 08. Anthelion
Durata: 124:35 min.

Autore: KarmaKosmiK

1782
“From The Graveyard”

Provenienti dalla provincia di Sassari, i 1782 sono un terzetto composto da Marco Nieddu (voce e chitarra), Gabriele Fancellu (batteria e backing vocals) e Francesco Pintore (basso, nonché anche membro degli Apneica), il cui nome rende omaggio a tutte le streghe assassinate dal bigottismo religioso di diverse generazioni. Mi ero avvicinato a questo loro secondo lavoro dal titolo “From The Graveyard”, dopo aver sentito parlare bene del loro self-title debut del 2018, ma che non ho avuto modo di poter ascoltare, ma ero già a conoscenza che i principali riferimenti nel sound della band erano maestri Doom quali Black Sabbath ed Electric Wizard, anche se io aggiungerei anche i primi Cathedral, ed era quindi ben chiaro che la band guardasse a questi riferimenti per la creazione di un Doom lento ed ossessivo, nonché molto rispettoso di queste discendenze, capace di evocare atmosfere ipnotiche e sulfuree attraverso le marce chitarre di Nieddu ed i colpi di basso distorto di Pintore. Pur amando alla follia questo genere, “From The Graveyard” non è riuscito a fare più di tanto breccia nelle mie orecchie. Probabilmente, se li avessi ascoltati dal vivo, sarei stato tutto il tempo con la testa a fare headbanging al ritmo dei colpi di Fancellu, ma in questa sede li ho trovati un po’ troppo nella media e dotati di un suono non proprio perfetto. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Forr Saantae”

“Forr Saantae” è il terzo EP monotraccia, dopo “Tzoartiimaate” e “Inferii Aan Njini”, che i Njiqahdda rilasciano in questo anno straricco di release, e se non mi sbaglio, ce ne saranno ancora un paio con il quale fare i conti. Evidentemente, in quel periodo si erano fissati con questo particolare format di canzone, ma tant’è, andando diretti al sodo e senza farvi perdere troppo tempo, che questo “Forr Saantae” fa schifo. Si lo so, ci sono andato pesante e non è il mio stile, ma c’è poco da fare, questo è purtroppo un pessimo tentativo da parte del duo di provare a fare un brano Doom sulla falsa riga dei My Dying Bride, ma quello che ne esce fuori sono trenta e passa di minuti di strazio sonoro. Oddio, il riff principale non è nemmeno malaccio, ma se lo ripeti all’infinito e senza aggiungerci un minimo di variazione, premere stop è quasi automatico. Riascoltando questa serie di lavori, che all’epoca comprai quasi tutti in originali, mi ha fatto capire per quale motivo decisi poi di mollarli. C’è poco da fare, purtroppo il problema dei Njiqahdda è la loro smania di voler sperimentare, cosa di per sé non brutta, ma se a questo si aggiunge una iperproduttività, a cui però non si fa seguire un minimo di autocritica su cosa pubblicare e cosa no, è come sparare a casaccio, sperando di azzeccare una nuova vena di ispirazione. Che poi è quello che è effettivamente avvenuto tra il 2010 ed 2011, dove sommersero i loro ascoltatori con una moltitudine inumana di uscite discografiche, molte delle quali di basso livello, rompendo anche quel bel filo conduttore che in qualche maniera si manteneva sin dal loro esordio “Nji”. Tutte queste parole semplicemente per dire, che su questo “Forr Saantae” potete tranquillamente soprassedere.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: E.E.E. Recordings
Anno di Pubblicazione: 2010
TRACKLIST: 01. Forr Saantae
Durata: 31:00 min.

Autore: KarmaKosmiK

NJIQAHDDA
“Alsaru”

In questa annata dei Njiqahdda estremamente ricca di EP, non poteva ovviamente mancare il classico lavoro “svuota frigo”. Mi scuso con la signora Benedetta Rossi se ho preso in prestito una delle sue frasi simbolo, ma effettivamente questo “Alsaru” è composto da tre brani utilizzati in diverse compilation, e nel quale compare anche una traccia Ambient, “Njiji Aste”, composta insieme a Dan Luedke, compositore di musica strumentale. Il piatto forte del disco è certamente l’iniziale “With The Spring Comes Rebirth”, una traccia molto arzigogolata, che oscilla tra momenti tiratissimi e rallentamenti vicini al Doom, ma che mostra pienamente la firma del duo americano. Non è un brano perfetto, che sconta una certa frammentarietà, ma ha certamente dei passaggi decisamente interessanti da non sottovalutare. Molto bella anche la successiva, “Envas Fortu Vaan”, brano dolcissimo e malinconico che reca dei forti accenti Post-Rock. Chiude il quadro la collaborazione Ambient di “Njiji Aste”, che a differenza di altre mattonate proposte dal duo, possiede una certa dinamicità, oltre che una atmosfera orrorifica che mi ha ricordato “Fortu Manske Orta” del progetto parallelo dei Njiijn. Insomma, “Alsaru” è un EP decisamente inaspettato, che pur mostrando tre diversi aspetti del suono dei Njiqahdda, possiede una certa coesione interna, nonché una qualità delle singole tracce decisamente elevate. Da recuperare.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: E.E.E. Recordings
Anno di Pubblicazione: 2010
TRACKLIST: 01. With The Spring Comes Rebirth; 02. Envas Fortu Vaan; 03. Njiji Aste
Durata: 25:10 min.

Autore: KarmaKosmiK

ETERNAL ROT
“Putridarium”

In questo maledetto 2020 che sta lentamente e dolorosamente arrivando alla sua conclusione, questi Eternal Rot, sono senza alcun dubbio la mia sorpresa musicale dell’anno. Per carità, ho ascoltato di certo ottimi lavori, tra i quali cito giusto i Giobia o i Nero Or The Fall Of Rome, però mancava ancora quel disco che ti facesse veramente saltare dalla sedia, soprattutto in un contesto musicale più estremo. Questo terzetto polacco riesce con questo “Putridarium”, loro secondo full-lenght, a tirare fuori dal cilindro un incredibile incrocio tra Death svedese e Doom, riuscendo nella loro fangosità a risultare persino onirici e psichedelici. Dalle mie parole potrebbe sembrare che la loro proposta risulti piuttosto cervelottica o astratta, ma in realtà la parola d’ordine per gli Eternal Rot, è semplicità. Ascoltatevi la seconda traccia “Serenity Through Maniacal Flagellation with Decomposing Limbs” e stupitevi. Il riffing di chitarra di Mayer, ed i pattern di batteria di Psycholadek, è quanto di più semplice e lineare si possa trovare in giro. Continua a leggere