NJIQAHDDA
“Firmaments And The Upper Air”

Ero molto curioso di poter ascoltare questo “Firmaments And The Upper Air”, poiché consiste di un EP di tre tracce risalenti al 2008, originariamente composti per una release poi cancellata, i cui brani sono stati poi ripresi e nuovamente registrati cinque anni più tardi. Per i più sbadati, ricordo che in quell’anno i Njiqahdda fecero uscire il loro lavoro più famoso, ossia il da me spessissimo citato “Nji. Njiiijn. Njiiijn.”, ed ecco il motivo per il quale mi ero segnato con particolare attenzione la recensione di questo EP. In realtà, basta ascoltare la prima traccia “Oscillion” per capire subito che quei tempi sono decisamente lontani, e che tali brani sono stati fortemente reinterpretati secondo lo stile analizzato su “Serpents In The Sky”. Infatti, “Oscillion” è un mid-tempo stranissimo, con delle docili tastiere in sottofondo, responsabili di quel feeling malinconico di sottofondo, ed una batteria\drum-machine con doppia cassa in primo piano. Il risultato finale è un brano molto intenso, quasi ipnotico oserei direi, che sembra anche portarsi dietro degli umori Newwave. Comunque sia, di Black Metal non c’è assolutamente nulla; quindi, non so se già il duo aveva in mente di fare qualcosa di diverso dal percorso musicale intrapreso, e di esempi in tal caso ne abbiamo visti tanti, o se il risultato di questo “Firmaments And The Upper Air” sia il frutto della rielaborazione di alcune delle idee originali. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Initiation”

“Initiation” si differenzia molto dal tipico EP che la band fa normalmente uscire fuori immediatamente dopo ad un full-lenght importante, dove vengono proposte una manciata di tracce aventi il medesimo stile proposto in quella uscita. Infatti, “Initiation” mostra delle variazioni già nell’organizzazione della scaletta, dove tre strumentali, il terzetto “Elder Oceanus”“Skyadh”“Etherisis”, vanno ad alternarsi a due soli brani cantanti, ossia “Initiation Human And Solar” e “Cosmic Fire In Seven Rays”, mostrando una notevole varietà di stile. Infatti, l’opening track e quella di chiusura, dove prevalgono field recordings e delicate manipolazioni sonore, potrebbe tranquillamente essere un brano dei Njiijn, mentre la lunga “Skyadh” potrebbe arrivare direttamente dal ripescaggio di alcune sessioni di registrazioni del controverso “Disciples Of The Flames (Agni Yoga)”. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Serpents In The Sky”

“Serpents In The Sky” rappresenta per il sottoscritto una specie di punto volta, poiché questo lavoro dei Njiqahdda fu una delle prime recensioni caricate sul nostro sito quasi nove anni fa e che di conseguenza ha messo in moto una serie di pensieri relativi allo scorrere del tempo. Per questo motivo ho preferito scrivere una recensione da zero, ma allo stesso tempo lasciare pubblicata anche quella vecchia, un piccolo esperimento, che forse ripeterò in futuro, per vedere come il mio pensiero possa variare con il passare degli anni. Tralasciando questi pensieri personali, e concentrandoci sul disco in sé, “Serpents In The Sky” è un lavoro che effettivamente nel tempo ha acquisito una notevole importanza nell’ambito della monumentale discografia del duo americano. Infatti, mi è capitato diverse volte di veder consigliato questo lavoro come un importante punto d’entrata nell’ingarbugliato mondo dei Njiqahhda. In effetti, sebbene i due veri capolavori siano effettivamente “Nji. Njiijn. Njiiijn.” e “Yrg Alms”, ma il cui stile è piuttosto risulta essere piuttosto particolare, “Serpents In The Sky” è un lavoro che punta su una maggiore accessibilità e fruibilità. All’epoca mi sa che parlai di Progressive Death, e di diverse influenze da parte dei Dark Tranquillity o comunque il Melodic Death svedese. Mmm si, forse non sono così peregrine come descrizioni, ma è certo che questo disco, alla luce di tutte le recensioni scritte sulla band negli ultimi anni, è una piccola rivoluzione. Certo, si erano viste delle anticipazioni su “Towers And Tides”, ma un cambio repentino di stile di questo tipo non era proprio preventivabile, soprattutto pensando che l’anno prima il duo aveva rilasciato un lavoro di Black Metal incasinatissimo (“The Path Of Liberation From Birth And Death”). Eppure, al netto di una produzione forse troppo asciutta e monodimensionale, il disco è più bello di quanto ricordassi. Continua a leggere

ENSHINE
“Transcending Fire”

Con l’ultimo full-lenght “Singularity” risalente ormai a sei anni fa, ero convinto che il progetto Enshine fosse definitivamente chiuso, ed ecco invece tornare fra di noi il duo Jari Lindholm – Sebastien Pierre con questo breve EP di quattro tracce, che possiamo interpretare come un preludio ad un nuovo lavoro di prossima uscita. Infatti, “Trascending Fire” contiene giusto tre tracce inedite, di cui una completamente strumentale, e la versione acustica di “Constellation”, tratta dal loro primo album “Origin”. I due nuovi brani sono in quello stile particolare ormai perfettamente cesellato dal buon Lindholm, nel quale un Death Metal di tradizione svedese viene completamente disciolto in trame sonore ricche di synth e dalle ambientazioni sci-fi. Tuttavia, pur riconoscendo la bontà delle tracce in questione, non riesco ad esserne pienamente coinvolto e tramortito, con il loro esordio che ancora rimane insuperato. Già dal successivo “Singularity”, ho iniziato ad avere la sensazione che il buon Jari sia rimasto incastrato alle ottime intuizioni dell’album di debutto, senza però riuscire ad andare oltre. Tra l’altro, questa estate mi sono anche riascoltato “Singularity”, di cui in passato non scrissi benissimo, e in parte anche rivalutato, anche se un brano con l’impatto di una “Cinders” non sono purtroppo riusciti più a scriverlo. Continua a leggere

NANGA PARBAT
“Downfall And Torment”

Dopo un periodo di riposo post-recensioni Njiqahdda, volevo riprendere la nostra solita programmazione parlando dei Nanga Parbat, un nome che già da tempo che vedevo rimpallare in continuazione tra quei pochi siti Internet che seguo con costanza, ed uno YouTube talmente insistente che mi consigliava in continuazione la visione dei videoclip realizzate per le tracce “Demon In The Snow” e “Tidal Blight”. A dare poi il la a questa recensione è stata poi l’inaspettata richiesta di recensione da parte della Grand Sounds PR. Pur avendo in testa le recensioni positive lette su altre portali, ho cercato come mio solito di mantenere il mio cervello sgombro da qualsiasi tipo di pregiudizio, e lasciarmi andare all’ascolto di questo loro debutto “Downfall And Torment” senza alcun tipo di pressione o aspettativa. Onestamente, devo ammettere di essere rimasto piuttosto freddino dai primi ascolti, forse più per la produzione di Marco Mastrobuono, sicuramente moderna ed al passo con i tempi, ma troppo fredda e ripulita per i miei gusti personali, ma poi man mano che si avanzava nell’assimilazione delle singole tracce, tutta l’abilità della band romana è iniziata a venire fuori di prepotenza, regalandomi la chiave giusta per poter iniziare a gustarmi questo loro debutto. Continua a leggere