LE PIETRE DEI GIGANTI
“Abissi”

Dopo la sbornia natalizia di Black Ambient con lo speciale dei Njiqahdda, torniamo a bomba sulla nostra attività ordinaria parlando del debutto dei fiorentini Le Pietre Dei Giganti. Il quartetto guidato dal cantante e chitarrista Lorenzo Marsili si è dimostrato una bella sfida per il sottoscritto, che ha dedicato numerosi ascolti a questo “Abissi” prima di poter giungere a questa recensione. Infatti, a dispetto di un nome che potrebbe richiamare l’epopea d’oro dello Spaghetti Prog di metà anni settanta, la band propone uno strano miscuglio tra Post-Grunge, dove numerosi richiami ad Alice In Chains e Soundgarden, velleità cantautorali e qualche passaggio Stoner che compare qua e là nel corso del lavoro. Pur essendo piuttosto facile cogliere riferimenti sulle influenze che hanno portato alla composizione di questo disco, in generale risulta essere piuttosto complicato racchiudere la band sotto una singola etichetta. Continua a leggere

JUGLANS REGIA
“Memorie Dal Presente”

Prima di sospendere temporaneamente le attività della webzine per la pausa natalizia, nonostante sia in serbo un nuovo specialone per tutti voi fedeli lettori, sono qui oggi per parlare di questa band fiorentina chiamata Juglans Regia, termine latino per noce reale. Nonostante questo “Memorie Dal Presente” sia un breve EP di quattro tracce, il quintetto di Sesto Fiorentino ha una lunga e complessa storia alle spalle, che vede la fondazione della band nell’ormai lontano 2002 con la nascita della prima incarnazione del gruppo sotto il nome di Raising Fear ad opera del cantante Alessandro Parigi, del batterista David Carretti e del bassista Massimiliano Dionigi. Dopo un paio di anni, complice anche la scelta di abbandonare il cantato in lingua inglese, il nome cambia nell’attuale Juglans Regia. Questo “Memorie Dal Presente” arriva dopo ben quattro demotape e tre full-lenght, l’ultimo dei quali “Visione Parallele” risale al 2008, fu anche il preludio ad un lungo periodo di sospensione durato di fatto quasi otto anni. Continua a leggere

DANIELE MAMMARELLA
“Past, Present And Let’s Hope”

Dopo l’interessante lavoro Alessandro Angelone, recensito su queste pagine virtuali la scorsa estate, ritorniamo a parlare di talentuosi chitarristi fingerstyle con il pescarese Daniele Mammarella, che sempre tramite la Music Force, riesce a debuttare con questo “Past, Present And Let’s Hope”. Sebbene entrambi i musicisti si affidino unicamente alla propria chitarra acustica, a livello stilistico ci notevoli divergenze fra i due. Infatti, mentre Angelone andava alla scoperta del proprio essere interiore, mostrando anche un buon gusto nelle melodie ed arrangiamenti, Mammarella è un chitarrista decisamente più fisico ed esuberante, con l’opener “Danny’s Blues” a dare un buon esempio della sua grande energia, nonché più interessato ad abbracciare stili molto diversi. Continua a leggere

ESOGENESI
“Esogenesi”

Il complimento più grande che potrei fare a questi Esogenesi è quello di dire loro di essere vecchi, o retro se proprio vogliamo mantenere un certo aplomb. Non fraintendetemi, il quintetto milanese guidato dal vocalist Davide Roccato è composto da ragazzi giovani e talentuosi, quello per cui ho utilizzato l’aggettivo vecchio riguarda la loro scelta di andare a ripescare delle sonorità Death Doom di inizio anni novanta, per intenderci quello che suonavano i primi My Dying Bride, Anathema o Paradise Lost, e non volerne affatto aggiornare il canone ai tempi moderni. Growl cavernoso e da manuale, batteria scandita, chitarre dalla distorsione secca ed un basso a puntellare con efficacia le trame chitarristiche, ma anche capace di trovare il proprio spazio. Tuttavia, questi Esogenesi, oltre ai già menzionati maestri del Death Doom inglese, mi ricordano tantissimo gli Isole, un gruppo da me venerato in gioventù, capaci di abbinare la lentezza esasperante del genere a delle melodie fortemente malinconiche. Non c’è nulla di veramente innovativo in questo debutto, eppure il sentire un lavoro di tale qualità, ci si rende conto di quanto mi mancava ascoltare cose di questo genere. Continua a leggere

GRAVESTONE
“Simphony Of Pain”

