LIVE REPORT – KING CRIMSON
Auditorium Parco Della Musica (Roma) – 22/07/2018

Sembrerà una banalità ma vedere i King Crimson dal vivo è sempre una esperienza totalizzante, anche se questa volta ci fosse qualche piccolo dubbio in fondo alla mia mente su questo “Uncertain Times Tour”. Lungi da me dubitare del sommo Fripp, però nonostante il lungo e trionfale tour di reunion “The Elements Of King Crimson”, di cui scrissi un lungo resoconto circa un anno e mezzo fa, la band non ha avuto la minima intenzione di voler tornare in studio a comporre nuovo materiale, sebbene le uscite discografiche tra live, di cui consiglio vivamente l’ultimo “Live In Vienna”, ristampe, box e raccolte varie non sono affatto mancate. Certo, brani nuovi come “Suitable Grounds For The Blues” o “Meltdown” sono già stati presentati e ben registrati nell’ottimo “Radical Action (To Unseat the Hold of Monkey Mind)”, anche se non è che siano proprio tra i miei preferiti in assoluto. Inoltre, sbirciando su setlist.com per le varie scalette presentate non è che la band abbia modificato più di tanto sulla carta il proprio repertorio. Tuttavia, c’è poco da fare, quando Fripp chiama, bisogna solo che rispondere, e visto il tutto esaurito registrato nelle due date romane, evidentemente molti la pensano in questo modo. Continua a leggere

PARCO LAMBRO
“Parco Lambro”

Proporsi di suonare Jazz Rock sulla scia di gruppi storici come Area e Soft Machine e scegliersi un nome impegnativo come Parco Lambro, il parco milanese che nella metà degli anni settanta ospitò lo storico Festival del Proletariato Giovanile, può essere visto come un segno di totale arroganza o di completa fiducia nei propri mezzi. Per fortuna, l’omonimo debutto di questo quintetto bolognese è senza ombra di dubbio un capolavoro con la c maiuscola. Le loro composizioni sembrano essere uscite da un portale temporale direttamente dagli anni settanta, con schegge di Jazz Rock che si scontrano in maniera furiosa con la Psichedelia ed un acido Prog Rock che chiama in causa direttamente maestri come King Crimson o Magma. I Parco Lambro mostrano in queste loro lunghe tracce di avere grinta e personalità da vendere, per niente spaventati di voler suonare una musica così rétro, ma allo stesso tempo così viva e pulsante tra tripudi di moog e farfisa, sciabolate di chitarre elettriche e stoccate feroci di sax. Continua a leggere

LIVE REPORT – KING CRIMSON
Auditorium Conciliazione (Roma) – 12/11/16

Senza parole. Veramente non ho alcun aggettivo per rendere perfettamente l’esperienza sonora, visiva e sensoriale che ho vissuto con questo concerto. Che Robert Fripp e le sue innumerevoli versioni dei King Crimson fossero di livello superiore si sapeva, ma mai mi sarei potuto immaginare un concerto di tale portata. Eppure, i presupposti c’erano già, i vari commenti letti in giro sul web sulle precedenti date erano tutti strapositivi, parlando di una delle incarnazioni live più riuscite della band. Pur non avendo comparazioni precedenti per giudicare, se non alcuni live visti su Youtube, probabilmente è così. La scelta stramba di piazzare ben tre batteristi davanti sul palco non solo amplifica il senso di spettacolo, vedere quei tre passarsi rullate o incastrarsi tra vari fillers è un piacere per gli occhi, ma permette a noi poveri mortali di poter entrare dentro tutti i meccanismi che regolano il Re Cremisi. Continua a leggere

INTERVISTA ATOM MADE EARTH – Daniele Polverini

Dopo essersi messi in luce con l’ottimo esordio “Border Of Human Sunset”, gli Atom Made Earth sono da poco tornati a farsi sentire con “Morning Glory”, un album che ne ha confermato tutte le qualità, introducendo anche qualche elemento di discontinuità con il recente passato. Hypnos Webzine è tornata così a tastare il polso della situazione con il sempre disponibile Daniele Polverini, il fondatore della band. Continua a leggere

INTERVISTA ATOM MADE EARTH – Daniele Polverini

“Borders Of The Human Sunset”, l’album d’esordio dei marchigiani Atom Made Earth, è stato veramente una personale rivelazione. La loro abilità nel far confluire tanti generi diversi, per poi ricombinarli sotto un amore sconfinato per i Pink Floyd, il vero faro guida del quartetto, è una delle più importanti qualità posseduta dalla band. Con tutta questa carne al fuoco, Hypnos Webzine non ha perso l’opportunità di contattare il fondatore della band, Daniele Polverini, per conoscere più da vicino questa nuova realtà che si affaccia prepotentemente sulla scena italiana. Continua a leggere

ATOM MADE EARTH
“Border Of Human Sunset”

Nonostante sia arrivato fuori tempo massimo per finire nella mia top 5 del 2014, il qui presente debutto degli Atom Made Earth intitolato “Border Of The Human Sunset” rientra senza alcun ombra dubbio nell’elenco di release più interessanti che mi siano state sottoposte su Hypnos Webzine. Ma andiamo con ordine. La band, mossi i primi passi nel 2012 su iniziativa del chitarrista Daniele Polverini per poi ampliarsi con l’ingresso del tastierista Nicolò Belfiore (ex-vocalist nei The Zebrah) e del batterista Tomas Testa, nasce con l’intento di mescolare suoni e generi musicali alquanto distanti fra loro, al fine di creare qualcosa di assolutamente nuovo e personale. Continua a leggere

OPETH
“Pale Communion”

Con l’uscita di “Heritage” ci si trovò in quella difficile e spiazzante situazione in cui non si riesce a dare un giudizio definitivo su un album. Perché se da una parte si era alle prese con un lavoro ineccepibile dal punto di vista musicale, con una produzione cucita su misura per esaltare le atmosfere Prog settantiane costruite su virtuosismi e passaggi da brivido, dall’altra non si poteva nondimeno notare una certa mancanza di espressività, come se l’ascolto scivolasse via tranquillo senza però regalare quasi mai delle emozioni, o quantomeno non quelle che tolgono il fiato e che dovrebbero giocare un ruolo chiave nel garantire una certa longevità ad un disco. Continua a leggere

OPETH
“Heritage”

Ad ogni nuovo album degli Opeth il pubblico si divide, si scatenano diatribe che a fatica si sopiscono all’uscita successiva e si verifica quella “necessità” impellente di dire la propria tanto inevitabile quanto maggiore è la portata dell’evento, in questo caso l’uscita di un album che diventa uno spartiacque definitivo per il genere musicale proposto. “Heritage” segna infatti la fine (momentanea?) dell’oramai inconfondibile Opeth-style, quel perfetto connubio tra la vena Death Metal con il cantato growl di Åkerfeldt e l’apertura a momenti acustici intimistici e apparentemente più controllati, che avevano caratterizzato la storia del gruppo sin dagli esordi. Continua a leggere