SADISTIK FOREST
“Morbid Majesties”

Ricordo perfettamente che venni a conoscenza di questi Sadistik Forest diversi anni fa, quando un mio amico mi disse di ascoltare due gruppi che a loro modo considerava una buona riproposizione del tipico Swedish sound. Le band in questione erano ovviamente proprio i Sadistik Forest, che in quel periodo avevano appena pubblicato il loro omonimo album d’esordio, e i Tribulation, freschi di debutto col loro acclamatissimo “The Horror”. Anche se rimasi più attratto verso i secondi, nonostante poi smisi di seguirli già dal successivo “The Formula Of Death”, il debutto del quartetto finnico mostrava già una totale dedizione alla causa ed una serie di pezzi tutto sommato abbastanza godibili. Continua a leggere

FUNERARY BELL
“Undead Revelations”

Al fine di preparare al meglio la recensione di questo atteso come-back dei finlandesi Funerary Bell, mi sono preso del tempo in più e sono andato a riascoltare il loro debut album “The Coven”, di cui parlai molto bene all’epoca degli albori di questa ‘zine. Questa cosa mi ha smosso qualcosa dentro, portandomi a riflettere su quanto questi nostri scritti siano legati indissolubilmente alla nostra vita reale. Quello che intendo dire, senza scivolare in pipponi filosofici noiosi da scrivere e da leggere, è il fatto che man mano che gli anni vanno avanti, cambiamo noi stessi e, di conseguenza, anche il nostro modo di vedere le cose, tra cui anche i nostri gusti musicali. Certo, non dico che di punto in bianco abbia mollato tutto e mi sia messo ad ascoltare Fedex e J-Ax, però sono convinto che se andassi a riascoltarmi album di cui scrissi anni fa per una ‘zine su cui collaboravamo precedentemente io e Iconoclasta, non mi ritroverei in un buon ottanta per cento di quello che pensavo a quel tempo. Continua a leggere

CARDINALS FOLLY
“Deranged Pagan Sons”

Davvero simpatici questi tre baldi finlandesi che rispondono al nome di Cardinals Folly. Pur non avendone mai sentito parlare prima di oggi, nel corso di un decennio il trio di Helsinki è riuscito a mettere insieme una bella discografia fatta di ben quattro full-lenght, di cui l’ultimo è proprio il qui presente “Deranged Pagan Sons”, ed un paio di EP. A colpire sin dal primissimo ascolto sono due fattori contrastanti, uno positivo, che mostra un suono diretto e senza troppi fronzoli, con la chitarra di Juho Kilpelä a dominare incontrastata la scena, e quello negativo riguardante la voce di Mikko Kääriäinen, che tra l’altro è anche il bassista, che risulta essere non proprio adorabile nei primi ascolti. Continua a leggere

AEGRUS
“Thy Numinous Darkness”

Black Metal e Finlandia, un binomio indissolubile che non accenna a venir meno col passare degli anni. Anche se molti dei nomi di spicco della scena non sempre sono riusciti a mantenersi su alti livelli, il loro ideale testimone è stato preso da numerose nuove leve che han tentato di portare avanti, con risultati non sempre memorabili, questo va detto, il tipico ed inconfondibile sound made in Suomi. Se tra queste dovessi fare dei nomi, uno dei primi che mi verrebbe in mente sarebbe quello degli Aegrus, un duo che dopo una gavetta piuttosto lungo si è messo in mostra nel 2015 con l’ottimo debutto “Devotion For The Devil”. Continua a leggere

CEMETERY WINDS
“Unholy Ascensions”

Vista la sua provenienza, quando sono andato ad ascoltare il debutto assoluto di quella che si è poi rivelata esser una one man band che risponde al nome di Cemetery Winds, pensavo che mi sarei trovato alle prese con un tutto sommato classico album di Black Metal finlandese. Janne Lukka, la mente che sta dietro a questo progetto e che per l’occasione si è fatto aiutare da Kari Kankaanpää e Marko Ala-Kleme alla voce e Juho Manninen al basso, con questo “Unholy Ascensions” ci porta invece su territori in bilico tra il Death ed il Black Metal, con sette pezzi che, per molti dei loro aspetti, potrebbero essere visti come il risultato di un’ideale jam session tra gli Entombed ed i Dissection. Continua a leggere

THYRANE
“Black Harmony”

Leggesi Thyrane ma dicesi Dimmu Borgir. Questo è in sostanza il succo di questa recensione relativa a questa ristampa ad opera della Woodcut Records del demo di esordio, datato gennaio 1997 e subito pubblicato su Cd nel gennaio successivo sempre da parte della Woodcut Records, dei finlandesi Thyrane. In tutta sincerità non mi pare di avere mai ascoltato niente di loro in passato, eppure quando ho visto la copertina di questo “Black Harmony” ho avuto la forte sensazione di averci avuto già a che fare in passato. Sensazione che è ulteriormente cresciuta quando ho riascoltato il promo in mio possesso. Continua a leggere

