NANGA PARBAT
“Downfall And Torment”

Dopo un periodo di riposo post-recensioni Njiqahdda, volevo riprendere la nostra solita programmazione parlando dei Nanga Parbat, un nome che già da tempo che vedevo rimpallare in continuazione tra quei pochi siti Internet che seguo con costanza, ed uno YouTube talmente insistente che mi consigliava in continuazione la visione dei videoclip realizzate per le tracce “Demon In The Snow” e “Tidal Blight”. A dare poi il la a questa recensione è stata poi l’inaspettata richiesta di recensione da parte della Grand Sounds PR. Pur avendo in testa le recensioni positive lette su altre portali, ho cercato come mio solito di mantenere il mio cervello sgombro da qualsiasi tipo di pregiudizio, e lasciarmi andare all’ascolto di questo loro debutto “Downfall And Torment” senza alcun tipo di pressione o aspettativa. Onestamente, devo ammettere di essere rimasto piuttosto freddino dai primi ascolti, forse più per la produzione di Marco Mastrobuono, sicuramente moderna ed al passo con i tempi, ma troppo fredda e ripulita per i miei gusti personali, ma poi man mano che si avanzava nell’assimilazione delle singole tracce, tutta l’abilità della band romana è iniziata a venire fuori di prepotenza, regalandomi la chiave giusta per poter iniziare a gustarmi questo loro debutto. Continua a leggere

NATRON
“Hung, Drawn & Quartered”

Non credo che i Natron abbiano effettivamente bisogno di presentazioni, il loro lungo curriculum parla abbastanza bene già da solo, e la lunga esperienza maturata in quasi vent’anni di esistenza ne fanno una sorta di eccellenza nostrana in ambito Death Metal. Per questo motivo è corretto accogliere la ristampa ad opera della Time To Kill Records del loro disco di esordio “Hung, Drawn & Quartered” come un riconoscimento a quanto fatto per il Metal tricolore in tanti anni di militanza. Anche se questo debutto non è il loro lavoro migliore, più che altro per una produzione effettivamente troppo deficitaria, nonostante la registrazione sia avvenuta presso i Nadir Studios di Tommaso Talamanca, risulta comunque un interessante esempio di Death Metal di stampo prettamente americano, nel quale si punta su un particolarissimo approccio che vuole coniugare tempi e strutture intricatissime, per fortuna ancora lontane dalle assurdità del Djent e similari, ad un suono cupo e claustrofobico, perfetto palcoscenico per il growl gutturale di Lorenzo Signorile. Continua a leggere

THE SCALAR PROCESS
“Coagulative Matter”

Finita questa piccola appendice dedicata ai Njiqahdda, possiamo tornare alle recensioni ordinarie, dando inizio finalmente all’anno corrente, e dopo i multiversi dei Fractal Generator, torniamo ad occuparci di Technical Death Metal attraverso il debutto assoluto di questi francesi chiamati The Scalar Process. Questo “Coagulative Matter” ci fa decisamente ben sperare, almeno dal punto di vista prettamente musicale su questo 2021, vista la sua estrema ricercatezza ed una discreta dose di originalità. Capitanati dal chitarrista Eloi Nicod, questi The Scalar Process riescono a coniugare in maniera piuttosto intelligente, la macinazione di note a tutta velocità tipica dei Necrophagist a passaggi maggiormente rilassati ed atmosferici di chiara derivazione Cynic, capaci di aggiungere un sapore quasi mistico e trascendentale alla release. Inoltre, a vantaggio della band c’è anche un vocalist veramente dotato come Mathieu Lefevre, che alza ulteriormente il livello qualitativo schierato in campo. Continua a leggere

Fractal Generator
“Macrocosmos”

Nonostante ritenga Fractal Generator un nome piuttosto fico per una band al punto da aver attirato la mia attenzione, dall’altra la possibilità di avere tra le mani l’ennesimo gruppo di onanisti strumentali era davvero alta. Fortunatamente il terzetto canadese evita di cadere in questa mia previsione, optando per un Death Metal cupo e oppressivo, estremamente debitore di pilastri del Death americano quali Morbid Angel e Nile, nel quale i synth fungono da vera e propria quarta dimensione, fornendo ai brani di questo “Macrocosmos” quelle atmosfere Sci-fi promesse dalla bella cover. Infatti, alla base di questo lavoro c’è la storia di un gruppo di astronauti che, durante un viaggio verso un distante sistema solare, scoprono la vera natura dell’intero universo e della propria esistenza. Un concept solido ed anche discretamente interessante, soprattutto per coloro, che come il sottoscritto, sono amanti di questo tipo di tematiche. Continua a leggere

COEXISTENCE
“Collateral Dimension”

Saranno ormai un paio di mesi che sono bloccato nell’ascolto di questo “Collateral Dimension”, primo full-lenght dei nostrani Coexistence, che arriva dopo circa un paio d’anni dall’EP “Contact With With The Entity”, recensito anch’esso su queste pagine virtuali. Ho scritto bloccato, perché in effetti, dopo numerosi ascolti ancora non riesco a venirne a capo. I Coexistence hanno una tecnica di altissimo livello, con il basso di Christian Luconi a dettare legge, e della quale riescono anche di abusarne, evitando un eccessivo incasinamento delle loro composizioni. Eppure, ancora non sono riuscito a buttare giù questa solida barriera che si pone tra il sottoscritto e la loro musica. Certamente la loro Cynic-dipendenza è ben visibile, ma meno invadente rispetto all’EP di esordio; non vado matto per le vocals di Mirko Battaglia Pittiniello, che ritengo un po’ troppo monotone a lungo andare, ma che alla fine riesce in ogni caso a portare a casa la pagnotta con una buona sufficienza. A forza di ragionarsi su, credo che questa mia personale difficoltà risieda in una certa freddezza di fondo, capace di bloccarmi in qualche modo. Continua a leggere