AURORA BOREALIS
“Apokalupsis”

Arrivati alla soglia dei venticinque anni di attività, gli americani Aurora Borealis dell’immarcescibile Ron Vento tornano a distanza di quattro anni da “Worldshapers” con questo loro settimo sigillo intitolato “Apokalupsis”. Sempre accompagnato dal fedele bassista Jason Ian-Vaughn Eckert, insieme a Ron sin dai tempi del debut “Praise The Archaic Lights Embrace”, e dal batterista Mark Green, in questo nuovo lavoro, il cantante e chitarrista americano si lancia in un particolarissimo concept album che vuole mescolare in maniera piuttosto singolare science-fiction e religione. Infatti, partendo dalla caduta degli angeli ribelli, il buon Ron immagina che questi simpatici scocciatori venissero rinchiusi dal buon dio all’interno di stelle lontanissime, e che dopo secoli e secoli alcuni di loro fossero in grado di scappare dalla loro prigione. Continua a leggere

BRANT BJORK
“Tres Dias”

Pur amando alla follia la fulgida epopea dei Kyuss, mi porto addosso da anni la mancanza di non aver mai seguito la lunga e prosperosa carriera del suo batteria Brant Bjork. Certo, non nascondo di aver mai seguito più di tanto nemmeno i più conosciuti Queens Of The Stone Age dell’altra metà creativa dei Kyuss, ossia Josh Homme. Comunque sia, a colmare tale vuoto ci pensa la Heavy Psych Sounds, che ha avviato una prima serie di ristampe dell’intera discografia solista del nostro Brant. Non sapendo da dove iniziare, ho deciso di pescare un po’ a naso, e tra i vari dischi proposti dall’etichetta ho optato per “Tres Dias”. Per chi conosce l’artista americano, saprà certamente che questo “Tre Dias” è un disco un po’ atipico. Continua a leggere

OXYGEN DESTROYER
“Bestial Manifestations Of Malevolence And Death”

Prendete un Death Metal di chiara ispirazione old school, aggiungeteci qualche lieve reminiscenza Brutal e imbastardite il tutto con pesanti influenze Thrash. Sulla carta niente di troppo complicato, ma all’atto pratico questa formula spesso ha dato origine ad un pastone informe difficile da digerire, specie se supportato da delle produzioni che, con l’intento di dare un tocco rétro, finiscono invece per affossare definitivamente il tutto. Nel caso di questi Oxygen Destroyer, evidentemente dei fanatici di Godzilla, il risultato è per fortuna di segno opposto grazie a “Bestial Manifestations Of Malevolence And Death”, loro debutto sulla lunga distanza dopo una serie di demo e split, un album che, pur senza troppi picchi, veleggia costantemente con un buon passo e lascia intravvedere buoni spunti ed una certa abilità in fatto di songwriting. Continua a leggere

OUBLIETTE
“The Passage”

Sarà mai possibile mescolare l’epica feralità tipica dei Dissection con quelle gemme semi-acustiche che gli In Flames erano in grado di regalarci anni fa? A questa domanda che può sembrare tanto di un Frankenstein sonoro impossibile da conciliare, provano a rispondere gli Oubliette, un sestetto a stelle e strisce proveniente da una cittadina del Tennessee, con questo loro secondo full length intitolato “The Passage”. A chiamare in causa le due band svedesi non è il sottoscritto, bensì la stessa label, la The Artisan Era, capace di attirare la mia attenzione con la scritta in neretto “For fans of Dissection and In Flames”. Certo, scritta così la cosa potrebbe sembrare anche ridicola, però se ci pensate, l’ultimo lascito di Jon Nödtveidt, il controverso “Reinkaos”, fu un lavoro che richiamava fortemente i dettami del Melodic Death svedese. Tornando a parlare di questi Oubliette, non soltanto tentano di riportare in vita il Dissection sound, ma provano a farlo utilizzando una screamer alla voce, tale Emily Low. Una scelta sulla carta molto rischiosa, ma che in realtà si rivela piuttosto azzeccata. Continua a leggere

