COMACOZER / BLOWN OUT
“In Search Of Highs Volume One”

Non credo si debbano spendere troppe parole per presentare il terzetto australiano dei Comacozer ai nostri lettori, dal momento che in tutti questi anni abbiamo seguito con molta attenzione il loro percorso discografico. Sin dai loro primi vagiti con l’EP “Deloun” fino alla svolta completamente psichedelica dell’ultimo “Kalos Eidos Skopeo”, abbiamo sempre raccontato e descritto nei minimi dettagli le mie/nostre impressione sulle atmosfere generate dal terzetto formato da Rick (chitarre), Rich (basso) e Andrew (batteria). In questa nuova uscita, i Comacozer si presentano in compagnia dei britannici Blown Out, rilasciando una lunga e monolitica traccia (intitolata “Binbeal”) che riempie un’intera facciata di questo split. Nei suoi diciotto minuti di durata, ci troviamo di fronte ad un brano dalle atmosfere notturne e sognanti, un flusso di coscienza musicale che dipinge una onirica notte trascorsa nel deserto australiano. Sebbene a livello musicale non vi sia nulla di veramente differente dal loro precedente album, “Binbeal” si lascia ben ascoltare per tutta la sua durata, avvolgendo in un sottile manto psicotropo l’ascoltatore. Continua a leggere

COMACOZER
“Kalos Eidos Skopeo”

Davvero instancabili gli australiani Comacozer, che a nemmeno un anno di distanza dall’ottimo exploit di “Astra Planeta”, ritornano a raccontarci le loro ultime esperienze psicotrope e relativi trip mentali col qui presente “Kalos Eidos Skopeo”. Questo nuova fatica, ancora una volta uscito sotto l’egida della Headspin Records, mostra una prima e importante novità innanzitutto a livello di line-up, con l’ingresso del nuovo tastierista Frank Attard, a cui spetta il compito di ampliare e dare profondità alle atmosfere create dalla band. Infatti, sin dall’opener “Axis Mundi”, si nota come i Comacozer, per questa loro fatica discografica, abbiano puntato quasi esclusivamente sull’aspetto psichedelico del loro suono, fatto di chitarre ricche di effetti e dal forte sapore orientaleggiante, con il lato più prettamente Stoner che viene ulteriormente messo un pochino da parte. Continua a leggere

LORD WOLAND
“Below”

Tra le ultime release prodotte sul finire dell’anno scorso, non poteva mancare una menzione speciale per questi Lord Woland e per il loro EP d’esordio che porta il titolo di “Below”. Rilasciato dalla sempre viva e attiva Mother Fuzzer Records, questo trio proveniente dalla provincia di Viterbo mostra con il suo debutto una buona capacità di emulare il sound dei sempiterni Black Sabbath, rivisti però con quella aura psichedelica che così tanto bene caratterizzava i mai troppo rimpianti Cathedral di Lee Dorian. Anche se contenente solo quattro tracce, l’EP è comunque in grado di mettere in luce diverse caratteristiche della band laziale, dal sound carico di groove della chitarra di Francesco Angiolini (l’opener “Abra Cabala” e “Rotten Apple”), alla fangosità di “Woland’s Hall”, per giungere fino alla conclusiva “Gloominade”, un vero e proprio gioiellino a tinte psichedeliche. Continua a leggere

OLNEYA
“Olneya”

Gli Olneya, a discapito dei caratteri cirillici con il quale è scritto il loro monicker, non sono una band che arriva da chissà qualche lontano e sperduto posto dell’ex-Unione Sovietica, bensì un progetto romagnolo, capitanato dal chitarrista Maurizio Morea, dedito ad uno sperimentale e strumentale Stoner Rock. Di recentissima formazione, gli Olneya iniziano la loro attività come one-man project, arrivando a pubblicare lo scorso gennaio questo debutto autoprodotto per poi allargarsi di recente fino a diventare un terzetto con l’ingresso del batterista PJ e del bassista Enry Cava. A livello musicale, gli Olneya hanno due direttive principali, ossia i Black Sabbath per la costruzione dei riff e i Kyuss per le divagazioni psichedeliche. Continua a leggere

THE GREAT SAUNITES
“Green”

