TSJUDER
“Antiliv”

Parliamoci chiaro. Anche se non nego che all’epoca del loro scioglimento un po’ ci rimasi male, non fosse altro che per gli ottimi album fin lì sfornati, con il passare del tempo mi resi sempre più che gli Tsjuder avevano fatto la scelta più corretta fermandosi nel loro momento di massimo fulgore, soprattutto alla luce dei successivi e non troppo esaltanti lavori a nome Krypt e Tyrann. La notizia della loro reunion non mi entusiasmò poi molto e l’uscita di “Legion Helvete”, un disco che, a parte un paio di episodi, scorreva via abbastanza anonimo, non fece altro che confermare quel che temevo, ossia che i nostri avessero veramente ben poco di interessante da aggiungere a quanto già fatto vedere nella prima parte di carriera. Da questo “Antiliv” non mi aspettavo perciò niente di che, ed in effetti anche dopo vari ascolti posso dire che, pur non essendo una ciofeca colossale, di sicuro non è neppure uno di quegli album imperdibili come alcuni colleghi scribacchini vorrebbero far credere. Mi spiego meglio: negli oltre quarantacinque minuti di questo “Antiliv” troviamo tutto quello che ha sempre caratterizzato gli Tsjuder, ovverosia riff di puro True Norwegian Black Metal alternati a parti che strizzano l’occhio a Bathory e Celtic Frost, il tutto ovviamente suonato a folli velocità e, in questo caso, con una produzione che è riconducibile a quella vista in “Demonic Possession” piuttosto che a quella di “Desert Northern Hell”, come invece accadeva per “Legion Helvete”. Gli ingredienti per un ottimo risultato dunque ci sarebbero tutti ma, ahimè, troppo spesso sono le idee a latitare, prova ne siano il palese “tributo”, per non dire plagio, all’inconfondibile riff di “In The Shadow Of The Horns” contenuto in “Krater” e “l’omaggio” alla celebre sparata di “The Loss And Curse Of Reverence” presente nella pur discreta title track. Se un album si presenta così, cosa c’è da aspettarsi se non qualche buono spunto disseminato qua e là (“Djevelens Mesterverk”, “Demonic Supremacy” e “Ved Ferdens Ende”) che finisce però subito per essere inghiottito dalla mediocrità generale del resto? Insomma, con le dovute proporzioni e vista la concomitanza con le uscite di casa Iron Maiden e Slayer, ad onor del vero ben peggiori, “Antiliv” può essere proprio accostato a “The Book Of Souls” e “Repentless”, ossia un lavoro senza infamia ne lode che mi sento di consigliare soltanto ai fan più fedeli.

BRIEF COMMENT: Four years after “Legion Helvete”, Tsjuder come back with their fifth full length “Antiliv”, an album that shares almost the same flaw of their previous release, that is a lack of inspiration that gives birth only to few good ideas (“Djevelens Mesterverk”, “Demonic Supremacy” and “Ved Ferdens Ende”) overwhelmed by many predictable ones. Recommended for die hard fans only.

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Etichetta: Season Of Mist
Anno di pubblicazione: 2015
TRACKLIST: 01. Kaos; 02. Krater; 03. Norge; 04. Djevelens Mesterverk; 05. Demonic Supremacy; 06. Slumber With The Worm; 07. Ved Ferdens Ende; 08. Antiliv
Durata: 46:19 min.

Autore: Iconoclasta

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