BATUSHKA
“Carju Niebiesnyj”

Prima di iniziare il nostro consueto special estivo dedicato ai Njiqahdda, ci tenevo a pubblicare la recensione del nuovo EP firmato Batushka, versione Bartlomiej Krisiuk, dal momento che rappresenta l’unico lavoro che ho ascoltato con costanza negli ultimi due mesi. Il ritorno della compagine del buon Bart avviene con questo “Carju Niebiesnyj”, traducibile come il re celeste, appellativo utilizzato per nominare lo Zar Nicola II Romanov ultimo imperatore di Russia e canonizzato insieme alla sua famiglia nel 2000 dalla Chiesa Ortodossa russa. Un concept piuttosto complesso ed ambizioso quello che i Batushka propongono in questa mini opera composta da sei tracce tutte intitolate “Pismo”. La prima cosa che mi è saltata all’orecchio è un deciso miglioramento rispetto al precedente “Raskol”, oltre che un ritorno in maniera decisa sia strutture che a riff più legati al Black Metal, oltre ad un maggiore spazio lasciato alla parte più folkloristica, se così vogliamo definirla, del loro sound. Continua a leggere

LUKHASH
“We Are Stardust”

Non pensavo, ma l’esperimento della recensione “Faded Touch” di Timecop1983 ha inaspettatamente ricevuto un buon numero di contatti, dando ulteriormente dimostrazione di quanto la Synthwave sia un genere ben radicato anche tra noi ascoltatori di Metal e affini. Spinto da questo buon riscontro, mi accingo quindi a recensire questo “We Are Stardust” ad opera di LuKHash, dietro cui nome si cela un musicista originario della Polonia ma attualmente residente in Scozia, e che da diverso tempo staziona all’interno dei miei (pochi) ascolti giornalieri. Sono giunto a questo artista attraverso qualche sessione di ricerca su Spotify, cercando di scovare qualche interessante nuova uscita su cui poter eventualmente scrivere in questa mini rubrica. Parlando di LuKHasH, le notizie presenti in rete lo danno come autore estramemente prolifico, visto che questo “We Are Stardust” è il nono full-lenght della sua discografia, nonché il terzo rilasciato dalla NewRetroWave, label di riferimento del genere, ed in quaranta minuti scarsi dimostra tutta la sua capacità di comporre buona, se non ottima, musica di genere. Nulla di particolarmente innovativo sia chiaro, ma le atmosfere futuristiche e distopiche dell’opener “Cyberiad Theory” o della title-track funzionano benissimo, mentre la successiva “Code Veronica” riesce a muoversi languidamente tra sonorità liquide e bassi al limite della Dark Synthwave. Continua a leggere

BATUSHKA
“Raskol”

Come spesso mio solito, mi tocca andare sempre controcorrente, visto che nonostante il grande effetto mediatico scaturito da “Liturgiya”, non sono riuscito ad esserne pienamente conquistato. Non lo so, avevo una forte impressione che tutto l’armamentario derivato dalla chiesa ortodossa, tra concept, costumi e cori, servisse semplicemente da copertura ad una proposta in realtà piuttosto semplice e priva di reali innovazioni. Certo, i cori liturgici erano molto belli, ed il tutto aveva una bella confezione, ma dopo diversi ascolti ho comunque smesso di ascoltarlo per passare ad altro. Poi, senza stare a raccontare in dettaglio ciò che tutti sanno, la band si è splittata in due entità distinte, una formazione con il nome scritto in latino Batushka, capitanata dal vocalist Bartłomiej Krysiuk, e l’altra con la scritta in cirillico con protagonista il chitarrista Krzysztof Drabikowski. Insomma, un caso che ha generato chiacchiere su chiacchiere, manco fossimo al livello del caso BugoMorgan sanremese. Ora, non ho ascoltato i due lavori successivi prodotti da questi due progetti paralleli, di cui cito giusto “Hospodi”, uscito niente meno che per la Metal Blade, e quindi mi sono approcciato a questo “Raskol” in maniera piuttosto easy, sfruttando semplicemente il fatto che questo promo compariva insieme a quello degli incredibili Eternal Rot. Continua a leggere

ETERNAL ROT
“Putridarium”

In questo maledetto 2020 che sta lentamente e dolorosamente arrivando alla sua conclusione, questi Eternal Rot, sono senza alcun dubbio la mia sorpresa musicale dell’anno. Per carità, ho ascoltato di certo ottimi lavori, tra i quali cito giusto i Giobia o i Nero Or The Fall Of Rome, però mancava ancora quel disco che ti facesse veramente saltare dalla sedia, soprattutto in un contesto musicale più estremo. Questo terzetto polacco riesce con questo “Putridarium”, loro secondo full-lenght, a tirare fuori dal cilindro un incredibile incrocio tra Death svedese e Doom, riuscendo nella loro fangosità a risultare persino onirici e psichedelici. Dalle mie parole potrebbe sembrare che la loro proposta risulti piuttosto cervelottica o astratta, ma in realtà la parola d’ordine per gli Eternal Rot, è semplicità. Ascoltatevi la seconda traccia “Serenity Through Maniacal Flagellation with Decomposing Limbs” e stupitevi. Il riffing di chitarra di Mayer, ed i pattern di batteria di Psycholadek, è quanto di più semplice e lineare si possa trovare in giro. Continua a leggere

ARS MAGNA UMBRAE
“Apotheosis”

Per farvi capire quanto sono ultimamente fuori di testa tra lavoro e cavoli vari, con un prossimo nuovo lockdown in dirittura di arrivo, ero fermamente che questo progetto dall’altisonante nome Ars Magna Umbrae, provenisse dal qualche bel paese dell’Umbria, tipo Spello o Gubbio, invece che dalla ben più distante Polonia. Infatti, unica mente del progetto è tale K.M., che con questo “Apotheosis” giunge al secondo full-lenght della sua storia discografica, sotto l’ala protettrice della I, Voidhanger Records, ormai etichetta di riferimento nell’ambito del Black Metal così detto colto e d’avanguardia. Cercando qualche info in giro per la rete, pare che il precedente debutto “Lunar Ascension” di due anni precedente abbia riscontrato parecchi consensi per via di sonorità nere e spaziali, abbinate ad un riffing cervellotico e schizoide derivato dai Deathspell Omega. Continua a leggere