Pur essendo miei concittadini ed attivi nella prima metà degli anni novanta, non avevo mai sentito parlare di questi Gravestone. Sicuramente il fatto di essersi sciolti nel 1995, per poi essersi riformati con una diversa line-up nel 2013, ha certamente portato il loro nome vicino all’oblio e ricordati solamente da una ristretta cerchia di appassionati. Dalle poche informazioni che sono riuscito a rintracciare sul loro Facebook, i Gravestone avevano una line-up comprendente ben tre chitarristi, tra cui un giovane Andrea Cipolla che successivamente a questa esperienza formerà i Corpsefucking Art, e che la loro missione era quella di dare forma ad una personale visione del Progressive Death Metal. L’unica testimonianza di quel lontano periodo è questo “Simphony Of Pain”, uscito originariamente nel 1994 per tale label Audiostar, e successivamente ristampato anche dalla Sliptrick Records e Dark Symphonies. In occasione del venticinquennale della sua uscita, oltre ad una terza ristampa da parte della Elevate Records, è stato anche pubblicato l’EP “Symphony Of Death”, dove la nuova formazione, avente come superstiti degli anni novanta il chitarrista Marco Borrani ed il tastierista Massimiliano Buffolino, rivisita con nuovi arrangiamenti e nuova produzione due tracce provenienti da questo esordio. Continua a leggere

I BARBARI
“Bulldozer”

Al di là del mio giudizio esposto in questa recensione, a tale gruppo mantovano, avente il curioso nome de I Barbari, va certamente riconosciuto il merito di avermi fortemente incuriosito. Infatti, nonostante la loro proposta rientri senza problemi nell’ambito dello Stoner classico, cioè quello con le chitarre ricche di fuzz e inumerosi passaggi con ritmiche serrate. C’è sempre qualcosa che tende a sfuggire pienamente da questa semplice categorizzazione. In primis, la prima cosa che salta all’orecchio è la forte somiglianza del timbro vocale di Andrea Colcera con quello del più noto Manuel Agnelli, che sposta pesantemente l’orientamento musicale della band verso dei lidi più inaspettatamente Alternative Rock, favorendo ulteriori assonanze con gli Afterhours. Continua a leggere

VEUVE
“Fathom”

Sono ormai diversi mesi che sto ascoltando questo secondo lavoro a firma dei friuliani Veuve e dal titolo “Fathom”, e mai come in questo caso risulto piuttosto confuso sulle mie sensazioni riguardanti questo loro nuovo lavoro. Per coloro a cui il nome Veuve dice poco e niente, permettetemi di rinfrescarmi un attimo la memoria, soprattutto nei riguardi del precedente “Yard”. Se avete tempo potete andarvi a rileggere la mia recensione del periodo, ma tenete comunque presente che quel disco a distanza di tre anni staziona ancora regolarmente sul mio stereo, grazie alla sua capacità di unire un classico sound Stoner ricco di fuzz ad una vena malinconia che abbraccia in più punti il Post-Rock. Da questo mio breve excursus sul loro passato, potete ben comprendere il perché di tutto questo dedicato ad un lavoro ormai uscito in quel di marzo. Continua a leggere

CLEISURE
“Hydrogen Box”

Tra le uscite presenti nel promo pack inviatomi ad inizio estate dalla Overdub Recordings, quella dei Cleisure sin da subito mi aveva incuriosito più di tutti. Sia dalla particolare e colorata copertina, che dalle note rilasciate dalla casa discografica, si presagiva che questo trio potesse avere del materiale piuttosto strano e particolare. Ed infatti, questo loro debutto sulla lunga distanza chiamato “Hydrogen Box” è un disco veramente particolare, ma capace di colpire in pieno sin dal primo ascolto. Infatti, la band campana è capace di tirare fuori dal fantomatico cilindro uno stranissimo incrocio fra un Punk Rock melodico ed un frenetico Garage Rock, dove la chitarra di Terenzio Procaccino si esibisce in schitarrate rapide e serrate, ben sorrette da una sezione ritmica assolutamente formidabile e ricca di groove composta da Cristian Zicola (basso) e Mattia Procaccino (batteria). Quello che mi è più piaciuto di questo “Hydrogen Box” è il suo essere totalmente privo di fronzoli, otto brani che solo in un paio di casi superano i quattro minuti, mantenendo in questo aspetto una certa attitudine Punk. Continua a leggere

SOMMOSSA
“Autentica”

