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“Les Épaves”

Come appendice al disco di cover “Les Fleurs Du Mal”, il buon Christopher decide di pubblicare per la sua etichetta Adulruna questo “Les Épaves”, una sorta di mini raccolta di quattro brani che sono stati esclusi da quell’album. Sempre mantenendo un filo diretto con Baudelaire, il titolo, che in italiano si traduce con i relitti, rimanda anche ad un’altra raccolta di poesie del genio francese, contenente versi che non avevano trovato spazio nel ben più conosciuto “Les Fleurs Du Mal”. Inaspettatamente, queste nuove cover non sono poi affatto male: ci sono infatti le classiche sgroppate Heavy (“L’Amour Est Bleu (Heavy Version)”, “Nous Ne Sommes Pas Des Anges” di France Gall, autore di cui dovrei sicuramente approfondire qualcosa in futuro, e “La Fermeture Éclaire”), ma i pezzi più particolari sono la stranissima “Ah-Hem-Ho-Hu-Err” e l’atmosferica versione di “L’Amour Est Bleu (Mellow Version)”, con una ottima prestazione vocale di Vikstrom. Continua a leggere

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“Les Fleurs Du Mal”

Indipendentemente dalla riuscita o meno della rilettura di questi brani francesi degli anni ’60 e ’70, “Les Fleurs Du Mal” è un disco sostanzialmente inutile all’interno della discografia dei Therion. E questo deve averlo anche intuito la Nuclear Blast, che evitò accuratamente di investire soldi nella sua produzione, costringendo il buon Christofer a prendersi un mutuo bancario per coprire le spese di realizzazione di questo album. Francamente non conosco i motivi di questa improvvisa infatuazione per la chanson francoise, ma sostanzialmente questo “Les Fleurs Du Mal” è un vero e proprio sfizio che il biondo chitarrista svedese si è voluto togliere. Continua a leggere

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“Sitra Ahra”

“Sitra Ahra” continua a rimanere per me un disco piuttosto controverso, ed a oggi rimane l’ultimo lavoro di inediti della band svedese. Nelle intenzione del buon Christopher, questo lavoro doveva rappresentare un deciso punto di svolta nella carriera dei Therion, vista anche la sua inaspettata decisione di mandare via i fratelli Niemann ed il batterista Karlsson, con la line up che venne così ricostruita praticamente quasi da zero, mantenendo tra le sue fila giusto il buon Snowy Shaw e la meravigliosa Lori Lewis. Il primo ad essere chiamato alla corte di Johansson fu Thomas Vikström, figlio d’arte e cantante di lunghissima esperienza. Continua a leggere

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“The Miskolc Experience”

C’erano molte aspettative da parte del sottoscritto su questo ennesimo live DVD, poiché per la prima volta nella loro carriera i Therion si confrontavano on stage con una vera orchestra e ben due cori. Infatti, a condividere il palco presso la cittadina ungherese di Miskolc con Johnsson e compagni, troviamo la Miskolc Symphony Orchestra diretta dal maestro Markus Stollenwerk, insieme al Choir Of Miskolc National Theatre ed il Miskolc Bartok Choir. Non contenti di voler riproporre brani del loro repertorio con alle spalle una vera e propria orchestra, i Therion decidono anche di riproporre alcune arie sinfoniche e liriche, adattandole al proprio stile musicale. Continua a leggere

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“Live Gothic”

Non so quanto ci fosse effettivamente la necessità di un ennessimo DVD live a così poca distanza da quel “Live In Mexico” raccolto poi nel cofanetto “Celebrators Of The Becoming”, fatto sta che questo è il miglior live dei Therion in circolazione fino ad oggi. Se “Gothic Kabbalah” era stato un nuovo punto di rinascita per il buon Christopher, la formazione messa in piedi per questo nuovo tour di supporto è senza alcun dubbio la più performante che il biondo chitarrista abbia mai avuto. L’affiatamento con i fratelli Niemann ed il batterista Petter Karlsson è ai massimi livelli, ma è soprattutto la parte vocale a lasciare estremamente stupefatti, con un Mats Leven su livelli stellari e il buon Snowy Shaw meno gigione del solito e molto a suo agio sulle parti liriche. Continua a leggere

