GRUFUS
“Sabor Latino”

Per quanto mi/ci piaccia sguazzare in una propria comfort zone musicale, ovviamente parlando di proposte musicale di elevata qualità, credo che ogni tanto sia necessario, oltre che benefico, trovare la classica mosca bianca che in qualche modo sparigli totalmente le carte in tavola. Indipendentemente dal risultato finale, questo “Sabor Latino”, debutto del quartetto bolognese bolognese chiamato Grufus, ha come enorme pregio di riuscire a suonare anomalo e di difficile catalogazione, rendendo di conseguenza molto complicato per il sottoscritto riuscire a portare a casa questa recensione. Ma che fanno di così particolare questi Grufus? Allora, direi di partire dagli aspetti che più colpiscono al primo impatto e che caratterizzano sin da subito la proposta del quartetto, ossia il suono grasso e roboante delle due chitarre della coppia Diego Pacini / Lorenzo Bini, ed il potente drumming di Paolo Parravicini, capace di evocare un forte senso di primitiva tribalità. Continua a leggere

OVO
“Miasma”

Dopo il fangosissimo “Creatura”, vero e proprio rito d’iniziazione personale al culto degli Ovo, a distanza di quattro anni eccomi tornare a parlare del duo composto da Stefania Pedretti e Bruno Dorella a proposito di questo nuovo “Miasma”, che già dal titolo sembra preannunciare una nuova immersione in profondi liquami sonori. L’esordio è bruciante, la violenta cantilena di “Mary Die” sembra proseguire il discorso di “Creatura”, dove tra i patterns primitivi ma dannatamente efficaci di Dorella e la chitarra sulfurea e melmosa della Pedretti, iniziamo la discesa nel personale girone infernale del duo. Tuttavia, la successiva “You Living Lie”, mostra già dei primi segnali di cambiamento con delle aperture verso sonorità leggermente più accessibili ed atmosferiche. E’ solo un piccolo accenno, visto che in “Queer Fight”, prima traccia presentata in anteprima del disco, si ritorna a sguazzare allegramente nel fango, dove, tra distorsioni massicce e vibranti feedback, si viene letteralmente travolti dalla brutalità del brano. Questa rabbia viene poi imprigionata nella successiva “Testing My Poise”, una stranissima collaborazione con la trapper (credo) svedese Gnučči, assolutamente non etichettabile, dove Ambient, Sludge e Trap conflagrano in un unicum straniante. Continua a leggere

VOID 00
“Dopo Un Lungo Silenzio”

L’esordio dei Void 00 è stato un lavoro veramente da incorniciare, non solo perché la band mi aveva mandato un vinile vero e proprio da recensire, ma anche perché risultava essere un lavoro nero e sofferto, capace di inglobare diverse forme musicale per dare origine ad uno stile sporco, ruvido, ma tremendamente d’effetto. Ora, a cinque anni di distanza, il quartetto ritorna in scena con un seguito dall’emblematico titolo “Dopo Un Lungo Silenzio”. Sin dall’iniziale “I Whisper To The Sky”, la band mette subito in chiaro le cose tramite una lunga traccia dai suoni pachidermici e dissonanti, un ideale ponte di collegamento con l’esordio. Le cose si complicano invece con la successiva “We Don’t Know”, un piccolo gioiellino Post-Hardcore, dove le accelerazioni schizofreniche riescono in qualche modo a convivere con sporadici accenni melodici e brutali rallentamenti Sludge. Come al solito, il fulcro dei Void 00 è il chitarrista Marco, una vera e propria fucina di riffs e melodie, che trova il giusto supporto ritmico dal batterista MattiaContinua a leggere

NEVERDREAM
“I Figli Dell’Alba”

A distanza di sei anni dall’ambizioso album\romanzo “The Circle”, i romani Neverdream ritornano a confrontarsi con la difficile sfida del concept album con questo nuovo lavoro dal titolo “I Figli Dell’Alba”. Dopo aver affrontato l’alienazione religiosa portata alle estreme conseguenze, i Progster capitolini decidono di rivolgere la loro attenzione al terribile fenomeno della schiavitù sviluppatosi negli Stati Uniti d’America alla fine del 1700 e che è riuscito a perdurare per quasi un secolo, ed i cui rimasugli di razzismo sembrano ancora essere ben lontani dall’essere spazzati via. Insomma, i Neverdream non hanno paura di gettarsi a capofitto in un concept album molto delicato dal punto di vista lirico, interamente cantato in italiano, di cui però non ho avuto accesso in fase di recensione. Continua a leggere

