UADA
“Cult Of A Dying Sun”

Dopo aver sentito con colpevole ritardo “Devoid Of Light”, uno dei migliori debutti degli ultimi anni giunto come un fulmine a ciel sereno riscuotendo consensi pressoché unanimi, attendevo l’uscita di questo nuovo lavoro a firma Uada con una certa impazienza e con un bel carico di aspettative. Il fatto che questa recensione arrivi quasi un mese dopo la pubblicazione di “Cult Of A Dying Sun” è solo in minima parte imputabile ai “tempi tecnici” di scrittura, a maggior ragione dal momento che mi ero preso un po’ di tempo per occuparmene subito, anzi devo candidamente ammettere che si è trattato piuttosto di una mia difficoltà ad entrare subito in sintonia con esso. Intendiamoci, anche questo secondo full length degli Uada veleggia su standard decisamente ben al di sopra della media ma rispetto all’esordio è meno immediato e, a conti fatti, la title track pubblicata in anteprima aveva finito per sembrarmi un buon esercizio di stile ma niente di più. Alla fine fortunatamente essa si è rivelata essere l’episodio meno entusiasmante del lotto, ma in ogni caso la non proprio positiva impressione era bastata per non farmi apprezzare troppo il cambiamento nel songwriting dei nostri che lasciava intravedere . La matrice svedese che prevaleva su “Devoid Of Light” è stata infatti parzialmente messa in secondo piano e assimilata in un suono ora più aperto ad influenze di scuola americana, con il risultato che non sempre i pezzi riescono a convincere appieno. Se da una parte troviamo infatti l’ottima doppietta iniziale “The Purging Fire” e “Snakes & Vultures”, che rappresenta al meglio questo cambio di paradigma assieme all’affascinante strumentale “The Wanderer”, pregna di atmosfere Cascadian, nel prosieguo di “Cult Of A Dying Sun” emergono qua e là delle piccole crepe, quasi sempre imputabili alla scelta di allungare oltremodo i brani, cosa che mi ha fatto arrivare alla fine con la convinzione che una minore prolissità avrebbe sicuramente giovato. “Cult Of A Dying Sun” non è comunque certo un passo falso, anzi finirà quasi sicuramente nella mia classifica di fine anno e, in sintesi, nonostante possa quasi configurarsi come un album di transizione in un processo di evoluzione del loro ormai inconfondibile trademark, conferma che gli Uada sono una delle band più in forma in giro.

BRIEF COMMENT: With their sophomore album Uada have tried to further develop their sound while still basing it as a continuation of their debut “Devoid Of Light”. Thought the result is still above most of nowadays albums, “Cult Of A Dying Sun” has some weak parts, especially due to its length, that make it more a transition work that doesn’t reach so often the level of the debut.

Contatti: Facebook
Etichetta: Eisenwald
Anno di pubblicazione: 2018
TRACKLIST: 01. The Purging Fire; 02. Snakes & Vultures; 03. Cult Of A Dying Sun; 04. The Wanderer; 05. Blood Sand Ash; 06. Sphere (Imprisonment); 07. Mirrors
Durata: 55:51 min.

Autore: Iconoclasta

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