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“Gothic Kabbalah”

Non so sia stato già accennato in precedenza su qualche altra precedente recensione dei Therion, ma per me questo “Gothic Kabbalah” rappresenta il culmine della seconda parte della carriera della band svedese. Ben più degli ottimi “Lemuria” e “Sirius B”, “Gothic Kabbalah” riesce a plasmare e modellare tutte le varie intuizioni avute dal suo mastermind nel corso di questi ultimi anni, ed a riproporle in uno stile più fresco e moderno, creando anche un certo distacco dal classico suono sinfonico che ha sempre contraddistinto i Therion. Infatti, compaiono in questo disco numerosi riferimenti al Folk (la title-track) e al Gothic (la meravigliosa “The Perennial Sophia” con uno splendido duetto tra Katharina Lilja e Mats Leven), adottando un songwriting piuttosto elaborato che in certi casi potrebbe richiamare il Progressive (la stupenda suite conclusiva di “Adulruna Rediviva”). In generale, il suono è certamente meno potente rispetto al passato, con le chitarre che perdono la loro supremazia in fase di mixing, ma il complesso impasto vocale tra voci, cori ed altri strumenti è certamente più che ottimizzato. Continua a leggere

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“Celebrators Of Becoming”

Come avevo già detto nella recensione di “Live In Midgard”, questo “Live In Mexico”, contenuto in questo lussuoso cofanetto intitolato “Celebrators Of The Becoming”, pur essendo stato pubblicato a soli quattro anni di distanza dal precedente, è un concerto decisamente più professionale e godibile. Forse inferiore solo al successivo “Live Gothic”, i Therion sciorinano in maniera impeccabile due ore e passa dalla loro ormai lunga discografia, irrobustendo ulteriormente la parte Metal a discapito di quella sinfonica, ma riuscendo a migliorare ulteriormente l’integrazione con i cori operistici, rappresentati qui da due baritoni, un alto e due soprani, con una Karin Fjellander in stato di grazia sulla parti soliste. Da aggiungere poi la presenza di quel fenomeno di Mats Leven, forse un po’ sottoutilizzato, ma ben a suo agio sull’intero repertorio dei Therion, sia a livello solista, che integrato nel coro. Continua a leggere

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“Sirius B”

Ho considerato per troppo tempo “Sirius B” come il fratello minore di “Lemuria”, non saprei dari una ragione principale per questa mio errato giudizio, forse potrebbe essere dovuto al fatto che all’epoca comprai in offerta la versione a doppio cd contenente entrambi i lavori, e come spesso succede con i doppi cd, mi soffermai a lungo su “Lemuria”, il lato a, e tralasciando di approfondire con cura questo “Sirius B”. Poi, guardandomi alcuni dei molteplici live pubblicati dalla band nel corso di questi anni, ho iniziato con il tempo a riscoprirlo. Un po’ come poi è capitato con “Secret Of The Runes”. Ed in effetti, pur ritenendolo ancora un pelino sotto il fratello “Lemuria”, devo anche ammettere che ci siano al suo interno bran i dalla notevole caratura, tipo l’opener “Blood Of Kingu” o “Dark Venus Persephone”, una specie di seguito “Birth Of Venus Illegittima”. Continua a leggere

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“Lemuria”

Il colosso a due teste “Lemuria”\“Sirius B” viene considerato da molti come il vero capolavoro dei Therion, ed il perfetto compimento dell’evoluzione verso la commistione tra Heavy Metal e la musica Sinfonica. Sebbene lo stacco qualitativo rispetto a “Deggial” e a “The Secret Of The Runes” sia decisamente netto sin dalla stupenda opener “Typhos”, secondo me rimane una esagerazione metterlo sullo stesso livello di un “Theli” o un “Vovin”, che possedevano una freschezza ed innovazione decisamente superiori. Tuttavia, non si può negare che “Lemuria” sia un disco praticamente perfetto, con la scelta di riutilizzare delle voci solistiche più affini al Metal, tra i quali graditissimo il ritorno del buon Piotr Wawrzeniuk con le ottime prestazioni sulla title-track e “The Dreams of Swedenborg”, nonchè la presenza del grandissimo Mats Leven sulla devastante “Uthark Runa” e la ruvida “Abraxas”. Continua a leggere

