THERION
“Sitra Ahra”

“Sitra Ahra” continua a rimanere per me un disco piuttosto controverso, ed a oggi rimane l’ultimo lavoro di inediti della band svedese. Nelle intenzione del buon Christopher, questo lavoro doveva rappresentare un deciso punto di svolta nella carriera dei Therion, vista anche la sua inaspettata decisione di mandare via i fratelli Niemann ed il batterista Karlsson, con la line up che venne così ricostruita praticamente quasi da zero, mantenendo tra le sue fila giusto il buon Snowy Shaw e la meravigliosa Lori Lewis. Il primo ad essere chiamato alla corte di Johansson fu Thomas Vikström, figlio d’arte e cantante di lunghissima esperienza. In seguito vennero arruolati il chitarrista solista argentino Christian Vidal, il batterista Johan Kullberg, che tra l’altro ha lasciato da qualche tempo la band per finire negli Hammerfall, e l’esperto bassista Nalle Påhlsson, che vanta anche un solido passato da produttore discografico. A questo nucleo vennero poi aggiunti la solita lunga serie di ospiti, come la figlia di Viktor, Linnea, voce femminile su “Kings Of Edom” e “Hellequin”, Mika Hakola degli Ofermod e Nefandus per le screaming vocal della violenta “Din”, ed il buon Petter Karlsson nelle vesti di cantante su “2012”.

Pur incanalandosi piuttosto bene nel solco dei precedenti lavori della band, “Sitra Ahra”, mostra una produzione piuttosto atipica per la band. Le chitarre sono meno pompate che in passato, al punto da non riuscire nemmeno a godere appieno anche delle performance soliste di Vidal, e gli stessi interventi orchestrali risultano meno invasivi del solito. Inoltre, si percepisce nettamente la volontà di Johnsson di voler cercare una strada per la band. Gli impasti vocali, seppur con evidenti richiami ai cori oscuri di “Secret Of The Runes”, tendono a cercare sempre un forte effetto teatrale, particolarmente evidente soprattutto in “Hellequin”. Inoltre, come già osservato su “Gothic Kabbalah”, Johnsson continua a mostrare un forte interesse verso strutture compositive particolarmente arzigogolate, potremmo dire quasi Progressive, che permettano di poter inglobare le influenze più disparate, come accade in “Kings Of Edom” e soprattutto nella lunga “Land Of Canaan”, con le sue incursioni di fisarmonica che sono quasi una sorta di anticipazione dell’infatuazione di Johsson per la musica francese del successivo album di cover “Les Fleur Du Mal”. Fino ad “Hellequin“, l’ispirazione di Johnsson si mantiene su buoni livelli, con l’oscura “Unguentum Sabbati” in cima alle mie preferenze. La seconda parte del disco, ad eccezione dell’ottima “Kali Yuga III”, sembra invece non riuscire più a mostrare una vena compositiva lucida e coerenta. “2012” sembra quasi un brano dei Queensryche nel suo verso, per poi perdersi in inutili cori lirici e strutture orchestrali poco convicenti. Leggermente meglio è “Cù Chulainn” nel suo alternarsi tra le vocal agressive e sopra le righe di Snowy Shaw ed un chorus da toni epici, ma le conclusive “The Shells Are Open”, “Din” e “Children Of The Stone: After The Inquisition” sono veramente dei pessimi brani. La prima è praticamente uno scarto di “Secret Of The Runes”, mentre la successiva mostra i Therion far inutile sfoggio di muscoli in un poco credibile Black Speed Thrash. Salvo giusto qualche spunto corale ed il guizzo dell’assolo di organo dalla finale “Children Of The Stone: After The Inquisition”, ma per il resto sembra essere tratta pari pari dalle session di “Deggial”. Insomma, riprendendo un po’ l’incipit della recensione, “Sitra Ahra” era e rimane un disco piuttosto controverso e non pienamente riuscito. Inoltre, il fatto che dopo sette anni stiamo ancora aspettando un seguito a questo lavoro, mi fa’ sospettare che anche il buon Johsson se ne sia reso conto, cercando però di mantenere viva l’attenzione sulla band con live DVD e cofanetti vari per ragionare con calma sul prossimo passo della band.

BRIEF COMMENT: After some important line up changes, in 2010 Therion released “Sitra Ahra”, an album in which the mastermind Johnsson tried to further develop the sound of the band. Though the first songs are pretty good, the last ones lack of inspiration, making this full length not so memorable.

Contatti: Sito Ufficiale
Etichetta: Nuclear Blast
Anno di pubblicazione: 2010
TRACKLIST: 01. Introduction/Sitra Ahra; 02. Kings Of Edom; 03. Unguentum Sabbati; 04. Land Of Canaan; 05. Hellequin; 06. 2012; 07. Cú Chulainn; 08. Kali Yuga III; 09. The Shells Are Open; 10. Din; 11. Children Of The Stone: After The Inquisition
Durata: 61:11 min.

Autore: KarmaKosmiK

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