BLACK JESTER
“The Divine Comedy”

Lo metto per iscritto sin da subito, su questa recensione non posso che essere di parte. Questo terzo e purtroppo ultimo lavoro dei nostrani Black Jester, dall’emblematico titolo di “The Divine Comedy”, è stato per il sottoscritto oggetto di infiniti ascolti durante ultimi anni di liceo. Ricordo che scoprì il gruppo capeggiato dal chitarrista Paolo Viani in una recensione trovata su un numero di Metal Hammer dell’epoca, e siccome in quel periodo mi stavo avvicinando al Progressive, nello stesso lasso di tempo andai pazzo pure per i Symphony X, non potevo rinunciare all’idea di ascoltare un gruppo italiano così temerario da poter dare una propria interpretazione musicale al capolavoro di Dante Alighieri. Infatti, come il Sommo Poeta compiva il suo viaggio tra inferno, purgatorio e paradiso, la band struttura il disco nella stessa modalità, dividendolo in tre lunghe suite per una durata totale superiore all’ora. Sto parlando di questo lavoro, uscito originariamente nel 1997 per conto della Elevate Records, non solo per menzionare l’ottima ristampa fatta dalla medesima etichetta a distanza di più di vent’anni, ma soprattutto per ricordare Alexis D’Este, scomparso prematuramente ad inizio maggio. Continua a leggere

NERO OR THE FALL OF ROME
“Beneath the Swaying Fronds of Elysian Fields”

Pur essendo quasi arrivati alla nostra consueta pausa agostana, che poi pausa non lo è affatto visto che sto ultimando il terzo speciale dedicato ai Njiqahdda, il mio ultimo giro di ascolti mi ha riservato una inaspettata ultima sorpresa, ossia questo debutto dei Nero Or The Fall Of Rome. A dispetto del loro nome che potrebbe suggerire una provenienza romana, in realtà questo quartetto risulta essere originario di Verona, e se non ho capito male tutti loro provengono, o hanno avuto esperienze, nei Riul Doamnei, che il buon Metal Archives descrive come Symphonic Black. Tuttavia, qualunque sia l’origine della formazione di questo nuovo progetto, il loro debutto “Beneath The Swaying Fronds Of Elysian Fields” è certamente una delle uscite più originali e personali che ho ascoltato in ambito Black nel corso degli ultimi due o tre anni. Anzi, definire Black Metal la musica dei Nero Or The Fall Of Rome potrebbe anche risultare un pochino forzato, o comunque molto limitativo per descrivere l’ampia gamma d’influenze dispiegata dalla band. Infatti, pur avendo un background che affonda palesemente nel Black Metal melodico svedese, è altresì presente nella musica del quartetto scaligero una forte componente epica, che a sua volta si tira dietro richiami all’Heavy Metal più puro e incontaminato. Continua a leggere

NARKO’$
“Italian History X”

Il nome Narko’$ non è affatto nuovo per la nostra webzine, dato che compare insieme al compare Vincent Vega in una intervista realizzata circa sei anni fa per l’interessante progetto degli Hate Inc. La band in questione era reduce dall’interessante “Bipolar Spectrum Disorder”, un intelligente e personale visione dell’Industrial Metal, un genere da me non troppo amato, ma che era riuscito in qualche modo a fare breccia nelle mie resistenze. In quel caso, il suo ruolo era quello di secondo chitarrista e seconda voce. Purtroppo, della band capitanata da Vincent Vega non mi sono più giunte notizie, ed a colmare questo vuoto, ci pensa lo stesso Narko’$ con il suo esordio da solista dall’inquietante titolo di “Italian History X”. Continua a leggere

NECRODEATH
“Neraka”