Per i trevigiani Sommossa vale un po’ il discorso fatto per i loro compagni di etichetta The Vasto, ovverosia hanno un monicker che sembra voler ispirare rabbia e rivolta anche se poi all’ascolto si rivelano di natura completamente diversa. Fortunatamente, le similitudini finiscono qui poiché i Sommossa, guidati dalla calda voce del chitarrista Diego Bizzarro, sono riusciti in qualche maniera ad attirare la mia attenzione. Infatti, la proposta musicale del trio si potrebbe definire come uno strano incrocio tra Rock Alternativo, Post-Grunge e canzone d’autore, dal quale emergono con forza la già citata voce di Bizzarro, che mi ha ricordato uno strano incrocio tra il Renga dei Timoria e Manuel Agnelli, ed il potente basso di Paolo Martini, che insieme al suo compare Marco Tirenna alle pelli, formano una solida e variegata base ritmica. Continua a leggere

ALESSANDRO ANGELONE
“Stars_at_dawn”

Nonostante sia un lavoro acustico, “Stars_at_dawn” del chitarrista pescarese Alessandro Angelone è a suo modo una opera che potremmo definire estrema. Infatti, Angelone si presenta a noi con undici brevi composizioni, dove la sua chitarra acustica è l’unica ed incontrastata protagonista del disco. D’altronde, guardando la biografia fornita dall’etichetta, il nostro è senza alcun dubbio un virtuoso di questo strumento in particolare, avendo conseguito tutti gli otto livelli di chitarra acustica presso il Trinity College of London. Continua a leggere

INNER SHRINE
“Heroes”

Il nome Inner Shrine mi ha riportato immediatamente alla mente gli anni d’oro della mitica label fiorentina Dragonheart Records, capace di iniziare la propria carriera con un filotto di lavori davvero ottimi, tra cui ovviamente spiccava l’immortale debutto dei Domine “Champion Eternal”. Tra gli altri nomi da menzionare lanciati da questa etichetta, vi erano certamente gli Inner Shrine con il loro debutto “Nocturnal Rhymes Entangled In Silence” ed i Macbeth col pregevole esordio “Romantic Tragedy’s Crescendo”. Più di venti anni sono trascorsi da quel glorioso passato ma, nonostante varie vicissitudini e innumerevoli cambi di line-up, il mastermind Luca Liotti è riuscito sempre a portare avanti il glorioso nome degli Inner Shrine. Parlando a titolo personale, non nascondo che il loro debut all’inizio non mi fece subito una bella impressione, e che mi servirono parecchi ascolti per farmelo piacere. Ora come ora l’unica cosa che rimane impressa del periodo era che non mi piacevano per niente le vocals femminili, poi qualche tempo fa, vista la mia intenzione di occuparmi di questo nuovo “Heroes”, decisi di rimettere mano a quel cd impolverato sulla mia libreria. Continua a leggere

THE VASTO
“In Darkness”

Da un nome come The Vasto, francamente mi sarei aspettato un lavoro carico di cieca violenza sonora, magari privo di compromessi e scevro da qualsivoglia compromesso sonoro. Invece, il quartetto ferrarese prova a stupire l’ascoltatore con un sound che si pone esattamente a cavallo tra un Groove Metal molto lineare in riff e songwriting, tipo Sepultura o qualcosa dei Machine Head, ed un Post-HC ricco in feedback ed acide dissonanze. “In Darkness” si rivela essere sin dai primi ascolti un disco molto omogeneo, dove le otto tracce presenti mostrano tutte il medesimo stile compositivo. Se da un lato questo può effettivamente essere un punto di forza per la band, dall’altra non posso nascondere che spesso c’è una certa ripetitività di fondo che sfocia in noia. Continua a leggere

KRIGERE WOLF
“Eternal Holocaust”

Uno degli aspetti che più apprezzo del poter scrivere del nostro genere preferito è che, tra una richiesta e l’altra, a volte capita di imbattersi in band che abbiamo già avuto modo di ospitare sulle nostre pagine, avendo così l’opportunità di andare a vedere come si è evoluta la situazione. Se poi si tratta di un gruppo in cui avevo intravisto del potenziale, come nel caso dei Krigere Wolf, la soddisfazione è ancora maggiore. Così, dopo averli scoperti nel 2014 con “Sacrifice To Valaskjàlf” ed esserne stato ancora più positivamente colpito con “Infinite Cosmic Evocation”, questo “Eternal Holocaust” rappresenta un ulteriore tassello che va a confermare quanto di buono i nostri hanno fatto nel corso degli anni, senza dimenticare che in tutto questo tempo la line up sembra aver trovato una maggiore solidità, con il mastermind Riccardo Costantino che rinnova il sodalizio con Salvatore Leonardi, sempre alla sei corde, e torna ancora ad affidarsi all’aiuto di Gabriele Catania, già visto nel precedente album, e Valerio Cimino alla voce. Continua a leggere

OREYEON
“Ode To Oblivion”

