THERION
“Vovin”

Come avevo già detto nell’introduzione della recensione di “Theli”, “Vovin” può essere visto come una sorta di punto di arrivo della progressione artistica dei Therion. Per quanto i nostri non abbiano mai sbagliato veramente un disco, non nascondo che tutto quello che è uscito da “Deggial” in avanti, non fa altro che girare intorno alla triade “Lepaca Kliffoth”“Theli”“Vovin”, tirando fuori cose più o meno riuscite. Ma il nucleo centrale del sound dei Therion è praticamente qui. Stravolta ancora una volta la formazione con l’inserimento dei misconosciuti Tommy Eriksson alla chitarra e del batterista Wolf Simon, facendosi poi aiutare in fase di registrazione e di mixaggio da Siggi Bemm, e da Jan Kazda per la conduzione di cori e orchestra, come su “Theli” Johsson si circonda di ospiti importanti, iniziando dalle due magnifiche voci femminili di Sarah Jezebel Deva, storica presenza nei Cradle Of Filth, e di Martina Hornbacher, all’epoca appena uscita allo scoperto con l’interessante “Komodia”, debutto dei Dreams Of Sanity. A queste si affiancano poi altre tre guest di rilievo come Waldermar Sorychta per alcune parte di chitarra, Ralph Scheepers alla voce su “The Wild Hunt” e Lorentz Aspen dei norvegesi Theater Of Tragedy, presente all’organo Hammond sulla suite “The Draconian Trilogy”. Ovviamente, è presente anche una orchestra vera e propria, la The Indigo Orchestra, nonché un nutrito stuolo di cantanti lirici.

Visto l’enorme dispiegamento di forze in campo, le aspettative su questo “Vovin” erano davvero alte, soprattutto dopo lo strano “A’arab Zarab Lucid Dreaming”, un lavoro che aveva fatto storcere il naso a parecchi. Il risultato fu clamoroso, circa centocinquantamila copie vendute, ed il nome dei Therion ormai lanciato nel gotha del Metal Sinfonico. Messo ormai definitivamente da parte il retaggio Death Metal, “Vovin” mostra un Heavy Metal di stampo ottantiano come solida spina dorsale del proprio sound, il tutto meravigliosamente contaminato con un retrogusto Gothic, dovuto in particolare alla presenza delle due voci femminili, e da un’atmosfera molto intimistica e malinconica. Impossibile quindi resistere alla sensualità di “Birth Of Venus Illegimittima”, o all’abbandono estatico di “Clavicula Nox”. Oppure, come non rimanere impressionati dai quadri sonori mostranti antiche solennità come “The Rise Of Sodom And Gomorrah” o “Wine Of Aluqah”. C’è spazio anche per sonorità cupe e misteriose nella suite di “The Draconian Trilogy”, ma anche per una solida cavalcata metallica su “The Wild Hunt”. Insomma, tutto quello che i Therion, o per meglio dire Johnsson, hanno sperimentato nel corso degli anni, viene sintetizzato e riversato su questo disco. Poi, a voi dire quale disco della trilogia d’oro sia il migliore, ma già questo basta per mettere “Vovin” nell’olimpo della musica.

“O Venus Illegittima
Born again without shame
Child of sin is my name”

BRIEF COMMENT: Pushed definitively aside the early Death Metal influences and the odd “A’arab Zarab Lucid Dreaming”, Therion came back with “Vovin”, a masterpiece that retraced the splendours of “Lepaca Kliffoth” and “Theli”.

Contatti: Sito Ufficiale
Etichetta: Nuclear Blast
Anno di Pubblicazione: 1998
TRACKLIST: 01. The Rise Of Sodom And Gomorrah; 02. Birth Of Venus Illegitima; 03. Wine Of Aluqah; 04. Clavicula Nox; 05. The Wild Hunt; 06. Eye Of Shiva; 07. Black Sun; 08. The Draconian Trilogy: The Opening; 09. The Draconian Trilogy: Morning Star; 10. The Draconian Trilogy: Black Diamonds; 11. Raven Of Dispersion
Durata: 54:54 min.

Autore: KarmaKosmiK

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