Tra Necrodeath e Sadist, sono stato molto più assiduo con i secondi. Sarà che li ho scoperti all’epoca di “Tribe”, rimanendone incuriosito da una recensione letta su Grindzone o Metal Hammer, e riuscendo in seguito anche ad acquistarlo insieme a “The Jester Race” degli In Flames in un megastore musicale che si trovava dalle parti di Piazza Irnerio a Roma, oggi purtroppo trasformato in una enorme parafarmacia. Ai Necrodeath arrivai qualche anno dopo in occasione della famosa ristampa del 1999 da parte della Scarlet Records dell’incredibile debutto “Into The Macabre”, e preludio al loro ritorno con l’ottimo “Mater Of All Evil”. Conoscevo ben poco di loro, sapevo che erano stati una sorta di pionieri e che Peso era parte della line-up originale, ma non essendoci niente all’epoca, eccetto qualche rivista in edicola o il classico amico\cugino più grande che ti mollava qualche dritta, c’era ben poco dove trovare informazioni affidabili. Tuttavia, il nome Necrodeath rimase tra le pieghe del mio subconscio, e quando mi capitò di trovarlo in vendita ad un qualche concerto, lo acquistai senza pensarci due volte. Può darsi che mi sbagli, ma sono quasi convinto che lo presi insieme a “Kali Yuga Bizzarre” degli Aborym, su consiglio insistente di un tipo conosciuto all’università e che incontrai quella sera. Però, se gli Aborym non mi hanno convinto più di tanto, “Into The Macabre” fu una cannonata nucleare. Continua a leggere

SPIDKILZ
“Threads Are Breaking”

Dopo l’iperproduzione degli Inno, un lavoro sanguigno e ruspante come questo “Threads Are Breaking” ci stava tutto. Infatti, questo secondo lavoro a firma dei torinesi Spidkilz è un bel salto all’indietro nel passato, dove si pesca a piene mani dalla NWOBHM, mettendo al centro della loro proposta dei solidissimi riffs di puro Heavy Metal, con giusto qualche una spruzzatina di Thrash ogni tanto, ed una vocazione retrò, che fortunatamente, non è uno una mera riproposizione del passato. Certo, gli Spidkilz non saranno degli innovatori, ma credo che nemmeno sia loro intenzione esserlo, ma la loro proposta possiede nonostante tutto una forte personalità. La band ci crede testardamente in quello che fa, e la produzione, deliziosamente scarna e quasi live, amplifica ulteriormente questa sensazione. Continua a leggere

INNO
“The Rain Under”

Il nome Inno aveva già iniziato a circolare con insistenza, se non ricordo male, verso l’inizio di questo maledetto 2020, soprattutto per il fatto di venire considerato quasi un supergruppo, essendo formato da musicisti con alle spalle anni ed anni di militanza in importanti band della scena Metal tricolore. Basta solo pensare al buon Giuseppe Orlando, dotatissimo batterista, per tanti anni al fianco del fratello Carmelo negli indimenticabili Novembre, nonché stimato produttore per miriadi di gruppi nei suoi Outer Sound Studios di Roma. Tuttavia, anche gli altri componenti non sono da meno, a partire dal bassista Marco Mastrobuono, che attualmente milita anche i Buffalo Grillz o Hour Of Penance, mentre il chitarrista Cristiano Trionfera ha un lungo passato nei Fleshgod Apocalypse. A svolgere il ruolo di frontwoman, troviamo invece presente Elisabetta Marchetti, di cui parlai parecchio tempo fa in occasione della sua precedente band Riti Occulti. A riunire questo fior fiore di musicisti è stato scelto il nome di Inno, mentre “The Rain Under” è il primo frutto di questa gestazione, e rilasciato dalla Time To Kill Records a fine febbraio. Sin dal rilascio del video per il primo singolo “Pale Dead Sky”, si è potuto notare come la band avesse deciso di puntare decisa verso un Gothic Metal moderno, pesantemente influenzato dagli ultimi Katatonia, ma anche dotato di una certa orecchiabilità figlia degli indimenticati The Gathering, sebbene quest’ultimo paragone è forse fuorviato da una vaga somiglianza della voce di Elisabetta con quella di Anneke. Continua a leggere

AFTER THE FIRST
“Manifold”