Nonostante i miei ritardi cronici nello scorrere la lista di lavori da recensire per la webzine, senza spoilerare le mie prossime recensioni, devo ammettere che questo 2019 si sta rivelando già da questo primo semestre una annata piuttosto proficua e decisamente degna di interesse. Per quello che riguarda l’oggetto di questa recensione, senza fare troppi inutili giri di parole posso dire subito che questo secondo lavoro degli Oreyeon, e prima uscita per la nostrana Heavy Psych Sounds Records, rischia seriamente di finire in cima alla mia top 5 di fine anno. Sebbene fosse segnato nella “to-do-list” da un po’ di tempo, la spinta che mi ha portato all’ascolto di questo “Ode To Oblivion” è stato il resoconto letto su un’altra webzine sulla loro recente prestazione allo Tube Cult Festival, a cui prima o poi dovrò assolutamente partecipare. Sebbene sia un lavoro da godersi e scoprire con tutta tranquillità, sin dalle prima note di “T.I.O.” è scattata subito una totale empatia verso lo stile del gruppo. Continua a leggere

THRONE OF FLESH
“Dogma”

Nati nell’estate del 2018 dall’incontro di tre veterani della scena Death Metal nazionale, ossia il chitarrista Flavio Tempesta (Disease, ex-Sudden Death ed altri gruppi), il growler Joseph Di Porto (ex-Bestial Vomit) ed il bassista Giuseppe Tato Tantangelo (Glacial Fear, Antipathic e Zora), i Throne Of Flesh giungono in pochi mesi all’esordio con questo demo autoprodotto intitolato “Dogma”, avendo come obiettivo primario quello di ricreare un Death old school assolutamente puro e privo di qualsiasi contaminazione. Non a caso la band mette in bella vista tra le proprie influenze sulla loro pagina Bandcamp, maestri come Morbid Angel, Deicide, Entombed o Autopsy. Continua a leggere

ENISUM
“Moth’s Illusion”

Arrivati prepotentemente alla ribalta con “Arpitanian Lands” e confermatisi su alti livelli come testimoniano gli ottimi responsi ricevuti sia da fan che dagli addetti ai lavori col seguente “Seasons Of Desolation”, tutto si può dire degli Enisum tranne che si siano seduti sugli allori. Giusto il tempo di portare il loro nome su numerosi palchi dell’Italia e dell’Europa ed eccoli già pronti a tornare con un nuovo album d’inediti. “Moth’s Illusion”, questo il titolo della loro sesta fatica sulla lunga distanza, ci dimostra ancora una volta come i piemontesi stiano vivendo una fase particolarmente ispirata e feconda della loro carriera. Se da un lato infatti tornano gli elementi cardine del loro Black Metal atmosferico ed evocativo con chiare influenze cascadiche, allo stesso tempo i nostri vanno ad approfondire tutta una serie di soluzioni melodiche che avevano fatto già ampiamente la loro comparsa soprattutto in “Seasons Of Desolation”. Continua a leggere

DUIRVIR
“Endless Grave, Endless Memories”

Ho in passato più volte ribadito di non essere molto attratto dall’Atmospheric Black Metal, sottogenere che in questi ultimi anni ha letteralmente invaso con una miriade di uscite discografiche il sempre più asfittico panorama musicale, ed ero perciò un pochino restio a mettere mani ed orecchie su questo secondo EP dei Duirvir. Tuttavia, nonostante le mie stupide e ridicole preoccupazioni, ho trovato questo “Endless Grave, Endless Memories”, un lavoro piuttosto interessante, probabilmente ancora acerbo, ma con parecchi spunti ricchi di potenziale. I Duirvir etichettano la loro proposta come Melodic Black/Doom Metal, e citano come band di riferimento nomi come Agalloch ed Alcest, ma anche cose piuttosto inaspettate come Behemoth, i magnifici Isole o gli Swallow Of The Sun. Continua a leggere

ELEIM
“Freak”

Sin dal primo ascolto di questo “Freak”, l’aggettivo che mi è venuto subito in mente per questi Eleim è moderni. Hanno un suono estremamente potente e compatto, infilando nel loro calderone di influenze il Groove Metal dei Pantera e Machine Head, accenni di Slipknot ma, soprattutto, ciò che va sotto il nome di Metalcore e che io associo, forse sbagliando, agli In Flames di dischi quali “A Sense Of Purpose” o “Sounds Of Playground Fading”, dove la ricerca del ritornello melodico è assolutamente alla base di tutto. Diciamo che di base, il loro stile non è proprio di interesse per il sottoscritto, sebbene i Pantera siano stati degli idoli della mia gioventù e “A Sense Of Purpose” sia a mio giudizio l’ultimo lavoro degno di essere ascoltato degli In Flames. Continua a leggere