TERVAHÄÄT
“Kalmonsäie”

È quasi inutile che ribadisca le stesse cose dette in una altra recensione a proposito della potenza e capacità di un artwork di attrarre la mia attenzione. La copertina in bianco e nero che campeggia su questo secondo lavoro dei misteriosi finnici Tervahäät è veramente stupenda. Quel suo tronco d’albero mezzo rinsecchito ed adagiato sulla sponda d’un maestoso lago trasmette da subito un forte senso di tristezza mista a malinconia. Ovviamente, con la delusione precedente ancora viva, un po’ temevo di approcciarmi ad un’altra fregatura, ma fortunatamente questi Tervahäät son a dir poco meravigliosi. Se il canto funereo del brano d’apertura “Marrasvirsi” potrebbe erroneamente far pensare a uno dei tanti gruppi Neofolk clone degli Ulver di “Kveldssanger”, ci pensa il mantra ipnotico della title-track a fugare qualsiasi dubbio. Continua a leggere

MUSTAN KUUN LAPSET
“Kuolemanvirta”

Chi di voi avrà letto la mia lunga disquisizione sulla discografia degli Azaghal pubblicata la scorsa estate, si ricorderà del mio particolare apprezzamento per lo split che la band finladese capitanata da Narqath aveva fatto con i conterranei Mustan Kuun Lapset. L’acquisto di tale split mi aveva poi portato anche ad acquistare a scatola chiusa alcuni dei primi lavori di questi ultimi, incuriosito dal loro particolare Black Metal a forti tinte melodiche. Ammetto che poi ho un po’ perso di vista il combo di Hollola, ma la richiesta da parte della Inverse Music di recensire questo singolo digitale che sancisce il loro come-back, dopo sette anni dallo loro scioglimento. A guidare la band è sempre presente il mastermind Pete Lehtinen, coadiuvato alle pelli dal fido batterista Mikko Hautala , e che vede reclutati due nuovi membri nelle figure di Ville Pelkonen al basso e Heikki Piipari alla seconda chitarra. Continua a leggere

SARASTUS
“II – Toinen Tuleminen”

Anche se li avevo adocchiati sul finire dell’estate scorsa con il loro esordio assoluto “Demo I”, avevo deciso di non occuparmene subito ma di aspettare qualche mese ancora in modo da presentarvi i Sarastus in occasione dell’uscita del loro debutto sulla lunga distanza. Ora che “II – Toinen Tuleminen” è stato finalmente pubblicato, eccomi a introdurvi questo duo finlandese composto da Hukka alla voce e Vardøger agli strumenti che, mi viene da dire quasi ovviamente data la loro provenienza e se avete ormai imparato a conoscere i miei gusti, si cimentano nel più classico Black Metal di scuola finlandese, inflazionato solo per brevissimi tratti da elementi di stampo Bathory. Ecco, la recensione potrebbe anche terminare così, oppure potrei tranquillamente copiarvi quella che più o meno un anno fa ho scritto per “Devotion For The Devil” degli Aegrus, ironia della sorte anche loro un duo. Continua a leggere

Live Report – AMORPHIS
Orion (Ciampino/Roma) – 30/03/2016

Il resoconto di qualche live era un tassello che sicuramente mancava al nostro nostro sito, ma per svariati motivi noi di Hypnos Webzine non siamo assidui frequentatori di concerti. Certo, all’epoca della mia adolescenza e post-adolescenza, ero il tipo che non si perdeva alcun tipo di concerto Metal presente a Roma, ma col passare degli anni la mia presenza a tali eventi è andata sempre più scemando. Tuttavia, dopo aver rivisto ormai un anno fa i Blind Guardian dopo la bellezza di quasi quindici anni, questa volta tocca agli Amorphis, che vidi nel lontano 1998, in un tour di supporto ai My Dying Bride, in tour con “Like The Gods Of The Sun”, ed assieme ai compianti Evereve, al loro debutto discografico con il bellissimo “Seasons”. Continua a leggere

AFTER FOREST
“Act I”