LIVE REPORT – GODSPEED YOU! BLACK EMPEROR + THIS WILL DESTROY YOU
Villa Ada (Roma) – 04/07/2018

A distanza di poco meno di un anno torno a vedere dal vivo l’ensemble canadese dei Godspeed You! Black Emperor, ma in questa occasione a far da cornice al loro incredibile magma sonoro c’è la magnifica cornice verdeggiante di Villa Ada, che oltre a garantire un buon impianto sonoro, fornisce un ottimo rimedio all’afa estiva romana. Arrivato a destinazione qualche minuto prima delle nove, il tempo di raggiungere l’isolotto che da anni ormai ospita la rassegna “Villa Ada incontra il mondo”, mettersi in fila per i biglietti e entrare in zona concerto, ed ecco che un drone di chitarra inizia a spandersi per l’aere. Non essendomi affatto informato sulla presenza di eventuali band di supporto, scopro con mia grande sorpresa che a dividere il palco coi nostri ci sono nientemeno che i texani This Will Destroy You. Continua a leggere

BLACK MASS OF ABSU
“Complete Discography 1995-2000”

Non ricordo di preciso come conobbi i The Black Mass Of Absu, probabilmente li scaricai per puro caso ai tempi di quando ero studente all’università durante una delle mie frequenti scorribande su DC++ alla ricerca dei gruppi più sconosciuti ed improbabili del mondo. In seguito, mi capitò poi di acquistare il loro 7″ “Looting The Tomb Of The Aramathean” su qualche mailorder a costo quasi zero. D’altronde, non era possibile resistere ad un gruppo che intitolava uno dei suoi brani “Homosexual Orgy On The Gravesite Of Alastair Crowley” oppure “Mercury Thermometer Shattered Within The Urethra Of Christ”, o che vantava di avere come vocalist un tale che si faceva chiamare Absu Himself. Sebbene i The Black Mass Of Absu possano sembrare in apparenza dediti al Black Metal più grezzo e becero, in realtà difficilmente potevano essere accostati al Black. Continua a leggere

UADA
“Cult Of A Dying Sun”

Dopo aver sentito con colpevole ritardo “Devoid Of Light”, uno dei migliori debutti degli ultimi anni giunto come un fulmine a ciel sereno riscuotendo consensi pressoché unanimi, attendevo l’uscita di questo nuovo lavoro a firma Uada con una certa impazienza e con un bel carico di aspettative. Il fatto che questa recensione arrivi quasi un mese dopo la pubblicazione di “Cult Of A Dying Sun” è solo in minima parte imputabile ai “tempi tecnici” di scrittura, a maggior ragione dal momento che mi ero preso un po’ di tempo per occuparmene subito, anzi devo candidamente ammettere che si è trattato piuttosto di una mia difficoltà ad entrare subito in sintonia con esso. Intendiamoci, anche questo secondo full length degli Uada veleggia su standard decisamente ben al di sopra della media ma rispetto all’esordio è meno immediato e, a conti fatti, la title track pubblicata in anteprima aveva finito per sembrarmi un buon esercizio di stile ma niente di più. Continua a leggere

夢遊病者 (SLEEPWALKER)
“5772”

Inizialmente pubblicato sul finire 2016 in maniera autonoma dalla stessa band, questo “5772” è poi stato successivamente ristampato su tape e vinile nel novembre dell’anno scorso da Sentient Ruin Laboratories, con la collaborazione della etichetta italiana Annapurna per la distribuzione europea. Bisogna quindi ringraziare la label americana, che dopo l’incredibile canto del cigno dei Buioingola riesce a scovare questo misterioso trio il cui nome è rappresentato dagli ideogrammi 夢遊病者, la cui traduzione è Sleepwalker, e che risulta formato da musicisti provenienti da tre diversi angoli del pianeta, ossia Stati Uniti, Giappone e Russia. Continua a leggere

KHAZADDUM
“Plagues Upon Arda”

Definiti dal proprio promoter come Dwarfen Death Metal vista la precisa comunanza di monicker e liriche totalmente devote alla esaltazione dei nani dell’universo di Tolkien, gli americani Khazaddum giungono dopo quattro anni di attività all’esordio sulla lunga distanza con questo album intitolato “Plagues Upon Arda”, rilasciato tramite la label canadese Black Market Metal Label. Tralasciando l’aspetto puramente tolkeniano della proposta, il loro Death Metal è un continuo assalto all’arma bianca in cui lo stile di Morbid Angel e, soprattutto, dei Nile di “Ithypallic” e “Annihilation Of The Wicked”, è il più preciso riferimento. Continua a leggere

BEORN’S HALL
“Estuary”

