CLEISURE
“Hydrogen Box”

Tra le uscite presenti nel promo pack inviatomi ad inizio estate dalla Overdub Recordings, quella dei Cleisure sin da subito mi aveva incuriosito più di tutti. Sia dalla particolare e colorata copertina, che dalle note rilasciate dalla casa discografica, si presagiva che questo trio potesse avere del materiale piuttosto strano e particolare. Ed infatti, questo loro debutto sulla lunga distanza chiamato “Hydrogen Box” è un disco veramente particolare, ma capace di colpire in pieno sin dal primo ascolto. Infatti, la band campana è capace di tirare fuori dal fantomatico cilindro uno stranissimo incrocio fra un Punk Rock melodico ed un frenetico Garage Rock, dove la chitarra di Terenzio Procaccino si esibisce in schitarrate rapide e serrate, ben sorrette da una sezione ritmica assolutamente formidabile e ricca di groove composta da Cristian Zicola (basso) e Mattia Procaccino (batteria). Quello che mi è più piaciuto di questo “Hydrogen Box” è il suo essere totalmente privo di fronzoli, otto brani che solo in un paio di casi superano i quattro minuti, mantenendo in questo aspetto una certa attitudine Punk. Continua a leggere

SOMMOSSA
“Autentica”

Per i trevigiani Sommossa vale un po’ il discorso fatto per i loro compagni di etichetta The Vasto, ovverosia hanno un monicker che sembra voler ispirare rabbia e rivolta anche se poi all’ascolto si rivelano di natura completamente diversa. Fortunatamente, le similitudini finiscono qui poiché i Sommossa, guidati dalla calda voce del chitarrista Diego Bizzarro, sono riusciti in qualche maniera ad attirare la mia attenzione. Infatti, la proposta musicale del trio si potrebbe definire come uno strano incrocio tra Rock Alternativo, Post-Grunge e canzone d’autore, dal quale emergono con forza la già citata voce di Bizzarro, che mi ha ricordato uno strano incrocio tra il Renga dei Timoria e Manuel Agnelli, ed il potente basso di Paolo Martini, che insieme al suo compare Marco Tirenna alle pelli, formano una solida e variegata base ritmica. Continua a leggere

ALESSANDRO ANGELONE
“Stars_at_dawn”

Nonostante sia un lavoro acustico, “Stars_at_dawn” del chitarrista pescarese Alessandro Angelone è a suo modo una opera che potremmo definire estrema. Infatti, Angelone si presenta a noi con undici brevi composizioni, dove la sua chitarra acustica è l’unica ed incontrastata protagonista del disco. D’altronde, guardando la biografia fornita dall’etichetta, il nostro è senza alcun dubbio un virtuoso di questo strumento in particolare, avendo conseguito tutti gli otto livelli di chitarra acustica presso il Trinity College of London. Continua a leggere

INNER SHRINE
“Heroes”

Il nome Inner Shrine mi ha riportato immediatamente alla mente gli anni d’oro della mitica label fiorentina Dragonheart Records, capace di iniziare la propria carriera con un filotto di lavori davvero ottimi, tra cui ovviamente spiccava l’immortale debutto dei Domine “Champion Eternal”. Tra gli altri nomi da menzionare lanciati da questa etichetta, vi erano certamente gli Inner Shrine con il loro debutto “Nocturnal Rhymes Entangled In Silence” ed i Macbeth col pregevole esordio “Romantic Tragedy’s Crescendo”. Più di venti anni sono trascorsi da quel glorioso passato ma, nonostante varie vicissitudini e innumerevoli cambi di line-up, il mastermind Luca Liotti è riuscito sempre a portare avanti il glorioso nome degli Inner Shrine. Parlando a titolo personale, non nascondo che il loro debut all’inizio non mi fece subito una bella impressione, e che mi servirono parecchi ascolti per farmelo piacere. Ora come ora l’unica cosa che rimane impressa del periodo era che non mi piacevano per niente le vocals femminili, poi qualche tempo fa, vista la mia intenzione di occuparmi di questo nuovo “Heroes”, decisi di rimettere mano a quel cd impolverato sulla mia libreria. Continua a leggere

THE VASTO
“In Darkness”

Da un nome come The Vasto, francamente mi sarei aspettato un lavoro carico di cieca violenza sonora, magari privo di compromessi e scevro da qualsivoglia compromesso sonoro. Invece, il quartetto ferrarese prova a stupire l’ascoltatore con un sound che si pone esattamente a cavallo tra un Groove Metal molto lineare in riff e songwriting, tipo Sepultura o qualcosa dei Machine Head, ed un Post-HC ricco in feedback ed acide dissonanze. “In Darkness” si rivela essere sin dai primi ascolti un disco molto omogeneo, dove le otto tracce presenti mostrano tutte il medesimo stile compositivo. Se da un lato questo può effettivamente essere un punto di forza per la band, dall’altra non posso nascondere che spesso c’è una certa ripetitività di fondo che sfocia in noia. Continua a leggere

