LIVE REPORT – ULVER
Teatro Quirinetta (Roma) – 23/11/2017

Pur avendo apprezzato parecchio la famosa svolta elettronica di “Perdition City”, è ormai un po’ di tempo che ho smesso di seguire gli Ulver. L’ultimo loro lavoro che ascoltai fu “War Of The Roses”, e ricordo solo tanta noia. Poi, tra una cosa e l’altra, le varie uscite che si sono susseguite negli anni sono praticamente passate senza che me ne accorgessi. C’è voluto questo inatteso concerto al centralissimo Quirinetta per riappacificarmi con Garm e soci, e la cosa assurda è che il recente “The Assassination Of Julius Caesar” è davvero un signor disco. Per una volta, gli Ulver decidono di prendersi una pausa dalla ricerca spasmodica del nuovo a tutti i costi e decidono di guardare indietro alla gloriosa New Wave degli anni ’80, buttandosi a capofitto in una specie di Dark Pop che ha portato a dei risultati assolutamente inaspettati. Continua a leggere

FORGOTTEN WOODS
“As The Wolves Gather + Sjelv Av Natten”

Sarò sincero, all’inizio, per questa scintillante ri-edizione di “As The Wolves Gather” rilasciata da ATMF, avevo l’intenzione di riprendere e di riadattare una mia vecchia recensione pubblicata per una vecchia webzine con cui collaboravo anni fa in occasione di un tributo ai grandi Forgotten Woods. Poi, riascoltando di nuovo dopo tanti anni il disco, ho deciso di lasciare perdere e di sfruttare questa ristampa per lasciarmi nostalgicamente andare a ricordi e sensazioni. Infatti, ho sempre avuto un debole non da poco per la band di Rune Vedaa e Olav Berland, e sono state davvero tante le volte che ho messo su nel mio stereo “The Curse Of Mankind” per poi lasciarmi assorbire completamente dall’ascolto della lunghissima “The Starlit Waters / I, The Mountain”, assaporandone, come se fosse un ottimo vino, le vocal burzumiane, gli arpeggi malinconici e quel retrogusto Rock che loro si son sempre portati dietro di nascosto. Ma d’altronde, i Forgotten Woods non son davvero mai stati facilmente inquadrabili come un gruppo Black Metal. Spesso ignorati dai più per via di un’immagine assolutamente anonima e priva di qualsiasi eccesso, anzi definiti diverse volte come un derivato di seconda mano di Burzum. Continua a leggere

SVARTELDER
“Pyres”

I miei ascolti di questo agosto appena passato, eccetto i vari lavori dei Therion recensiti per lo speciale estivo, si sono praticamente limitati a soli tre gruppi: Ade, Stilla e quindi questi Svartelder. Tenete conto che quasi tutti i miei dopo pranzo consistevano nel godermi il panorama del monte che sovrasta il paesino dove di solito risiedo durante le ferie avendo in cuffia quasi sempre gli ultimi due gruppi di cui parlavo sopra. Ringraziando il mio fiuto ancora parzialmente funzionante, sono riuscito a trovare due band in grado di dare ancora un senso forte alle due parole Black Metal. Se gli Stilla di “Skuggflock” mostravano un background fortemente legato alla propria terra natia, che vedeva in Satyricon ed Ulver un bel punto di riferimento, questi Svartelder, pur essendo in apparenza meno complessi, riescono a creare un ibrido tra un Black Metal fortemente dissonante, anche qui vengono in soccorso i Satyricon più recenti o i Khold, e momenti nei quali la musica scorre in una modalità decisamente più melodica e capace di creare scenari sonori quasi onirici. Continua a leggere

KVALVAAG
“Malum”

Quante band Black Metal sono nate da fine anni ottanta ad oggi? Davvero tante, anzi forse decisamente troppe. Come in ogni genere, quelle in grado di lasciare però un segno indelebile non sono state in proporzione poi così numerose, con tutte le altre che possono essere messe in prima battuta o nel calderone dei gruppi che non sono altro che una copia carbone degli originali o in quello che si trova a metà strada tra questi antipodi, formato quindi da tutte quelle band che si ispirano sì ai mostri sacri del genere, ma che riescono comunque a mettere, chi meglio chi peggio, almeno un briciolo di personalità nella propria proposta. Continua a leggere