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“Live In Midgard”

Passato un anno dalla pubblicazione del controverso “The Secret Of The Runes”, Johnsson e i suoi Therion decidono di dare alle stampe il loro primo live della carriera, il mastodontico doppio “Live In Midgard”. Registrato mettendo insieme alcuni show tenuti in Messico, Colombia e Germania, sempre accompagnato dai fratelli Niemann e dal batterista Sami Karppinen, insieme a ben sei cantanti lirici, tra cui spicca il nome di Sarah Jezebel Deva, Johnsson mette parzialmente da parte le sue velleità sinfonico-operistiche, spostando in prima linea il suono granitico delle chitarre, e mostrare in questo modo l’anima più Metal e dura dei Therion. Continua a leggere

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“Secret Of The Runes”

Dopo un lungo e faticoso anno, è tempo di riprendere in mano la lunga storia dei Therion, ripartendo da un altro disco della discografia piuttosto controverso, almeno cosi è per il sottoscritto, ossia “Secret Of The Runes”. Per il successore di “Deggial”, il buon Johnsson mantiene stranamente intatta la line-up di base, ossia affidando la parte solistica e basso ai due fratelli Niemann, e confermando alla batteria Sami Karppinen. Ispirato dal libro “Uthark: Nightside Of The Runes” dello stesso Thomas Karlsson, fondatore dell’ordine esoterico del Dragon Rouge e storico autori di testi per la band svedese, musicalmente parlando, “Secret Of The Runes”, pur non discostandosi di molto dalle coordinate mostrate sul precedente disco, risulta essere maggiormente risolto ed a fuoco. Continua a leggere

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“Deggial”

Messi alle spalle i fasti di “Vovin”, Johnsson decide di rivoluzionare ancora una volta l’intera line-up, inserendo in formazione i due fratelli Niemann, Johan al basso e Kristian alla chitarra solista, dando vita ad un sodalizio che durerà poi quasi dieci anni. Per quanto riguarda la batteria, viene assoldato il finlandese Sami Karppinen, già presente durante il tour di “Vovin”, e quindi pure nei brani live finiti su “Crowning Of Atlantis”. Questo nono full length intitolato “Deggial”, il cui significato dovrebbe derivare dall’arabo dajjal, una sorta di anticristo dell’Islam, traghetta il gruppo nel nuovo millennio, e lo fa’ con un lavoro curatissimo sotto ogni punto di vista, la cui produzione è di nuovo curata da Siggi Bemm, che pone nuovamente l’accento su una base di purissimo Heavy Metal ottantiano. Continua a leggere

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“Crowning Of Atlantis”

Forse spinti dal grosso numero di vendite ottenuto con “Vovin”, a quei furbacchioni della Nuclear Blast non è parso vero di trasformare quello che doveva essere in origine un semplice EP, con alcune cover e brani live, in un vero e proprio full length. Pur essendo più curato e meglio assemblato di “A’arab Zarab Lucid Dreaming”, questo “The Crowning Of Atlantis” è un’uscita che di certo non è fondamentale all’interno della discografia dei Therion. Nessuno dei tre inediti presenti, uno dei quale poi dà anche il titolo all’album, è realmente interessante, risultando anzi molto simili come impostazioni a brani già ascoltati su “Vovin”, e quindi probabilmente provengono dalla stesse sessioni compositive. Continua a leggere

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“Vovin”