KRIGERE WOLF
“Eternal Holocaust”

Uno degli aspetti che più apprezzo del poter scrivere del nostro genere preferito è che, tra una richiesta e l’altra, a volte capita di imbattersi in band che abbiamo già avuto modo di ospitare sulle nostre pagine, avendo così l’opportunità di andare a vedere come si è evoluta la situazione. Se poi si tratta di un gruppo in cui avevo intravisto del potenziale, come nel caso dei Krigere Wolf, la soddisfazione è ancora maggiore. Così, dopo averli scoperti nel 2014 con “Sacrifice To Valaskjàlf” ed esserne stato ancora più positivamente colpito con “Infinite Cosmic Evocation”, questo “Eternal Holocaust” rappresenta un ulteriore tassello che va a confermare quanto di buono i nostri hanno fatto nel corso degli anni, senza dimenticare che in tutto questo tempo la line up sembra aver trovato una maggiore solidità, con il mastermind Riccardo Costantino che rinnova il sodalizio con Salvatore Leonardi, sempre alla sei corde, e torna ancora ad affidarsi all’aiuto di Gabriele Catania, già visto nel precedente album, e Valerio Cimino alla voce. Continua a leggere

OREYEON
“Ode To Oblivion”

Nonostante i miei ritardi cronici nello scorrere la lista di lavori da recensire per la webzine, senza spoilerare le mie prossime recensioni, devo ammettere che questo 2019 si sta rivelando già da questo primo semestre una annata piuttosto proficua e decisamente degna di interesse. Per quello che riguarda l’oggetto di questa recensione, senza fare troppi inutili giri di parole posso dire subito che questo secondo lavoro degli Oreyeon, e prima uscita per la nostrana Heavy Psych Sounds Records, rischia seriamente di finire in cima alla mia top 5 di fine anno. Sebbene fosse segnato nella “to-do-list” da un po’ di tempo, la spinta che mi ha portato all’ascolto di questo “Ode To Oblivion” è stato il resoconto letto su un’altra webzine sulla loro recente prestazione allo Tube Cult Festival, a cui prima o poi dovrò assolutamente partecipare. Sebbene sia un lavoro da godersi e scoprire con tutta tranquillità, sin dalle prima note di “T.I.O.” è scattata subito una totale empatia verso lo stile del gruppo. Continua a leggere

THRONE OF FLESH
“Dogma”

Nati nell’estate del 2018 dall’incontro di tre veterani della scena Death Metal nazionale, ossia il chitarrista Flavio Tempesta (Disease, ex-Sudden Death ed altri gruppi), il growler Joseph Di Porto (ex-Bestial Vomit) ed il bassista Giuseppe Tato Tantangelo (Glacial Fear, Antipathic e Zora), i Throne Of Flesh giungono in pochi mesi all’esordio con questo demo autoprodotto intitolato “Dogma”, avendo come obiettivo primario quello di ricreare un Death old school assolutamente puro e privo di qualsiasi contaminazione. Non a caso la band mette in bella vista tra le proprie influenze sulla loro pagina Bandcamp, maestri come Morbid Angel, Deicide, Entombed o Autopsy. Continua a leggere

ENISUM
“Moth’s Illusion”

Arrivati prepotentemente alla ribalta con “Arpitanian Lands” e confermatisi su alti livelli come testimoniano gli ottimi responsi ricevuti sia da fan che dagli addetti ai lavori col seguente “Seasons Of Desolation”, tutto si può dire degli Enisum tranne che si siano seduti sugli allori. Giusto il tempo di portare il loro nome su numerosi palchi dell’Italia e dell’Europa ed eccoli già pronti a tornare con un nuovo album d’inediti. “Moth’s Illusion”, questo il titolo della loro sesta fatica sulla lunga distanza, ci dimostra ancora una volta come i piemontesi stiano vivendo una fase particolarmente ispirata e feconda della loro carriera. Se da un lato infatti tornano gli elementi cardine del loro Black Metal atmosferico ed evocativo con chiare influenze cascadiche, allo stesso tempo i nostri vanno ad approfondire tutta una serie di soluzioni melodiche che avevano fatto già ampiamente la loro comparsa soprattutto in “Seasons Of Desolation”. Continua a leggere

DUIRVIR
“Endless Grave, Endless Memories”

