LIVE REPORT – RAMMSTEIN
Stadio Olimpico Grande Torino (Torino) – 12/07/22

Tre anni. Questo è stato il tempo intercorso tra l’acquisto del biglietto per andare a vedere i Rammstein nell’unica data italiana prevista in questo loro tour e la sua effettiva realizzazione. Un lungo lasso di tempo nel quale siamo passati tra pandemie, guerre, siccità e crisi energetiche, e dove anche il prossimo futuro si preannuncia piuttosto complicato e privo di qualsiasi certezza. In tale oscuro contesto, questo live dei sei tedesconi è stata una vera e propria isola felice, se così vogliamo definirlo, una serata nel quale lasciare da parte tutti i problemi del mondo reale e dove l’unica cosa da fare è stata lasciarsi trasportare dalla musica e dagli effetti speciale ideati da Till e compagni, nonché dalla bella atmosfera di trovarsi finalmente in uno stadio pieno, sebbene io e la mia compagna con la FFP2, pieno di persone con cui saltare e cantare all’unisono. Continua a leggere

TOFUSTAGGERBUSH
“Astro-9”

Dietro il curioso nome di Tofustaggerbush si nasconde un musicista di stanza a Berlino appassionato di musica classica ed elettronica, capace di rilasciare nel corso di un quindicennio, e quasi sempre sotto forma di autoproduzione, una sessantina di pubblicazioni, mostrando una capacità produttiva da fare invidia ai Njiqahdda dei tempi d’oro. Il qui recensito “Astro-9” è il primo delle quattro uscite rilasciate in questo 2021 ormai in scadenza, e mostra quindici tracce strumentali che spaziano senza soluzione di continuità dalla Chillwave all’Outrun, da partiture più vicine all’Ambient fino ad una elettronica di chiara discendenza kraftwerkiana. Tra l’altro, forse sono io che ho le traveggole, ma ogni tanto riesco anche a percepire qualcosa dei Depeche Mode, trovando il caso più evidente nella linea di synth iniziale di “Footsteps”, che sembra quasi voler fare il verso alla famosissima “Behind The Wheel”.  Comunque sia, a parte le varie influenze che possiamo scovare all’interno della musica di Tofustaggerbush, “Astro-9” è un disco senza dubbio piacevole, rilassante nei suoi suoni retro, probabilmente troppo lungo, ma il suo vero problema è che i suoi brani sembrano rimanere un po’ fini a sé stessi. Continua a leggere

PERIPHERAL CORTEX
“God Kaiser Hell”

Dopo ben quattro anni di silenzio, tornano a far parlare di sé con il loro primo full-lenght questi Peripheral Cortex, quartetto tedesco con sede a Berlino, di cui scrissi anni fa una recensione del loro EP d’esordio “Rapture”. Un lavoro questo “God Kaiser Hell”, con cui non sono riuscito ad instaurare un feeling immediato, costringendomi poi a prendere del tempo per poterci ragionare con calma. Eppure nonostante questo mio modo di affrontare il disco, non sono ancora riuscito totalmente a farmene una opinione netta. Infatti, nel caso di questi Peripheral Cortex non è assolutamente possibile parlare male in termini di capacità strumentali, capaci come sono di inglobare nella loro proposta musicale chiaramente ispirata ai Necrophagist, anche qualche puntata al Mathcore, o meglio sarebbe dire The Dillinger Escape Plan, ma anche lambendo passaggi quasi Free-Jazz come nel caso della stranissima “Detective Noir Versus the Cult of the Imperfect Circle”. Anche le vocals del nuovo vocalist Pat fanno un eccellente lavoro, abili come sono nel toccare registri estremamente variegati. Eppure, nonostante l’inventiva che i quattro mettono all’interno di questo “God Kaiser Hell”, non riesco a togliermi l’impressione di stare ad ascoltare sempre lo stesso brano. Il fatto di puntare su tempi ultra-adrenalinici, con quella chitarra onnipresente che macina note come se fosse un tritacarne, alla lunga diventa piuttosto noiosa e prevedibile. Continua a leggere

DARKENED NOCTURN SLAUGHTERCULT
“Mardom”

Dopo un lungo silenzio durato ormai ben sei anni, con questo “Mardom” tornano a farsi sentire i Darkened Nocturn Slaughtercult, un gruppo verso cui nutro da sempre una particolare predilezione. Riuscire ad esser il più obiettivo e distaccato possibile in questi casi non mi è quindi per niente facile, ma proverò comunque a farlo. E per farlo, inizio a riannodare le fila del discorso per vedere dove eravamo rimasti. Nei loro precedenti full length, Onielar e soci avevano portato avanti con inflessibile costanza un Black Metal old school fino al midollo e refrattario a qualsiasi tipo di modernismo o a qualsivoglia cedimento sull’onda lunga del loro debutto sulla lunga distanza, ossia quel diamante grezzo che risponde al nome di “Follow The Calls For Battle”. Continua a leggere

NEMUS
“See – Mensch”

“On the bottom of the lake. Hiding in the dark. There is a creature, that was never meant to be. Once a human being, now a chimera, a fish-man, guarding the depth. A story of self hatred, agony and at some point acceptance.” Non so voi lettori, ma leggere questa introduzione e vederla associata a questa splendida copertina, mi ha fatto subito scattare un interesse irrazionale verso questo “See – Mensch”, secondo lavoro della one-man band tedesca Nemus. Questa inspiegabile spinta interna mi ha anche portato ad ascoltare il disco in questione, senza nemmeno concedermi quel minimo di riflessione interiore su come potesse poi effettivamente suonare questo progetto. Continua a leggere