A parte qualche eccezione, le derive Epic/Folk in campo Black non mi han mai affascinato granché, tanto che approccio sempre senza chissà quali aspettative le uscite ascrivibili a queste correnti. Nel caso dei Beorn’s Hall, di cui pure già avevo sentito qualche pezzo in occasione del debutto, la cautela è stata addirittura maggiore dal momento che, per quello che mi riguarda, se ti scegli un monicker così “furbo” (vedi alla voce Tolkien, per chi non fosse un appassionato del mondo di Arda), di sicuro non mi aspetto chissà che di troppo originale nemmeno per quanto riguarda il lato prettamente musicale. Il duo americano in questo secondo full length intitolato “Estuary” però qualcosa di buono riesce a farlo vedere, su tutte le ottime “Dark Wood-Black Marsh” e “Blood For Wotan”, e si può notare che, rispetto al precedente “Mountain Hymns”, un passo in avanti è stato fatto, anche se qua e là emerge ancora la sensazione di essere alle prese con un album in cui è rimasta qualche zona d’ombra. Continua a leggere

GOAT WAR
“Warwolf”

Come è possibile non volere bene ad un gruppo che si chiama “guerra caprina”, tra l’altro termine già usato anche dagli Impaled Nazarene per una canzone del loro caotico “Latex Cult”, e che per di più ti presenta uno scalcagnato Speed-Thrash-Black dalle forti tinte Motorheadiane? Infatti, negli otto minuti e spiccioli a disposizione di questo loro demo di debutto assoluto, dall’originalissimo titolo “Warwolf”, il trio, composto dalla coppia d’asce Julius Bloodaxe e Dick Nekrowulf, a cui si aggiunge il batterista Laamp, mette in scena quattro schegge di puro e gustosissimo cazzeggio sonoro. Continua a leggere

NEVERMORE
“Dreaming Neon Black”

Non e’ passato molto tempo dall’enorme tragedia relativa alla morte di Chris Cornell, che oggi mi ritrovo qui su Hypnos Webzine a scrivere un’altra recensione tributo al grandissimo Warrel Dane. Una perdita assolutamente enorme per il mondo del Metal, dal momento che per molti metallari della mia generazione, la sua unica ed inimitabile voce e’ stata la compagna dei nostri periodi più oscuri e sfumati anche dalla depressione. Warrel e’ stato in grado di prendere una band dalle doti tecnice incredibili, i Nevermore, e trascendere il loro Power Thrash, se cosi’ possiamo banalmente etichettarlo, in un qualcosa di totalmente anomalo e personale, rendendo la sua voce un mezzo unico per incanalare tutti i nostri demoni interiori. I Nevermore non sarebbero mai stati i Nevermore senza la sua voce, anzi sono sempre piu’ convinto che l’unicità interpretativa di Warrel e’ stato ciò che ha reso i Nevermore una band totalmente avulsa dal resto. Continua a leggere

EXHUMED
“Death Revenge”

Quando ormai già pensavo che la mia classifica di fine anno fosse praticamente cosa fatta, ecco che gli Exhumed arrivano a fil di sirena a farmici rimettere mano. Ma andiamo con ordine. Anche se han sempre portato avanti un Goregrind vicino ai miei gusti, gli americani non sono mai stati una band che ho seguito con regolarità, finendo il più delle volte per recuperare del tutto casualmente i loro lavori solo ad anni di distanza. Con questo “Death Revenge”, loro sesto full length che esce a quattro anni da “Necrocracy”, la situazione stava esattamente per ripetersi, ma questa volta l’imbeccata del buon KarmaKosmiK mi ha fatto accorgere per tempo di un’uscita che altrimenti chissà quando avrei ascoltato. Continua a leggere

INVERTED MATTER
“Detach”

Strani. Fottutamente strani. Questo il mio primo pensiero su questo debutto autoprodotto intitolato “Detach” creato dal combo italo-americano che risponde al nome di Inverted Matter. Formatasi nel 2007 col nome di Cyanide Christ come duo con Gianluigi Giacon (voce) ed Andrea Tocchetto (chitarra, basso e drum machine), la band ha nel corso degli anni subito ben due radicali mutazioni che han trasformato questo piccolo progetto della provincia trevigiana in un corazzata che vede tra le proprie file nientemeno che Michael Smith, lo storico batterista dei Suffocation, oltre al chitarrista Jason Nealy, già in forza nei Bleeding Eyes, ed al bassista Livio “Lispio” Langaro. Nonostante la presenza di un peso massimo come Smith in formazione, questo esordio intitolato “Detach” è uscito lo scorso aprile stranamente come autoproduzione disponibile all’ascolto ed all’acquisto tramite Bandcamp. Continua a leggere