STILLA
“Skuggflock”

Era dall’acclamato esordio “Till Stilla Falla”, uscito nel 2013, che i miei radar avevan captato segnali parecchio interessanti provenienti dalla band guidata dal chitarrista e tastierista P. Stille, anche se poi, per i soliti vari motivi, non sono mai andato fino in fondo con un ascolto serio ed approfondito della loro proposta. Questa possibilità si è finalmente concretizzata grazie alla richiesta giunta da parte della label svedese Nordvis Produktion di andar a recensire quest’ultimo lavoro intitolato “Skuggflock”. Saltando qualsiasi preambolo dedicato alla loro biografia, parto subito col dire che il Black Metal degli Stilla trasuda fisicamente richiami legati alla nobile tradizione Norvegese, con le atmosfere di “The Shadowthrone” dei Satyricon che emergon prepotentemente dalle note di questo lavoro, sebbene un notevole e chiaro contributo venga pure dall’immortale “Bergtatt”, basti ascoltarsi la bellissima title-track. Continua a leggere

HIGH PRIEST OF SATURN
“Son Of Earth And Sky”

Anche se non mi posso certamente definire un fanatico del genere, di tanto in tanto non mi dispiace ascoltare qualcosa in bilico tra il Doom e lo Stoner o qualcosa che affonda le proprie radici nel suono dei gruppi più influenti sulla scena negli ’60 e ’70. Questa volta l’occasione mi si è presentata con questo “Son Of Earth And Sky”, secondo lavoro sulla lunga distanza dei norvegesi High Priest Of Saturn, un quartetto che avevo avuto modo di conoscere con l’omonimo debutto e che aveva saputo colpirmi fin da subito con le sue sonorità tanto canoniche quanto magnetiche. Nei cinque nuovi pezzi che propongono, i nostri evolvono in parte la propria proposta ed allo stesso tempo alzano ancor più il livello rispetto al precedente album, piazzando senza soluzione di continuità dei riffoni saturi e pesanti impreziositi di volta in volta da sapienti incursioni di Hammond e inaspettate aperture di chitarra dal sapore Psychedelic Rock. Continua a leggere

ABBATH
“Abbath”

Se si scrive Immortal ma si legge Abbath e Demonaz, non c’è da stupirsi che quando questo sodalizio artistico ha assunto nuove forme o è venuto meno, i progetti dei suoi interpreti siano stati paragonati a quanto fatto dagli stessi nella band madre. Tralasciando i Bömbers, puro divertissement in stile Möthorhead, è successo con gli I e con l’omonimo progetto di Demonaz ed ovviamente accade ora con l’uscita del debutto ” in solitaria” di Olve Eikemo, che in questa occasione s’è fatto aiutare dall’ex Gorgoroth King Ov Hell al basso e dal già defezionario Kevin Foley, alias Creature, alla batteria. Partiamo però dall’unico punto fisso nonché motore del progetto, quell’Abbath che in questo eponimo debutto riprende il discorso sviluppato dagli Immortal a partire da “At The Heart Of Winter”, lavoro che guarda caso segnava l’inizio della forzata assenza di Demonaz, ma che nel farlo sembra più accontentarsi di coglierne gli stereotipi che non l’essenza profonda. Continua a leggere

TSJUDER
“Antiliv”

Parliamoci chiaro. Anche se non nego che all’epoca del loro scioglimento un po’ ci rimasi male, non fosse altro che per gli ottimi album fin lì sfornati, con il passare del tempo mi resi sempre più che gli Tsjuder avevano fatto la scelta più corretta fermandosi nel loro momento di massimo fulgore, soprattutto alla luce dei successivi e non troppo esaltanti lavori a nome Krypt e Tyrann. La notizia della loro reunion non mi entusiasmò poi molto e l’uscita di “Legion Helvete”, un disco che, a parte un paio di episodi, scorreva via abbastanza anonimo, non fece altro che confermare quel che temevo, ossia che i nostri avessero veramente ben poco di interessante da aggiungere a quanto già fatto vedere nella prima parte di carriera. Da questo “Antiliv” non mi aspettavo perciò niente di che, ed in effetti anche dopo vari ascolti posso dire che, pur non essendo una ciofeca colossale, di sicuro non è neppure uno di quegli album imperdibili come alcuni colleghi scribacchini vorrebbero far credere. Continua a leggere