Come avevo già detto nell’introduzione della recensione di “Theli”, “Vovin” può essere visto come una sorta di punto di arrivo della progressione artistica dei Therion. Per quanto i nostri non abbiano mai sbagliato veramente un disco, non nascondo che tutto quello che è uscito da “Deggial” in avanti, non fa altro che girare intorno alla triade “Lepaca Kliffoth”“Theli”“Vovin”, tirando fuori cose più o meno riuscite. Ma il nucleo centrale del sound dei Therion è praticamente qui. Stravolta ancora una volta la formazione con l’inserimento dei misconosciuti Tommy Eriksson alla chitarra e del batterista Wolf Simon, facendosi poi aiutare in fase di registrazione e di mixaggio da Siggi Bemm, e da Jan Kazda per la conduzione di cori e orchestra, come su “Theli” Johsson si circonda di ospiti importanti, iniziando dalle due magnifiche voci femminili di Sarah Jezebel Deva, storica presenza nei Cradle Of Filth, e di Martina Hornbacher, all’epoca appena uscita allo scoperto con l’interessante “Komodia”, debutto dei Dreams Of Sanity. A queste si affiancano poi altre tre guest di rilievo come Waldermar Sorychta per alcune parte di chitarra, Ralph Scheepers alla voce su “The Wild Hunt” e Lorentz Aspen dei norvegesi Theater Of Tragedy, presente all’organo Hammond sulla suite “The Draconian Trilogy”. Ovviamente, è presente anche una orchestra vera e propria, la The Indigo Orchestra, nonché un nutrito stuolo di cantanti lirici. Continua a leggere

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“A’arab Zaraq – Lucid Dreaming”

Dopo l’exploit arrivato con “Theli”, ricordo bene come tutti fossimo in trepidazione per una nuova uscita della band svedese. E ricordo perciò come fosse stato ieri la esaltazione adolescenziale che mi prese quando scovai “A’arab Zaraq – Lucid Dreaming”. Fomento che però, a dirla tutta, si sgonfiò quasi subito quando mi resi conto che questo lavoro non era propriamente il tanto atteso successore di “Theli”, bensì una celebrazione dei dieci anni di attività della band in cui accanto a solo due brani provenienti dalle session di “Theli”, “Into Remembrance” e “Black Fairy”, e pubblicati fino ad allora nella versione giapponese del disco, trovavano spazio tutta una serie di cover, oltre che una serie di brani strumentali originariamente scritti da Johnsson per un film mai pubblicato e chiamato “The Golden Embrace”. A parecchi anni di distanza dalla prima delusione giovanile (lo ascoltai davvero poche volte in quel periodo), l’ho un po’ rivalutato, anche se rimane un disco decisamente poco interessante all’interno della discografia degli svedesi. Continua a leggere

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“Theli”

Difficile dire se sia il qui presente “Theli”, o il seguente “Vovin”, a meritarsi la palma del miglior full length della carriera dei Therion. Personalmente, vi posso dire che il cuore mi dice “Theli”, essendo questo il primo lavoro ascoltato della band svedese, mentre la testa propende maggiormente per “Vovin”, a causa di quell’atmosfera più malinconica e riflessiva che ben si adattava all’idea musicale dei Therion. Comunque sia, riprendendo il filo della storia, i Therion riscossero un gran successo con “Beauty In Black”, cosa che permisi loro di poter avere anche un maggiore budget per la registrazione del nuovo disco, potendo così arruolare tutta una serie di cantanti lirici, per non parlare della presenza alle vocal di Dan Swano, permettendosi anche di avvalersi per la prima volta di una vera e propria orchestra, la The Bambek Symphony Orchestra. Continua a leggere

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“Lepaca Kliffoth”

Nonostante i buonissimi riscontri che accompagnarono l’uscita di “Symphony Masses: Ho Drakon Ho Mega”, i problemi economici sorti con il relativo tour di supporto comportano una nuova instabilità all’interno della line-up dei Therion, con Johansson che decise di concentrare ulteriormente su di sé il peso della band, mantenendo il fido Wawrzeniuk dietro le pelli e chiamando in squadra Fredrik Isaksson direttamente dagli Excruciate. A ciò si affiancò un altro evento degno di menzione, ossia il passaggio alla Nuclear Blast vista la difficoltà gestionale in cui versava la Megaforce Records, cosa che porterà la band a compiere quel famoso salto di popolarità che ancora gli era stato negato. Continua a leggere