OAKS OF BETHEL
“For Those Who Have Fallen”

Dopo questo lungo excursus tra Njiqahdda, Njiijn ed Oaks Of Bethel, continuo a rimanere piuttosto interdetto su quest’ultimo progetto. Anche in quest’ultima uscita del 2009, un EP monotraccia intitolata “For Those Who Have Fallen”, si assiste ad un qualcosa di totalmente indefinito. Non tanto per mancanza di idee a livello di riffs o inventiva, quanto per una scelta produttiva totalmente insensata. Non so se è un problema di riedizione in digitale, che magari è andato in contro ad un qualche errore in frase di mastering, ma anche in cuffia ad alto volume non si riesce ad ascoltare praticamente niente. Se si confronta con le altre uscite del periodo, tipo “Yrg Alms” o l’interessante EP dei Njiijn “Aartu Negri”, i Njiqahdda dimostrano di riuscire a tirar fuori produzioni di livello eccellente. Non capisco quindi il senso di pubblicare uscite discografiche di questo tipo. Non posso quindi che constatare la mia ennesima delusione sul progetto Oaks Of Bethel.

BRIEF COMMENT: “For Those Who Have Fallen” is a 25-minutes monotrack and it’s the last release of the 2009 from this project. It’s quite difficult to judge this EP, because I think that there is something wrong with digital version of this release. Even with the headphone, I can really listen to anything. Unjustifiable.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: E.E.E. Recordings
Anno di Pubblicazione: 2009
TRACKLIST: 01. For Those Who Have Fallen
Durata: 25:36 min.

Autore: KarmaKosmiK

OAKS OF BETHEL
“Across The Astral Macrocosm”

Penultimo lavoro dell’anno per il progetto degli Oaks Of Bethel, ed il duo americano decide di darci la botta finale dopo i segnali di miglioramento di sintesi espressi nel precedente “Starfire, Chasms And Enslavement”, proponendo una nuova monotraccia di quasi cinquanta minuti avente come titolo “Across The Astral Macrocosm”. L’inizio di questa lunghissima suite non è nemmeno malvagio, con questa chitarra riverberata e dalla debole distorsione che rimanda direttamente al progetto principale dei Njiqahdda, mentre la batteria è un battito appena percepibile, e le clean vocals adottano la tipica litania oramai marchio di fabbrica di questo progetto. Il problema è che verso il settimo minuto, la traccia si canalizza verso il tipico muro sonoro distorto, nel quale la batteria si muove praticamente per conto suo, ed il sound di chitarra si amorfizza in un enorme pastone distorto. Ipnotizzati più dal sampler delle onde del mare, che se non erro è il medesimo utilizzato anche in altri dischi del periodo, si arriva così verso fine disco, che riacquista un po’ d’interesse per via di un crescendo di dissonanze niente affatto scontato. Insomma, “Across The Astral Macrocosm” mostra qualche cosa d’interessante, ma continuo a rimanere sempre abbastanza esterrefatto da queste scelte di produzione. Grossa fatica. 

BRIEF COMMENT: Third release from the side project of Oaks Of Bethel, and this time the duo released a long monotrack of almost fifty minutes. Some parts are interesting, like the opening or the closing of the track, but the rest is the typical wall-of-sound of the band that I don’t like at all.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: E.E.E. Recordings
Anno di Pubblicazione: 2009 (Reissue)
TRACKLIST: 01. Across The Astral Macrocosm
Durata: 49:54 min.

Autore: KarmaKosmiK

OAKS OF BETHEL
“Starfire, Chasms And Enslavement”

Per questo terzo lavoro intitolato “Starfire, Chasms And Enslavement”, gli Oaks Of Bethel iniziano a modificare un po’ il formato della loro proposta musicale. Infatti, a parte la conclusiva “Winterscape And Frozen Lake”, i brani riescono a contenersi con la durata rimanendo intorno alla decina di minuti. Anche lo stile inizia leggermente a variare, pur mantenendosi ancorato al muro di suono mostrato nell’esordio “The Folk & The Ground”, i brani si fanno più rifiniti sia a livello di resa sonora, oltre che mostrare delle atmosfere decisamente più cupe e seriose. Inoltre, inizia finalmente a scemare quell’alone amatoriale che rendeva il debutto degli Oaks Of Bethel quasi uno scherzo. Certo, i brani non sono ancora perfetti, ma c’è comunque la voglia di riprenderlo ed ascoltarlo, e la cosa più strana è che la traccia che di più ha attirato la mia attenzione è più la lunghissima “Winterscape And Frozen Lake”, un miscuglio di Black, Doom, ed Ambient molto riuscito. Insomma, finalmente qualcosa inizia a muoversi con questo progetto, e questo “Starfire, Chasms And Enslavement” è certamente un ottimo lavoro di entrare nell’enorme discografia degli Oaks Of Bethel.

BRIEF COMMENT: This third release from Oaks Of Bethel shows a clear improvement in the evolution of the project. The tracks appear to be shorter and well-defined, reaching a peak with “Winterscape And Frozen Lake”, where Black, Doom and Ambient mix perfectly together.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: E.E.E. Recordings
Anno di Pubblicazione: 2009
TRACKLIST: 01. Black Sails Cast Upon Blue Seas; 02. Starfire Ash Chained Depths; 03. Acacia Fields Stretched Toward The Sky; 04. Winterscape And Frozen Lake
Durata: 53:58 min.

