DARKESTRAH
“Turan”

Inutile negarlo, i Darkestrah sono uno di quei gruppi che seguo sempre con un occhio di riguardo e che, sino ad ora, non ha mai tradito le mie aspettative. Certo, ad ogni nuova uscita ho sempre un briciolo di timore che la loro vena compositiva possa avere una fisiologica flessione ma, tutto sommato, la loro formula ormai collaudata, pur passata la sbornia dell’effetto sorpresa, sembra reggere bene il passar degli anni. Questa volta però la situazione si presentava più spinosa, perché i kirghizi dovevano far fronte all’abbandono di Kriegtalith, la storica vocalist e vera anima del gruppo assieme al batterista Asbath, sostituita per l’occasione dal per me sconosciuto Merkith. Se a questo aggiungete la curiosità di vedere se i nostri avessero ancor più accentuato la componente epica comparsa prepotentemente nel precedente “Manas”, allora capite bene che questo “Turan” aveva tutte le carte in regola per essere un netto punto di rottura rispetto al loro passato. Continua a leggere

DARKESTRAH
“Manas”

In una scena sempre più inflazionata da epigoni e band fatte con lo stampino, imbattersi in gruppi capaci di emergere con delle idee personali è ormai cosa rara, e ancor più lo è trovarne che siano in grado di portarle avanti ed evolverle nel corso degli anni senza scadere nell’autocitazione. Da questo punto di vista i Darkestrah sono diventati, album dopo album, sempre più una garanzia, giungendo al quinto full-length senza aver perso un briciolo della propria verve creativa e forti di una coerenza compositiva che non li ha mai portati a tradire le proprie origini. Continua a leggere

DARKESTRAH
“Khagan”

Dopo tre anni di silenzio tornano a farsi sentire i Darkestrah, ora passati sotto l’egida della Osmose e qui alle prese con un EP di tre tracce. “Khagan”, questo il titolo della nuova release, continua il discorso iniziato con i precedenti lavori ma, contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere, più che all’ultimo “The Great Silk Road” si rifà al debutto “Sary Oy”, dal quale attinge le magiche atmosfere ancestrali che lo caratterizzavano grazie al massiccio uso, specialmente in “Saga Of Temudgin”, la migliore del lotto, di strumenti tipici della loro terra natia. Continua a leggere