ENSLAVED
“In Times”

Dopo la prima e la seconda parte di due speciali che ci hanno accompagnato nella lunga cavalcata attraverso la discografia degli Enslaved, è giunto infine il momento di concentrarci su “In Times”, tredicesimo studio album dei norvegesi nonché loro secondo full-lenght uscito per la Nuclear Blast. Il disco si presenta fin da subito in maniera splendida, con una cover che ricorda una vera e propria immagine onirica. Il netto contrasto tra il rosso sangue del fondo e lo scuro del primo piano, dal quale si distinguono due figure umanoidi immerse fino alle caviglie in un mare leggermente agitato, è la perfetta rappresentazione di questo nuovo lavoro targato Ivar & company. Continua a leggere

ENSLAVED
“RIITIIR”

Confesso che dopo essere rimasto molto deluso dalla svolta Post-Rock di “Vertebrae”, avevo quasi deciso di mettere definitivamente da parte le nuove uscite del duo Grutle/Kjellson. Eppure, all’uscita di questo “RIITIIR”, il vociare entusiastico di amici e addetti ai lavori è stato talmente forte da convincermi a concedere una ulteriore possibilità agli Enslaved. Andando ad anticipare subito le conclusioni, posso dire di aver fatto bene a dare retta a queste voci, visto che questo dodicesimo album della band di Bergen, pur non essendo un vero capolavoro, ci si avvicina prepotentemente. Gli Enslaved del 2012 risultano essere degli abili musicisti in grado di creare un sound che mescola in un perfetto bilanciamento i retaggi Black Metal del passato con le mai sopite velleità Progressive, riuscendo ad unire il tutto con quel trademark epico che da sempre contraddistingue la band. Continua a leggere

ENSLAVED
“Axioma Ethica Odini”

“Axioma Ethica Odini” uscì tra molte aspettative dopo due album complessi e sfaccettati che avevano di fatto proiettato gli Enslaved nel panorama Prog Black Metal (passatemi il termine), al punto che i norvegesi venivano sempre più accostati agli Opeth per via dell’evoluzione impressa al proprio sound, palesatasi in un mutamento che aveva subito una bella accelerazione con “Isa” per poi svilupparsi compiutamente con i successivi “Ruun” e “Vertebrae”. Coloro che all’epoca si aspettavano un cambiamento radicale definitivo (un po’ come avvenne con “Heritage” per la creatura di Åkerfeldt), all’uscita di questo lavoro finirono per rimanere spiazzati in quanto, in numerosi frangenti, “Axioma Ethica Odini” sembra volgere al passato, magari non quello graffiante e vorticoso degli esordi, ma pur sempre a quello della prima e feconda fase sperimentale che ci aveva regalato capolavori come “Monumension” e “Below The Lights”. Continua a leggere

ENSLAVED
“Vertebrae”

Si sa, l’evoluzione può essere davvero una brutta bestia, soprattutto se alle spalle si ha una carriera importante come quella degli Enslaved. Reputati i padri del Viking Metal, e tra i primi ad usare antiche lingue nordiche nelle lyrics, i nostri iniziarono un bel tira e molla con il proprio passato musicale fin dall’uscita di “Mardraum: Beyond The Within”, nel quale si intravedevano i primi accenni di Progressive Metal all’interno del loro sound. Da qui è stata una progressione continua fino all’uscita di “Isa”, che ha riportato in auge le vecchie sonorità di capolavori del calibro di “Vikingligr Veldi” e “Frost”, seppur integrate alla rinnovata voglia di sperimentare nuove soluzioni stilistiche, scelta ben presto ripresa con l’interessante “Ruun”, che comunque segnalava una netta volontà di dirigersi verso sonorità decisamente più soft, attraverso la limatura delle tipiche asprezze Black in favore di architture Progressive di chiara matrice pinkfloydiana. Continua a leggere