Ho in passato più volte ribadito di non essere molto attratto dall’Atmospheric Black Metal, sottogenere che in questi ultimi anni ha letteralmente invaso con una miriade di uscite discografiche il sempre più asfittico panorama musicale, ed ero perciò un pochino restio a mettere mani ed orecchie su questo secondo EP dei Duirvir. Tuttavia, nonostante le mie stupide e ridicole preoccupazioni, ho trovato questo “Endless Grave, Endless Memories”, un lavoro piuttosto interessante, probabilmente ancora acerbo, ma con parecchi spunti ricchi di potenziale. I Duirvir etichettano la loro proposta come Melodic Black/Doom Metal, e citano come band di riferimento nomi come Agalloch ed Alcest, ma anche cose piuttosto inaspettate come Behemoth, i magnifici Isole o gli Swallow Of The Sun. Continua a leggere

ELEIM
“Freak”

Sin dal primo ascolto di questo “Freak”, l’aggettivo che mi è venuto subito in mente per questi Eleim è moderni. Hanno un suono estremamente potente e compatto, infilando nel loro calderone di influenze il Groove Metal dei Pantera e Machine Head, accenni di Slipknot ma, soprattutto, ciò che va sotto il nome di Metalcore e che io associo, forse sbagliando, agli In Flames di dischi quali “A Sense Of Purpose” o “Sounds Of Playground Fading”, dove la ricerca del ritornello melodico è assolutamente alla base di tutto. Diciamo che di base, il loro stile non è proprio di interesse per il sottoscritto, sebbene i Pantera siano stati degli idoli della mia gioventù e “A Sense Of Purpose” sia a mio giudizio l’ultimo lavoro degno di essere ascoltato degli In Flames. Continua a leggere

OPERA IX
“The Gospel”

Dopo una pausa forzata per cause lavorative, ritorno finalmente a buttar giù inchiostro virtuale per Hypnos Webzine andando a parlare dell’atteso ritorno degli Opera IX. Fallito per qualche motivo il rapporto con la precedente vocalist Abigail Dianaria, con la quale la band piemontese aveva riregistrato diversi brani storici finiti poi nella recente raccolta “Back To Sepulcro”, l’inossidabile Ossian ha deciso di affidarsi ad una vocalist decisamente più esperta quale Moerke, qui nelle vesti di Dipsas Dianaria, per portare a compimento il settimo sigillo degli Opera IX, il qui presente “The Gospel”, ispirato quasi completamente agli scritti de “Il Vangelo Delle Streghe” dello studioso inglese Charles Godfrey Leland, il quale racconta di aver ricevuto nella Toscana del 1886, da una strega di nome Maddalena, un manoscritto contenente tutta la dottrina della stregheria italiana. In tale ambito, la scelta di Moerke si rivela decisamente vincente, dato che la musicista romana si trova assolutamente a suo agio sia nello screaming che nelle parti a voce pulita, dove più che la tecnica, era assolutamente indispensabile riuscire a creare la giusta atmosfera per poter riversare in musica quanto scritto nel tomo di Leland. Continua a leggere

IL MALPERTUGIO
“Songs Of Hope And Hatred”

Dopo le atmosfere desertiche dei Grave, continuo ad occuparmi di Stoner con questo gruppo originario di Caserta avente il curioso monicker de Il Malpertugio. Fatto partire questo “Songs Of Hope And Hatred”, le prime note dell’opener “I Am The Black Blues” fanno presagire un ennesimo clone dei sempiterni Kyuss, ma in realtà basta aspettare qualche altro secondo per sentire all’interno delle loro influenze i primi Orange Goblin. Infatti, i nostri non limitano il proprio campo di azione alle tipiche sonorità desertiche dello Stoner, ma tendono anche ad ampliarle e a mescolarle con dei passaggi più movimentati e parecchio influenzati dal Blues. Basta ascoltare l’omonima traccia “Il Malpertugio” e risulta quasi impossibile non pensare ad un sound quasi Hard Rock. Continua a leggere

GRAVE
“A Trip To Mustafar”

Lo Stoner penso di averlo detto più e più volte è un po’ il genere che prediligo al momento, nonostante una forte sbandata sulla Retrowave che non riesco proprio a debellare. Mi piacerebbe mettermi a disquisire sul perché di questa affinità musicale, ma non credo che interessi a nessuno di voi, e soprattutto non interessa alla stessa band che mi ha gentilmente fornito il loro secondo EP, avente il titolo di “A Trip To Mustafa”. Ovviamente, credo che abbiate capito da soli che questi Grave, non siano i Grave di Ola Lindgren, ma un giovane terzetto strumentale italiano, il cui nome è da pronunciarsi in italiano. Infatti, i nostri baldi friulani capitanati dalla chitarra rocciosa di Marco Murello, si rifanno direttamente a sonorità tipicamente desertiche, figlie di act supremi come i sempiterni Kyuss, Karma To Burn o i redivivi Sleep, e con la presenza dei Black Sabbath a benedire il tutto. Continua a leggere

