NANGA PARBAT
“Downfall And Torment”

Dopo un periodo di riposo post-recensioni Njiqahdda, volevo riprendere la nostra solita programmazione parlando dei Nanga Parbat, un nome che già da tempo che vedevo rimpallare in continuazione tra quei pochi siti Internet che seguo con costanza, ed uno YouTube talmente insistente che mi consigliava in continuazione la visione dei videoclip realizzate per le tracce “Demon In The Snow” e “Tidal Blight”. A dare poi il la a questa recensione è stata poi l’inaspettata richiesta di recensione da parte della Grand Sounds PR. Pur avendo in testa le recensioni positive lette su altre portali, ho cercato come mio solito di mantenere il mio cervello sgombro da qualsiasi tipo di pregiudizio, e lasciarmi andare all’ascolto di questo loro debutto “Downfall And Torment” senza alcun tipo di pressione o aspettativa. Onestamente, devo ammettere di essere rimasto piuttosto freddino dai primi ascolti, forse più per la produzione di Marco Mastrobuono, sicuramente moderna ed al passo con i tempi, ma troppo fredda e ripulita per i miei gusti personali, ma poi man mano che si avanzava nell’assimilazione delle singole tracce, tutta l’abilità della band romana è iniziata a venire fuori di prepotenza, regalandomi la chiave giusta per poter iniziare a gustarmi questo loro debutto. Continua a leggere

1782
“From The Graveyard”

Provenienti dalla provincia di Sassari, i 1782 sono un terzetto composto da Marco Nieddu (voce e chitarra), Gabriele Fancellu (batteria e backing vocals) e Francesco Pintore (basso, nonché anche membro degli Apneica), il cui nome rende omaggio a tutte le streghe assassinate dal bigottismo religioso di diverse generazioni. Mi ero avvicinato a questo loro secondo lavoro dal titolo “From The Graveyard”, dopo aver sentito parlare bene del loro self-title debut del 2018, ma che non ho avuto modo di poter ascoltare, ma ero già a conoscenza che i principali riferimenti nel sound della band erano maestri Doom quali Black Sabbath ed Electric Wizard, anche se io aggiungerei anche i primi Cathedral, ed era quindi ben chiaro che la band guardasse a questi riferimenti per la creazione di un Doom lento ed ossessivo, nonché molto rispettoso di queste discendenze, capace di evocare atmosfere ipnotiche e sulfuree attraverso le marce chitarre di Nieddu ed i colpi di basso distorto di Pintore. Pur amando alla follia questo genere, “From The Graveyard” non è riuscito a fare più di tanto breccia nelle mie orecchie. Probabilmente, se li avessi ascoltati dal vivo, sarei stato tutto il tempo con la testa a fare headbanging al ritmo dei colpi di Fancellu, ma in questa sede li ho trovati un po’ troppo nella media e dotati di un suono non proprio perfetto. Continua a leggere

A’ REPIT
“I Canti Della Veglia”

Non so voi cari lettori, ma io ho sempre avuto una certa diffidenza sul fatto che il Folk Metal fosse il modo migliore per rappresentare gli umori ed i sentimenti più viscerali di un particolare territorio geografico. Non nego affatto che in passato ci siano stati esempi di rara maestria e bravura anche in questo campo, ma l’uso smodato di violini, fisarmoniche o qualche altro strumento tradizionale mi ha sempre dato l’idea di un tentativo forzato di incanalarsi in un determinato contesto musicale, più che un modo sincero di approcciarsi alle radici musicali della propria terra. Ho sempre trovato più affascinante il percorso del buon Astru, se vogliamo riferirci a tempi più recenti potrei citare gli Scuorn, dove la componente Metal, parlo in generale, si innestava in maniera perfetta su una base che era prima di tutto culturale, prima che musicale. Tutto questo discorso iniziale serve ad introdurre questi A’ Repit, duo composto da Gypaetus, ex membro dei Nefarium, e Skarn, membro attivo in diversi progetti quali Entirety e Nurmur, il cui particolare nome richiama dei particolari santuari presenti in alta Italia, nei quali venivano portati i bambini nati morti e, dietro alcuni particolari rituali religiosi, potevano essere brevemente riportati in vita ed essere così in grado di ricevere il battesimo. Continua a leggere

NATRON
“Hung, Drawn & Quartered”

Non credo che i Natron abbiano effettivamente bisogno di presentazioni, il loro lungo curriculum parla abbastanza bene già da solo, e la lunga esperienza maturata in quasi vent’anni di esistenza ne fanno una sorta di eccellenza nostrana in ambito Death Metal. Per questo motivo è corretto accogliere la ristampa ad opera della Time To Kill Records del loro disco di esordio “Hung, Drawn & Quartered” come un riconoscimento a quanto fatto per il Metal tricolore in tanti anni di militanza. Anche se questo debutto non è il loro lavoro migliore, più che altro per una produzione effettivamente troppo deficitaria, nonostante la registrazione sia avvenuta presso i Nadir Studios di Tommaso Talamanca, risulta comunque un interessante esempio di Death Metal di stampo prettamente americano, nel quale si punta su un particolarissimo approccio che vuole coniugare tempi e strutture intricatissime, per fortuna ancora lontane dalle assurdità del Djent e similari, ad un suono cupo e claustrofobico, perfetto palcoscenico per il growl gutturale di Lorenzo Signorile. Continua a leggere

IN TORMENTATA QUIETE
“Krononota”

C’è poco da fare, ormai ogni nuova uscita degli In Tormentata Quiete è per il sottoscritto un piccolo evento da segnarsi sul proprio calendario. La band capitanata dal tastierista Antonio Ricco è stata capace nel corso degli anni di costruirsi una forte identità musicale, che gli ha permesso di portare a terminare una evoluzione sonora che, a mio giudizio, ha davvero pochi eguali nel nostro paese. L’ultimo nato in casa, il qui recensito “Krononota”, è probabilmente l’opera più compiuta del collettivo bolognese, nonché forte candidato a disco dell’anno per il sottoscritto. Pur non essendo un lavoro che introduce elementi inediti alla loro proposta musicale, in questo “Krononota” è comunque presente un enorme lavoro di cesellatura capace di creare il palcoscenico perfetto per la rappresentazione di questa nuova opera firmata In Tormentata Quiete. Ho usato la parola opera, proprio per mettere in evidenza l’importanza che l’intreccio che le tre voci hanno all’interno del disco, ossia una vera e propria messa in scena dei testi scritti da Ricco. A questo proposito è importante anche sottolineare l’arrivo dei due nuovi cantanti che affiancano il veterano Marco Vitale, ossia Samantha Bevoni e Davide Conti, già perfettamente inseriti all’interno della band, con la prima autrice di una prova veramente straordinaria, ascoltare la stupenda “Color Daunia” per conferma. Continua a leggere