Due soli brani per poco più di quarantacinque minuti di durata. Due grossi totem musicali in cui sono riversate tonnellate di psichedelia fumante, fatte di stratificazioni sonore ad altissimo tasso ipnotico. Questo è il biglietto da visita di questo duo composto da Atros (basso) e dal polistrumentista Leonard K. Layola, (batteria, tastiere e chitarra). “Green”, loro secondo lavoro dedicato a una trilogia incentrata sui colori iniziata nel 2016 con l’album “Nero”, è rilasciato in un elegante formato DVD limitato a 50 copie numerate a mano tramite Toten Schwan Records e Hypershape Records. I due lunghi brani che compongono questa nuova fatica posseggono più o meno la stessa struttura, ovverosia una solida sezione ritmica, composta da batteria e basso distorto, che guida e sorregge il tutto grazie a complesse ed ipnotiche stratificazioni sonore in cui delle chitarre ultra effettate si sciolgono in acidi synth. Continua a leggere

ROSÀRIO
“And The Storm Surges”

Rosàrio nasce da una vaga idea sospesa tra deserti di granoturco e cieche paludi della bassa padovana”. Inizia con questa frase il comunicato stampa relativo a questo secondo lavoro dei veneti Rosàrio intitolato “And The Storm Surges”, una descrizione che ben si accorda al massiccio ed opprimente Stoner Doom in salsa Sludge suonato dal quintetto. Infatti, i nostri hanno dato vita ad un lavoro che parte si dallo Stoner classico, ma che se ne allontana in modo repentino, inglobando all’interno di questa spinta centrifuga sia la negatività degli Alice In Chains di “Tripod”, con il timbro stesso del vocalist Alessandro Magno che ricorda molto in certi frangenti quello di Layne Stanley (la conclusiva “And Then…Jupiter” sembra un ottimo tributo alla band di Seattle), che stridenti passaggi chitarristici che richiamano fortemente i Crowbar. Continua a leggere

TRE CHIODI
“Murmure”

Del ricco promo pack che la Overdub Recordings mi ha inviato, questo debutto del trio padovano Tre Chiodi era quello che così a occhio sembrava adattarsi meglio ai miei attuali gusti musicali. Ringraziando nuovamente il mio intuito, che dopo la delusione procuratami con gli Ovnev sembra essere ritornato in forma, ho constatato con un certo piacere che le tracce contenute in questo “Murmure” sono un ottimo impasto di Grunge, Stoner ed un pizzichino di psichedelia, che può ricordare molto i Verdena del capolavoro “Requiem”, anche se i nostri mostrano un sound decisamente più grezzo e sporco rispetto a quello della band dei fratelli Ferrari, con la sei corde del vocalist Enrico in prima fila a guidare il combo, ottimamente supportato dal basso di Zilty, abile nel ritagliarsi i propri spazi e a fare da vero e proprio contraltare, e dal drumming di Babu che fornisce la solida impalcatura per i loro nove brani. Continua a leggere

COMACOZER
“Astra Planeta”

I più attenti di voi ricorderanno forse che avevo già avuto modo di parlare in passato degli australiani Comacozer e più precisamente del loro secondo EP “Deloun”, qui recensito circa un anno e mezzo fa. Pur apprezzando il loro Stoner in chiave psichedelico, mi ero fatto l’idea che la loro musica fosse decisamente più adatta per infinite live session improvvisate e condite da un alto tasso di sostanze psicotrope piuttosto che per “l’immobilismo” di album in studio. Ora, il trio capitanato dal chitarrista Rick ritorna con questo nuovo full-lenght, il cui titolo “Astra Planeta” è già tutto un programma. Continua a leggere

WOODWALL
“The Quest”

Gli sgargianti e psichedelici colori usati per la copertina di questo “The Quest”, secondo release ad opera dei toscani Woodwall, non possono che rimandare ad uno Stoner fortemente contaminato da sostanza psicotrope. Fondati nel 2009, i nostri sono un quartetto composto da Matteo Signanini alla voce e alla chitarra, Andrea Ricci alla seconda chitarra, Pietro Groppi alla batteria e Marco Barsanti al basso. Il loro esordio discografico avviene con l’autoprodotto “WoodEmpire” pubblicato nel 2013, un album composto da sei tracce di media e lunga durata, bissato ora con questo breve “The Quest”, EP di tre brani per una ventina di minuti di musica. Continua a leggere

UFOSONIC GENERATOR
“The Evil Smoke Possession”