Autore: KarmaKosmiK

OAKS OF BETHEL
“From Midnight Sun To Burning Wheel”

A distanza di qualche mese dal deludente esordio “The Folk & The Ground”, il progetto degli Oaks Of Bethel ritorna con un altro lavoro intitolato “From Midnight Sun To Burning Wheel”. Anche in questo caso, la band punta nuovamente su due brani estremamente lunghi, dove si cerca di creare un’atmosfera arcana ed ipnotica, mescolando rumori d’ambiente come l’infrangersi dell’onde del mare ad uno strano cantato dai toni quasi liturgici, mentre chitarra e batteria si rincorrono senza continuità in sottofondo. Rispetto al debut, la qualità della produzione è certamente migliorata, sebbene alcune scelte rimangono a mio avviso ancora troppo casalinghe. Continua a leggere

OAKS OF BETHEL
“The Folk & The Ground”

Pur essendo stato dietro per diverso tempo alle uscite dei Njiqahdda, non ho mai avuto modo fino a qualche mese fa di ascoltare nulla degli Oaks Of Bethel, ennesimo progetto sempre formato dal medesimo duo, e credo connesso in qualche strana maniera alla stessa band madre. Purtroppo, questo debutto “The Folk & The Ground” è un lavoro piuttosto insulso, un maldestro tentativo di creare una specie di Drone Metal da un amorfo muro di chitarre distorte. Pur essendoci due sole lunghe tracce, non sono mai riuscito in diversi mesi di ascolto a trovarci delle sostanziali differenze, relegando questo “The Folk & The Ground” ad un impalpabile rumore di fondo. Dispiace non avere molto altro da dire, ma questo debutto è decisamente un fallimento su tutti i fronti. 

BRIEF COMMENT: Debut album of another side-project from the Njiqahdda‘s duo called Oaks Of Bethel. In this release there are only two long tracks and it represents an unsuccesfull attempt to create a Drone Metal-like atmosphere from an amorphous walls of guitar.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: E.E.E. Recordings
Anno di Pubblicazione: 2009
TRACKLIST: 01. The Folk & The Ground; 02. Ghosts Of Fallen Winter Oaks
Durata: 45:20 min.

Autore: KarmaKosmiK

THETA
“LXXV”

La connessione fra la lettera greca theta ed il numero LXXV, settantacinque, presenti nella minimale copertina di questo EP, è in realtà anche il fulcro principale attorno al quale ruota tutto questo misterioso progetto chiamato Theta. Infatti, come ben spiegato nel booklet allegato, le onde theta si manifestano in condizioni normali durante le prime fasi del sonno ed il dormiveglia, e, se misurate, fan registrare un potenziale di settantacinque microvolt. Ecco quindi svelato l’oscuro numero che dona il titolo a questo EP, che si ripresenta anche nella durata dei tre brani che lo compongono, ossia sette minuti e cinquanta secondi. Insomma, alla base di questo “LXXV” c’è la volontà di creare un massivo viaggio sonoro che lo scopo di emulare un freddo e razionale studio scientifico su quanto accade durante il sonno. Continua a leggere

NONSUN
“Black Snow Desert”

Approcciarsi ad una uscita come questo “Black Snow Desert” del duo ucraino Nonsun equivale a lasciarsi andare ad un lungo flusso di coscienza musicale in cui la struttura delle canzoni, i riff o i testi non hanno alcun significato reale. La musica stessa sembra trasfigurarsi in un susseguirsi di paesaggi desolati e privi di qualsiasi presenza umana, con la durezza di questa natura ostile che sembra riversarsi in modo potente sull’ascoltatore. Per quel che mi riguarda, ho subito associato il tutto alle descrizioni di alcuni scenari ideati e raccontati dallo scrittore Steven Erikson nella sua famosa saga de “The Malazan Book Of The Fallen”, di cui sto attualmente terminando il settimo libro “Venti Di Morte”. Ebbene, in alcuni passaggi del romanzo ci sono diverse ambientazioni che si sposano perfettamente con quanto emerge da questo lavoro. Si, ma in sostanza, che cosa dovete aspettarvi da questo disco? Continua a leggere

INTERVISTA CARTAGINE – Alessio Greco

L’interessante fusione tra il Drone ed il Funeral proposta nel demo d’esordio dei Cartagine non è passata certo inosservata qui su Hypnos Webzine. Per approfondire alcuni dei suoi aspetti e per conoscere qualcosa in più di questo progetto, ecco il resoconto della chiacchierata con il suo mastermind Alessio Greco. Continua a leggere

CARTAGINE
“I”

Come ben evidenziato dal minimalista titolo di “I”, questo è il demo di debutto dei Cartagine, in realtà un one-man project originario di Latina. La proposta offerta in questo lavoro è allo stesso tempo affascinante, quanto dannatamente sfuggente nel riuscire ad afferrarne il senso. Infatti, il suo masterming A.G. cerca di trovare dei punti di contatto tra due generi già alquanto estremi di per sè, quali il Drone e il Funeral, tra i cui profondi abissi sovente escono anche piccoli miasmi di remota psichedelia. Continua a leggere

AVGRUNDEN
“Det Stora Oväsendet”

Recensire questo album ha richiesto un certo sforzo, non perché non mi piacesse ma esattamente per la ragione opposta; avevo il dubbio di non essere obiettiva. Capita poche volte nella vita di ascoltare un CD e di sapere dal primo ascolto che continuerai ad ascoltarlo anche a distanza di dieci anni. Detto ciò, prepariamo l’ascoltatore a ciò cui si troverà di fronte: “Det Stora Oväsendet” è un album interamente strumentale in bilico tra il Drone-Doom Metal ed il Metal sperimentale, complesso ed evocativo, in cui tutti i suoni scelti, dalla chitarra alle percussioni al vento, hanno il giusto peso. Continua a leggere