Nell’affrontare la recensione di questo EP di debutto del progetto After The First, avevo inizialmente pensato di fare un lungo ragionamento sul Djent, a proposito dell’incredibile interesse che sembra riscuotere al giorno d’oggi. Poi, ho deciso di lasciare stare, un po’ per evitare di passare per il solito vecchio matusa nostalgico del passato, ma soprattutto perché francamente me ne frega poco di quello che ascolta la gente. Comunque, per farla breve, il Djent per me è vissuto, sempre se sia mai esistito, nell’arco di soli tre dischi, tutti orbitanti intorno ai Meshuggah: il devastante “Chaosphere”, l’oppressivo e asfissiante “Nothing”, dove sono apparse le prime chitarre a otto corde, ed il divertente progetto solista del chitarrista Fredik Thordendal, chiamato appunto Fredrik Thordendal’s Special Defects ed autore di un unico lavoro intitolato “Sol Niger Within”. Il resto è noia, come direbbe il sommo maestro Califano. Giusto per non passare per il criticone sputasentenze, ho provato tante volte a cercare qualcosa di interessante in questo pseudo genere, andando a sentire compilation su Spotify o Youtube, ma eccetto qualcosa del Crossover estremo portato avanti dai Iwrestlerabearonce, ho trovato davvero pochissimo che desse soddisfazione al mio interesse. Continua a leggere

GIÖBIA
“Plasmatic Idol”

Che la Heavy Psych Sound abbia assunto ormai da tempo un ruolo apicale nell’ambito della musica Stoner\Psych è bello che risaputo, ma trovarsi sin da subito tra le mani un possibile candidato a disco dell’anno di questo disgraziato 2020 già al primo colpo, è robba da togliersi subito il cappello dalla testa. C’è veramente poco da fare, questo nuovo lavoro dei lombardi Giöbia è, per dirlo con le parole dei “ggiovani” veramente tanta ma tanta robba. “Plasmatic Idol” è un coloratissimo viaggio che si snoda in maniera sinuosa tra le fattanze dello Psych e Space Rock proveniente direttamente dagli anni Sessanta/Settanta, nel quale non mancano delicati spruzzi di Progressive, elettronica tedesca e momenti ai limiti della Synthwave, come avviene nell’opener “Parhelion”. Continua a leggere

DOOMRAISER
“The Dark Side Of Old Europa”

Per i Doomraiser vale praticamente quanto già scritto per Corpsefucking Art. Li ho conosciuti ai loro esordi tramite una conoscenza dell’epoca che mi portò a vedere alcuni loro concerti, e che mi introdusse al loro simpatico bassista BJ, con il quale ebbi anche modo di scambiare qualche parola. Ho il loro mitico debut “Lords Of Mercy”, ma poi, per non so per qualche motivo, non ho avuto la costanza di seguirli nel corso degli anni. Ero a conoscenza del fatto che continuassero a non sbagliare un colpo, ma alla fine sono dovuto arrivare a questo quinto full-lenght, dall’appropriato titolo di “The Dark Side Of Old Europa”, per tornare a riascoltarli. Il quintetto ovviamente non delude le aspettative, mostrando un lavoro assolutamente solido e capace di crescere ad ogni ascolto. Il loro Doom è quanto di più ortodosso possa esserci, trovando una sintesi tra momenti più cupi e oscuri, ad altri venati da un feeling più malinconico e disperato. Continua a leggere

CANNIBALI COMMESTIBILI
“Cannibali Commestibili”

In un periodo buio come quello attuale, dove i nostri comportamenti ed abitudini vengono completamente stravolti nell’arco di qualche settimana, gli unici rifugi per tenere botta a tutto questo, rimangono per il sottoscritto, la musica e la lettura. Certo, concerti ed eventi sono stati tutti cancellati a tempo indefinito, ma fortunatamente, grazie alle personali collezioni musicali lentamente costruite nel tempo, o ai servizi di streaming quali Bandcamp, Spotify o Youtube, possiamo avere a disposizione una quantità pressoché illimitata dei nostri gruppi o artisti preferiti. Perciò, è qui chiudo questa mia breve chiosa su questo periodo di quarantena, se siamo bloccati in casa o sentiamo la mancanza di attività sociali, non ci buttiamo giù pensando a cosa potrà succedere in futuro, pensiamo alla giornata, magari sfruttando questo periodo utilizzando proprio la musica. Esploriamo nuovi gruppi o nuovi generi, completiamo qualche discografia che diciamo sempre di approfondire ma poi per motivi di tempo rimandiamo sempre. Insomma, quello che voglio dire è di mantenere una nostra calma interiore e, per quanto difficile possa essere, teniamo duro e non molliamo. Continua a leggere