ENSLAVED
“Ruun”

Dopo un gran disco come “Isa”, era chiaro che le mie aspettative per il suo successore fossero decisamente alle stelle. Quindi, ecco che dopo un paio di anni arriva il tanto atteso “Ruun”, un lavoro che sin dalle sue prime battute mette in mostra un sound decisamente più soft, ottenuto tramite un maggiore spazio dato alle tastiere ed alle ottime clean vocal di Herbrand Larsen, rimanendo comunque perfettamente in linea con quanto ascoltato nel precedente “Isa”. I brani risultano essere più concisi e caratterizzati dal minor spazio concesso alle divagazioni strumentali, anche se persiste l’alternanza tra sfuriate Black e partiture più psichedeliche, nelle quali le tastiere di Larsen continuano sempre a giocare un ruolo fondamentale. Continua a leggere

ENSLAVED
“Isa”

Ricordo ancora come fosse oggi l’uscita di “Isa” e tutta l’ondata di entusiasmo che si scatenò intorno a questo disco. Sebbene oggi la gran parte dei fan e della critica abbia rivalutato quasi tutta la discografia dei norvegesi, all’epoca il sottoscritto, e con me molti altri, si sentirono un po’ traditi da quel cambio di sound che gli Enslaved avevano iniziato a mettere in mostra fin dal controverso “Mardraum: Beyond The Within”, un album nel quale lasciarono definitivamente da parte le atmosfere Viking e Black, che aiutarono a creare, in favore di sonorità indubbiamente più leggere ma, allo stesso tempo, estremamente più articolate. Continua a leggere

ENSLAVED
“Below The Lights”

A distanza di due anni dal delirante “Monumension”, che estremizzò ulteriormente le sperimentazioni iniziate con “Mardraum: Beyond The Within”, gli Enslaved pubblicano nel 2003 “Below The Lights”, con il quale alzano ulteriormente l’asticella sia a livello creativo che compositivo. Premessa obbligatoria: non è un album di facile ascolto. Per metabolizzare il sound che attraversa generi differenti nella stessa canzone e le innumerevoli sfumature di cui è composto, occorre tempo. Ma questo (se così si può definire) “sforzo” viene ampiamente ricompensato. Continua a leggere

KAL-EL
“Pakal”

Con lo Stoner ho sempre avuto un rapporto particolare, nel senso che amo talmente tanto questo genere che, paradossalmente, cerco di non approfondirlo o di non ascoltarlo troppo al fine di non perdere quella scintilla di meraviglia mista a coinvolgimento che ancora possiedo. Eppure, se prendiamo in esame il debutto da parte di questo quartetto norvegese chiamato Kal-El, il cui nick è preso dal nome kryptoniano di Superman, non sembra esserci molto di cui stupirsi, dal momento che lo Stoner proposto dalla band viene travasato direttamente da mostri sacri come Kyuss e Monster Magnet, per non dire anche i Corrosion Of Conformity, riservando un sound robusto, ricco di tinte blues ed arricchito con qualche spunto psichedelico da manuale. Continua a leggere

MAYHEM
“Esoteric Warfare”

Parliamoci chiaro, credete veramente che sarebbero stati versati così tanti fiumi d’inchiostro per “Esoteric Warfare” se non avesse quel logo in copertina? Io dico di no e, badate bene, non si tratta di stupida spocchia da nostalgico incallito o di avercela con i Mayhem per un presunto tradimento dei dettami del Black Metal, tanto è vero che lo stesso discorso potrebbe essere fatto per molte altre band, quanto piuttosto di trovare irritante l’atteggiamento acritico imperante in buona parte degli addetti ai lavori, come se elogiare l’ultima uscita di una band storica fosse un atto aprioristicamente dovuto e non invece un merito da guadagnarsi sul campo. Continua a leggere