Iniziamo una nuova annata, la quinta per noi di Hypnos Webzine, andando a parlare del promettente quartetto italiano Ufosonic Generator. Il loro debutto “The Evil Smoke Possession”, uscito per conto della Minotauro Records, è un potente concentrato di riff sabbathiani e brani più devoti all’Heavy Metal ottantiano di gruppi come Thin Lizzy ed Uriah Heep. Infatti, accanto a tracce che trasudano grossi quantitativi di zolfo come “At Witches’ Bell”, o “Meridian Daemon”, dove il culto di Toni Iommi viene celebrato nella maniera più ortodossa possibile, troviamo anche brani più rocciosi e veloci come “Anapest” o “Master Of Godspeed”, nella quale viene fuori questo loro amore per gli anni ’80, ma anche per l’Hard Rock di maestri quali Led Zeppelin o Deep Purple. Continua a leggere

LIVE REPORT – UNCLE ACID & THE DEADBEATS + SCORPION CHILD
Quirinetta (Roma) – 24/10/2016

Ultimamente mi capita spesso di iniziare una recensione ammettendo la mia ignoranza relativa alla conoscenza di un determinato gruppo o disco, ma d’altronde non sono più lo studente adolescente o post-adolescente con molto tempo libero da dedicare all’ascolto o alla ricerca di nuovi gruppi. Tra l’altro, le numerose richieste che riceviamo qui in redazione occupano quasi la totalità dei miei ascolti, e quindi il tempo per cercare altra nuova musica è estremamente limitato. Tutto sto cappello introduttivo serve per dire semplicemente che, fino a qualche mese fa, questi Uncle Acid & The Deadbeats non sapevo nemmeno dove fossero di casa, avendoli scoperti per caso dando una scorsa al programma dei concerti autunnali del Quirinetta, che da qualche anno sta proponendo gruppi indie davvero di buon livello (vedi il memorabile live dei Public Service Broadcasting della scorsa primavera), rimanendone colpito dal nome. Potete capire come mi sia poi caduta la mascella quando ho scoperto che facevano parte del rooster della Rise Above di sua maestà Lee Dorian. Non ci ho pensato su due volte ed ho iniziato ad ascoltarmi la loro discografia su Spotify ma, pur essendomi piaciuti abbastanza, è stato soltanto dopo questo concerto che il loro ultimo “The Night Creeper” rischia seriamente di finire diritta nella top 5 di fine anno. Ma andiamo con ordine. Continua a leggere

SÜLFÜR ENSEMBLE
“I (4 Songs About Dystopia, Satan, Ghouls & Marilyn Monroe)”

Nome fighissimo quello scelto dai Sülfür Ensemble, e copertina che richiama esplicitamente quella di “Violet Art Of Improvisation”. Basterebbe anche solo questo per farmi andare fuori di testa con questo EP di debutto di questi quattro giovani turchi di Istanbul. In realtà, pur non potendo che apprezzare senza particolari riserve il loro Stoner Doom di chiara derivazione Electric Wizard pieno di chitarre grasse e fangose e di fraseggi solistici ricchi di acido Blues, credo che il gruppo debba ancora lavorare un pochino per ottenere una propria personalità compositiva, riuscendo così ad annullare completamente l’effetto cover-band della band inglese che in effetti un po’ tende a presentarsi durante l’ascolto di questo lavoro. Continua a leggere

VEUVE
“Yard”

Non è passato neppure un anno da quando mi occupai dell’EP d’esordio di questo trio friulano chiamato Veuve, che ecco che i nostri tornano a farsi sentire con questo “Yard”, il loro primo full length. Introdotto da un artwork alquanto particolare e d’impatto, uno scenario desertico che fa’ da sfondo a tre ragazzi che corrono a perdifiato verso un pilone dell’alta tensione distrutto, “Yard” è un deciso, ma soprattutto decisivo, passo in avanti per lo sviluppo della band verso territori musicali personali ed originali. Sin dall’opener “We Are Nowhere” ed in particolare con la successiva “Days Of Nothing”, dotata di un intreccio strumentale che ascolterei praticamente all’infinito, i Veuve mostrano di essere nettamente maturati, spostando il proprio sound verso delle sonorità sicuramente più melodiche, nelle quali richiami al Post-Rock emergono con prepotenza non solo dalle clean guitar effettate di Di Paolo, ma anche dalle frequenti contrapposizioni forte/piano presenti in diverse tracce (“We Are Nowhere”, ma soprattutto “40.000 Feet”). Continua a leggere

HIGH PRIEST OF SATURN
“Son Of Earth And Sky”