FOSCH
“Per Chi Èla La Nòcc”

Parlare oggi di un gruppo bergamasco, con i bollettini di guerra che arrivano in continuazione dalla Protezione Civile, non è affatto facile. Tenete anche conto che questi Fosch utilizzano il dialetto bergamasco nelle loro liriche, ed è quindi ben chiaro quanto forte e stretta sia l’appartenenza alla loro terra di origine. Parlare oggi della loro proposta musicale, quando abbiamo ancora vivida davanti ai nostri occhi le immagini della fila di camion piena di bare, è veramente complicato. Ho pensato se fosse il caso di rinviare ad altro periodo la scrittura di questa recensione, ma per qualche motivo irrazionale ho deciso di mettermi giù e scrivere. Non sarò certamente oggettivo al 100% nelle mie parole, però questo e quanto. Provando a ritornare negli scomodi panni del recensore, “Per Chi Èla La Nòcc” mostra il ritorno della band dopo ben sei anni dal precedente “Ghèra öna ölta…”. Purtroppo, non conoscendo i lavori passati del gruppo, che a discapito di una discografia non molto ampia, sembra essere in giro da almeno quindici anni, posso basare la mia recensione solo su questo lavoro. Beh, la mia sensazione più forte è che “Per Chi Èla La Nòcc” sia un disco allo stesso tempo molto ortodosso nella sua concezione, che richiama a piene mani riffs e stili del Black svedese, ma anche per qualche strana ragione abbastanza particolare. Continua a leggere

XENOS
“Filthgrinder”

Gli Xenos nascono in tempi molto recenti per iniziativa del bassista Ignazio Nicastro, in forza anche negli Eversin, come valvola di sfogo nel quale riversare tutta la propria passione verso il Thrash americano. Assieme a lui troviamo il batterista Danilo Ficicchia, proveniente anche lui dagli Eversin, ed il chitarrista palermitano Giuseppe Taormina (Crimson Wind, Terrorage), nonché un due ospiti di riguardo come il mitico Mantas, che regala un assolo su “Birth Of A Tyrant”, e Si Cobb degli Annihilated sulla conclusiva “Of Magma & War”. Ovviamente essendo la band nata come una specie di tributo, è lecito aspettarsi niente più che un impasto di cose già sentite, prendendo e riassemblando a proprio piacimento maestri come Slayer, Annihilation e primi Megadeth. Continua a leggere

FULCI
“Tropical Sun”

Bisogna assolutamente ringraziare la Time To Kill Records per aver ristampato in breve tempo questo “Tropical Sun”, secondo lavoro dei campani Fulci, e darmi così la possibilità di poter parlare di questo loro interessante lavoro. Infatti, avevo sentito parlare di loro più o meno la scorsa estate, incuriosito sia dal loro nome, ma soprattutto per il fatto di voler in qualche modo trasporre in musica l’opera del Maestro. Il bello è che, a parte l’interessante concept di fondo, l’ascolto su Spotify del disco mostrava una band che aveva anche molto dire a livello musicale. Ma purtroppo, come mio solito, non sono riuscito a dare alla band la giusta attenzione che meritavano. Per questo motivo, giunge proprio a puntino la notizia di una nuova ristampa, visto il rapidissimo sold out della prima edizione, poiché mi ha fornito finalmente l’occasione di poterlo approfondire e sviscerare con tutta calma. “Tropical Sun” è basato sul film “Zombi 2”, primo film horror in assoluto girato da Fulci, così come il precedente “Opening The Hell Gates” si basava sul famosissimo “Paura Nella Città Dei Morti Viventi”, e che potremmo definire come un Death Metal molto quadrato e ricco di Groove di stampo pienamente americano, avendo fortissimi richiami ai Dying Fetus degli esordi. Continua a leggere