MORTUARY DRAPE
“Necromantic Doom Returns”

Chi ci segue da tempo, conosce bene la mia piccola perversione di andare a pescare di tanto in tanto delle ristampe di demo, per lo più di gruppi italiani, in bilico sull’oblio del tempo. Non so quale sia l’origine di tale mia curiosità, ma credo centri il fatto che per tanti anni, pur avendo dato i natali a band di importanza storica, eravamo ripiombati in una sorta di grigio underground dell’underground. Insomma, una sorta di terzo mondo del metallo, se mi passate un po’ questa definizione. Arrivando a questo “Necromantic Doom Returns” dei Mortuary Drape, di cui spero non servano parole introduttive, possiamo dire di essere praticamente nella preistoria del Metal italiano e non solo. Infatti, questa raccolta edita dalla Iron Tyrant raccoglie due demo della band piemontese, “Necromancy” del 1987 ed il successivo “Doom Return” posteriore di circa un paio di anni, più alcune tracce live estrapolate chissà da quale polveroso live tape. Giusto per farvi avere un miglior quadro temporale, pensate che “Deathcrush” dei Mayhem è uscito nello stesso anno, forse antecedente solo di qualche mese a “Necromancy”, e potrete trarre da questo la reale importanza che la band di Wildness Perversion riflette a livello mondiale. Continua a leggere

APNEICA
“Tra Rocce E Cortecce”

Gli Apneica sono oramai diventati un appuntamento fisso per il sottoscritto, dal momento che li seguo con molta attenzione da “Pulsazioni…Conversione”, EP datato 2014. Li considero un gruppo estremamente valido, sebbene ancora alla ricerca di un proprio stile capace di mediare la pesantezza del Doom con la melodia, seguendo un po’ lo stile dei Novembre. Per chi non avesse letto le mie precedenti recensione del gruppo, si può dire che in generale la band era in grado di sbalordirti sempre con una killer track di elevato livello qualitativo, ma che non venivano poi seguiti da brani altrettanto intensi, lasciando, almeno a me, un po’ l’amaro in bocca. Ora, un po’ a sorpresa, ritornano in pista con un nuovo EP dall’affascinante titolo “Tra Rocce E Cortecce”, con una line-up decisamente rinnovata dall’arrivo del nuovo batterista Giuseppe Fancellu, dalla seconda voce femminile di Piera Demurtas, ma soprattutto dalle Launeddas, un particolare flauto tradizionale sardo, suonate da Andrea Pisu. Continua a leggere

LA TREDICESIMA LUNA
“Oltre L’Ultima Onda Del Mare”

Iniziamo questo nuovo anno di recensioni, andando a parlare nuovamente di un progetto che lo scorso anno mi aveva davvero colpito, ossia La Tredicesima Luna del mastermind milanese Matteo Brusa. Nel secondo capitolo della sua discografia intitolato “Oltre L’Ultima Onda Del Mare”, Brusa rivolge la sua attenzione alle acque oscure del mare ed alla loro capacità di dar vita ad una sorta di luminescenza. La scelta di questo particolare soggetto si traduce in un Dark Ambient dalle sonorità ipnotiche e fortemente debitore a Burzum. Addirittura, nella traccia “La Solitudine Del Mare Infinito” compare anche per la prima volta una chitarra distorta dal forte sapore Black, capace di generare un tappeto sonoro praticamente traslato da “Filosofem”, ma che nonostante tutto si integra bene al taglio ipnotico del brano. Continua a leggere

SHENANIGANS
“Muta In Potenza”

Penso di avere già detto in qualche altra recensione che l’Hardcore è stato per molti anni, utilizzando una famosa espressione anglosassone, non propriamente “my cup of tea”. Eppure, considerando che molta roba etichettata come Post-Hardcore mi garba parecchio, e che ritengo “Zen Circus” degli Husker Du un lavoro per me di estrema importanza, ho da tempo maturato l’intenzione di voler iniziare a conoscere in modo più approfondito questo genere musicale. In tale contesto, i parmigiani Shenanigans cadono decisamente a fagiolo. Pur rimanendo perfettamente ancorati ad un contesto sonoro tipico dell’Hardcore, non sono così infrequenti parecchi sconfinamenti in ambito più gustosamente Thrash Metal. Ma d’altronde, è ben risaputo che il confine tra i due generi è stato spesso attraversato anche da gruppi decisamente importanti come Slayer o Sacred Reich, tanto per limitarsi a qualche nome da poco. Continua a leggere