LIVE REPORT – MARK LANEGAN
Fiesta (Roma) – 11/07/2017

Ancora non perfettamente ripresomi dalla serata passata in compagnia dei The XX, ecco che il giorno dopo tocca rimettersi in sella al fidato scooter ed andare alla ricerca del luogo dove si terrà il concerto del grande Mark Lanegan. Infatti, una settimana prima della data del concerto, la società che lo organizza comunica che la location scelta non sarà più le “Terrazze dell’Eur”, bensì un generico Parco Rosati, il parchetto affianco all’entrata del Luneur. Raggiunto il posto, ci troviamo però praticamente in mezzo al nulla. Dopo qualche minuto di totale incertezza, ecco arrivare un gruppo di ragazzi anche loro alla ricerca di Lanegan e, dopo aver scambiato qualche parola, sembra che, secondo alcuni carabinieri incontrati, il concerto sia stato spostato al Gay Village, sempre lì nelle vicinanze. Perciò, ripreso lo scooter, faccio i cinquecento metri che ci separano dalla nuova indicazione, ma scopro che anche il Gay Village è completamente chiuso. Tuttavia, è comunque presente un flusso di persone che prosegue oltre il Gay Village verso la vicina Piazza Barcellona. Ci accodiamo anche noi e, dopo un cento metri, scopriamo la vera location del concerto. Il Fiesta. Dopo qualche momento di sbigottimento, ci mettiamo in fila per ritirare i biglietti acquistati online, e prendiamo posto nella piccola ma accogliente arena del locale. Continua a leggere

ANTIPATHIC
“Autonomous Mechanical Extermination”

Davvero curioso come, pur occupandoci solo di rado di Brutal e derivati, la nostra lista di richieste sia sempre invasa da gruppi che propongono tali sonorità. Come se non bastasse, a queste si aggiungono pure i promo, che prima o poi dovremo iniziare seriamente a filtrare come tutto il resto, in cui a farla da padrone è ancora una volta questo genere. Ecco spiegato il motivo per cui mi trovo a scrivere del qui presente “Autonomous Mechanical Extermination”, EP di debutto assoluto di un progetto internazionale portato avanti dall’italiano Tato, già negli Zora e qui alla voce ed al basso, e dallo statunitense Chris, che in questo lavoro si occupa delle chitarre e della batteria. Sulla carta gli Antipathic dicono di voler fondere Death, Slam, Grind e Blackened Thrash ma, all’atto pratico, si trova ahimè poco o nulla di questi ultimi generi, con le tre tracce che si concentrano invece soprattutto sugli altri due aspetti, con la classica voce gutturale che si fa strada tra prevedibili stacchi Slam e ripartenze che soltanto nella title track riescono ad uscire un minimo dall’anonimato. Continua a leggere

TEMPLE OF THE DOG
“Temple Of The Dog”

Ancora faccio fatica a crederci. Con la morte di Lemmy e David Bowie il dolore per la perdita è stato enorme, ma tutto sommato in qualche modo comprensibile vista anche la loro età non più giovanissima. Essendo però abituati ad averli come compagni di viaggio nella nostra vita, si mantiene sempre la sensazione che il tempo per loro sia fermo e cristallizzato alla registrazione dei loro dischi. Di contro, la morte improvvisa ed inattesa in una stanza d’albergo di Chris Cornell è stato un evento che mi ha veramente sconvolto. Sebbene non sia la prima morte eccellente che mi capita di affrontare, la sua scelta di togliersi volontariamente la vita è qualcosa che ti lascia senza fiato e stordito. Continua a leggere

ZEAL AND ARDOR
“Devil Is Fine”

Ironia della sorte, giusto poco tempo fa avevo constatato come, negli ultimi anni, i gruppi in grado di dare vita ad un qualcosa di originale si potessero contare sulle dita di una mano. Neanche fatto a tempo a scriverlo ed ecco arrivare nel mio stereo questo “Devil Is Fine” ad opera di Zeal and Ardor, un progetto nato su un forum come un divertissement senza tante pretese per volontà dello svizzero-americano Manuel Gagneux. Il suo tentativo, a prima vista totalmente folle e improbabile, di coniugare il Black Metal con lo Spiritual ed il Gospel nella sua mente trova piena giustificazione in virtù del legame tra l’imposizione del cristianesimo agli schiavi afro-americani (ma anche alle popolazioni nordiche) e l’uso del Black Metal come strumento di opposizione alla religione stessa, elementi che lo hanno dunque portato a chiedersi cosa avrebbe potuto accadere se gli schiavi si fossero ribellati e, in buona sostanza, come avrebbero potuto suonare dei loro ipotetici “spiritual satanici”. Continua a leggere