Strana mossa davvero quella degli After Forest, band finlandese di tre elementi nata in quel di Vaasa che ha deciso di non pubblicare il proprio full-lenght d’esordio in un’unica uscita discografica, bensì di suddividerlo in tre differenti EP, con “Act I” che rappresenta ovviamente il primo capitolo. Guidati dal chitarrista e cantante Jukka Karppi, i nostri si dicono interessati a mescolare, con mente aperta, il Metal attuale, il Grunge degli anni ’90 e l’immancabile Prog settantiano. Detta così, non suona un granché bene, ma una volta fatto partire questo “Act I”, sono davvero rimasto senza parole. Continua a leggere

HORNA
“Hengen Tulet”

Anche se la sincera stima che nutro nei loro confronti mi spingerebbe ad attendere ogni nuova uscita degli Horna con una bella dose di aspettative, nel corso degli anni ho imparato a mie spese che Shatraug e compari possono essere fin troppo imprevedibili, alternando anche in poco tempo lavori estremamente validi ad altri meno ispirati. Dopo le ultime prove tutto sommato convincenti, “Askel Lähempänä Saatanaa” in primis, “Hengen Tulet” era quindi l’ideale banco di prova per testare la tenuta ad alti livelli del gruppo finlandese, capacità venuta meno in più di qualche occasione. In questo senso, l’apertura affidata ad “Amadriada”, perfetto esempio del loro inconfondibile sound, sembrava deporre a favore di una band in buona salute ma, purtroppo, già con le seguenti “Ajan Päättyessä” e “Nekromantia” mi sono sorte più di qualche perplessità, prova ne sia che la successiva “Saatanalle”, un pezzo di fatto abbastanza ordinario per i loro standard, si rivelerà uno degli episodi più riusciti dell’album. Continua a leggere

AZAGHAL
“Madon Sanat”

Questa cavalcata lungo la discografia degli Azaghal non poteva che concludersi con la loro ultima fatica “Madon Sanat”, rilasciata nel febbraio di questo anno per conto della Hammer Of Hate Records, label con cui Narqath e soci avevano già collaborato in occasione degli split con Black Death Ritual e Anal Blasphemy, oltre che con la ristampa di “Perkeleen Luoma”. Questo nuovo lavoro, traducibile come “Le parole del verme”, vede la line up praticamente stabile rispetto a “Nemesis”, con l’unica eccezione riscontrabile nell’arrivo del drummer Lima, in realtà già dietro le pelli in sede live sin dal 2012. Spulciando il libretto del cd, non si può non notare anche la presenza di due ex-membri di tutto rispetto, ossia Kalmah/V-Chaos, autore dell’intro “VSKP”, e, soprattutto, Varjoherra, accreditato però solo come backing vocalist. Continua a leggere

AZAGHAL
“Nemesis”

Confesso che all’uscita di “Nemesis” ero tra quelli che attendevano al varco gli Azaghal, visto che l’abbandono, peraltro amichevole, di Varjoherra, qui presente in veste di backing vocalist, era stato un duro colpo da mandare giù. Inoltre, la sua sostituzione con il bassista dei Wyrd Ninflungr, unito alla pessima prova offerta sullo split a tre con Pogost e Decayed, facevano davvero temere per lo stato di salute della band finlandese. Saltando subito alle conclusioni, devo però ammettere che, nonostante il manierismo dilagante di Narqath, la band riesce tutto sommato a portare a casa un lavoro più che dignitoso, andando a piazzare una serie di pezzi canonici, ma bastardi e violenti al punto giusto. Fortunatamente, quello che poteva essere il vero tallone d’Achille della band, ossia un incesto mortale con i Wyrd, viene limitato soltanto a dei piccoli break di chitarra e voce pulita inseriti nella bella title-track. Continua a leggere

AZAGHAL
“Teraphim”

Puntuali come un orologio svizzero, gli Azaghal tornano in pista a quasi un anno esatto di distanza da “Omega” con l’ottavo album della loro carriera, “Teraphim”. Se con “Kalivagi” Narqath era riuscito a rimettere in sesto un gruppo come i Wyrd, autori a mio avviso di una serie di uscita di basso livello, era lecito aspettarsi anche per il suo gruppo principale un come-back altrettanto valido e che potesse finalmente mettere fine ad una instabilità produttiva che durava almeno da più di un quinquennio. Infatti, lo stesso “Omega”, pur mostrando qua e là alcuni brani di qualità, nel complesso dava l’impressione di essere un lavoro “senza rotta” e solo a tratti genuinamente ispirato. “Teraphim”, al contrario, segue in maniera diretta e limpida la strada tracciata da “Kyy” e “Perkeleen Luoma”, ossia quella di un Black dai suoni moderni e robusti, fortemente imbottiti di Thrash. Non è affatto un caso, infatti, che la stessa “Kyy” venga riproposta con un nuovo arrangiamento a fine album, quasi a voler manifestare un senso di continuità con quei vecchi lavori. Continua a leggere