Anche se non mi posso certamente definire un fanatico del genere, di tanto in tanto non mi dispiace ascoltare qualcosa in bilico tra il Doom e lo Stoner o qualcosa che affonda le proprie radici nel suono dei gruppi più influenti sulla scena negli ’60 e ’70. Questa volta l’occasione mi si è presentata con questo “Son Of Earth And Sky”, secondo lavoro sulla lunga distanza dei norvegesi High Priest Of Saturn, un quartetto che avevo avuto modo di conoscere con l’omonimo debutto e che aveva saputo colpirmi fin da subito con le sue sonorità tanto canoniche quanto magnetiche. Nei cinque nuovi pezzi che propongono, i nostri evolvono in parte la propria proposta ed allo stesso tempo alzano ancor più il livello rispetto al precedente album, piazzando senza soluzione di continuità dei riffoni saturi e pesanti impreziositi di volta in volta da sapienti incursioni di Hammond e inaspettate aperture di chitarra dal sapore Psychedelic Rock. Continua a leggere

88 MILE TRIP
“Through The Thickest Haze”

Senza neanche spulciare la bio di presentazione fornita dalla Against PR, mi è bastato semplicemente leggere il nome 88 Mile Trip per vedere destato il mio interesse verso questo quintetto canadese, forse intuendo sin da subito una qualche connessione con il mio beneamato Stoner. Sarei davvero curioso di conoscere la scelta di questo nome, visto che ottantotto miglia corrispondono ad una distanza di circa 140 chilometri, più o meno la distanza che separa il centro di Roma con Orbetello. Dopo questo inutile sfoggio di geografia spicciola, vediamo di tornare seri e dare qualche informazione in più su questi cinque ragazzotti originari di Vancouver. Formatisi piuttosto recentemente, e precisamente nel 2013, in pochissimo tempo la band sforna ben due EP, “88 Mile Trip” e “Live In The DTES”, che gli permette di poter mostrare anche il loro potenziale dal vivo, forti anche di diverse date a supporto di nomi importanti come Orange Goblin e Karma To Burn. Giungiamo così al presente con questo “To The Thickest Haze”, uscito in autoproduzione lo scorso settembre e disponibile all’ascolto, insieme alla precedente discografia, sulla loro pagina Bandcamp. Continua a leggere

CRYPTRIP
“The Great Magmatic Leviathan”

Arrivano direttamente dalle profondità ribollenti dell’Etna questi Cryptrip, un trio formatosi di recente che debutta sulla lunga distanza con questo “The Great Magmatic Leviathan”, lavoro uscito in completa autoproduzione nel gennaio di quest’anno e disponibile interamente sul Bandcamp del gruppo. Registrato presso gli Studio12 di Catania e masterizzato da , già produttore di act come Khanate o Sunn O))), il qui presente “The Great Magmatic Leviathan” consta di sette tracce di fangosissimo Stoner Doom ad alto tasso psichedelico, con i pachidermici riff di chitarra di R., di chiara scuola Black Sabbath, che si scontrano ed affogano in un magma ribollente di strani suoni ed fx creati dal batterista A.D. e ben sorretti dal sostegno ritmico di basso e batteria. Continua a leggere

VIAJANDO
“Counting Days”

Un nome esotico come Viajando, un artwork che ritrae un indefesso autostoppista seduto con il suo zaino su di un tronco d’albero, ed una descrizione del promoter che li etichettava come una Stoner band con influenze Hard Rock, non potevano che catturare la mia viva curiosità. Eppure, i primi ascolti di questa giovane band originaria di Charlotte, North Carolina, mi avevano lasciato con un po’ di amaro in bocca, poiché già mi pregustavo lunghe cavalcate desertiche ricche di psidechelia, ed invece mi sono ritrovato davanti un trio, con la sempre più rara figura di batterista cantante, che pur prendendo spunto dallo Stoner, ha nel suo DNA una gran voglia di spaccare proprio tutto, attraverso l’arricchimento del proprio sound con robuste dosi di Hardcore e Punk. Continua a leggere

COMACOZER
“Deloun”

Giunge dalla lontana Australia, e più precisamene dalla stupenda Sydney, questo progetto che risponde al nome di Comacozer, un trio dedito ad uno Stoner strumentale dai toni altamente psichedelici. Formatasi abbastanza di recente, era il 2013, la band è composta da Rick B. alla chitarra, Rich E. al basso, con il batterista Andrew P. a completare la line up. Il primo risultato discografico dei Comacozer è stato l’EP “Session”, un’autoproduzione pubblicata nel novembre del 2014 e successivamente bissata, nel marzo di quest’anno, dal qui presente EP intitolato “Deloun”. Continua a leggere