NJIQAHDDA
“The Cleansing Rites Of Finality”

Nella precedente recensione di “Divisionals Part 2”, mi ero dimenticato di farvi notare, o forse l’avevo già scritto in qualche altra occasione, il fatto che all’epoca saltai completamente questa annata musicale dei Njiqahdda. Infatti, gli acquisti (fisici) che feci all’epoca riguardante l’annata precedente non mi avevano soddisfatto appieno, e tutta questa immane produzione iniziava a darmi un po’ a noia, per cui decisi di muovere il mio interesse verso altro. Insomma, tutto questo per dire che tutti questi lavori che vedrete qui recensiti sono stati ascoltati praticamente ex novo nel corso della passata primavera ed inizio estate. Detto questo, passiamo a parlare di questo EP “The Cleansing Rites Of Finality”, un EP di sole quattro tracce, ma che vede la band alle prese di una ennesima rivoluzione del proprio sound. Infatti, dall’aspro e complesso Black dell’anno precedente, si passa ad una specie di Post-Rock atmosferico ai limiti dell’Ambient e ricco di psichedelia. Altro fatto particolare è che, in questa release, i Njiqahdda mettono da parte la loro lingua inventata, lo Njiijn, in favore dell’inglese più tradizionale. Continua a leggere

ANDREA MAININI
“Ocean”

Questo “Ocean”, debutto in autoproduzione del polistrumentista Andrea Mainini, è un lavoro che sin da subito mette in chiaro che le sue radici risiedono nel Post-Rock più tradizionale, ossia quello di maestri del genere quali Mogwai o Explosion In The Sky. Tuttavia, questo suo volersi mantenersi saldamente all’interno dei confini di questo genere è per nostra fortuna solo un aspetto di facciata, dal momento che con il crescere degli ascolti si evidenzia quanto la musica di Andrea risulti influenzata da molteplici stili. Certo, la traccia di apertura “Post-Trauma” con il suo crescendo da manuale o il lento scorrere di “Sunny Day” potrebbero certamente far pensare l’esatto contrario, eppure basta andare oltre ed ascoltare “Mindfulness” per comprendere quanto il suo mastermind sia affamato di nuovi input. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Dreamoanti”

“Dreamoanti” è una suite divisa in due parti, e segue come stile quello duro e pestone visto nel controverso “Divisionals”. La prima parte è un brutale assalto Black Metal, dominato dal vorticoso riffing in tremolo della chitarra e da una batteria\drum machine tirata veramente al limite. I riffs in se non sono male, ma la struttura contorta della traccia e la sua lunga durata, che arriva a sfiorare i venticinque minuti di durata, ne rendono molto difficile la sua assimilazione. Il motivo di questa scelta stilistica risiede nel “Njiijn Vortii – Codex 1.5”, un libricino di quarantuno pagine che accompagna l’uscita discografica, e che raccoglie al suo interno tutto quanto serve a comprendere la musica di “Dremoanti”. Infatti, la caoticità della prima parte della suite è la rappresentazione della nostra vita quotidiana in una veste totalmente nichilista e materialista. Una visione che ben ricorda quella del buon Lindo Ferretti in una famosa canzone dei CCCP, dove urlava come un ossesso “produci, consuma e crepa”. I Njiqahdda chiamano questo stato dremoanti, ossia ibernazione, nella quale siamo dominati dai nostri sensi fisici e dal fluire caotico della vita. La seconda parte della suite si sposta verso sonorità più psichedeliche e vicine al Post-Rock, e rappresenta il risveglio spirituale dell’uomo, il quale rompe i legami con la fisicità dell’esistenza, in favore di un’espansione a livello spirituale e mentale, fatto di meditazione e di attenzione verso situazioni fino a quel momento invisibili e di poca importanza per l’uomo materialista. Onestamente, a parte tutti i discorsi alla base del progetto, che vengono ben spiegati nel libretto allegato, divertentissimo da vedere l’incomprensibile “schema visivo” dei brani, “Dremoanti” continua a non convincermi pienamente, così come non vado matto per “Divisionals”. Tuttavia, tocca dare atto al duo americano, di avere in qualche modo anticipato precorso un po’ i tempi con queste uscite, poichè a livello musicale, non siamo poi tanto distanti da un certo Black evoluto che tanto piace di questi tempi. Bisogna dare loro atto di aver avuto un certo coraggio a non volersi ripetere più di tanto con “Yrg Alms”, però a livello personale non sono i Njiqahdda che preferisco.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: E.E.E. Recordings
Anno di Pubblicazione: 2010
TRACKLIST: 01. Dreamoanti I; 02. Dreamoanti II
Durata: 39:18 min.

NJIIJN
“Blodiendmas”

Quarto ed ultimo EP della serie avente la medesima cover, “Blodiendmas Or The Deepest Red Of Blood To Be Born”, è quello che più di tutti sembra essere composto da tracce scartate o non completate per la band madre. Infatti, l’opener “Crimsoni Corvaa” con quella clean guitar effettata ricorda molto la stupenda “Saavonlugat” di “Yrg Alms”, sebbene in una condizione molto meno rifinita. Anche la stessa title-track sembra provenire dalle stesse session di quel disco, poiché nonostante un suono più grezzo, cerca in qualche modo di generare un continuo effetto ipnotico. A partire dalla cavalcata iniziale in palm-muting, passando per l’esasperato reiterare del medesimo riff che sfuma poi in una breve coda ambient, l’intero brano sembra essere stato costruito apposta per stordire e disorientare l’ascoltatore. Certamente non è uno dei brani migliori della band, ma vale certamente una ascoltata. In definitiva, un altro EP che vale certamente la pena di ascoltare, anche se forse, ma questa è una mia umile opinione, sarebbe stato meglio prendere il meglio da questi quattro EP, rifinirli un po’ ed imbastire un full-length a nome Njiqahdda.  Ne avremmo certamente giovato tutti.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: E.E.E. Recordings
Anno di Pubblicazione: 2010
TRACKLIST: 01. Crimsoni Covraa; 02. Blodiendmas
Durata: 25:56 min.

Autore: KarmaKosmiK

ATOM MADE EARTH
“Severance”

I nostri lettori più affezionati sanno bene quanto spazio e rilevanza ho dato in passato agli anconetani Atom Made Earth, rimanendo folgorato sia dal loro debutto “Border Of Human Sunset”, capace di contenere Progressive di stampo Pinkfloydiano, Post-Rock e persino richiami allo Stoner, che dall’ottimo seguito “Morning Glory”, meno diretto e d’impatto del suo predecessore, ma certamente più rifinito ed elaborato nelle sue singole tracce. Ora, a distanza di quasi poco più di tre anni, eccoli riapparire all’improvviso con un lavoro nuovo di zecca intitolato “Severance”, che mostra un cambio di line-up, con l’entrata di un nuovo batterista nella figura di Daniele Duranti, oltre che del tastierista Nicolò Borgognoni, ed soprattutto un ritorno all’autoproduzione. Nonostante questo, il mastermind Daniele Polverini ed i suoi compari riescono comunque nell’ardua impresa di migliorarsi ulteriormente. Infatti, questo “Severance” riesce sicuramente a recuperare l’istintività del debutto, ma filtrata attraverso l’esperienza acquisita nel corso degli anni, e canalizzandola in un qualcosa di pienamente personale. Questa rinnovata abilità di espressione si traduce quindi nell’impossibilità di riuscire ad inquadrare le tracce di “Severance” all’interno di una determinata categoria musicale. Continua a leggere