NESTOR
“Kids In A Ghost Town”

Per chiudere in bellezza questo 2021 musicale, tra i vari lavori che hanno stazionato con ricorrenza sui miei padiglioni auricolari, una posizione di rilievo è sicuramente occupata dal fenomeno Nestor. Per chi non avesse ancora scorto in rete i cliccatissimi, nonché curatissimi, videoclip di “1989” e “On The Run”, i Nestor sono un quintetto svedese, attivi secondo il loro sito ufficiale dal lontanissimo 1989, ed autori di un paio di EP autoprodotti negli anni Novanta, ma che solo lo scorso anno sono riusciti a dare alle stampe questo loro debutto “Kids In A Ghost Town”. Un debutto veramente col botto, e che potremmo definire trasversale. Infatti, la band svedese piace un po’ a tutti, a noi vecchi rincoglioniti che ancora ci ostiamo a guardare per la millesima volta film come “Rocky” o “Beverly Hills Cop”, ma anche agli amanti della più giovine Synthwave, ma d’altronde i riferimenti culturali sono praticamente gli stessi. D’altronde, che i Nestor non siano affatto dei pivellini, s’intuisce subito dall’estrema rifinitura dei suoni e degli arrangiamenti, che impattano in pieno l’idea di fondo proposta dalla band, ossia ricreare in tutto e per tutto proprio quel Rock \ Hard Rock liscio e patinato da colonna sonora, che tanto ci piacevano e fomentavano quando eravamo dei fottuti ragazzini. Continua a leggere

ENSHINE
“Transcending Fire”

Con l’ultimo full-lenght “Singularity” risalente ormai a sei anni fa, ero convinto che il progetto Enshine fosse definitivamente chiuso, ed ecco invece tornare fra di noi il duo Jari Lindholm – Sebastien Pierre con questo breve EP di quattro tracce, che possiamo interpretare come un preludio ad un nuovo lavoro di prossima uscita. Infatti, “Trascending Fire” contiene giusto tre tracce inedite, di cui una completamente strumentale, e la versione acustica di “Constellation”, tratta dal loro primo album “Origin”. I due nuovi brani sono in quello stile particolare ormai perfettamente cesellato dal buon Lindholm, nel quale un Death Metal di tradizione svedese viene completamente disciolto in trame sonore ricche di synth e dalle ambientazioni sci-fi. Tuttavia, pur riconoscendo la bontà delle tracce in questione, non riesco ad esserne pienamente coinvolto e tramortito, con il loro esordio che ancora rimane insuperato. Già dal successivo “Singularity”, ho iniziato ad avere la sensazione che il buon Jari sia rimasto incastrato alle ottime intuizioni dell’album di debutto, senza però riuscire ad andare oltre. Tra l’altro, questa estate mi sono anche riascoltato “Singularity”, di cui in passato non scrissi benissimo, e in parte anche rivalutato, anche se un brano con l’impatto di una “Cinders” non sono purtroppo riusciti più a scriverlo. Continua a leggere

KINGNOMAD
“Sagan Om Ryden”

Nonostante questo “Sagan Om Ryden” sia il terzo lavoro di questi Kingnomad, quattro se consideriamo anche demo\promo “The Green Meadow”, devo ammettere di non averli mai inquadrati dentro il mio radar. Un vero peccato, mi verrebbe da dire, visto che è un bastato un solo ascolto dell’opener “Omniverse” per attirare la mia attenzione. La prima associazione che è saltata fuori in maniera molto naturale è stata quella dei canadesi Black Mountain, vista la comune capacità di associare una ritmica decisamente Rock ad un contesto decisamente space/psichedelico. Questa assonanza emergerà a più riprese nel corso del disco, ma rispetto agli autori dello stupendo “IV”, i Kingnomad mostrano anche un lato più progressivo, che corre dai più recenti Opeth, la cupezza di “Small Beginnings” è figlia diretta del buon Mikael Åkerfeldt, fino al Progressive settantiantiano di stampo canterburyiano. Eppure, nonostante questo, i Kingnomad rimangono un gruppo essenzialmente psichedelico, più attenti a costruire atmosfere raffinate e rilassanti, evocatrici di immensi scenari spaziali. Continua a leggere

DRÅPSNATT
“I Denna Skog”

Dopo la recensione degli Old Forest, nel quale raccontavo il mio non ritrovarmi nell’attuale scena Black Metal, eccomi arrivare a recensire, prima lo stranissimo EP dei polacchi Cryptae, ed ora eccomi a parlare degli svedesi Dråpsnatt. I più anzianotti di voi lettori sapranno di certo che il duo non esiste più da anni e che purtroppo questo “I Denna Skog”, è solamente la ristampa del loro debutto, originariamente uscito undici anni fa per la Frostcald Records, ed ora ripresentato dall’ottima Nordvis Produktion. Ricordo ancora oggi che in passato scrissi in lungo e largo della loro musica su altre webzine, e che per un periodo ci ero andato veramente in fissa. Peccato solo che dopo il buon “Skelepht”, anno di grazia 2012, siano praticamente spariti nel nulla, lasciandoci però in eredità tre piccoli gioielli di Black Metal melodico fortemente influenzato dal Folk. Pur essendo svedesi, la loro musica guarda soprattutto ai Satyricon dei tempi d’oro, ma ripuliti della loro ferocia ed ammantati da uno spesso velo di romantica nostalgia, che si esplica in sognanti passaggi in clean guitar. In certe parti ricordano anche i Taake di “Doedskvad”, più che altro per i continui cambi di tempo, nonchè per il giocare con le melodie di stampo folk. Continua a leggere

PAGANIZER
“The Tower Of The Morbid”

Come promesso in occasione della recensione del disco solista di Rogga Johansson, eccomi qui a parlare del nuovo lavoro dei Paganizer, che con codesto “The Tower Of The Morbid” raggiungono quota l’invidiabile quota di undici full-lenght in poco di più di vent’anni di carriera. Ovviamente, dopo tutti questi anni di onorata carriera votata all’adorazione dei canoni più ortodossi ed intransigenti del Death svedese, è impossibile pensare a variazioni di sorta, ed infatti, anche in questo caso la formula risulta un viaggio totale in quel tipo di sonorità, dove le influenze portate in campo sono le medesime già citate nella recensione del precedente “Land Of The Weeping Souls”. Eppure, se andiamo ad analizzare e confrontare da vicino i due lavori, si riescono a scorgere delle palesi differenze. Continua a leggere